E dacché ho notato che fai cenno del tuo annientamento in Dio, e del tuo permanere in Lui, e del tuo amore per i prediletti da Dio, e per leManifestazioni dei Suoi Nomi, e per le Albe dei Suoi attributi, ti rivelo i risplendenti e sacri pegni dalle sfere della Gloria per attrartialla corte della Santità, della Vicinanza e della Beltà e avvicinarti a uno stadio nel quale non vedrai nella creazione altro che la sublime presenza del tuo Amatissimo e mirerai tutte le cose create soltanto come nel giorno nel quale nessuna sarà menzionata. Di ciò cantò l’usignolo dell’Unicità nel giardino del Ghawthíyyih. Egli disse: «E appariranno sulla tavola del tuo cuore vergati i sottili misteri di “Temete dunque Iddio e Dio vi istruirà” e l’uccello della tua anima si rammenterà dei sacri recinti della preesistenza, e s’innalzerà sulle ali del desio nei cieli del “percorri sommessa le vie che il Signore ti dice”, e coglierà i frutti dell’intimità nei giardini del “E mangia di tutti i frutti”». Per la Mia vita, o amico, se potessi gustare di questi frutti di fra la verzura di questi boccioli che crebbero nelle terre della gnosi all’apparir delle luci dell’Essenza, riflessa negli specchi dei nomi e degli attributi, la brama ti toglierebbe di mano le redini della riservatezza e della pazienza, e farebbe vibrare il tuo spirito di barbagli di luce, e dalla tua patria terrena ti trarrebbe alla primordiale patriadivina nel Polo delle Realtà, e t’innalzerebbe a un piano nel quale potresti librarti nell’aria così come ora cammini sulla terra e muovertisull’acqua così come corri sul suolo. Felice Me, e te, e chiunque ascenda ai cieli della gnosi e ne abbia avvivato il cuore per lo zefiro della certezza spirante sul giardino del suo intimo essere dalla Saba8 del Misericordioso!La pace scenda su colui che segue il Retto Sentiero!continua...
E ancora, le tappe che segnano il viaggio del viandante dalla dimora della polvere alla patria celeste si sa che sono sette. Alcuni le hanno chiamate le Sette Valli ed altri le Sette Città. E si dice che fino a che il viandante non si sia separato dall’io e non abbia oltrepassatoqueste tappe, non giungerà mai all’oceano della vicinanza e dell’unione, né berrà l’incomparabile Vino. La prima è La Valle della RicercaIl destriero di questa Valle è la pazienza. Senza pazienza il viandante non arriverà in alcun luogo né raggiungerà alcuna mèta. Né dovrà egli mai scoraggiarsi: se pur dovesse lottare per centomila anni e non riuscisse a mirare la beltà dell’Amico, non dovrebbe attristarsi, poiché coloro che cercano la Ka‘bih del «per Noi» gioiscono in questa lieta novella: «Noi li guideremo per le Nostrevie». Nella loro ricerca, essi si sono generosamente posti a servire e cercano ad ogni momento di recarsi dal piano dell’ignavia al regno dell’esistenza. Nessun legame potrà trattenerli, nessun consiglio distoglierli. È dovere di questi servi di purificare il cuore – che è la fonte dei tesori divini – da ogni immagine, e di allontanarsi dalle imitazioni, che consistono nel seguire le orme degli antenati, e di chiudere sia la porta dell’amicizia sia quella dell’inimicizia di fronte a tutti gli uomini della terra. In questo viaggio il ricercatore raggiungeuno stadio nel quale vede tutte le cose create affaccendate alla ricerca dell’Amico. Quanti Giacobbe vedrà vagabondare in cerca del proprio Giuseppe! Vedrà tanti amanti affrettarsi alla ricerca del Benamato, constaterà un mondo di desiderosi in cerca del Desiderato.continua...
continua...In ogni momento farà una scoperta, in ogni ora sarà conscio di un nuovo mistero, poiché il suo cuore s’è distaccato da entrambi i mondi dirigendosi verso la Ka‘bih del Benamato. Ad ogni passo un aiuto dal Regno Invisibile lo avvolgerà e l’ardore della sua ricerca aumenterà. Bisogna giudicare la ricerca secondo le norme del Majnún dell’Amore. Si narra che un giorno Majnún fu visto, tutto in lacrime, stacciare polvere. Alcuni gli dissero: «Che fai?». Egli rispose: «Cerco Laylí». Essi esclamarono: «Ahimè, povero te! Laylí è uno spirito puro e tu la cerchi nella polvere!». Egli disse: «La cerco ovunque, a che, forse, in qualche luogo possa trovarla!».Sì, sebbene possa esser vergognoso pel saggio cercare nella polvere il Signore dei Signori, pure quest’è la prova d’un ardore intensonella ricerca. «Colui che cerca una cosa con zelo la troverà».Il vero ricercatore non cerca altro che giungere alla mèta e l’amante non desidera altro che unirsi all’amata. Ma il ricercatore potrà giungere alla mèta solo a patto che sacrifichi tutto, cioè a dire tutto ciò che ha visto, e udito, e capito, tutto dovrà annullare per poter entrare nel regno dell’anima che è la Città dell’Unico Oggetto. C’è bisogno di sforzo se vogliamo cercare Lui, è necessario l’ardore, se vogliamo gustare il miele dell’unione con Lui, e se gusteremo di questa coppa dimenticheremo un intero mondo. In questo viaggio il viandante soggiornerà in ogni paese e dimorerà in ogni regione. In ogni viso cercherà la beltà dell’Amico, in ogni paese cercherà il Benamato.S’unirà a ogni compagnia e cercherà comunione con ogni a anima, pensando se per caso in qualche mente possa scoprire il segreto dell’Amico o in qualche viso contemplare la beltà dell’Amato.E se, con l’aiuto di Dio, troverà in questo viaggio una traccia
