La Fede bahai in breve
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Nel 1992, centenario del
trapasso di Bahá’u’lláh, su
richiesta della Casa
Universale di Giustizia, è
stata preparata una breve
monografia di Bahá’u’lláh.
Inutile dire che non è la
prima: è stata preceduta da
“Dio passa nel mondo”
dell’amato Custode. E’
indubbio che questa pietra
miliare della letteratura
bahai, rimarrà probabilmente
insuperabile nei secoli a
venire... ma è anche vero
che è un’opera di notevoli
dimensioni e, proprio per
questo, di non immediata
consultazione. Entrambi i
testi, sono editi dalla Casa
Editrice Bahai. Noi vi
proponiamo la monografia
breve, della Casa Universale
di Giustizia.
Tutti gli Scritti Sacri
bahai, sono editi dalla
Casa Editrice bahai.
continua...
Il 29 maggio 1992 segna il centenario del trapasso di Bahá'u'lláh. La Sua visione dell'umanità come
un unico popolo e della terra come una patria comune respinta dai capi del mondo, i primi ai quali
fu enunciata oltre cent'anni or sono, è oggi divenuta concreto oggetto di speranza. Altrettanto
inevitabile è il crollo dell'ordine morale e sociale che la stessa dichiarazione previde con
stupefacente chiarezza.
L'occasione ha incoraggiato la pubblicazione di questa breve introduzione alla vita e all'opera di
Bahá'u'lláh. Preparata per richiesta della Casa Universale di Giustizia, fiduciaria dell'impresa
mondiale messa in moto dagli eventi di un secolo fa, essa offre una prospettiva del sentimento di
fiducia con il quale i Bahá'í del mondo guardano al futuro del pianeta e della specie.
BAHÁ'U'LLÁH
Mentre il nuovo millennio s'avvicina, il bisogno cruciale della razza umana è trovare una visione
unificatrice della natura dell'uomo e della società. Nel secolo scorso la risposta a questo impulso
ha scatenato una serie di rivoluzioni ideologiche che hanno sconvolto il mondo, ma che oggi
sembrano essersi esaurite. La passione spesa nella lotta, malgrado gli scoraggianti risultati, attesta
la profondità del bisogno. Infatti, in mancanza di una convinzione comune sul corso e sulla
direzione della storia umana, è inconcepibile che si possano costruire le basi di una società
planetaria alla quale le masse possano dedicarsi.
Questa visione emerge dagli scritti di Bahá'u'lláh, il profeta del XIX secolo la cui crescente
influenza è l'evento più notevole della storia religiosa contemporanea. Nato in Persia il 12
novembre 1817, a ventisette anni Bahá'u'lláh avviò un'impresa che ha gradualmente conquistato
l'immaginazione e la lealtà di molti milioni di persone di quasi ogni razza, cultura, ceto e nazione
della terra. Il fenomeno non ha punti di riferimento nel mondo contemporaneo, ma è legato alle
grandi svolte del passato collettivo della razza umana. Infatti Bahá'u'lláh affermò d'essere
nient'altro che il Messaggero di Dio per l'èra della maturità dell'uomo, Latore di una Rivelazione
Divina che adempie le promesse fatte da più antiche religioni e che produrrà le energie e le forze
spirituali necessarie all'unificazione dei popoli del mondo.
Se non dovessero dare altro risultato, le conseguenze che la vita e gli scritti di Bahá'u'lláh hanno
già avuto meriterebbero la più grande attenzione da parte di chiunque creda che la natura umana
è essenzialmente spirituale e che la futura organizzazione del pianeta deve conformarsi a questo
aspetto della realtà. La documentazione è aperta all'indagine di tutti. Per la prima volta nella
storia l'umanità può disporre del racconto dettagliato e verificabile della nascita di un sistema
religioso indipendente e della vita del suo Fondatore. Altrettanto accessibile è la descrizione della
risposta che la nuova fede ha suscitato, facendo nascere una comunità planetaria che può già ora,
a buon diritto, presentarsi come un microcosmo della razza umana.
Nei primi decenni del secolo, questi fatti erano relativamente poco conosciuti. Gli scritti di
Bahá'u'lláh proibiscono quell' aggressivo proselitismo grazie al quale molti messaggi religiosi sono
stati ampiamente promulgati. Inoltre, la priorità che la comunità bahá'í ha dato alla fondazione di
gruppi a livello locale distribuiti in tutto il pianeta ha impedito che grandi quantità di seguaci si
concentrassero in un paese o ostacolato la mobilitazione delle risorse necessarie per vasti
programmi d'informazione. Negli anni Cinquanta, Arnold Toynbee, interessato a fenomeni che
potessero rappresentare la nascita di una nuova religione universale, notò che la Fede Bahá'í era
conosciuta fra gli Occidentali di media cultura quanto lo era stata la Cristianità fra i
rappresentanti della corrispondente classe sociale dell'Impero Romano durante il secondo secolo
dell'èra cristiana.
In anni più recenti, rapidamente cresciute le dimensioni delle comunità bahá'í in molti paesi, la
situazione è nettamente cambiata. Praticamente non v'è ora nessuna parte del mondo in cui il
modello di vita insegnato da Bahá'u'lláh non stia affermandosi. Il rispetto che i progetti di sviluppo
sociale ed economico elaborati dalla comunità stanno incominciando a riscuotere in ambienti
governativi e accademici e presso le Nazioni Unite rafforza ulteriormente l'idea che valga la pena
di sottoporre a un distaccato e serio esame l'impulso che muove un processo di trasformazione
sociale, sotto molti importanti aspetti, unico al mondo.
Quanto alla natura dell'impulso generatore, non vi sono incertezze. Gli scritti di Bahá'u'lláh
trattano un'enorme quantità di temi, dalle questioni sociali come l'integrazione razziale, la parità
dei sessi e il disarmo, ai problemi riguardanti la vita più intima dell'anima umana. I testi originali,
molti dei quali scritti di Suo pugno, altri dettati e convalidati dall'autore, sono stati
scrupolosamente conservati. Un sistematico programma di traduzione e pubblicazione in corso da
molti decenni ne ha messo la parte più importante a disposizione di tutti, in oltre ottocento
lingue.
Per saperne di più.
Elenco degli argomenti
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La nascita di una nuova Rivelazione
La missione di Bahá'u'lláh ebbe inizio in una segreta di Teheran nell'agosto del 1852. Nato da una
nobile famiglia discendente dalle grandi dinastie dell'antica Persia imperiale, rifiutò la carriera di
ministro che Gli si apriva e preferì dedicare le energie a una serie di opere filantropiche che già agli
inizi degli anni Quaranta Gli avevano procurato vasta rinomanza e il soprannome di `Padre dei
Poveri'. Questa agiata esistenza ebbe bruscamente fine dopo il 1844, quando Bahá'u'lláh divenne uno
dei principali sostenitori di un movimento che doveva cambiare il corso della storia della Sua terra.
Gli inizi del XIX secolo furono un periodo di attese messianiche in molti paesi. Profondamente
turbati dalle implicazioni della ricerca scientifica e dell'industrializzazione, fervidi credenti di molte
religioni cercarono nelle scritture della propria fede una spiegazione al processo di trasformazione
sempre più rapido. In Europa e in America gruppi come i Templari e i Milleriti credettero di aver
trovato nelle scritture cristiane la prova della loro convinzione che la storia era finita e che il
ritorno di Gesù Cristo era imminente. Nel Medio Oriente un fermento analogo si creò attorno all'idea
del prossimo adempimento di varie profezie del Corano e delle Tradizioni Islamiche.
Di gran lunga il più drammatico di questi movimenti millenaristi era stato quello che si era
sviluppato in Persia attorno alla persona e agli insegnamenti di un giovane mercante di Shíráz noto
alla storia come il Báb. Per nove anni, dal 1844 al 1853, Persiani di tutti i ceti erano stati trascinati
dalla ventata di speranze e di eccitamento sollevata dall'annunzio del Báb che il Giorno di Dio era
imminente ed Egli era il Promesso delle scritture islamiche. L'umanità era giunta, diceva, alle soglie
di un'èra che avrebbe visto rimodellato ogni aspetto della vita. Nella nuova èra, nuovi campi del
sapere, prima inconcepibili, avrebbero permesso perfino ai bambini di superare gli studiosi
contemporanei più eruditi. Dio invitava la razza umana a realizzare questi cambiamenti attraverso
una trasformazione della vita morale e spirituale. Egli aveva la missione di preparare l'umanità
all'evento che sarebbe stato il cuore di questo sviluppo, l'avvento del Messaggero universale di Dio, ,
atteso dai seguaci di tutte le religioni.
L'affermazione aveva suscitato la violenta ostilità del clero musulmano, che insegnava che il
processo della Rivelazione Divina si era concluso con Muḥammad e che ogni asserzione contraria era
eretica, punibile con la morte. La loro denuncia contro il Báb era stata ben presto appoggiata dalle
autorità persiane. Migliaia di seguaci della nuova fede erano periti in una serie di orribili massacri in
tutto il paese e il Báb era stato pubblicamente fucilato il 9 luglio 1850. In un'epoca di crescente
impegno occidentale in Oriente, questi fatti avevano suscitato interesse e partecipazione in
influenti ambienti europei. La nobiltà della vita e degli insegnamenti del Báb, l'eroismo dei Suoi
seguaci e la speranza di radicali riforme ch'essi avevano acceso in quella terra retrograda avevano
profondamente affascinato personaggi come Ernest Renan, Leone Tolstoy, Sarah Bernhardt e il conte
di Gobineau.
Per la Sua posizione di primo piano in difesa della causa del Báb, Bahá'u'lláh fu arrestato, messo in
catene e condotto a Teheran a piedi. Protetto in qualche modo dalla Sua affermata reputazione
personale, dalla posizione sociale della Sua famiglia, nonché dalle proteste che i pogrom contro i
Bábí avevano sollevato nelle ambasciate occidentali, non fu condannato a morte, come influenti
personaggi di corte avrebbero voluto, bensì gettato nel famigerato Síyáh-Chál, il `Buco Nero', una
cisterna abbandonata della città trasformata in lurida segreta sotterranea. Non vi furono
imputazioni, ma Lui e una trentina di Suoi compagni furono relegati nell'oscurità e nel fetore di quel
pozzo, circondati da criminali incalliti, molti in attesa dell'esecuzione capitale. Al collo di
Bahá'u'lláh fu saldata una pesante catena, così tristemente famosa fra i detenuti da avere perfino un
nome. E poiché tardava a morire, come ci si era aspettati, tentarono di avvelenarLo. I segni delle
catene Gli sarebbero rimasti nelle carni per il resto della vita.
La parte più importante degli scritti di Bahá'u'lláh è l'esposizione dei grandi temi che hanno assillato
i pensatori religiosi di tutti i tempi: Dio, il ruolo della Rivelazione nella storia, i rapporti fra i varî
sistemi religiosi del mondo, il significato di fede e la base dell'autorità morale nell'organizzazione
della società umana. Alcuni brani descrivono intimamente le Sue esperienze spirituali, la Sua
risposta alla chiamata divina e il dialogo con lo `Spirito di Dio' che rappresenta il cuore della Sua
missione. La storia religiosa non ha mai offerto ai ricercatori l'opportunità di un incontro così diretto
con il fenomeno della Rivelazione Divina.
Descrivendo, negli ultimi anni della Sua vita, le Sue prime esperienze, Egli riferì brevemente le
condizioni del Síyáh-Chál (buco nero).
Per quattro mesi fummo posti in un luogo di cui non s'è mai visto l'uguale.... Il luogo
era tenebroso e gli occupanti erano circa centocinquanta: ladri, assassini e briganti.
Sebbene fosse gremito, non aveva altra apertura all'infuori del passaggio attraverso
il quale eravamo entrati. La penna è impotente a descrivere un simile luogo ed il suo
putrido lezzo. La maggior parte di questi uomini non aveva abiti né giacigli per
sdraiarsi. Dio solo sa quel che soffrimmo in quel tetro e ripugnante luogo!
continua...
