L’Arco (insieme degli edifici dove si guida l’intera comunità mondiale bahai) appartiene all’umanità e non solo ai bahai. Se così non fosse, la sua esistenza non avrebbe alcun senso: i bahai lavorano per realizzare l’unità del genere umano, perchè esso possa vivere in armonia, pace e prosperità e non per ottenere vantaggi (anche solo spirituali) per sè stessi.L’insieme degli edifici, come in un giardino zen, è fotografabile integralmente solo dall’alto.Tutto si può comprendere (i bahai non hanno dogmi), ma sempre a costo di una ricerca personaleche porti ad una elevazione spirituale dell’individuo, che non sia fine a sè stessa (es.: non possiamoescluderci dalla società e diventare anacoreti) ma che porti, sia pure indirettamente, al miglioramento di tutta la società. Ognuno di noi è “la società” per l’altro. Se ognuno cerca di migliorare sè stesso,tutta la società migliorerà: è la chiave degli insegnamenti sociali bahai. E’ molto più realisticomigliorare sè stessi, migliorando così (nell’insieme) il tutto, che non sperare che gli altri migliorino per far piacere a noi. Chiunque abbia compreso questo, è bahai nel suo cuore.Nella foto: sede della Casa Universale di Giustizia e del Centro Internazionale d’Insegnamento; sullo sfondo il Muasoleo del Bab.
Tombe di Navvab e Mirzá-Mihdí, Moglie e Figlio di Bahá’u’lláh: sono il centro fisico da cui è statodisegnato l’Arco. Ne sono anche il motore spirituale, poichè è da esse che prende energia.Navvab era bionda con gli occhi azzurri, cosa comune in Persia quanto lo sono le mosche bianche da noi. Quando si sposarono (ancora sotto le leggi islamiche), come da tradizione e da contrattodi matrimonio (obbligatorio ancor oggi in quella religione) le regalò la “dote”. Non contò igioielli a carati e le cose preziose a numero: contò i cammelli che servivano per trasportarli! Lacosa era anche dovuta: Lei era ricca quanto Lui (Bahá’u’lláh era un latifondista dignitario di corte,mentre Lei spesso usava le perle come bottoni). Vissero un’esistenza terrificante, solo perchè volevano il bene dell’umanità, con ristrettezze umane, fisiche e psicologiche che noi non possiamo neppure immaginare! Basti ciò che Bahá’u’lláh ha detto di Lei: “sarai Mia Sposa in tutti i mondi di Dio” (anche in quello delle Manifestazioni, evidentemente)Mirzá-Mihdí (il Ramo più Puro), nella più grande prigione, cadde da un abbaino incustodito: riportò ferite non mortali. Offrì la Sua giovane vita al Padre, perchè i pellegrini venuti dalla Persia, potessero incontrarLo. Bahá’u’lláh accettò e così avvenne. Oggi, questo giovane, è chiamato il Re dei Martiri.
Gli Archivi Internazionali (costruiti dall’amato Custode, conservano parte della nostra storia),visti dal Centro Internazionale degli Studi bahai, costruiti (con l’Arco) dalla Casa Universale diGiustizia. Sullo sfondo la baia di Haifa ed, in fondo, la città di Accà (intuibile).
Vista aerea dell’Arco
Archivi Internazionali: vista del retro al sole di mezzogiorno.
Il lavoro fatto in spirito di servizio all’umanità, equivale alla preghiera (Bahá’u’lláh)La parte marmorea (il marmo è lo stesso del Partenone) è stata prelavorata da una ditta di Arzignano(Vicenza). Undicimila pezzi tutti assolutamente perfetti e qualche quintale di materiale abrasivo(preventivamente acquistato) mai utilizzato. Da allora (seconda metà degli anni settanta) noi ci rivolgiamo solo a quella ditta che, avendo lavoro per i prossimi mille anni, lavora solo per noi bahai.Tutto ciò che è stato costruito oltre quella data, è stato prelavorato da loro.Al momento dell’inaugurazione, tutti questi artisti (artigiani, operai: fate voi) sono stati invitati.Si comportavano in modo strano: guardavano le colonne laterali in fondo. I Membri della Casa Universaledi Giustizia se ne accorsero: “state cercando l’ape?” (era il loro simbolo con cui avevano marcatouna colonna)... “si!”... “è sulla colonna centrale, davanti all’ingresso, per nostra richiesta”Noi bahai sappiamo sempre riconoscere chi sa pregare (o lavorare... mah?!) bene!