continua...dell’invisibile Amico e aspirerà dal Messaggero dell’Unità la fragranza del perduto Giuseppe, passerà immediatamente ne La Valle dell’Amoree sarà liquefatto dal fuoco dell’amore. In questa città s’erge sublime il cielo dell’estasi, e il sole del desiderio, che illumina il mondo, brilla,e il fuoco dell’amore divampa. E quando divampa, il fuoco d’amore riduce in cenere la messe della ragione. Adesso il viandante è inconscio di se stesso e degli altri. Non conosce né ignoranza néscienza, né dubbio né certezza, non sa distinguere fra l’alba che guida e la sera dell’errore. Rifugge tanto la miscredenza quanto la fede eil veleno mortale gli è gradito. Epperciò ‘Attár disse: L’empietà all’empio, al credente la fede, ma pel cuore di ‘Attár basti un atomo di dolorosa passione per Te! Il destriero di questa valle è la sofferenza e, se non vi sarà il soffrire, questo viaggio non avrà mai fine. In questo stadio l’amante non vede altra immagine che quella dell’Amato, non cerca altro rifugio che quello dell’Amico. Adogni istante offrirà cento vite sul sentiero dell’Amato, ad ogni passo getterà mille teste ai piedi dell’Amico. Fratello Mio! Fino a quando non entrerai nell’Egitto dell’Amore, non potrai mai giungere al Giuseppe della Beltà dell’Amico, e fino a che, come Giacobbe, non trascurerai l’occhio esteriore, non dischiuderai mai l’occhio del tuo essere interiore, e fino a che non arderai del fuoco dell’amore, non potrai mai entrare in comunione con l’Amante del Desio. Un amante non teme e nessun male può accadergli: lo vedi frigido nel fuoco e arido nel mare. Segno dell’amante è che lo vedi
continua... freddo nel fuoco d’inferno, segno del saggio è che lo vedi arido nelmare! L’amore non accetta l’esistenza né desidera la vita: cerca la vita nella morte e nella vergogna cerca la gloria. Per meritare la folliadell’amore l’uomo deve abbondar di saggezza e ci vogliono molte teste per meritare il laccio dell’Amico! Benedetto il collo preso nel Suolaccio, felice la testa caduta nella polvere sul sentiero del Suo amore! Epperciò, o amico, divieni estraneo a te stesso, acciocché tu possatrovare l’Incomparabile, staccati da questa terra mortale, acciocché tu possa trovare dimora nel nido divino. Sii un niente, se vuoi attizzareil fuoco dell’esistenza e renderti atto al sentiero dell’amore. L’amore non accetta un’anima vivente, il falco non preda un topo morto! L’amore pone un mondo in fiamme ad ogni istante e fa deserto ogni paese dove porta il suo vessillo. L’essere non esiste nel suo regno, gli intelligenti non valgon nulla entro il suo reame.Il leviathan dell’amore inghiotte il maestro della ragione e preda il genio della scienza. Beve i sette mari, ma la sua sete non è ancora estinta e dice: «c’è dell’altro?». Esso rifugge da se stesso e si stacca da tutto sulla terra. L’amore è estraneo alla terra e al cielo in esso vi sono settantadue pazzie. Esso ha legato miriadi di vittime al suo laccioe ferito migliaia d’uomini saggi con la sua saetta. Sappi che ogni rossore nel mondo viene dalla sua collera e ogni pallore sulle guancedegli uomini viene dal suo veleno. Non offre alcun rimedio tranne la morte e non cammina che nella valle dell’annientamento. Eppure piùdolce del miele è il suo veleno al palato dell’amante e agli occhi del cercatore il suo nulla è più affascinante di centomila eternità. Pertanto i veli dell’io20 diabolico debbono essere bruciati dal fuoco dell’amore affinché lo spirito, purificato e reso sottile, possa percepire il rango del
continua...Signore della Manifestazione. Accendi un fuoco d’amore e con esso brucia gli esseri tutti, indi alza il piede e ponilo nella via degli amanti.E se, con le confermazioni del Creatore, l’amante sfugge sano e salvo agli artigli del falco dell’amore, entrerà ne La Valle della Gnosie uscirà da ogni dubbio per entrare nella certezza, e abbandonerà le tenebre del traviamento della passione per la luminosa guida del timor di Dio. Gli occhi interiori gli si schiuderanno e sarà in intima comunione col suo Amato, spalancherà le porte della verità e della pietà e sbarrerà le porte delle vane fantasie. In questo stadio egli è pago del decreto di Dio, e vede nella guerra la pace, e scoprenella morte i segreti della vita eterna. Con gli occhi del corpo e dello spirito scorge i misteri della resurrezione nei regni della creazione e nelle anime degli uomini e con cuore spirituale diviene consapevole della divina saggezza nelle infinite Manifestazioni di Dio.Nell’oceano vede la goccia, nella goccia scorge i segreti del mare. Spacca il cuore dell’atomo e dentro vi troverai un sole! In questa Valle il viandante dotato di vista assoluta non vede contrasti e differenze nell’opera modellatrice dell’Unico Vero e dice ad ogni istante: «E non puoi scorgere nella creazione del Misericordioso ineguaglianza alcuna. Volgi in alto la vista: vedi tu fenditure?»Vede la giustizia nell’ingiustizia e nella giustizia la grazia di Dio. Nell’ignoranza trova celato molto sapere e nel sapere una miriadedi saggezze palesi. Spezza i ceppi del corpo e delle passioni e prende dimestichezza con la gente del Regno immortale. Ascende le scale