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Ogni giorno le guardie scendevano le tre ripide rampe di scale del pozzo, prendevano uno o più
prigionieri e li trascinavano al supplizio. Nelle strade di Teheran, gli osservatori occidentali erano
inorriditi dallo spettacolo di vittime bábí sparate dalla bocca di un cannone, trafitte a morte da
asce e spade e condotte a morire con candele accese conficcate in ferite aperte nelle carni. Fu in
queste circostanze e di fronte alla prospettiva di una morte imminente che Bahá'u'lláh ricevette
l'intimazione della Sua missione:
Una notte, in sogno, s'udirono da ogni parte queste grandiose parole: `In verità Noi
Ti daremo la vittoria con l'ausilio Tuo e della Tua Penna. Non addolorarTi di ciò che
T'è accaduto e non temere, perché sei salvo. Fra non molto Dio susciterà i tesori della
terra: uomini che Ti aiuteranno mediante Te stesso ed il Tuo Nome col quale il Signore
ha vivificato il cuore di coloro che Lo hanno riconosciuto.
L'esperienza della Rivelazione Divina, di cui si hanno cenni solo di seconda mano nei racconti
pervenutici della vita del Buddha, di Mosè, Gesù Cristo e Muḥammad, è vividamente descritta dalle
parole di Bahá'u'lláh:
Durante i giorni in cui giacevo nella prigione di Tihrán, sebbene il tormentoso peso
delle catene e l'aria impregnata di fetore Mi permettessero ben poco riposo, pure nei
rari momenti di assopimento sentivo come se qualcosa fluisse dal sommo del Mio capo
sul Mio petto, proprio come un impetuoso torrente che si precipitasse sulla terra
dall'alto di un eccelso monte. Ogni membro del Mio corpo era, in seguito a ciò, tutto
un fuoco. In tali momenti la Mia lingua declamava cose che nessun uomo potrebbe
sopportare di udire.
L'esilio
Alla fine, ancora senza processo o imputazione, Bahá'u'lláh fu liberato dalla prigione e
immediatamente esiliato, le Sue ricchezze e proprietà arbitrariamente confiscate. Il
rappresentante diplomatico russo, che Lo conosceva personalmente e che aveva seguito le
persecuzioni bábí con crescente preoccupazione, Gli offrì protezione e rifugio in terre controllate
dal suo governo. Nel clima politico del tempo, s'Egli avesse accettato quell'aiuto, quasi sicuramente
si sarebbe pensato a implicazioni politiche. Forse per questa ragione, Bahá'u'lláh preferì l'esilio nel
confinante territorio dell'Iraq, allora dominio dell'Impero Ottomano. Questa espulsione segnò
l'inizio di quarant'anni di esilî, prigionie e dure persecuzioni.
Negli anni immediatamente successivi alla partenza dalla Persia, Bahá'u'lláh dette la precedenza ai
bisogni della comunità bábí raccoltasi a Bagdad, compito ricaduto su di Lui in quanto unico
personaggio di spicco sopravvissuto ai massacri dei Bábí. La morte del Báb e la quasi simultanea
scomparsa dei maestri e delle guide della giovane fede avevano lasciato il corpo dei credenti
sbandato e demoralizzato. Ma poiché i Suoi sforzi per tenere uniti coloro che erano fuggiti in Iraq
suscitarono gelosie e dissensi, Egli seguì la strada presa da tutti i Messaggeri di Dio prima di Lui e Si
ritirò in solitudine, scegliendo a questo scopo la regione montana del Kurdistán. Il Suo ritiro, scrisse
in seguito, `non contemplava ritorno' ed era inteso a `evitare di diventare ragione di discordia fra i
fedeli, fonte di turbamento per i compagni'. Sebbene questi anni siano stati un periodo di dure
restrizioni e privazioni fisiche, Bahá'u'lláh li descrive come un momento di profonda felicità durante
il quale poté riflettere profondamente sul messaggio affidatoGli: `Soli, comunicavamo col Nostro
spirito, dimentichi del mondo e di quanto contiene’
Alla fine, consapevole delle Proprie responsabilità verso la Causa del Báb, cedette, pur con grande
riluttanza, alle pressanti richieste dei resti del disperato gruppo di esuli di Bagdad che,scoperto il
Suo rifugio, Lo pregavano di ritornare alla guida della comunità.
A questo primo periodo di esilio, precedente la dichiarazione della Sua missione nel 1863, risalgono
due dei Suoi scritti più importanti. Il primo è un libretto che intitolò Le Parole Celate. Scritto in
forma di compilazione di aforismi morali, il volume contiene il nucleo etico del messaggio di
Bahá'u'lláh. In versetti ch'Egli definisce la quintessenza della guida spirituale di tutte le antiche
Rivelazioni, la voce di Dio parla direttamente all'anima dell'uomo:
O Figlio dello Spirito!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri
Me e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti
sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri e apprendere
per cognizione tua e non del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t'incombe
d'essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l'emblema del Mio tenero amore.
Tienila adunque dinanzi agli occhi.
O Figlio dell'Essere!
AmaMi acciocché Io possa amarti. Se non M'ami, il Mio amore non potrà mai raggiungerti.
Sappilo, o Mio servo.
O Figlio dell'Uomo!
Non t'addolorare fuor che per la tua lontananza da Noi. Non gioire se non quando
t'avvicini e ritorni a Noi....
O Figlio dell'Essere!
Io ti feci con le mani del potere e ti creai con le dita della forza e in te riposi l'essenza
della Mia luce. Siine pago e non cercare altro, perché perfetta è l'opera Mia e inviolabile
il Mio comando. Non discuterlo, non dubitarne.
La seconda delle due grandi opere composte da Bahá'u'lláh in questo periodo è il Libro della
Certezza, un'ampia esposizione della natura e dello scopo della religione. In passi che si rifanno
non solo al Corano, ma con altrettanta facilità e penetrazione al Vecchio e al Nuovo Testamento, i
Messaggeri di Dio sono descritti come agenti di un unico processo ininterrotto: il risveglio della
razza umana alle proprie potenzialità spirituali e morali. Un'umanità divenuta maggiorenne non ha
più bisogno del linguaggio delle parabole e delle allegorie; la fede non è una questione di cieca
credulità, ma di conoscenza consapevole. E non occorre neppure la guida di un'élite ecclesiastica:
in questa nuova èra di illuminazione e educazione, il dono della ragione conferisce a ogni individuo
la capacità di rispondere alla guida divina.
La prova è quella della sincerità:
Nessuno raggiungerà le rive dell'oceano della vera comprensione tranne colui che si
allontanerà da tutto ciò che è in cielo e in terra.... L'essenza di tali parole è questa:
coloro che percorrono la via della fede. che sono assetati del vino della certezza, devono
purificarsi da tutto ciò che è terreno: gli orecchi da discorsi fatui, la mente da
immagini vane, il cuore da affetti terreni, gli occhi da ciò che è perituro. Devono
confidare in Dio e, tenendosi saldamente a Lui, seguire la Sua via. In tal modo saranno
resi degni delle fulgide glorie del sole della sapienza e della comprensione divina,...
poiché mai l'uomo potrà sperare di conseguire la conoscenza del Gloriosissimo,
o di dissetarsi al torrente della sapienza e della saggezza divina, o d'entrare
nella dimora dell'immortalità, o di bere alla coppa della vicinanza e del favore di
Dio,a meno che e finché non cessi di prender parole e atti di uomini mortali come
norma per giungere alla vera comprensione e al riconoscimento di Dio e dei Suoi
Profeti.
Considerate il passato. Quanti uomini, potenti e umili, hanno in tutte le epoche trepidamente
atteso l'avvento delle Manifestazioni di Dio nelle persone benedette dei
Suoi Eletti... E ogni qual volta le porte della grazia si sono aperte, e sull'umanità
dalle nubi della munificenza divina è caduta la pioggia, e la luce dell'Invisibile ha
brillato sull'orizzonte della potenza celeste, tutti Lo hanno rinnegato e si sono allontanati
dal Suo volto, che è il volto di Dio....
Soltanto quando la lampada della ricerca, dello sforzo intenso, del desiderio ardente,
della devozione appassionata, dell'amore fervido, del rapimento e dell'estasi sia
accesa nel cuore del ricercatore, e la brezza della Sua amorosa premura gli si riversi
sull'anima, le tenebre dell'errore si disperderanno, le nebbie dei dubbi e delle incertezze
si dissiperanno e le luci della sapienza e della certezza avvolgeranno il suo essere....
Allora i molteplici favori e l'effusione della grazia del santo ed eterno Spirito
conferiranno al ricercatore una vita talmente nuova, che egli si troverà dotato di un
nuovo occhio, d'un nuovo orecchio, d'un nuovo cuore e di una nuova mente.... Osservando
con l'occhio di Dio scorgerà in ogni atomo una porta che conduce agli stadi
dell'assoluta certezza. In ogni cosa scorgerà ... i segni di una Manifestazione eterna.
Quando il canale dell'anima umana sia purificato da ogni ostacolo di attaccamenti
terreni, sentirà infallibilmente l'alito del Beneamato da smisurate distanze e, guidata
dal Suo profumo, raggiungerà la Città della Certezza e vi entrerà....
Quella Città non è altro che il Verbo di Dio rivelato in ogni epoca e Dispensazione....
Tutta la guida, le benedizioni, la dottrina, la comprensione, la fede e la certezza conferite
a tutto ciò che è in cielo e in terra sono celate e custodite in queste Città.
Il Libro della Certezza non contiene aperti riferimenti alla missione ancora segreta di
Bahá'u'lláhBahá'u'lláh, ma è imperniato su una vigorosa esposizione di quella del martirizzato Báb.
Fra le ragioni per cui il libro influenzò profondamente la comunità bábí che comprendeva alcuni
studiosi ed ex-seminaristi, non ultima è la padronanza del pensiero e dell'insegnamento islamico
continua...
di cui l'Autore dà prova nel dimostrare l'asserzione del Báb di aver adempiuto le profezie islamiche.
Invitando i Bábí a essere degni del pegno affidato loro dal Báb e del sacrificio di tante vite eroiche,
Bahá'u'lláh li sfidò non solo a conformare la loro vita personale agli insegnamenti divini, ma anche a
fare della loro comunità un modello per l'eterogenea popolazione di Bagdad, capitale della
provincia irachena.
Pur vivendo fra mille difficoltà materiali, gli esuli furono entusiasmati da questa visione. Uno dei
compagni, di nome Nabíl, che avrebbe in seguito lasciato una dettagliata narrazione dei ministeri
del Báb e di Bahá'u'lláh, ha descritto l'intensità spirituale di quei giorni:
Molte notti non meno di dieci persone vissero con non più di un centesimo di datteri.
Nessuno sapeva realmente a chi appartenevano scarpe, mantelli, abiti ch'erano nelle
loro case. Chiunque andasse al bazar, poteva dire che le scarpe che aveva ai piedi erano
sue e chi entrava da Bahá'u'lláh poteva affermare che il mantello e l'abito che in
quel momento indossava, gli appartenevano.... Oh! la gioia di quei giorni, e la felicità
e la meraviglia di quelle ore!
Con delusione delle autorità consolari persiane, convinte che l'`episodio' bábí fosse concluso, la
comunità di esuli a poco a poco divenne una componente rispettata e influente nella capitale della
provincia irakena e nelle città vicine. Nella zona sorgevano molti dei più importanti santuari
dell'Islam sciita, e pertanto un flusso ininterrotto di pellegrini persiani si trovava di nuovo esposto
nelle più favorevoli circostanze all'influenza dei Bábí. Fra i dignitari che fecero visita a Bahá'u'lláh
nella semplice casa in cui abitava vi furono prìncipi della famiglia reale. Uno di loro, affascinato
dall'esperienza, concepì l'idea, per certi versi ingenua, di poter riprodurre un poco dell'atmosfera
di purezza spirituale e di distacco che aveva fugacemente sperimentato, facendosi costruire nei
giardini della sua residenza un duplicato dell'edificio. Un altro, ancor più profondamente toccato
dall'esperienza di quella visita, espresse agli amici il sentimento che `se tutti i dolori del mondo
riempissero il mio cuore, credo che in presenza di Bahá'u'lláh svanirebbero tutti. È come se entrassi
in Paradiso.... '.
