La Fede bahai in breve
La preghiera ha valore solo se
è rivelata da una
Manifestazione di Dio: come
la combinazione di una
cassaforte, solo quella giusta
può aprirne le porte (del
cielo). Purtuttavia va
meditata, compresa e amata.
Vi sono altre forme di
devozione: “il lavoro fatto in
spirito di servizio
all’umanità, equivale alla
preghiera”, così come “la
musica è il cibo dell’anima”.
Tutti gli insegnamenti bahai,
hanno valore solo se meditati
e (possibilmente) compresi:
imparati semplicemente a
memoria, il loro valore è
culturale. Nessuno ha mai
detto che tutto ciò sia facile:
diventare bahai è un punto di
partenza... importantissimo,
ma di partenza!
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© 2005-10 Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í d’Italia | Webmaster Claudio Malvezzi |
L’Arco (insieme degli edifici dove si guida l’intera comunità mondiale bahai) appartiene all’umanità e
non solo ai bahai. Se così non fosse, la sua esistenza non avrebbe alcun senso: i bahai lavorano per
realizzare l’unità del genere umano, perchè esso possa vivere in armonia, pace e prosperità e non per
ottenere vantaggi (anche solo spirituali) per sè stessi.
L’insieme degli edifici, come in un giardino zen, è fotografabile integralmente solo dall’alto.
Tutto si può comprendere (i bahai non hanno dogmi), ma sempre a costo di una ricerca personale
che porti ad una elevazione spirituale dell’individuo, che non sia fine a sè stessa (es.: non possiamo
escluderci dalla società e diventare anacoreti) ma che porti, sia pure indirettamente, al miglioramento
di tutta la società. Ognuno di noi è “la società” per l’altro. Se ognuno cerca di migliorare sè stesso,
tutta la società migliorerà: è la chiave degli insegnamenti sociali bahai. E’ molto più realistico
migliorare sè stessi, migliorando così (nell’insieme) il tutto, che non sperare che gli altri migliorino
per far piacere a noi. Chiunque abbia compreso questo, è bahai nel suo cuore.
Nella foto: sede della Casa Universale di Giustizia e del Centro Internazionale d’Insegnamento;
sullo sfondo il Muasoleo del Bab.
Tombe di Navvab e Mirzá-Mihdí, Moglie e Figlio di Bahá’u’lláh: sono il centro fisico da cui è stato
disegnato l’Arco. Ne sono anche il motore spirituale, poichè è da esse che prende energia.
Navvab era bionda con gli occhi azzurri, cosa comune in Persia quanto lo sono le mosche bianche
da noi. Quando si sposarono (ancora sotto le leggi islamiche), come da tradizione e da contratto
di matrimonio (obbligatorio ancor oggi in quella religione) le regalò la “dote”. Non contò i
gioielli a carati e le cose preziose a numero: contò i cammelli che servivano per trasportarli! La
cosa era anche dovuta: Lei era ricca quanto Lui (Bahá’u’lláh era un latifondista dignitario di corte,
mentre Lei spesso usava le perle come bottoni).
Vissero un’esistenza terrificante, solo perchè volevano il bene dell’umanità, con ristrettezze umane,
fisiche e psicologiche che noi non possiamo neppure immaginare!
Basti ciò che Bahá’u’lláh ha detto di Lei: “sarai Mia Sposa in tutti i mondi di Dio” (anche in quello
delle Manifestazioni, evidentemente)
Mirzá-Mihdí (il Ramo più Puro), nella più grande prigione, cadde da un abbaino incustodito: riportò
ferite non mortali. Offrì la Sua giovane vita al Padre, perchè i pellegrini venuti dalla Persia, potessero
incontrarLo. Bahá’u’lláh accettò e così avvenne. Oggi, questo giovane, è chiamato il Re dei Martiri.
Gli Archivi Internazionali (costruiti dall’amato Custode, conservano parte della nostra storia),
visti dal Centro Internazionale degli Studi bahai, costruiti (con l’Arco) dalla Casa Universale di
Giustizia. Sullo sfondo la baia di Haifa ed, in fondo, la città di Accà (intuibile).
Archivi Internazionali: vista del retro al sole di mezzogiorno.
Il lavoro fatto in spirito di servizio all’umanità, equivale alla preghiera (Bahá’u’lláh)
La parte marmorea (il marmo è lo stesso del Partenone) è stata prelavorata da una ditta di Arzignano
(Vicenza). Undicimila pezzi tutti assolutamente perfetti e qualche quintale di materiale abrasivo
(preventivamente acquistato) mai utilizzato. Da allora (seconda metà degli anni settanta) noi ci
rivolgiamo solo a quella ditta che, avendo lavoro per i prossimi mille anni, lavora solo per noi bahai.
Tutto ciò che è stato costruito oltre quella data, è stato prelavorato da loro.
Al momento dell’inaugurazione, tutti questi artisti (artigiani, operai: fate voi) sono stati invitati.
Si comportavano in modo strano: guardavano le colonne laterali in fondo. I Membri della Casa Universale
di Giustizia se ne accorsero: “state cercando l’ape?” (era il loro simbolo con cui avevano marcato
una colonna)... “si!”... “è sulla colonna centrale, davanti all’ingresso, per nostra richiesta”
Noi bahai sappiamo sempre riconoscere chi sa pregare (o lavorare... mah?!) bene!
tramonto sull’Arco e su Haifa