continua...dell’intima verità e s’affretta verso il cielo del significato recondito. Naviga sull’arca di «Mostreremo loro i Segni Nostri sugli orizzonti del mondo e fra di essi» e viaggia sul mare di «finché non sia chiaro per loro che esso (questo Libro) è la Verità». Se s’imbatteràin un’ingiustizia avrà sopportazione e se sarà affrontato dall’ira manifesterà amore. Si narra di un innamorato che si struggeval’anima da lunghi anni per la separazione dalla sua amata e s’era consumato al fuoco della lontananza. Per l’eccesso d’amore il suo cuore aveva perso ogni pazienza e il suo corpo aveva preso in odio lo spirito. Considerava la vita senza di lei una beffa e aveva il mondo intero in gran dispetto. Oh, quanti giorni non aveva trovato pace nell’ardente desiderio di lei, oh, quante notti il soffrir per lei non gli aveva concesso riposo! Il suo corpo era ridotto, per debolezza, a un sospiro e la ferita del suo cuore era un grido di dolore. Avrebbe donato mille esistenze per gustare un sorso della coppa della sua presenza, ma a nulla valeva. I medici non sapevano come curarlo e gli amici schivavano la sua compagnia. Sì, ché i medici non hanno medicine per l’ammalato d’amore, a meno che il favore dell’amata non lo salvi!L’albero della sua brama produsse alfine il frutto della disperazione e il fuoco della sua speranza cadde in cenere. Una notte, sentendodi non poter più vivere, uscì di casa dirigendosi verso il mercato. A un tratto una guardia notturna cominciò a seguirlo. Egli allora simise a correre con la guardia alle calcagna. Presto altre guardie sopraggiunsero ostruendo ogni via di scampo al giovane sfinito. E il misero piangeva di cuore e correva qua e là dicendo: «Certamente questa guardia è ‘Azrá’íl, il mio angelo della morte, che m’incalza così d’appresso, oppure è un tiranno di questa terra che odia i servi di
continua...Dio». Così quel sanguinante per lo strale d’amore correva col piede e col cuore gemeva. Giunto presso il muro d’un giardino, con indicibili sofferenze lo scalò, perché era veramente alto, e, dimentico della vita, si gettò nel giardino sottostante. E là vide la sua amata con in mano una lampada in cerca di un anello che aveva smarrito. Quando l’amante dal cuore conquistato ebbe posato lo sguardo sul suo incantevole amore, tirò un gran sospiro e levò le mani in atto di preghiera esclamando: «O Dio! Concedi gloria, ricchezza e lunga vita alla guardia. Poiché la guardia era Gabriele, che guidò questodebole essere, o era Isráfíl, che portò vita a questo misero!». Certamente le sue parole erano veritiere, perché s’è visto quanta giustizia latente v’era nell’apparente tirannia della guardia e quantamisericordia era celata al di là dei veli. Con un atto di collera la guardia aveva guidato colui che si trovava assetato nel deserto dell’amore al mare della sua diletta e aveva illuminato la tenebrosa notte della separazione con la luce dell’incontro. Aveva condotto colui ch’era lontano al giardino della vicinanza e guidato un’anima inferma verso il medico del cuore. Orbene, se l’innamorato avesse potuto vedere la fine, avrebbe benedetto la guardia fin dall’inizio, pregando per lui, e avrebbe visto quella tirannia esser giustizia, ma siccome la fine gli era nascosta, al principio si lamentò e gemette. Eppure coloro che viaggiano per la terra fiorita della gnosi, poiché vedono la fine nel principio, vedono la pace nella guerra e l’amicizia nella collera. Tale è la condizione dei viandanti di questa Valle, ma il popolo delle Valli superiori vede la fine e il principio come un’unica cosa. Anzi non vede né principio né fine e non contempla né «primo» né «ultimo». Anzi gli abitanti della città immortale, che dimorano nei
continua...verdeggianti giardini, non vedono nemmeno né «primo» né «ultimo», rifuggono da tutto ciò che è primo e respingono tutto ciò che è ultimo. Poiché hanno sorpassato i mondi dei nomi e sono fuggiti al di là dei mondi degli attributi, veloci come il baleno. Così è detto: «La perfezione dell’affermazione dell’Uno è l’esclusione da esso di tutti gli attributi». Ed essi hanno fissato la loro dimora all’ombra dell’Essenza. Epperciò, acconciamente Khájih ‘Abdu’ lláh – possa Iddio, l’Altissimo, santificare il suo amato spirito – fece un’analisi acuta e proferì eloquenti parole sul significato della frase «Guidaci per la retta via», così: «Mostraci la diritta via, cioè onoraci dell’amore per la Tua Essenza, così che possiamo liberarci dal volgerci verso noi stessi e verso chicchessia tranne Te, e possiamo diventare tutti presi di Te, e conoscere solo Te, e vedere solo Te, e non pensare ad altri che a Te». Anzi costoro s’innalzano financo al di sopra di questo stadio. Epperciò è stato detto: L’amore è un velo fra l’amante e l’Amato, più di questo non m’è permesso dire. In quest’ora l’alba della gnosi è sorta e le lampade dei mistici viandanti sono spente. L’immaginazione di Mosè, con tutta la Sua forza e la Sua luce, fu velata da Lui. Tu non volar senz’ali. Se sei uomo pienamente conscio del mistero innalzati sulle ali della spirituale potenza delle Anime Sante, acciocché tu possa contemplare i misteri dell’Amico e giungere alle luci del Benamato. «In verità noi siamo di Dio ed a Lui ritorniamo». Dopo aver attraversato la Valle della gnosi, che è l’ultimo stadio delle limitazioni, il viandante giunge al primo stadio della Unità