Nel 1863, Bahá'u'lláh decise che era tempo d'incominciare a parlare con qualcuno di coloro che Lo
circondavano della missione che Gli era stata affidata nelle tenebre del Síyáh-Chál.
La dichiarazione nel giardino di Ridván
Questa decisione coincise con una nuova fase nella campagna di opposizione alla Sua opera,
accanitamente proseguita dal clero musulmano sciita e dai rappresentanti del governo persiano.
Temendo che il consenso che Bahá'u'lláh incominciava a riscuotere fra gli influenti visitatori
persiani in Iraq avrebbe riacceso l'entusiasmo popolare in Persia, il governo dello Scià fece
pressioni presso le autorità ottomane, perché fosse allontanato dai confini e trasferito all'interno
dell'Impero. Il governo turco finì per cedere alle sollecitazioni e invitò l'esule a risiedere, come suo
ospite, nella capitale Costantinopoli. Malgrado i termini cortesi in cui era concepito, era chiaro che
l'invito non ammetteva replica.
La devozione del piccolo gruppo di esuli si era, a quel tempo, concentrata anche sulla persona di
Bahá'u'lláh, oltre che sulla Sua esposizione degli insegnamenti del Báb. Un numero crescente di
esuli si era persuasa che Egli non parlava solo come paladino del Báb, ma anche a nome della causa
ben più grande che Questi aveva dichiarato imminente. Le loro convinzioni divennero certezza alla
fine dell'aprile 1863, quando Bahá'u'lláh, la vigilia della Sua partenza per Costantinopoli, invitò un
gruppo di compagni in un giardino cui poi fu dato il nome di Riḍván (`Paradiso') e confidò loro il
segreto della Sua missione. Nei quattro anni successivi, sebbene un aperto annuncio fosse ancora
giudicato intempestivo, coloro che Lo avevano ascoltato gradualmente rivelarono ad amici fidati la
notizia che le promesse del Báb erano state adempiute e che il `Giorno di Dio' era sorto.
Le circostanze precise in cui questa comunicazione avvenne sono, nelle parole dell'autorità bahá'í
che conosce più intimamente i documenti di quel periodo, `avvolti in un'oscurità che i futuri storici
troveranno difficile penetrare’. La natura della dichiarazione può essere compresa da varî accenni
che Bahá'u'lláh avrebbe fatto alla Sua missione in molti scritti posteriori:
Lo scopo fondamentale di tutta la creazione è la rivelazione di questo oltremodo sublime,
santissimo Giorno, il Giorno conosciuto nei Suoi Libri e nelle Sue Scritture
come il Giorno di Dio - il Giorno che tutti i Profeti, gli Eletti e i santi hanno desiderato
di vedere.
... Questo è il Giorno in cui l'umanità può contemplare il Volto del Promesso ed udirne
la Voce. L'Appello di Dio si è fatto udire e la luce del Suo sembiante si è levata
sugli uomini. Ognuno deve cancellare l'impronta di qualsiasi parola fatua dalla
continua...
tavola del suo cuore e mirare con mente aperta ed imparziale i segni della Sua
Rivelazione, le prove della Sua Missione ed i pegni della Sua gloria.
Come Bahá'u'lláh disse ripetutamente nella Sua esposizione del messaggio del Báb, lo scopo
primario per cui Dio rivela il Suo volere è quello di effettuare una trasformazione nel carattere
dell'umanità, di sviluppare in coloro che rispondono le qualità morali e spirituali latenti nella
natura umana:
Abbellite le vostre lingue con la sincerità, o uomini, ed adornatevi le anime con la
gemma dell'onestà. Attenti, o uomini, a non tradire nessuno. Siate i fiduciari di Dio
fra le sue creature e gli emblemi della Sua generosità fra la Sua gente....
Illuminate e santificate i vostri cuori; fate ch'essi non sian profanati dalle spine dell'odio
o dai rovi della malizia. Voi dimorate in un sol mondo e siete stati creati ad
opera di una unica Volontà. Beato colui che si unisce a tutti gli uomini in ispirito di
profonda gentilezza e d'amore.
L'aggressivo proselitismo che nelle ère passate aveva caratterizzato gli sforzi tesi a promuovere la
causa della religione è dichiarato indegno del Giorno di Dio. Chiunque abbia riconosciuto la
Rivelazione ha l'obbligo d'informarne coloro che a suo giudizio ne sono alla ricerca, ma di lasciare
gli ascoltatori completamente liberi nella risposta:
Mostrate tolleranza, benevolenza ed amore gli uni per gli altri. Se qualcuno fra voi
fosse incapace di afferrare una qualche verità o dovesse compiere uno sforzo per
comprenderla, mostrate, conversando con lui, uno spirito di estrema gentilezza e di
buona volontà...
L'intero dovere dell'uomo in questo Giorno è di ottenere quella parte della fiumana
di grazia che Dio riversa per lui. Che nessuno perciò consideri la grandezza o piccolezza
del recipiente...
Dopo i sanguinosi avvenimenti accaduti in Persia, Bahá'u'lláh non solo disse ai Suoi seguaci che `è
meglio essere uccisi che uccidere’ , ma li esortò a essere un esempio di obbedienza alle autorità
civili: `In qualunque paese risieda, questa gente deve comportarsi verso il governo con lealtà,
onestà e sincerità'.
Le circostanze della partenza di Bahá'u'lláh da Bagdad furono una clamorosa dimostrazione della
potenza di questi principî. In pochissimi anni, un gruppo di esuli il cui arrivo nella zona aveva
suscitato i sospetti e l'avversione dei vicini era divenuta una parte della popolazione fra le più
rispettate e influenti. Erano autosufficienti grazie ai loro fiorenti affari. Erano ammirati per la
generosità e l'integrità di condotta. Le gravi accuse di fanatismo religioso e di violenza, in
continuazione lanciate da funzionari consolari persiani e dal clero musulmano sciita, avevano perso
credito presso l'opinione pubblica. Il 3 maggio 1863, quando a cavallo lasciò Bagdad, seguito dalla
famiglia e da alcuni compagni e servitori prescelti per scortarLo a Costantinopoli, Bahá'u'lláh era
una figura molto popolare e amata. Nei giorni immediatamente precedenti il congedo, nel giardino
dove Si era temporaneamente sistemato, vennero a renderGli omaggio il Governatore della
provincia e un fiume di notabili, molti dei quali provenienti da grandi distanze. Testimoni oculari
della partenza hanno descritto con toccanti parole le ovazioni che Lo salutarono, le lacrime di
molti degli astanti e l'impegno delle autorità e dei funzionari civili ottomani per onorare il loro
ospite.
`L'immutabile Fede di Dio...'
Dichiarata la Sua missione nel 1863, Bahá'u'lláh incominciò a elaborare un tema già anticipato nel
Libro Della Certezza, il rapporto fra il Volere di Dio e il processo evolutivo attraverso il quale le
capacità spirituali e morali latenti nella natura umana trovano espressione. Questa esposizione
occuperà un posto centrale nei Suoi scritti per gli altri trent'anni della Sua vita. La realtà di Dio,
Egli afferma, è, e sempre resterà, inconoscibile. Qualunque attributo il pensiero umano possa
ascrivere alla natura divina si riferisce solo all'esistenza umana ed è il prodotto di uno sforzo
umano inteso a descrivere esperienze umane:
Lontano, ben lontano sia dalla Tua gloria ciò che l'uomo può affermare di Te od attribuirTi
o la lode con cui può glorificarTi! Qualsiasi dovere Tu abbia imposto ai
Tuoi servi di esaltare al massimo la Tua maestà e la Tua gloria non è che un segno
della Tua grazia verso di loro perché possano ascendere allo stadio conferito al loro
più intimo essere, lo stato di conoscere se stessi.
continua...
A ogni cuore sottile e illuminato è evidente che Dio, Essenza inconoscibile, Essere
divino, è immensamente al di sopra di ogni attributo umano, come esistenza corporea,
ascesa e discesa, egresso e regresso. Lungi dalla Sua gloria qualsiasi cosa lingua
umana possa adeguatamente cantare in Sua lode, o cuore umano comprendere
del Suo insondabile mistero! Egli è, ed è sempre stato, celato nell'eternità antica della
Sua essenza e resterà eternamente nascosto, nella Sua Realtà, alla vista degli uomini....
Ciò che l'umanità percepisce, quando si rivolge al Creatore dell'esistenza, sono gli attributi o le
qualità legate alle ricorrenti Rivelazioni di Dio:
E poiché la porta della sapienza dell'Antico dei Giorni è chiusa a tutti gli esseri, la
Sorgente della grazia infinita ... ha fatto sì che dal regno dello spirito apparissero,
nella nobile forma del tempio umano, le luminose Gemme della Santità e, manifestate
a tutti gli uomini,impartissero al mondo i misteri dell'Essere immutabile e narrassero
gli arcani della Sua Essenza imperitura....
Tutti questi Specchi purissimi... sono Esponenti sulla terra di Colui Che è l'Orbe centrale
dell'universo, Sua Essenza e suo Fine ultimo. Da Lui scaturiscono la loro sapienza
e il loro potere; da Lui deriva la loro sovranità. La bellezza del loro sembiante
non è che un riflesso della Sua immagine; la loro rivelazione un segno della Sua
gloria immortale....
Le Rivelazioni di Dio non differiscono per alcun aspetto essenziale le une dalle altre, ma i bisogni
mutevolidelle varie epoche hanno richiesto che ciascuna desse risposte uniche:
Questi attributi di Dio non sono e non sono mai stati concessi specialmente a certi
Profeti e negati ad altri. Anzi tutti i Profeti, gli eletti, i santi e i Messaggeri prescelti
di Dio sono senza eccezione portatori dei Suoi nomi e personificazioni dei Suoi attributi.
Differiscono soltanto nell'intensità della rivelazione e nella relativa potenza
della luce....
Gli studiosi delle religioni sono ammoniti a non permettere che dogmi teologici o altri preconcetti
li portino a fare discriminazioni fra coloro che Dio ha adoperato come canali della Sua luce:
Attenti, o credenti nell'Unità di Dio, a non essere tentati di fare alcuna differenza fra
le Manifestazioni della Sua Causa o discriminare i segni che hanno accompagnato e
proclamato la loro Rivelazione. Questo è indubbiamente il vero significato dell'Unità
Divina, se siete di quelli che comprendono e credono in questa verità. Siate certi soprattutto
che le opere e le azioni di ognuna e di tutte queste Manifestazioni di Dio,
anzi qualsiasi cosa appartenga a loro o essi manifestino in avvenire, sono tutte cose
ordinate da Dio e tutte riflettono la Sua Volontà ed il Suo Intento.
Bahá'u'lláh paragona gli interventi delle Rivelazioni divine al ritorno della primavera. I Messaggeri
di Dio non sono semplici maestri, sebbene questa sia una delle loro principali funzioni. Lo spirito
delle loro parole e l'esempio della loro vita hanno la capacità di spingersi alle radici delle
motivazioni umane e di produrre trasformazioni fondamentali e durature. La loro influenza apre
nuovi reami di comprensione e di conquiste:
E siccome non può esservi nessun legame di diretta comunicazione per unire l'unico
vero Iddio alla Sua creazione, e nessuna somiglianza può mai esistere fra il transitorio
e l'Eterno, il contingente e l'Assoluto, Egli ha comandato che in ogni epoca ed in
ogni dispensazione un'Anima pura e senza macchia si manifesti nei regni della terra
e del cielo.... Guidate dalla luce dell'inestinguibile guida ed investite di suprema sovranità,
sono incaricate di servirsi dell'ispirazione delle loro parole, delle effusioni
della loro infallibile grazia, e della brezza santificatrice della loro Rivelazione per
purificare ogni cuore desideroso ed ogni spirito ricettivo dalla patina e dalla polvere
delle cure e delle limitazioni terrene. Allora e soltanto allora il Pegno di Dio, latente
nella realtà dell'uomo, emergerà ... e pianterà il vessillo della sua rivelata gloria sulle
vette dei cuori umani.
