Quando l’Arch. Sahbà andò (progetti dei Giardini Monumentali alla mano) alla municipalità di Haifa,per richiederne la licenza edilizia, fece un’amara scoperta: i nostri terreni (acquistati ormai da decenni)non risultavano di nostra proprietà. Dimenticanze e/o stravolgimenti politici, ne avevano cancellatoi nostri diritti presso il catasto. “La responsabile adesso è in India, la richiameremo quando sarà tornata,ma non si faccia illusioni: quella è un osso duro!” Fu con questa risposta che il nostro architetto venne congedato. Mesi dopo, la responsabile tornò. Alla parola bahai disse: “Ho visto un bellissimo tempiobahai a New Delhi, lei ne sa qualcosa?” “Veramente... quel tempio l’ho disegnato io!” rispose il nostroArchitetto. “Ah sì?... vediamo un po’ questi giardini!”. Ecco svelato l’arcano della licenza edilizia. Oggi Haifa è la città simbolo della convivenza israelo-palestinese e non c’è depliant o sito turistico d’Israele, che non li pubblicizzi.
Ogni terrazza è dedicata ad una “Lettera del Vivente” e, nella progettazione, si sono ispirati alcarattere della persona, cui è dedicata.
Nessuna goccia d’acqua viene sprecata: il riciclo è costante, continuo ed ingegnoso nella sua complessità.
Questa è la parte più artificiale del giardino: la terrazza è costruita sopra un ponte.
Con alle spalle il Mausoleo del Bab
Il terreno è tutto riportato ed ancorato alla roccia da un complicato sistema di reti metalliche.L’irrigazione avviene per trasudazione artificiale dal basso. Ideato da ingegneri israeliani,sarà certamente materia di studio per gli architetti futuri.
Le cascatelle degli scalini servono per coprire, con il loro rumore, quello del traffico cittadino.