continua...e beve alla coppa dell’Assoluto, e mira le manifestazioni della Unicità. In questo stadio egli squarcia i veli della molteplicità, rifugge i mondi della carne e ascende al cielo della Singolarità. Con orecchio divino egli ode e con occhio trascendente contempla i misteridella divina creazione. S’inoltra nel Santuario dell’Amico e condivide, da intimo, il Padiglione dell’Amato. Protende la mano della Realtà dalla manica dell’Assoluto e rivela i segreti della Potenza. Non vede in se stesso né nome né fama né rango, bensì descrive se stesso lodando Iddio. Nota nel proprio nome il nome di Dio, per lui «tutte le canzoni vengono dal Re» e ogni melodia viene da Lui. Si asside sul trono del versetto «Dì, tutto viene daDio» e prende riposo sul tappeto delle sacre parole «Non c’è aiuto né forza se non in Dio». Osserva tutte le cose con l’occhio della unificazione e vede i raggi luminosi del sole divino risplendere dall’alba dell’Essenza ugualmente su tutte le cose create e le lucidell’Unità riflettersi su tutto il creato. Ti sia chiaro, eccellente amico, che tutte le varietà che il viandante, nei diversi stadi del suo viaggio, vede nei regni dell’esistenza si originano dal suo proprio modo di vedere. Ne daremo un esempio, affinché il segno di questo possa divenire completamente evidente. Considera il sole: sebbene risplenda con uguale radiosità su tutte le cose e, per ordine del Re della Manifestazione, conferisca luce a tutto il creato, pure, in ogni luogo, esso si manifesta e diffonde la sua munificenza in relazione alla capacità del luogo stesso. Per esempio, in uno specchio, riflette il suo disco e la sua forma e questo è dovuto alla sottigliezza dello specchio, in un cristallo fa apparire il fuoco e in altre cose mostra l’effetto del suo brillare, ma non il suo disco in pieno. Eppure con tali effetti, per ordine
continua...del Creatore, esso perfeziona tutte le cose in rapporto alle loro capacità,come puoi bene osservare. Similmente i colori divengono visibili inogni oggetto in rapporto alla natura dell’oggetto stesso. Per esempio in un vetro giallo i raggi brillano gialli, in uno bianco i raggi sonobianchi e in uno rosso raggi rossi si manifestano. Pertanto queste variazioni dipendono dall’oggetto e non dalla luce che brilla. E seun luogo sarà impedito da qualcosa come da un muro o da un tetto, esso verrà completamente privato dello splendore della luce, né vi potrà brillare il sole. E così alcune anime inette hanno il campo della mistica conoscenza limitato entro il muro dell’io e della passione, offuscato dalla negligenza e dalla cecità, sono state separate dalla luce del sole dei significati profondi e dai misteri dell’Eterno Amato, sono restate molto lontane dalla preziosa saggezza della tersa Fede del Signore dei Messaggeri, sono state lasciate fuori del Santuario della suprema Dolcezza e bandite dalla Ka‘bih della sublime Maestà. Tale è lo stadio della gente di questa età! E se un Usignolo38 dal fango dell’io s’invola verso l’alto per dimorare nel rosaio del cuore e in melodie del Hijáz o in dolci canzoni di ‘Iráq narra i misteri di Dio – una sola parola dei quali suscita a nuova vita i corpi dei morti e conferisce uno spirito di santità alle ossa disfatte di questa esistenza – vedrai mille artigli d’invidia, una miriade di rostri di rancore andare a caccia di Lui, intenti con tutte le forze a procurarGli la morte.Invero allo scarabeo una dolce fragranza sembra nauseabonda e per un uomo infreddato a nulla servono piacevoli profumi. Epperciò èstato detto per guidare gli ignoranti: Scaccia il catarro dalla testa e dal naso se vuoi che ti giunga alle nari l’alito dolce di Dio! Dunque le differenze relative al luogo sono state ora palesate e provate.
continua...Quanto poi alla vista del viandante, quando essa cade in luogolimitato, cioè a dire quando egli osserva soltanto i diversi globi colorati, vede il giallo, il rosso e il bianco. È per questo che son sorti conflitti fra le creature e un nembo di polvere, levatosi dalla limitatezza degli «io», ha oscurato il mondo, mentre alcuni mirano il brillare della luce e altri ancora hanno bevuto il nettare dell’Unità e non vedono altro che il sole stesso. Così, per il fatto che i viandanti mirano a tre diversi piani, la loro comprensione e le loro dichiarazioni si differenziano e quindi i segni del conflitto appaiono continuamente sulla terra. Poiché ve ne sono alcuni che sono consci del piano dell’Unità e parlano di quel mondo, e alcuni abitano nel regno della limitazione, e alcuni mirano ai vari stadi dell’io, mentre altri ancora sono completamenteall’oscuro. Così fanno gl’ignoranti d’oggi che non han parte del raggio della Beltà Divina, e accampano certi diritti, e, in ogni etàe in ogni ciclo, infliggono alla gente dell’Abisso dell’Unità quello che loro stessi si meriterebbero. «E se Dio riprendesse gli uomini per la ingiustizia loro, non avrebbe lasciato sulla terra anima viva; ma li rimanda fino a un termine fisso…». O Fratello Mio! Un cuore sottile è come uno specchio. Lucidalo col brunitoio dell’amore e del distacco da tutto tranne Dio, acciocché il vero sole possa brillarvi dentro e possa sorgervi l’eterno mattino. Allora vedrai chiaramente il significato delle parole: «Né la Mia terra né il Mio cielo Mi contengono, ma Mi contiene il cuore del Mio servo fedele». E prenderai in mano la vita e con infinita brama la getterai innanzi al nuovo Diletto. Ogni qual volta la luce della manifestazione del Re dell’Unità risplende sul trono del cuore e del pensiero, il suo brillare diviene visibile in ogni arto e in ogni membro.