Senza questo intervento dal mondo di Dio, la natura umana resta prigioniera dell'istinto e di
inconsapevoli presupposti e modelli di comportamento predeterminati culturalmente:
Dopo aver creato il mondo e tutto ciò che in esso vive e si muove, [Dio] ... scelse di
conferire all'uomo l'esclusivo privilegio e la facoltà di conoscerLo e amarLo - una
facoltà che deve essere considerata come l'impulso generatore e lo scopo principale
che contrassegna l'intera creazione.... Nell'intima realtà di ogni cosa creata Egli ha
diffuso la luce di uno dei Suoi nomi e ne ha fatto il ricettacolo della gloria di uno dei
continua...
Suoi attributi. Ma nella realtà dell'uomo ha accentrato la radiosità di tutti i Suoi nomi
ed attributi facendone lo specchio di Sé stesso. Solo l'uomo fra tutte le cose create
è stato scelto per godere di un sì grande favore, di tale eterna munificenza.
Però queste energie con le quali ... la Sorgente della guida celeste ha arricchito la
realtà dell'uomo, sono latenti in lui, come la fiamma è celata nella candela e i raggi
della luce sono potenzialmente presenti nella lampada. La radiosità di queste energie
può essere oscurata dai desideri mondani come la luce del sole può essere nascosta
sotto la polvere e la patina che coprono lo specchio. Né la candela né la lampada
possono accendersi senza aiuto e col loro solo sforzo, né può mai riuscire possibile
allo specchio di liberarsi dalla patina. È chiaro ed evidente che finché la lampada
non sarà accesa non si illuminerà e che, a meno che la patina non sia stata rimossa
dalla superficie dello specchio, esso non potrà mai riprodurre l'immagine del sole,
né rifletterne la luce e la gloria.
È giunto il momento, disse Bahá'u'lláh, in cui all'umanità sono date la capacità e l'opportunità di
vedere l'intero panorama del proprio sviluppo spirituale come un unico processo: `Questo Giorno è
impareggiabile, perché è come l'occhio di ère e secoli passati e come luce per le tenebre dei
tempi'. I seguaci delle differenti tradizioni religiose - da questo punto di vista - devono sforzarsi di
comprendere quella che Egli chiamava `l'immutabile Fede di Dio' e di distinguere il suo impulso
spirituale centrale dalle leggi e dai concetti mutevoli rivelati per rispondere alle esigenze della
società umana in perenne evoluzione:
I Profeti di Dio dovrebbero essere considerati dei medici il cui compito è quello di
curare il benessere del mondo e dei suoi popoli e, per mezzo dello spirito dell'unicità,
guarire la malattia di una umanità divisa. Nessuno ha il diritto di dubitare delle loro
parole e di criticare la loro condotta, poiché essi sono gli unici che possono pretendere
di aver compreso il paziente e di aver diagnosticato esattamente i suoi mali.
Nessuno, per quanto perspicace, può mai arrivare alle vette raggiunte dalla saggezza
e dalla comprensione del Medico Divino. Nessuna meraviglia, perciò, se il rimedio
prescritto dal medico d'oggi non è identico a quello che è stato prescritto prima.
Come potrebbe essere altrimenti quando i mali che affliggono il sofferente necessitano,
ad ogni fase della malattia, un rimedio speciale? Così, ogniqualvolta i Profeti di
Dio hanno illuminato il mondo con la radiosità sfolgorante della Stella Mattutina
della sapienza Divina essi hanno invariabilmente chiamato i suoi popoli ad abbracciare
la luce di Dio coi mezzi più idonei alle esigenze del tempo in cui essi sono apparsi.
A questo processo di scoperta, non deve dedicarsi solo il cuore, ma anche la mente. La ragione,
afferma Bahá'u'lláh, è il più grande dono di Dio all'anima, `un segno della rivelazione del ... Signore
sovrano di tutto'. Solo liberandosi dai dogmi religiosi e materialistici ereditati, la mente può
intraprendere un'esplorazione indipendente del rapporto fra la Parola di Dio e l'esperienza umana.
In questa ricerca, uno dei maggiori ostacoli è il pregiudizio: `Avverti ... gli eletti dell'unico vero Dio
di non giudicare con occhio troppo critico i detti e gli scritti degli uomini. Si avvicinino essi
piuttosto a questi detti ed a questi scritti con uno spirito di schietta comprensione e di affettuosa
simpatia'.
La Manifestazione di Dio
Comune a tutti i devoti dell'uno o dell'altro sistema religioso del mondo è la convinzione che
l'anima entri in contatto con il mondo di Dio tramite la Rivelazione Divina e che da questa
relazione la vita tragga il proprio vero significato. Alcuni dei brani più importanti degli scritti di
Bahá'u'lláh trattano esaurientemente la natura e il ruolo di coloro che sono i canali di questa
Rivelazione, i Messaggeri o `Manifestazioni di Dio'. Un'analogia ricorrente è quella del sole che, pur
condividendo alcune caratteristiche con gli altri corpi del sistema solare, ne differisce perché è, di
per sé, la fonte di luce del sistema. I pianeti e i satelliti riflettono la luce, mentre il sole la emana
come attributo inseparabile dalla sua natura. Il sistema ruota attorno a questo punto focale e
ciascuno dei suoi componenti è influenzato non solo dalla propria particolare composizione, ma
anche dal suo rapporto con la fonte di luce. Analogamente, Bahá'u'lláh afferma, la personalità
umana che la Manifestazione di Dio condivide con il resto della razza è diversa dalle altre, in
quanto è adatta a servire da canale o veicolo della Rivelazione di Dio. Affermazioni
apparentemente contraddittorie rispetto a questa dualità, attribuite per esempio a Cristo, sono
state fra le molte cause di confusione e dissenso religioso nella storia. Su questo tema, Bahá'u'lláh
dice:
Ogni cosa che è nei cieli e sulla terra non è che una diretta prova della rivelazione
in essa degli attributi e dei nomi di Dio ... Ciò è vero in grado supremo per l'uomo,
che fra tutte le cose create è stato ... prescelto per la gloria di tale distinzione.
continua...
Poiché in lui sono potenzialmente rivelati tutti gli attributi ed i nomi di Dio ad un grado tale,
che nessun altro essere creato poté mai superare né sorpassare.... E fra tutti gli uomini,
i più perfetti, i più eminenti ed i più eccelsi sono le Manifestazioni del Sole della
Verità. Anzi tutti gli altri uomini che non siano queste Manifestazioni, vivono per
opera della loro Volontà ed agiscono ed esistono per l'effusione della loro grazia.
Nel corso della storia, la convinzione dei credenti che il Fondatore della loro religione occupi una
posizione unica ha alimentato un'intensa speculazione sulla natura delle Manifestazioni di Dio.
Poiché questa speculazione è stata sempre gravemente limitata dal fatto di poter attingere solo a
frammentari accenni allegorici contenuti nei pochi detti autentici del Fondatore, il tentativo di
cristallizzare l'argomento in forma di dogma religioso è stato una forza storica di divisione più che
di unificazione. In verità, malgrado l'enorme energia dedicata agli studi teologici - o forse proprio
per questo - vi sono oggi profonde divergenze fra i Musulmani sul preciso stadio di Muḥammad, fra i
Cristiani su quello di Gesù e fra i Buddhisti sul Fondatore della loro religione. Com'è fin troppo
evidente, le controversie create da questi e altri dissensi all'interno delle varie tradizioni sono
state accese almeno quanto quelle che separano le fedi le une dalle altre.
Perciò, le affermazioni di Bahá'u'lláh sullo stadio dei successivi Messaggeri di Dio e sulle funzioni da
loro espletate nella storia spirituale dell'umanità sono particolarmente importanti per comprendere
i Suoi insegnamenti sull'unità delle religioni:
Queste Manifestazioni di Dio hanno ognuna un doppio stadio. Uno è quello di pura
astrazione e di essenziale unione. Rispetto a questo se tu li chiamassi tutti con un
nome ed ascrivessi loro le stesse qualità, non ti allontaneresti dalla verità....
L'altro è lo stadio di distinzione e riguarda il mondo della creazione e delle sue limitazioni.
In questo caso ogni Manifestazione di Dio ha una distinta individualità, una
missione definitivamente assegnata, una rivelazione predestinata e delle limitazioni
in special modo fissate. Ognuna di esse è conosciuta con un nome differente, è caratterizzata
da un attributo speciale, compie una missione definita...
Osservate alla luce del loro secondo stadio ... esse dimostrano assoluta devozione,
completa abnegazione e totale rinunzia. Com'Egli ha detto: "Sono il Servo di Dio.
Non sono che un uomo come voi" ...
Se una delle Manifestazioni universali di Dio dichiarasse: `Io sono Dio' invero essa
direbbe la verità senza dare adito a dubbi. Poiché ... con la loro Rivelazione, le loro
qualità e i loro nomi, la Rivelazione di Dio, il Suo nome e le Sue qualità appaiono
nel mondo.... E se una di esse esprimesse queste parole: `Io sono il Messaggero di
Dio', direbbe pure la verità, indubbiamente la verità.... Esaminati sotto questa luce,
non sono che Messaggeri di quel Re ideale, di quella Essenza immutabile.... E se dicessero,
`Noi siamo servi di Dio', questo è pure un fatto accertato e indiscutibile.
Poiché esse si sono manifestate nello stato più infimo di servitù di cui nessun uomo
ha la possibilità di conseguire l'eguale....
Così, qualunque sia la loro parola, se si riferisce al regno della Divinità, dell'Autorità,
della Profezia, dei Messaggero, dei Custodi, degli Apostoli e del Servire, tutto è
vero, senza ombra di dubbio. Perciò queste considerazioni ... debbono essere attentamente
valutate perché i detti contraddittori delle Manifestazioni dell'Invisibile e
delle Albe di Santità cessino di turbare l'anima e di rendere perplessa la mente.
`Una civiltà in continuo progresso...'
Tutto questo implica una visione che costituisce la caratteristica più stimolante della spiegazione
data da Bahá'u'lláh sulla funzione della Manifestazione di Dio. La Rivelazione Divina, Egli dice, è la
forza motrice della civiltà. Quando appare, il suo effetto trasformatore sulla mente e sull'anima di
coloro che rispondono si ripete nella nuova società che lentamente prende forma attorno alla loro
esperienza. Emerge un nuovo centro di lealtà capace di conquistare la devozione di persone
provenienti dalle culture più disparate. Musica e arti si rivestono di simboli portatori di ispirazioni
ben più ricche e mature. Una radicale ridefinizione del concetto di giusto e sbagliato permette la
formulazione di nuovi codici di leggi civili e di condotta. Vengono concepite nuove istituzioni che
danno espressione a impulsi di responsabilità morale precedentemente trascurati o sconosciuti:
`Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui'. Trasformandosi in civiltà, la nuova
cultura assimila conquiste e visioni di ère passate in una quantità di nuove permutazioni. Aspetti di
antiche culture che non possono essere assimilate si atrofizzano o sono ripresi da elementi
marginali della società. La Parola di Dio crea nuove possibilità nella coscienza degli individui e
nelle relazioni umane.
continua...
Ogni parola che vien fuori dalla bocca di Dio è dotata di tale potenza da istillare
nuova vita in ogni forma umana ... Tutte le opere meravigliose che contemplate in
questo mondo si sono manifestate ad opera della Sua suprema ed eccelsa Volontà e
del Suo Intento meraviglioso e inflessibile.... Non appena questa parola risplendente
è pronunziata, le sue energie animatrici,operando in tutte le cose create, danno inizio
ai metodi e agli strumenti con i quali tali arti possono essere prodotte e perfezionate....
Nei giorni a venire, vedrete in verità, cose delle quali non avete sentito parlare
prima.... Ogni singola lettera che vien fuori dalla bocca di Dio è, davvero, una lettera-
madre, ed ogni parola pronunziata da ColuiChe è la Sorgente della Divina Rivelazione
è una parola-madre...
La sequenza delle Rivelazioni Divine, asserisce Bahá'u'lláh, è `un corso che non ha avuto principio
né avrà fine’. La missione di ciascuna Manifestazione, pur essendo limitata nel tempo per le
funzioni che assolve, è parte integrante di un progressivo sviluppo del potere e del volere divini
che è sempre in atto:
Contempla col tuo occhio interiore la catena delle Rivelazioni successive che hanno
legato la Manifestazione di Adamo a quella del Báb. Io attesto innanzi a Dio che ognuna
di queste Manifestazioni è stata inviata ad opera della Volontà e Finalità Divine,
che ciascuna di esse è stata l'apportatrice di un Messaggio specifico, che ad
ognuna è stato affidato un Libro divinamente rivelato... La portata della Rivelazione
con la quale ognuna di loro si è identificata era stata predisposta con precisione....
Alla fine, quando una civiltà in continuo sviluppo esaurisce le proprie risorse spirituali, ha inizio un
processo di disgregazione, come accade nel mondo fenomenico. AvvalendoSi ancora di analogie
attinte dalla natura, Bahá'u'lláh paragona questo iato nell'evoluzione della civiltà all'inizio
dell'inverno. La vitalità morale scema, come la coesione sociale. Problemi che in epoche
precedenti sarebbero stati risolti, o sarebbero stati visti come opportunità di osservazione o
acquisizione, divengono insuperabili barriere. La religione perde importanza e la sperimentazione
diviene sempre più frammentaria, aumentando ulteriormente le divisioni sociali. L'incertezza sul
significato e sul valore della vita genera ansietà e confusione. Parlando di questa condizione della
nostra èra Bahá'u'lláh dice:
Noi possiamo bene scorgere come la razza umana sia circondata da gravi e innumerevoli
afflizioni. La vediamo languire sul suo letto di dolore, crudelmente provata e
disillusa. Coloro che sono ebbri di vanagloria s'interpongono fra lei e il Medico divino
e infallibile. Constatate come abbiano impigliati tutti gli uomini, inclusi se stessi,
nelle reti dei loro espedienti. Non sanno scoprire la causa dell'infermità e non conoscono
il rimedio. Hanno immaginato contorto ciò che è diritto, e considerato il loro
amico un nemico.
Completatosi l'impulso divino, il processo si ripete. Una nuova Manifestazione di Dio appare con la
misura massima di ispirazione divina per lo stadio successivo del risveglio e dell'incivilimento
dell'umanità:
Considerate l'ora in cui la suprema Manifestazione di Dio rivela Se Stesso agli uomini.
Prima che scocchi quest'ora l'Essere Antico,che non ha ancora proferito il
Verbo di Dio è, Egli Stesso, l'Onnisciente, in un mondo privo di qualsiasi uomo che
Lo abbia conosciuto. Egli è, invero, Creatore senza creazione.... Questo è invero il
Giorno di cui si è scritto: `Di chi sarà il Regno in questo Giorno?' E non si troverà
nessuno pronto a rispondere!
Finché una parte dell'umanità non inizia a rispondere alla nuova Rivelazione e un nuovo paradigma
spirituale e sociale non incomincia a prender forma, gli uomini sopravvivono spiritualmente e
moralmente sulle ultime tracce dei precedenti doni divini. I normali compiti della società possono
essere svolti o no; le leggi possono essere obbedite o derise; la sperimentazione sociale e politica
può fervere o declinare, ma le sorgenti della fede - senza la quale nessuna società può durare
indefinitamente - sono esaurite. Alla `fine dei tempi', alla `fine del mondo' le persone spirituali
incominciano a volgersi di nuovo verso la fonte creativa. Per quanto maldestro o fastidioso sia il
processo, per quanto ineleganti o infelici alcune delle scelte considerate, questa ricerca è
un'istintiva risposta alla consapevolezza che un'immensa spaccatura si è aperta nella vita ordinata
dell'umanità. Gli effetti della nuova Rivelazione, dice Bahá'u'lláh, sono universali e non limitati
alla vita e agli insegnamenti della Manifestazione di Dio che è il punto focale della Rivelazione. Pur
incompresi, essi permeano sempre più gli affari umani, rivelano le contraddizioni degli assunti
popolari e della società e intensificano la ricerca di comprensione.
La successione delle Manifestazioni è una dimensione inseparabile dell'esistenza, Bahá'u'lláh
dichiara, e continuerà finché durerà il mondo: `Iddio ha fatto discendere i Suoi Messaggeri per
continua...
succedere a Mosè e a Gesù e continuerà a far così fino alla "fine che non conosce fine”’.
Il Giorno di Dio
Qual'è la mèta dell'evoluzione della consapevolezza umana secondo Bahá'u'lláh? Dal punto di vista
dell'eternità, la mèta è che Dio veda, in modo sempre più chiaro, il riflesso delle Sue perfezioni
nello specchio del creato e che, come dice Bahá'u'lláh:
... ogni uomo possa attestare, in se stesso e da se stesso, nello stadio della Manifestazione
del suo Signore, che in verità non v'è altro Dio all'infuori di Lui, e [che] ogni
uomo possa perciò conquistare la sua via verso la cima delle realtà, fino a che
non vi contempli cosa alcuna senza vedervi Dio.
Nel contesto della storia della civiltà, la successione delle Manifestazioni divine è valsa a preparare
la consapevolezza umana all'unificazione della razza come un'unica specie, anzi come un unico
organismo capace di assumersi la responsabilità del proprio futuro collettivo: `Colui Che è il vostro
Signore, il Più Misericordioso' dice Bahá'u'lláh `nutre in cuor Suo il desiderio di vedere la razza
umana divenire un'anima sola e un solo corpo'. Finché non avrà accettato la propria unità organica,
l'umanità non potrà risolvere i problemi più immediati, e ancor meno quelli che l'attendono. `Il
benessere dell'umanità' insiste Bahá'u'lláh `la sua pace e la sua sicurezza saranno irraggiungibili,
ammenoché e finché la sua unità non sia saldamente stabilita'. Solo una società planetaria
unificata potrà conferire ai proprî figli quel senso di intima certezza cui si fa cenno in una
preghiera di Bahá'u'lláh: `Qualsiasi dovere Tu abbia imposto ai Tuoi servi di esaltare al massimo la
Tua maestà e la Tua gloria non è che un segno della Tua grazia verso di loro perché possano
ascendere allo stadio conferito al loro più intimo essere, lo stato di conoscere se stessi'.
Paradossalmente, solo conseguendo la vera unità l'umanità potrà pienamente coltivare le diversità
e individualità. Questa è una mèta cui hanno contribuito le missioni di tutte le Manifestazioni di
Dio che la storia conosce, il Giorno di `un solo gregge e un solo pastore’. Il suo conseguimento,
dice Bahá'u'lláh, è lo stadio della civiltà in cui l'umanità sta ora per entrare.
Una delle più suggestive analogie che si trovano negli scritti non solo di Bahá'u'lláh, ma anche del
Báb prima di Lui, è il paragone fra l'evoluzione della razza umana e la vita del singolo individuo.
L'umanità ha attraversato nel proprio sviluppo collettivo varî stadi che ricordano i periodi della
prima infanzia, della fanciullezza e dell'adolescenza nel processo di maturazione dei suoi singoli
membri. Stiamo ora conoscendo gli inizi della maturità collettiva, ricca di nuove capacità e
opportunità delle quali abbiamo finora avuto solo una vaga consapevolezza.
Con queste premesse, non è difficile capire l'importanza primaria che il principio dell'unità riveste
negli insegnamenti di Bahá'u'lláh. L'unità del genere umano è il motivo conduttore dell'età appena
iniziata, il criterio in base al quale devono essere valutate tutte le proposte per il miglioramento
del genere umano. Vi è, insiste Bahá'u'lláh, un'unica razza umana; concetti ereditati di pretese
superiorità di una particolare razza o gruppo etnico sono infondati. Analogamente, essendo stati
tutti i Messaggeri di Dio gli agenti di un unico Volere Divino, le loro rivelazioni sono retaggio
collettivo dell'intera umanità; ogni essere umano sulla terra è legittimo erede della globalità di
quella tradizione spirituale. Persistere in qualsiasi pregiudizio significa danneggiare gli interessi
della società e violare il Volere di Dio per la nostra èra:
O popoli e tribù della terra in conflitto! Volgete il viso verso l'unità e lasciate lo
splendore della sua luce splendere su di voi. Radunatevi e, per amor di Dio, decidetevi
a sradicare tutto ciò che è fonte di dissidio fra voi.... Non può esservi alcun dubbio
che i popoli del mondo, a qualsiasi razza o religione appartengano, si ispirano
ad una unica Fonte celeste e sono sudditi di un solo Dio. La differenza degli ordinamenti
sotto cui vivono deve attribuirsi ai bisogni ed alle esigenze del tempo in cui furono
rivelati....
Il tema dell'unità pervade tutti gli scritti di Bahá'u'lláh: `È stato innalzato il tabernacolo
dell'unione; non vi considerate estranei l'uno all'altro'. `Associatevi con i seguaci di tutte le
religioni in ispirito di amicizia e di cameratismo. `Siete frutti di un unico albero e foglie di un solo
ramo'.
Il processo della maturazione del genere umano si è svolto nell'ambito dell'evoluzione
dell'organizzazione sociale. Incominciando dall'unità familiare e dalle sue varie diramazioni, la
razza umana ha prodotto, con maggiore o minor fortuna, società basate sul clan, sulla tribù, sulla
polis e più recentemente sulla nazione. In questa progressiva dilatazione e complessità
dell'ambiente sociale il potenziale umano ha trovato stimolo e spazio per il proprio sviluppo e
questo sviluppo, a sua volta, ha prodotto nuove modificazioni della struttura sociale. Perciò la
maturazione dell'umanità deve comportare una trasformazione totale dell'ordine sociale, capace di
continua...
abbracciare l'intera diversità della razza e di trarre beneficio da tutti i talenti e le intuizioni che
migliaia d'anni di esperienza culturale hanno distillato:
Questo è il Giorno in cui i più eccellenti favori di Dio sono stati dispensati agli uomini,
il Giorno in cui la Sua più potente grazia è stata infusa in tutte le cose create.
Incombe l'obbligo a tutti i popoli del mondo di conciliare i dissensi e, in perfetta unione
ed in pace, dimorare sotto l'ombra dell'albero delle Sue cure e della Sua amorosa
benevolenza.... Presto il presente ordine sarà chiuso ed uno nuovo aperto in sua
vece. Invero il Signore dice la verità ed è il Conoscitore di cose invisibili.
Il principale strumento per la trasformazione della società e il conseguimento dell'unità mondiale,
asserisce Bahá'u'lláh, è l'introduzione della giustizia nelle cose umane. Il tema occupa una posizione
di rilievo nei Suoi insegnamenti:
Luce dell'uomo è la Giustizia: non spegnetela con i venti contrari del sopruso e della
tirannia; scopo della giustizia è l'apparizione dell'unità fra gli uomini. L'oceano della
saggezza divina spumeggia in questa sublime parola, mentre i libri del mondo non
possono contenerne l'intimo significato....
Nei Suoi scritti più tardi Bahá'u'lláh esplicitò le implicazioni di questo principio per l'èra della
maturità del genere umano. `Donne e uomini sono stati e sempre saranno uguali agli occhi di Dio',
Egli afferma, e il progresso della civiltà richiede che la società si organizzi in modo da dare piena
espressione a questo fatto. Le risorse della terra sono proprietà di tutta l'umanità, e non di un
unico popolo. Contributi diversi al comune benessere economico meritano e devono ricevere
ricompense e riconoscimenti di diversa entità, ma gli estremi di ricchezza e povertà che affliggono
la maggior parte delle nazioni della terra, indipendentemente dalle filosofie socio-economiche
professate, devono essere eliminati.