continua...In quell’istante si sprigiona rilucente il mistero della famosa tradizione: «Un servo s'avvicina a Me nella preghiera fino a che Io gli risponda, e quando gli ho risposto Io divengo l’orecchio col quale egli ode…». Poiché così il Padrone di casa è apparso entro la Sua casa e tutte le colonne dell’abitazione risplendono della Sua luce. El’azione e gli effetti d’essa vengono dal Datore di Luce e perciò tutto si muove per Suo mezzo e agisce per volontà Sua. E questa è la sorgente alla quale bevono coloro che Gli sono vicini, così come è detto: «La fonte alla quale bevono i vicini di Dio…». Comunque, badate a non interpretare questi detti come affermanti un’incarnazione e anon vedere in essi la discesa dei mondi di Dio nei ranghi delle creature. Mai, egregio amico, essi debbono portarti a un tale dubbio. Poiché Dio, nella Sua Essenza, è santo al di sopra di ogni ascesa e di ogni discesa, di ogni ingresso e di ogni uscita. Per tutta l’eternità, Egli ha fatto a meno di tutti gli attributi delle creature e sarà sempre così. Nessun uomo L’ha mai conosciuto, nessun’anima ha mai trovato il cammino che conduce al Suo Essere. Ogni gnostico s’è smarrito nella valle della conoscenza di Lui, ogni santo s’è perduto nel cercar di comprendere la Sua Essenza. Egli è santificato al di là della comprensione del saggio, esaltato al di sopra del sapere del dotto! «La via è sbarrata, il cercarla empietà. La Sua sola prova sono i Suoi segni e la Sua esistenza la Sua conferma». Pertanto gli innamorati del volto del Benamato hanno detto: «O Tu Che provi la Tua essenza con la Tua essenza e sei al di là di ogni somiglianza con le Tue creature!» Come può un puro nulla far galoppare il suo destriero sui campi della preesistenza o un’effimeraombra giungere fino al sole eterno? L’Amico ha detto: «Se non
continua... fosse per Te, non T’avremmo mai conosciuto» e il Benamato ha affermato: «né T’avremmo mai raggiunto». Sì, gli accenni che sono stati fatti alle varie fasi del sapere sono inerenti alla sapienza delle Manifestazioni di quel Sole della Realtà che dardeggia la Sua luce negli Specchi. Lo splendore di quella luce è nei cuori, eppure ècelato sotto gli schermi dei sensi e delle condizioni accidentali, come una candela racchiusa entro una lanterna di ferro. Solo quando la lanterna è rimossa può brillare la luce della candela. Similmente, solo quando avrai strappato i veli menzogneri che ti cingono il cuore, le lucidell’Unità saranno palesate. È chiaro dunque che anche per i raggi non v’è né ingresso né uscita, tanto meno quindi per quell’Essenza dell’Esistenza e per quel Mistero Agognato. Fratello Mio, attraversa questi piani nello spirito della libera ricerca, non in quello della tradizione. Un viandante vero non sarà trattenuto dall’ostacolo delle parole, né impedito dalla siepe delle allusioni. Come può un drappo separare l’amante dall’Amato? Neanche la muraglia d’Alessandro saprebbe separarli e impedirli! I segreti sono molti e innumerevoli gli estranei. Interi volumi non sarebbero sufficienti a contenere il mistero del Benamato ed esso non può quindi essere esaurito appieno in queste tavole, sebbene non consista che di una parola, di un sol segno. «La scienza non è che un punto, che gli ignoranti hanno moltiplicato». Considera anche la differenza fra i vari mondi da questo stesso punto di vista. Sebbene i mondi divini siano infiniti, alcuni dicono che sono quattro. Il mondo del tempo (zamán), cioè quello che ha sia un principio sia una fine, il mondo della durata (dahr), che ha un principio ma di cui non si scorge la fine, il mondo della perpetuità (sarmad) il cui principio non può vedersi, ma
continua...di cui si sa che c’è una fine e il mondo dell’eternità (azal), del quale né un principio né una fine sono visibili. Sebbene vi siano molte varianti riguardo a questi punti, il riferirle in dettaglio apporterebbestanchezza. Così alcuni hanno detto che il mondo della perpetuità non ha né principio né fine e hanno chiamato il mondo dell’eternità«Trascendenza inaccessibile e impercettibile ». Altri hanno dato a questi mondi i nomi di: Piano della Divinità (Láhút), Cielo dellaPotenza (Jabarút), Regno degli Angeli (Malakút), Regno dell’Umanità (Násút). Le tappe del sentiero d’amore sono ritenute quattro: dalle creature all’Unico Vero, dall’Unico Vero alle creature, dalle creature alle creature, dall’Unico Vero all’Unico Vero. Esistono parecchi detti di mistici sapienti e di dottori del passato di cui non ho fatto cenno, poiché a Me non piacciono le copiose citazionidei detti del passato, perché il riportare parole d’altri comprova un sapere acquisito e non una largizione divina. Financo quel poco che abbiamo riferito qui è fatto in omaggio ai bisogni degli uomini e per compiacere al gusto degli amici. Inoltre tale materia esula dallo scopo di questa epistola. La Nostra riluttanza a riferire i loro detti non deriva dall’orgoglio, ma piuttosto è una manifestazione di saggezzae una dimostrazione di grazia. Se Khidir distrusse il vascello sul mare, pure in questo fallo vi sono mille ragioni. Ché anzi questo Servo Si considera completamente sperduto e un nulla, anche a paragoned’uno degli amanti di Dio, quanto più, dunque, alla presenza dei Suoi santi! Magnificato sia il Mio Signore, il Supremo! Per di più il Nostro scopo è quello di narrare gli stadi del viaggio del viandante e non di porre in evidenza i detti contradditori dei mistici.Sebbene un primo esempio sia stato dato circa l’inizio e la fine del