L'annunzio ai sovrani
Gli scritti citati finora per lo più furono rivelati in condizioni di rinnovata persecuzione. Subito
dopo l'arrivo degli esuli a Costantinopoli, fu chiaro che gli onori tributati a Bahá'u'lláh durante il
viaggio da Bagdad erano stati solo un breve interludio. La decisione delle autorità ottomane di
trasferire il capo `bábí' e i Suoi compagni nella capitale dell'impero invece che in qualche remota
provincia accrebbe le preoccupazioni dei rappresentanti del governo persiano. 68 Temendo che i
fatti di Bagdad si ripetessero, attraendo questa volta non solo la simpatia ma forse perfino la
devozione di personaggi influenti del governo turco, l'ambasciatore persiano fece insistenti
pressioni perché gli esuli fossero trasferiti in una parte più lontana dell'impero. La sua tesi era che
la diffusione di un nuovo messaggio religioso nella capitale poteva avere ripercussioni politiche
oltre che religiose.
Inizialmente il governo ottomano si oppose recisamente. Il primo ministro, `Alí Páshá aveva
manifestato a diplomatici occidentali la convinzione che Bahá'u'lláh fosse un `uomo di grande
distinzione, condotta esemplare, grande moderazione e una degnissima figura'. I Suoi insegnamenti
erano, nell'opinione del ministro, `meritevoli della massima stima' perché si contrapponevano alle
animosità religiose che dividevano i sudditi ebrei, cristiani e musulmani dell'impero.
Ma a poco a poco insorsero sospetti e risentimenti. Nella capitale ottomana, il potere politico ed
economico era nelle mani di dignitari di corte che, con rare eccezioni, erano gente di poca o punta
competenza. La venalità era la molla che muoveva la macchina governativa e la capitale una
calamita per orde di persone che vi affluivano da ogni parte dell'impero e oltre confine a caccia di
favori e di influenza. Qualunque personaggio di rilievo provenisse da altri paesi o dalla provincia
era tenuto, appena giunto a Costantinopoli, a unirsi a coloro che gremivano le sale d'attesa di
pascià e ministri imperiali alla ricerca di un protettore. Nessuno aveva reputazione peggiore dei
competitivi gruppi di esuli politici persiani noti per le sofisticherie e la mancanza di scrupoli.
Con costernazione degli amici che Lo esortavano ad approfittare della prevalente ostilità contro il
governo persiano e della simpatia che le Sue sofferenze avevano suscitato, Bahá'u'lláh chiarì subito
che non aveva richieste da avanzare. Sebbene diversi ministri Gli avessero fatto visite di cortesia
nella residenza che Gli era stata assegnata, Egli non approfittò di queste opportunità. Si trovava a
Costantinopoli, diceva, ospite del Sultano e per suo invito, e il Suo interesse era rivolto a cose
spirituali e morali.
Molti anni dopo, l'ambasciatore persiano Mírzá Husayn Khán, riflettendo sul periodo del suo
mandato nella capitale ottomana e lamentandosi del danno che la cupidigia e la slealtà dei suoi
concittadini aveva arrecato alla reputazione persiana a Costantinopoli, pronunciò un elogio
sorprendentemente candido dell'esempio che la condotta di Bahá'u'lláh era subito riuscita a dare.
continua...
Ma a quel tempo egli e i suoi colleghi sfruttarono la situazione per farla apparire come un astuto
tentativo dell'esule di nascondere segrete cospirazioni contro la sicurezza pubblica e la religione
dello Stato. Sotto la pressione di queste influenze le autorità ottomane finirono per decidere di
trasferire Bahá'u'lláh e la Sua famiglia nella città provinciale di Adrianopoli. Il trasferimento
avvenne frettolosamente, nel cuore di un inverno rigidissimo. Alloggiati in edifici inadeguati, privi
di indumenti adatti e di altre provviste, gli esuli trascorsero un anno di grandi sofferenze. Era
chiaro che, pur non essendo stato loro imputato alcun crimine e non avendo avuto possibilità di
difendersi, erano, arbitrariamente, prigionieri di stato.
Dal punto di vista storico-religioso, l'esilio di Bahá'u'lláh a Costantinopoli e poi ad Adrianopoli
riveste un importante significato simbolico. Per la prima volta nella storia una Manifestazione di
Dio, Fondatore di un sistema religioso indipendente che si sarebbe ben presto diffuso in tutto il
pianeta, aveva attraversato lo stretto braccio di mare che separa l'Asia dall'Europa e messo piede
in `Occidente’ . Tutte le altre grandi religioni erano nate in Asia e i ministeri dei loro Fondatori
erano rimasti confinati nei limiti di quel continente. RiferendoSi al fatto che le dispensazioni del
passato, in particolare quelle di Abramo, Cristo e Muhammad, avevano prodotto i loro più
importanti effetti sullo sviluppo della civiltà nel corso della loro espansione in Occidente,
Bahá'u'lláh predisse che la stessa cosa sarebbe accaduta anche in questa nuova èra, ma in misura di
gran lunga superiore. `In Oriente è sorta la luce della Sua Rivelazione; in Occidente sono apparsi i
segni della Sua potenza'
Forse non sorprende che Bahá'u'lláh abbia scelto proprio quel momento per rendere pubblica la
missione che aveva a poco a poco conquistato nel Medio Oriente la fedeltà dei seguaci del Báb. Il
Suo annuncio prese la forma di una serie di dichiarazioni che sono fra i più ragguardevoli documenti
della storia religiosa. In essi la Manifestazione di Dio Si rivolge ai `Sovrani e Governanti del mondo',
annunziando loro l'alba del Giorno di Dio, alludendo agli ancora inimmaginabili cambiamenti che
stavano per verificarsi in tutto il mondo e invitandoli, nella loro qualità di fiduciari di Dio e dei loro
simili, a mettersi al servizio del processo dell'unificazione della razza umana. Per la venerazione in
cui erano tenuti dalla massa dei sudditi e per l'assolutismo del potere che molti di loro
esercitavano, potevano, Bahá'u'lláh disse, contribuire a realizzare quella ch'Egli chiamava `la Più
Grande Pace’ , un ordine mondiale caratterizzato dall'unità e animato dalla giustizia divina.
È molto difficile per il lettore moderno immaginare il mondo morale e intellettuale nel quale
questi monarchi del secolo scorso vivevano. Dalle biografie e corrispondenze private, è evidente
che, con poche eccezioni, erano personalmente devoti, occupavano una posizione di primo piano
nella vita spirituale delle rispettive nazioni, spesso nelle vesti di capi della religione di stato, e
credevano nelle infallibili verità della Bibbia o del Corano. Il potere che molti di loro esercitavano,
lo attribuivano direttamente all'autorità divina di brani di queste stesse Scritture, un'autorità sulla
quale erano molto chiari. Erano gli unti di Dio. Profezie sugli `Ultimi Giorni' e sul `Regno di Dio' non
erano per loro mito o allegoria, ma certezze sulle quali riposava l'intero ordine morale e in base
alle quali Dio li avrebbe chiamati a render conto della loro amministrazione.
Le lettere di Bahá'u'lláh erano rivolte a questo atteggiamento mentale:
O re della terra! Colui Che è il Signore sovrano di tutto è venuto. Il Regno è di Dio,
il Protettore onnipotente,Colui Che esiste da Sé.... Questa è una Rivelazione da non
paragonarsi in nessun modo ad alcuna cosa che possiate mai possedere; poteste soltanto
comprenderlo!
Attenti che l'orgoglio non vi impedisca di riconoscere la Sorgente della Rivelazione,
che le cose di questo mondo non vi separino come un velo da Colui Che è il Creatore
del cielo....
Per la giustizia di Dio! Non è Nostro desiderio di metter le mani sui vostri regni. La
Nostra missione è quella di prendere e possedere i cuori degli uomini....
Esaminate la Nostra Causa, chiedete ciò che Ci è accaduto e decidete secondo giustizia
fra Noi e i Nostri nemici e siate di coloro che agiscono equamente verso il loro
vicino. Se non trattenete la mano dell'oppressore, se mancate di salvaguardare i diritti
degli oppressi, che diritto avete mai di vantarvi fra gli uomini?
Se non prendete in considerazione i consigli che vi abbiamo rivelati in questa Tavola
in un linguaggio impareggiabile ed inequivocabile, il castigo Divino vi assalirà da
ogni parte e sarà pronunziata contro di voi la sentenza della Sua giustizia. Quel
giorno non avrete nessun potere di resisterGli e riconoscerete la vostra impotenza....
continua...
La visione della `Più Grande Pace’ non suscitò alcuna reazione fra i governanti del XIX secolo.
L'espansione nazionale e l'espansione imperiale aveva a sostenitori non solo sovrani, ma anche
parlamentari, accademici, artisti, giornali e le maggiori istituzioni religiose, attivi propagandisti
del trionfalismo occidentale. Le proposte di cambiamenti sociali, pur disinteressate e idealistiche,
caddero rapidamente preda di moltissime nuove ideologie generate dalla sorgente ondata del
materialismo dogmatico. In Oriente il mondo islamico, affascinato dalla sua stessa pretesa di
rappresentare tutto ciò che l'umanità avrebbe mai potuto o voluto sapere di Dio e della verità,
affondò sempre più nell'ignoranza, nell'apatia e in un'astiosa ostilità verso la razza umana che non
aveva saputo riconoscere la sua preminenza spirituale.
L'arrivo in Terra Santa
Dati i precedenti di Bagdad, sembra impossibile che le autorità ottomane non abbiano previsto il
risultato della sistemazione di Bahá'u'lláh in un'altra grande capitale di provincia. A un anno dal Suo
arrivo ad Adrianopoli, il prigioniero aveva conquistato dapprima l'interesse e poi la fervente
ammirazione di eminenti personaggi della vita intellettuale e amministrativa della regione. Con
disappunto dei rappresentanti consolari persiani, fra i più devoti ammiratori v'erano Khurshíd
Páshá, Governatore della provincia, e lo Shaykhu'l-Islám, il primo dignitario religioso sunnita. Agli
occhi dei Suoi ospiti e del pubblico in genere, l'esule era un filosofo morale e un santo, la validità
dei cui insegnamenti si rispecchiava non solo nell'esempio della Sua vita ma anche nelle
trasformazioni ch'essi producevano fra i numerosissimi pellegrini persiani che affluivano in questo
remoto centro dell'Impero Ottomano per farGli visita.
Questi inattesi sviluppi convinsero l'ambasciatore persiano e i suoi colleghi che era solo questione
di tempo prima che il movimento bahá'í, che continuava a diffondersi in Persia, si affermasse ed
esercitasse una grande influenza nel confinante impero rivale della Persia. In questo periodo della
sua storia, il cadente Impero Ottomano lottava contro le ripetute incursioni della Russia zarista,
contro rivolte dei suoi stessi sudditi e persistenti tentativi da parte dei governi britannico e
austriaco, che si proclamavano amici, di sottrargli varî territori per annetterli ai rispettivi imperi.
Queste condizioni di instabilità politica nelle province europee della Turchia offrirono nuovi,
urgenti motivi alla richiesta dell'ambasciatore che gli esuli fossero inviati in una sperduta colonia
dove Bahá'u'lláh non potesse avere altri contatti con ambienti influenti turchi o occidentali.
Quando il ministro degli esteri turco Fu'ád Páshá tornò da una visita ad Adrianopoli, i suoi stupefatti
racconti sulla reputazione che Bahá'u'lláh Si era fatta in tutta la regione parvero dare credibilità
alle insinuazioni dell'ambasciata persiana. Influenzato da queste opinioni, il governo decise
improvvisamente di sottoporre l'ospite a un rigoroso confino. Senza alcun preavviso, una mattina
presto, la casa di Bahá'u'lláh fu circondata dai soldati e gli esuli ricevettero l'ordine di prepararsi a
partire per ignota destinazione.
Per questo ultimo esilio fu scelta la sinistra cittadella di `Akká sulle coste della Terra Santa. Nota
in tutto l'impero per i rigori del clima e l'endemicità di molte malattie, lo Stato Ottomano l'aveva
adibita a colonia penale riservata ai più pericolosi criminali, nella certezza che non sarebbero
sopravvissuti molto a lungo al confinamento. Dopo il loro arrivo nell'agosto 1868, Bahá'u'lláh, i
membri della Sua famiglia e il gruppo di seguaci esiliati con Lui per due anni dovettero vivere
rinchiusi nella fortezza, fra mille sofferenze e ingiurie, per poi essere costretti agli arresti
domiciliari in un vicino edificio di proprietà di un mercante del luogo. Per lungo tempo gli esuli
vennero evitati dalla superstiziosa popolazione locale istigata dai sermoni pubblici contro `il Dio
dei Persiani', descritto come nemico dell'ordine pubblico e propalatore di idee blasfeme e
immorali. Molti membri del piccolo gruppo morirono di stenti e per le condizioni in cui furono
costretti a vivere.
A posteriori, sembra una sottile ironia che la scelta della Terra Santa come luogo di forzato confino
per Bahá'u'lláh sia stata il frutto delle pressioni di nemici ecclesiastici e civili ben decisi a
distruggere la Sua influenza religiosa. La Palestina, riverita da tre grandi religioni monoteiste come
punto d'intersezione dei mondi di Dio e dell'uomo, occupava allora, come già da migliaia d'anni, un
posto tutto speciale nelle attese umane. Solo poche settimane prima dell'arrivo di Bahá'u'lláh, il
capo del movimento de Templari protestanti tedeschi era salpato dall'Europa per fondare ai piedi
del monte Carmelo una colonia che avrebbe dato il benvenuto a Cristo, il cui avvento essi
credevano imminente. Sull'architrave di molte delle casette che costruirono, al di là del golfo, di
fronte alla prigione di Bahá'u'lláh in `Akká, si vedono ancora incise iscrizioni come ‘Der Herr ist
Nahe’ (`Il Signore è vicino').
In `Akká, Bahá'u'lláh continuò a dettare la serie di lettere ai governanti che aveva cominciato a
scrivere in Adrianopoli. Molte contenevano avvertimenti del giudizio di Dio sulla loro negligenza e
sul malgoverno, avvertimenti il cui drammatico adempimento suscitò un'animata discussione
pubblica nel Vicino Oriente. Per esempio, meno di due mesi dopo l'arrivo degli esuli nella città-
prigione, Fu'ád Páshá, ministro degli esteri ottomano, i cui falsi giudizi avevano contribuito al loro
continua...
esilio, fu improvvisamente destituito e morì in Francia per un attacco cardiaco. L'accaduto fu
commentato da una dichiarazione che prediceva l'imminente destituzione del suo collega, il Primo
Ministro `Alí Páshá, la caduta e la morte del Sultano e la perdita di territori turchi in Europa, una
serie di disastri che si verificarono in rapida successione.
Una lettera avvertì l'imperatore Napoleone III che, a causa della sua insincerità e dell'abuso di
potere, `... sarà gettato nel disordine il tuo regno e l'impero sfuggirà dalle tue mani, come
punizione per quel che hai operato.... T'ha fatto inorgoglire la tua pompa? Per la Mia vita! Non
durerà, anzi ben presto svanirà ...'. Della disastrosa Guerra Franco-prussiana e della conseguente
caduta di Napoleone III, che si verificò meno di un anno dopo questa affermazione, Alistair Horne,
moderno studioso della storia politica della Francia del XIX secolo, ha scritto:
Forse la storia non conosce esempio più impressionante di quella che i Greci chiamavano
`peripateia', la terribile caduta da orgogliose altezze. Certamente nessuna nazione
nei tempi moderni, altrettanto colma di apparente magnificenza e opulenta di beni
materiali, è stata mai sottoposta in un tempo così breve a peggiore umiliazione.
Solo pochi mesi prima dell'inattesa serie di avvenimenti europei che portarono all'invasione degli
Stati Pontifici e all'annessione di Roma da parte delle forze del nuovo Regno d'Italia, una frase
rivolta al papa Pio IX aveva così esortato il Pontefice: `Abbandona il tuo regno ai re, ed esci dalla
tua dimora col viso rivolto verso il Regno... Sii come è stato il tuo Signore ... Invero, il giorno del
raccolto è giunto, e tutte le cose sono state separate l'una dall'altra. Egli ha riposto quel che ha
scelto nei recipienti della giustizia, e ha gettato nel fuoco ciò che al fuoco si addice....'
Particolarmente profetico fu un brano dello stesso periodo. che profetizzava più lontani eventi in
Germania. Il sovrano prussiano, Guglielmo I, il cui governo aveva deliberatamente scatenato la
guerra poi sfociata nella schiacciante disfatta della Francia e nella creazione del nuovo `Impero
Tedesco', fu avvertito così
O rive del Reno! Vi abbiamo viste coperte di grumi di sangue, poiché le spade del
castigo sono state sguainate contro di voi; e voi ne avrete per ancora una volta. E
udiamo i lamenti di Berlino, sebbene essa sia oggi in evidente gloria.
Di tono ben diverso sono due dei grandi pronunciamenti, l'uno indirizzato alla regina Vittoria e
l'altro ai `Governanti d'America e ai Presidenti delle sue Repubbliche’ . Il primo esalta l'atto
pionieristico dell'abolizione della schiavitù nell'Impero Britannico ed elogia il principio del governo
rappresentativo. L'altro si apre con l'annuncio del Giorno di Dio e si conclude con un invito, un
virtuale mandato, che non ha paralleli in nessun altro messaggio: `Unite i deboli con le mani della
giustizia e schiacciate l'oppressore che prospera con la sferza dei comandamenti del vostro Signore,
l'Ordinatore, l'Onnisciente’
Luci e tenebre della religione
Bahá'u'lláh riserva la Sua condanna più severa alle barriere che la religione organizzata ha eretto,
nel corso della storia, fra l'umanità e le Rivelazioni di Dio. Su un processo divino il cui scopo è
sempre stato spirituale e morale sono stati ripetutamente sovrapposti dogmi ispirati dalla
superstizione popolare e perfezionati da un'intelligenza male impiegata. Leggi di interazione
sociale, rivelate per consolidare la vita della comunità, sono state usate come base per strutture di
dottrine e pratiche arcane che hanno oppresso le masse il cui bene erano destinate a servire.
Perfino l'uso dell'intelletto, il principale strumento in possesso della razza umana, è stato
deliberatamente ostacolato, fino a creare una spaccatura in quel dialogo fra fede e scienza dal
quale dipende la vita della civiltà.
La conseguenza di questo triste passato è il discredito mondiale nel quale la religione è caduta.
Peggio ancora, la religione organizzata è divenuta una virulentissima causa di odio e di guerra fra i
popoli del mondo. `L'odio e il fanatismo religioso' Bahá'u'lláh ammonì oltre un secolo fa `sono per il
mondo un fuoco divoratore la cui violenza nessuno può placare: soltanto la Mano del potere divino
può liberare l'umanità da questa desolante afflizione’.
Coloro che Dio riterrà responsabili di questa tragedia, dice Bahá'u'lláh, sono i capi religiosi, che
hanno avuto la presunzione di parlare in Suo nome nel corso della storia. I loro tentativi di fare
della Parola di Dio una riserva privata e della sua esposizione un mezzo di glorificazione personale
sono stati il più grande ostacolo contro il quale il progresso della civiltà ha dovuto lottare. Nel
perseguimento dei loro fini, molti non hanno esitato ad alzare le mani contro gli stessi Messaggeri
di Dio, quando si sono presentati:
.
continua...
In tutte le età i capi della religione, tenendo nel loro possente pugno le redini dell'autorità,
hanno impedito alla gente di raggiungere la riva dell'eterna salvazione.
Chi per brama di primato, chi per mancanza di conoscenza e comprensione sono stati
per loro causa di privazione. I Profeti di Dio hanno bevuto al calice del sacrificio e
si sono involati verso le altezze della gloria, con la sanzione della loro autorità....
RivolgendoSi al clero di tutte le fedi, Bahá'u'lláh li avverte della responsabilità che si sono così
sconsideratamente assunti nella storia:
Voi siete come una sorgente. Se essa cambierà, così pure cambieranno i fiumi che
hanno origine da essa. Temete Dio, e siate annoverati fra i pii. Similmente, se il cuore
dell'uomo è corrotto, le sue membra saranno anche corrotte. E similmente, se la
radice di un albero è corrotta, i suoi rami, i suoi virgulti, le sue foglie e i suoi frutti
saranno corrotti...
Questi brani, rivelati in un momento in cui l'ortodossia religiosa era una delle grandi potenze del
mondo, dichiarano inoltre che quel potere è in realtà finito e che la casta sacerdotale non ha più
alcun ruolo sociale nella storia del mondo: `O accolta di teologi! D'ora innanzi non dovete più
ritenervi depositari di alcun potere...'. A un oppositore particolarmente accanito appartenente al
clero musulmano Bahá'u'lláh disse: `Sei come l'ultimo sprazzo di sole in cima ai monti, che ben
presto svanirà secondo il decreto di Dio, Colui Che tutto possiede, l'Eccelso. La gloria tua e dei tuoi
pari è stata tolta... '.
Queste parole non si riferiscono all'organizzazione dell'attività religiosa, ma all'abuso dei suoi
mezzi. Gli scritti di Bahá'u'lláh sono generosi nell'apprezzare non solo il grande contributo che la
religione organizzata ha dato alla civiltà, ma anche i beneficî che il mondo ha tratto
dall'abnegazione e dall'amore per l' umanità che hanno caratterizzato il clero e gli ordini religiosi di
tutte le fedi:
... quei teologi che sono veramente adorni dell'ornamento del sapere e del buon carattere
sono, in verità, come una testa per il corpo del mondo e occhi per le nazioni...
E tuttavia sollecitano tutti, credenti e non credenti, clero e laici, a riconoscere le conseguenze che
il mondo d'oggi deve subire a causa dell'universale corruzione dell'impulso religioso. Nel generale
allontanamento da Dio, si è interrotta una relazione dalla quale dipende la struttura della vita
morale. Facoltà naturali dell'anima razionale, vitali per lo sviluppo e la preservazione dei valori
umani, nessuno le tiene più in alcuna considerazione:
La vitalità della fede degli uomini in Dio va spegnendosi in ogni paese; null'altro
che la Sua salutare medicina può ristabilirla. La corrosione dell'empietà sta distruggendo
gli organi vitali della società umana; che cosa tranne l'Elisir della Sua potente
Rivelazione, può purificarle o rinnovarle?... Il Verbo di Dio soltanto può vantare la
distinzione di essere dotato della capacità necessaria per un sì grande e vasto cambiamento.
Pace mondiale
Alla luce dei fatti successivi, gli ammonimenti e gli appelli contenuti negli scritti di Bahá'u'lláh di
questo periodo assumono una terribile acutezza:
O voi membri delle Assemblee in quella terra e in altri Paesi!... Paragonate il mondo
al corpo umano che, per quanto sano e perfetto al momento della creazione, è stato
afflitto, per cause diverse, da gravi disturbi e malanni. Neppure per un solo giorno
ha trovato pace, anzi la sua malattia s'è sempre più aggravata perché è caduto sotto
le cure di medici ignoranti,che dando libero sfogo ai loro desideri personali hanno
commesso madornali errori. E se, una volta, in seguito alle cure di un abile medico,
un membro di quel corpo fu risanato, gli altri rimasero afflitti dal male come prima....
Noi lo vediamo, oggi, alla mercé di governanti così ebbri d'orgoglio che non
riescono a scorgere chiaramente il loro vero tornaconto e tanto meno a riconoscere
una Rivelazione così sbalorditiva e ardita....
Questo è il Giorno in cui la terra narrerà le sue novelle. Gli artefici d'iniquità sono i
suoi fardelli, oh se soltanto poteste accorgervene....
Tutti gli uomini sono stati creati per far avanzare una civiltà in continuo progresso.