continua...mondo relativo, del mondo, cioè, degli attributi, pure una secondaillustrazione è ora da aggiungere, acciocché il pieno significato sia reso evidente in veste allegorica. Per esempio, egregio amico, considera te stesso: sei primo in relazione a tuo figlio, ultimo in relazione a tuo padre. All’esterno riveli l’apparenza del potere nei regni della creazione divina, nell’intimo riveli i misteri celati che rappresentano il pegno divino depositato in te. E così inizio e fine, esteriore e interiore sono, nel senso riferito, la tua vera realtà, affinché in questi quattro stati, che ti sono stati conferiti, tu possa comprendere i quattro stati divini, e acciocché l’usignolo del tuo cuore, su tutti i rami del cespuglio di rose dell’esistenza, visibili o celati, possa esclamare: «Egli è il Primo, Egli è l’Ultimo, Egli è il Dispiegato, Egli è l’Intimo…». Queste affermazioni sono fatte nella sfera di ciò ch’è relativo. Altrimenti, quei personaggi che con un sol passo hanno scavalcato il mondo relativo e condizionato, e hanno dimorato nel limpido piano dell’Assoluto e piantato la tenda sui mondi dell’autorità e del comando hanno arso questa relatività con un sol fuoco e sradicato queste parole con una sola goccia di rugiada. E nuotano nel mare dello spirito e si librano nell’aria santa della Luce.E che vita possono allora avere in questo piano parole quali «primo» ed «ultimo» o altre che siano lette o pronunciate? In questo regno, Primo non è che Ultimo e Ultimo non è che Primo. Accendi un fuoco d’amore nell’anima e brucia del tutto pensieri e parole. Amico Mio, considera te stesso. Se non fossi padre e non avessi un figlio, non avresti conosciuto il significato di questi detti. Adesso dimenticali tutti, a che tu possa apprendere dal Maestro dell’Amore sul banco dell’Unità, e ritornare a Dio secondo il versetto «Invero a Lui
continua...ritorniamo…», e dimenticare la tua patria apparente per il tuo vero rango, e dimorare all’ombra dell’albero della Conoscenza. Mio caro! Rendi il tuo io povero, affinché tu possa entrare nell’alta corte della Ricchezza, fa umile il tuo corpo a che tu possa bere dal rivo della gloria e capire appieno il significato dei poemi che chiedesti. È stato dunque dimostrato che questi stadi dipendono dalla visione del viandante. In ogni città egli vedrà un mondo, in ogni Valle raggiungerà una sorgente, in ogni prato udrà un canto. Ma il Falco che si libra nell’aria spirituale contiene nel suo petto molte meravigliose melodie divine e l’Uccello dell’Iráq racchiude nel suo capo tante dolci melodie dell’Hijáz. Eppure esse sono celate, e celate rimarranno.Se lo dirò apertamente, molte menti si sconvolgeranno e se lo scriverò, molti calami si spezzeranno! La pace discenda su colui che reca a compimento questo viaggio sublime e segue l’Unico Vero per mezzo delle luci della Sua guida. Così il viandante, dopo aver oltrepassato i gradini di questo viaggio superno, entra ne La Città dell’AppagamentoIn questa Valle egli sente spirare i venti dell’appagamento divino dalle distese dello spirito. Arde i veli della povertà e con l’occhio interiore ed esteriore scorge, entro e fuori ogni cosa, il giorno in cui «Dio arricchirà ambedue della Sua abbondanza ampia». Passa dal dolore alla somma felicità, dall’angoscia alla gioia. Il suo travaglio e il suo cordoglio cedono la via alla delizia e all’estasi. Sebbene apparentemente i viandanti di questa Valle abitino nella polvere, pure intimamente sono elevati al trono eccelso del Significato
continua...mistico, son nutriti delle munificenze interminabili dei significati ascosi e libano il delicato nettare dello spirito. La lingua è incapace di descrivere queste tre Valli e la parola è inadeguata. La penna non penetra questa regione e l’inchiostro lascia soltanto una macchia. In queste sfere l’usignolo del cuore ha altri canti ed altri segreti che fanno fervere il cuore e gridar l’anima, ma il mistero di questo significato recondito può essere soltanto sussurrato da cuore a cuore, confidato da petto a petto. Lo stato dei mistici solo un cuore può dirlo a un altro cuore non può farlo un corriere, non può dirlo una missiva. Di molte cose taccio, impotente a descriverle, non entrano in un discorso e, se dette, sarebbero manchevoli. O amico, finché non entrerai nel giardinodi tali misteri non potrai portare alle labbra il nettare imperituro di questa Valle. E se ne gusterai, distoglierai gli occhi da qualsiasi altracosa per bere il nettare dell’appagamento, e ti libererai da tutto, e ti attaccherai a Lui, e darai la vita sul Suo sentiero, e immolerai l’anima tua, per quanto, in questa regione, non v’è altri che tu debba dimenticare: «Iddio era e null’altro v’era all’infuori di Lui». Poiché in questa sfera il viandante vede la bellezza dell’Amicoin tutte le cose. Financo nel fuoco egli vede il volto del Benamato. Nell’illusione discerne il segreto della realtà e negli attributi divini legge l’enigma dell’Essenza. Poiché ha arso i veli con un sospiro e strappato le bende con un solo sguardo, con occhio penetranteammira la nuova creazione, con cuore terso comprende le opere sottili. Questo è sufficientemente attestato dal detto: «E abbiam reso ora la tua vista acuta». Dopo aver peregrinato attraverso i piani dell’appagamento puro, il viandante giunge a
continua... La Valle della Meravigliae si tuffa negli oceani della magnificenza e il suo stupore cresce ad ogni istante. Ora vede la forma della ricchezza come sostanziale povertà e l’essenza della libertà come mera impotenza, ora s’annienta al cospetto della beltà del Gloriosissimo, ora la vita lo stanca. Quanti alberi mistici sono stati sradicati da questo turbine di meraviglia, quante anime ha esso esaurite! Perché questa Valle lancia il viandante nello sbigottimento, sebbene, all’occhio di colui che vi è giunto, queste stupefacenti manifestazioni siano apprezzate e ben care. Ad ogni istante mira un mondo portentoso, una creazione nuova, e passa di stupore in stupore, e si smarrisce in reverente timore innanziall’opera nuovissima del Signore dell’Unità. Invero, o fratello, se ponderiamo su ogni cosa creata, constateremo una miriade disaggezze perfette e impareremo una miriade di nuove e meravigliose scienze. Uno dei fenomeni creati è il sogno. Guarda quanti segretivi sono serbati, quante saggezze vi son custodite, quanti mondi vi sono celati! Osserva come, addormentato in un’abitazione le cui porte sono serrate, tutto a un tratto ti trovi in una città lontana, nella quale entri senza muovere i piedi o affaticare il corpo, vedi senza usare gli occhi, odi senza sforzare gli orecchi, parli senza lingua. E può darsi che, quando dieci anni saranno trascorsi, vedrai nel mondo temporale le identiche cose che hai sognato stanotte. Ora vi sono molteplici saggezze da ponderare nel sogno, ma soltanto la gente di questa Valle può capire la sua vera modalità. Primo: che mondo è questo in cui l’uomo senza né occhi, né orecchie, né mani, né lingua può mettere tutti questi organi in uso?
continua...Secondo: com’è che nel mondo sensibile vedi oggi gli effetti di un sogno che vedesti nel mondo del sonno una decina d’anni fa? Considera la differenza fra questi due mondi e i misteri che celano, acciocché tu possa giungere alle divine confermazioni e a scoperte celestiali e penetrare le regioni della santità. Dio, l’Eccelso, ha posto questi segni nell’uomo affinché gli ignari, velati alla Realtà, non possano negare i misteri della vita dell’aldilà, né spregiare quel che è stato loro promesso. Infatti alcuni sono attaccati alla ragione e negano tutto ciò che la ragione non comprende. Eppure la debole ragione non potrà mai afferrare quel che abbiamo riferito, soltanto la Suprema Intelligenza Divina può comprenderlo: Come può una mente parziale abbracciare il Corano? Come può un ragno catturar la Fenice? Tutti questi mondi saranno sperimentati nella Valle della Meraviglia, e il viandante ne cercherà sempre di più ad ogni istante, e non sarà stanco. Così il Signore dei Primi e degli Ultimi, parlando dei gradi della contemplazione e accennando alla meraviglia, ha detto: «O Signore! Accresci il mio stupore di Te!»Similmente rifletti sulla perfezione della creazione dell’uomo e come tutti questi mondi e queste condizioni siano riposti e celati in lui. Consideri te stesso soltanto una forma meschina, quando entro di te riposto è l’universo? Dobbiamo quindi sforzarci di annientare in noi l’«animalità», fino a che il significato di «umanità» venga alla luce.Così pure Luqmán, che bevve alla fonte della saggezza e assaporò le acque della misericordia, nel provare al figlio Nathan i piani della resurrezione e della morte, addusse il sogno come prova ed esempio. Lo riferiamo qui, affinché, per mezzo di questo Servo effimero,rimanga duraturo il ricordo di quel giovane della scuola della Divina
continua...Unità, Maestro nell’arte dell’insegnamento e del distacco. Eglidisse: «O figlio, se sei capace di non dormire, sei capace di non morire. E se sei capace di non svegliarti dal sonno, sarai capace di non risorgere dopo la morte». O amico, il cuore è la dimora dei misterieterni, non farne l’abitazione di bizzarrie fugaci, non sciupare i tesori della tua preziosa esistenza impiegandoli in questo mondo transitorio.Provieni dal mondo della santità, non legare il cuore alla terra. Sei l’ospite della corte del favore divino, non sceglier la tua dimora nella polvere! Insomma, non v’è fine alla descrizione di questi stadi, ma a cagione dei torti inflittiGli dalla gente del mondo questo Servo non Si sente l’umore di continuare: Queste parole sono rimaste incomplete e manchevoli Non ho più cuore di parlare: perdona a un senza cuore!La penna geme e l’inchiostro versa lacrime e la fiumana del cuore scorre in flutti di sangue. «Dì: non ci capiterà che quel che Dio hadecretato per noi». La pace discenda su colui che segue il Retto Sentiero! Dopo avere scalato le cime eccelse della meraviglia il viandante giunge a La Valle della Povertà vera e del radicale AnnientamentoQuesto stadio consiste nella morte dell’io e nella vita in Dio, nell’essere poveri di sé e ricchi del Desiderato. La povertà, come è intesa qui, significa essere poveri di tutte le cose del mondo creato e ricchi delle cose del mondo di Dio. Poiché quando il vero amoroso, il devoto amico, giunge alla presenza del Benamato, la scintillante bellezzadell’Amato e il fuoco del cuore dell’amante accendono una fiamma e bruciano tutti i veli e gl’impedimenti. Invero tutto ciò che possiede, dal
continua...cuore alla pelle, andrà in fiamme, cosicché nulla rimarrà tranne l’Amico. Quando le qualità dell’Increato si manifestarono Mosè riarse ogni qualità del creato. Colui che ha raggiunto questo stadio è purificato da tutto ciò che appartiene al mondo. E pertanto non ha importanza se coloro che sono giunti all’oceano della Sua presenza si trovano a non possedere nessuna delle cose limitate di questo mondo perituro, siano esse ricchezze ovvero opinioni personali. Poiché quel che le creature posseggono è limitato dai loro stessi limiti e quel che l’Unico Vero possiede è oltre ogni limitazione. Questo detto dev’essere profondamente meditato acciocché il suo significato possa divenir chiaro. «E berranno i pii ad una coppa il cui licore sarà miscelato di canfora ». Se si conosce l’interpretazione di «canfora», l’intendimento vero di questo versetto appare evidente. Questo è lo stadio della povertà di cui si dice: «La povertà è la Mia gloria». E della povertà interiore ed esteriore esistono vari stadi e vari significati di cui non ho creduto opportuno far cenno qui, così Mi riservo di farlo un’altra volta, secondo ciò che Dio potrà desiderare o il destino decidere. Questo è il piano nel quale le molteplicità di tutte le cose (kullu shay’) sono nel viandante distrutte, e all’orizzonte dell’eternità il Volto divino si leva dalle tenebre, e il significato del versetto «E tutto quel che vaga sulla terra perisce, e solo resta il volto del Signore…» è reso evidente. O amico Mio, ascolta col cuore e conl’anima i canti dello spirito e custodiscili come i tuoi stessi occhi. Poiché la saggezza celestiale, come le nuvole in primavera, non farà cader sempre la sua pioggia sulla terra dei cuori umani e, benché la grazia del Munifico non s’arresti mai, né sia mai interrotta, pure per ogni tempo ed ogni èra c’è una parte destinata e una grazia predisposta in una
continua...determinata misura. «E non v’è cosa che non n’abbiamo tesori presso di Noi, ma in misura contata ve la mandiamo». La nube della misericordia dell’Amato piove soltanto sul giardino dello spirito e fa questa grazia solamente nella primavera. Le altre stagioni non partecipano a questa magnifica grazia, né le lande sterili ricevono parte di questo favore. O fratello! Non tutti i mari hanno perle, non tutti i rami fioriscono, né vi canta l’usignolo. Quindi, prima che l’usignolo del paradiso mistico ritorni al giardino di Dio e i raggi del mattino celeste ritornino al Sole della Verità, compi uno sforzo a che in questo ricettacolo di polvere che è il mondo mortale tu possa cogliere una fragranza del giardino eterno e vivere per sempre all’ombra della gente di questa città. E quando avrai raggiunto questo elevatissimo stadio e sarai giunto a questo potentissimo piano, allora rimirerai l’Amico e dimenticherai ogni estraneo. L’Amato senza veli, dalla porta e dal muro splende, o uomini che avete intelletto! Adesso hai abbandonato la goccia dell’anima e sei venuto al mare dell’Amato dell’anima tua. Questa è la mèta che chiedesti, se sarà volontà di Dio la conquisterai. In questa città financo i veli di luce sono squarciati e svaniscono. «La Sua bellezza non ha altro velo che la Luce e il Suo volto non è coperto che dalla Sua manifestazione». Com’è strano che, mentre il Benamato è visibile come il sole, gli estranei vadano ancora in cerca di ornamenti e danari. Invero l’intensitàdella Sua rivelazione Lo ha nascosto e la pienezza del Suo splendore Lo ha celato. L’unico Vero rifulse come il sole radioso,ma ahimè, ch’è venuto nella città dei ciechi! In questa Valle il viandante lascia dietro di sé gli stadi del panteismo e dell’unità della manifestazione e giunge ad una unicità sublimata al di sopra di questi
continua...due stadi. L’estasi soltanto può abbracciare questo tema, non le spiegazioni e le discussioni. E chiunque è giunto a questa tappa del viaggio o ha aspirato un effluvio di questo giardino sa di che cosa parliamo. In tutte queste peregrinazioni il viandante non devierà neanche per lo spessore d’un capello dalla «Legge», perché questa è, invero, il segreto della «Via» e il frutto dell’albero della «Realtà». E in tutti questi stadi deve aggrapparsi alla veste dell’obbedienza ai comandamenti e tenersi tenacemente alla corda dello schivare tutte le cose proibite, affinché possa esser nutrito dalla coppa della Legge ededotto dei misteri della Realtà. Qualora alcuni dei detti di questo Servo non siano compresi o apportino turbamento, bisogna chiedere di nuovo, in maniera che nessun dubbio permanga e il significato siachiaro come il Volto del Benamato che splende dal «Luogo di Gloria». Questi viaggi non hanno una fine visibile nei regni del tempo, ma il viandante distaccato dal mondo – se un aiuto trascendente discende su di lui e il Custode della Causa lo assiste – potrà percorrere queste sette tappe in sette passi, anzi in sette respiri, o meglio in un sol respiro se Iddio vuole e lo desidera. E tutto questo proviene dal sacro versetto: «Questo è un Suo favore elargito a chi vuole». Coloro che volano nell’aria dell’Unità e raggiungono il profondo mare dell’Assoluto reputano questo stadio – che è la sede dell’eterna vita in Dio – il più avanzato stato dei sapienti mistici e la più remota patria degli amanti. Ma per questo effimero Essere dell’oceano del significato spirituale, questa sede è la prima porta della cittadella del cuore, cioè a dire il primo accesso dell’uomo alla città delcuore, e il cuore è dotato di quattro gradi, che saranno descritti se si troverà un’anima adatta a intenderli. Quando la penna s’accinse a
continua...descriver questo stadio s’infranse in pezzi la penna e fu stracciata la carta. Addio! Amico Mio! Molti segugi incalzano questa Gazzella del deserto dell’Unità, molti rostri inseguono questo Usignolo del giardino eterno. Il corvo dell’odio sta in agguato di questo Uccello dei cieli di Dio e il cacciatore dell’invidia insidia questo Capriolo del pratodell’amore. O Shaykh! Fa’ del tuo retto proposito un globo di vetro che ripari questa fiamma dai venti avversi, sebbene questa face agognid’essere accesa nella lampada del Signore e risplendere nel globo dello spirito. Poiché il collo che s’è levato per amore di Dio certamentecadrà sotto la spada, e la testa che si leva alta di desiderio sarà sicuramente annientata, e il cuore che sempre menziona l’Amatosicuramente traboccherà di sangue. Com’è ben detto:Vivi libero d’amore, perché la sua quiete è angoscia, il suo principio dolore, la sua fine uccisione. La pace discenda su colui che segue il Retto Sentiero! * * *I pensieri peregrini che esprimesti sul significato del nome del ben noto uccello che in persiano si chiama gunjishk (passerotto) sono staticonsiderati. Tu sembri bene edotto della verità mistica. Infatti, in ogni mondo, ad ogni lettera è dato un significato correlativo a quel mondo. E così il viandante trova un segreto in ogni nome, un mistero in ogni lettera. In un certo senso, queste lettere si riferiscono alla santificazione. Káf (o Gáf) significa «liberati (kuffi) da quel che la tua passione desidera e quindi avanza verso il tuo Signore». Nún si riferisce a nazzih («purifica») cioè a dire:
«purificati da tutto ciò che non sia Lui, affinché tu possa donare la vita per amor Suo». Jím è jánib («ritirati») cioè: «ritirati dallasoglia dell’Unico Vero se ancora possiedi caratteristiche terrene».Shín è ushkúr («ringrazia»), cioè «ringrazia il Signore tuo sulla Sua terra, acciocché Egli possa ringraziarti nel Suo cielo, benchénel mondo dell’Unità questo cielo sia lo stesso che la Sua terra».Káf si riferisce a kaffir, cioè a dire: «strappati di dosso gli involucri delle limitazioni, affinché tu possa giungere a conoscere ciò che non hai conosciuto degli stati della Santità».Se tendessi l’orecchio alle melodie di questo Uccello effimero, ti daresti alla ricerca dei calici imperituri, trascurando ogni coppamortale. La pace discenda su coloro che camminano sul Retto Sentiero!