L'Onnipotente Mi è testimone Agire come le bestie dei campi è indegno dell'uomo. Le
virtù che si addicono alla sua dignità, sono tolleranza, misericordia, compassione e
premura affettuosa verso tutti i popoli e tutte le tribù della terra...
.
continua...
Una nuova vita si agita in questa èra in tutti i popoli della terra; eppure nessuno ne
ha scoperta la causa né scorto il motivo. Guarda i popoli occidentali. Osserva come
nel seguire ciò che è vano e volgare abbiano sacrificato e continuino a sacrificare
innumerevoli vite allo scopo di continuare a loro modo.
In tutte le faccende occorre moderazione; qualsiasi cosa, portata agli eccessi,si dimostra
fonte di malanni.... Nel mondo esistono cose strane e stupefacenti, che sono
celate alle menti e alla comprensione umana. Esse hanno il potere di modificare l'intera
atmosfera terrestre e la loro contaminazione sarebbe esiziale....
Negli scritti posteriori, alcuni dei quali indirizzati all'umanità collettivamente, Bahá'u'lláh
raccomandò l'adozione di provvedimenti per quella che chiamò la `Grande Pace’ . Così disse,
sarebbero state alleviate le sofferenze e gli sconvolgimenti che Egli vedeva colpire la razza umana
finché i popoli del mondo non avessero abbracciato la Rivelazione di Dio e con il suo aiuto portato
la Più Grande Pace:
Verrà il tempo in cui sarà universalmente sentita l'imperiosa necessità di costituire
una vasta assemblea di tutti gli uomini. I potenti e i re della terra dovranno intervenirvi
e, partecipando alle sue deliberazioni, prendere in considerazione le vie e i
mezzi che costituiscono le fondamenta della Grande Pace mondiale fra gli uomini.
Una simile pace esige che per amore della tranquillità dei popoli della terra, le
Grandi Potenze si decidano a riconciliarsi pienamente fra di loro. Se un re si levasse
in armi contro un altro, tutti dovranno sorgere uniti contro di lui ed impedirglielo. Se
ciò accadrà le nazioni del mondo non avranno bisogno di alcun altro armamento oltre
a quello necessario per conservare la sicurezza dei loro regni e mantenere l'ordine
interno dei loro territori.... Si avvicina il giorno in cui tutti i popoli della terra adotteranno
una lingua universale e un'unica scrittura. Quando ci si sarà giunti, in
qualsiasi città arrivino, ai viaggiatori sembrerà di entrare a casa propria.... È un
vero uomo colui che si dedica a servire l'intera razza umana.... Non ci si deve vantare
di amare la propria patria ma piuttosto di amare il mondo intero. La terra è un
solo paese e l'umanità i suoi cittadini.
`Non ... per Mia Propria volontà'
Nella lettera a Násiri'd-Dín Sháh, imperatore di Persia, nella quale Si astiene da qualunque
rimprovero per l'incarcerazione nel Síyah-Chál e per le altre ingiustizie subite per sua mano,
Bahá'u'lláh parla del Proprio ruolo nel Piano Divino:
Non ero che un uomo come gli altri, addormentato sul Mio giaciglio, quand'ecco, le
brezze del Gloriosissimo furono alitate su di Me e M'insegnarono la sapienza di tutto
ciò che è stato. Questo non procede da Me, ma da Uno che è Onnipotente ed Onnisciente.
Ed Egli M'ingiunse di levar la voce fra terra e cielo, e a causa di ciò Mi accaddero
cose che fecero versare lacrime a ogni uomo perspicace. Non ho studiato le
discipline correnti fra gli uomini né sono entrato nelle loro scuole. Chiedi nella città
in cui ho dimorato, acciocché tu possa ben assicurarti che non sono di coloro che
mentiscono.
La missione alla quale aveva dedicato tutta l'esistenza, che Gli era costata la vita di un amato
giovane figlio e tutto il patrimonio. che Gli aveva rovinato la salute e portato prigionia, esilio e
ingiurie, non era stata un'iniziativa personale. `Non... per Mia Propria volontà', disse, aveva
imboccato quella strada:
Credete, o genti, che Io tenga nel Mio pugno il controllo finale della Volontà e del
Disegno di Dio?... Se il destino finale della Fede di Dio fosse stato in mano Mia non
avrei mai acconsentito, neppure per un attimo, a manifestarMi a voi né avrei mai
permesso ad una sola parola di uscire dalle Mie labbra. Di ciò, Dio Stesso Mi è, invero,
testimone.
Come Si era totalmente assoggettato all'appello divino, così non aveva alcun dubbio sul ruolo che
era stato chiamato a svolgere nella storia umana. In quanto Manifestazione di Dio dell'èra
dell'adempimento, Egli è il promesso di tutte le scritture del passato, il `Desiderio delle nazioni', il
`Re della Gloria'. Per il Giudaismo è il `Signore degli Eserciti'; per il Cristianesimo, il ritorno di
Cristo nella gloria del Padre; per l'Islam, il `Grande Annunzio'; per il Buddhismo, il `Buddha
Maitreya'; per l'Induismo, la nuova incarnazione di Krishna; per il Mazdeismo, l'avvento dello `Sháh-
Bahram'.
Come le Manifestazioni di Dio che Lo hanno preceduto, Egli è la Voce di Dio e il suo canale umano:
`Quando guardo, o mio Dio, alla relazione che Mi lega a Te, Mi sento spinto a proclamare a tutte le
continua...
cose create "in verità, sono Dio"; e quando considero il mio essere ecco, lo trovo più grezzo della
creta'.
`Alcuni di voi hanno detto:' Bahá'u'lláh dichiarò `"Egli è Colui Che ha preteso di essere Dio". Nel
nome di Dio! Questa è una grave calunnia. Io non sono che un servo di Dio, Che ha creduto in Lui e
nei Suoi segni... La Mia lingua, il Mio cuore e tutto il Mio essere attestano che non v'è altro Dio che
Lui, che tutti gli altri sono stati creati per Suo comando e plasmati ad opera della Sua Volontà.... Io
sono Colui Che divulga i favori coi quali Dio, con la Sua munificenza, Mi ha favorito. Se questo è un
peccato, allora veramente sono il primo dei peccatori....'.
I Suoi scritti attingono a innumerevoli metafore nel tentativo di esprimere il paradosso che
costituisce il cuore del fenomeno della divina Rivelazione del volere di Dio:
sono ... il Falcone reale sul braccio dell'Onnipossente; dispiego le ali abbassate di
ogni uccello ferito sospingendolo a volare.
Questa non è che una foglia mossa dai venti della volontà del tuo Signore, l'Onnipotente,
il Lodatissimo. Può essa ferma restare, quando i venti tempestosi soffiano? No,
per Colui Che è il Signore dei Nomi e degli Attributi! Essi la muovono a loro piacimento....
Il Patto di Dio con l'umanità
Nel giugno 1877, Bahá'u'lláh finalmente uscì dallo stretto isolamento della città-prigione di `Akká e
Si trasferì con la famiglia a `Mazrá`ih', una piccola proprietà pochi chilometri a nord della città.
Com'era stato predetto nella Sua dichiarazione al governo turco, il sultano `Abdu'l-`Azíz era stato
deposto e assassinato in una congiura di palazzo e folate dei venti di cambiamento politico che
attraversavano il mondo stavano incominciando a penetrare perfino nei chiusi precinti del sistema
imperiale ottomano. Dopo due anni di permanenza a Mazrá`ih, Bahá'u'lláh Si trasferì a `Bahjí', una
spaziosa residenza circondata da giardini, che il figlio `Abdu'l-Bahá aveva preso in affitto per Lui e
per i membri della Sua grande famiglia. Gli ultimi dodici anni della Sua vita furono dedicati a
scritti che trattano una grande varietà di temi spirituali e sociali e a ricevere un fiume di pellegrini
bahá'í che venivano, fra mille difficoltà, dalla Persia e da altri paesi.
Intanto, nel Vicino e Medio Oriente fra coloro che avevano accettato il Suo messaggio stava
incominciando a prendere forma il nucleo di una vita comunitaria. Per guidarli, Bahá'u'lláh aveva
rivelato un sistema di leggi e istituzioni destinato a dare effetto pratico ai principî esposti nei Suoi
scritti. L'autorità era conferita a consigli democraticamente eletti dall'intera comunità, vi erano
provvedimenti per impedire la possibilità che si formasse un'élite clericale e venivano stabiliti
principî di consultazione e di attività decisionale di gruppo.
Il fulcro di questo sistema era quello che Bahá'u'lláh chiamò un `nuovo Patto' fra Dio e l'umanità. La
caratteristica peculiare della maggiore età del genere umano è che, per la prima volta nella storia,
l'intera razza umana ha una sia pur vaga consapevolezza della propria unità e del fatto che la terra
è un'unica patria. Questo risveglio apre la strada a un nuovo rapporto fra Dio e l'uomo. Quando
accetteranno l'autorità spirituale insita nella guida della Rivelazione di Dio per questa èra, Egli
disse, i popoli del mondo troveranno in sé un potere morale che il solo sforzo umano non è in grado
di produrre. Come risultato di questo rapporto emergerà una `nuova razza d'uomini' e avrà inizio
l'opera di costruzione d'una civiltà planetaria. La missione della comunità bahá'í è di dimostrare che
questo Patto ha il potere di risanare i mali che dividono la razza umana.
Bahá'u'lláh morì a Bahjí il 29 maggio 1892 a 75 anni. Al tempo del Suo trapasso, la causa che Gli era
stata affidata quarant'anni prima nell'oscurità del Buco Nero di Teheran era pronta a uscire dalle
terre islamiche dove aveva preso forma e a stabilirsi prima in America e in Europa e poi nel resto
del mondo. Sarebbe così diventata una dimostrazione della promessa del nuovo Patto fra Dio e
l'umanità. Infatti, unica fra tutte le religioni indipendenti del mondo, la Fede Bahá'í e la sua
comunità di credenti avrebbero felicemente superato il difficile primo secolo di esistenza, la loro
unità solidamente intatta, neanche sfiorata dall'antica piaga dello scisma e delle fazioni. La loro
esperienza è una prova schiacciante dell'assicurazione di Bahá'u'lláh che la razza umana, con tutte
le sue diversità, può imparare a vivere e a lavorare come un solo popolo, in un'unica comune patria
planetaria.
Appena due anni prima di morire, Bahá'u'lláh ricevette a Bahjí uno dei pochi occidentali che Lo
incontrarono e l'unico che abbia lasciato un resoconto scritto di quell'esperienza. Il visitatore era
Edward Granville Browne, giovane orientalista emergente dell'Università di Cambridge, la cui
attenzione era stata originariamente attratta dalla drammatica storia del Báb e della Sua eroica
schiera di seguaci. Del Suo incontro con Bahá'u'lláh, Browne scrisse:
Sebbene sospettassi vagamente dove mi recassi e chi avrei visto (poiché non mi era
stata data alcuna idea precisa), trascorsero un secondo o due prima che, con un palpito
continua...
di meraviglia e di rapimento, mi rendessi definitivamente conto che la stanza non
era disabitata. Nell'angolo dove il divano incontrava il muro sedeva una Figura meravigliosa
e venerabile... Non potrò mai dimenticare il viso di colui che ammiravo, sebbene
io sia ora incapace di descriverlo. Quegli occhi penetranti sembravano leggere
l'anima; la fronte assai spaziosa denotava possanza e autorità... Non v'era certo bisogno
di chiedere alla presenza di chi mi trovassi, mentre mi inchinavo dinanzi a colui
che è oggetto di devozione e d'amore tali che i re possono invidiare e gli imperatori
sospirare invano! Una voce gentile e dignitosa m'invitò a sedere e quindi proseguì:
"Sia lodato Iddio che tu giungesti!... Sei venuto a vedere un prigioniero e un esiliato...
Noi desideriamo soltanto il bene del mondo e la felicità delle nazioni; eppure ci considerano
fomentatori di discordie e sedizioni, punibili con la cattività e l'esilio... Tutte
le nazioni abbraccino la medesima fede e tutti gli uomini divengano fratelli; i legami
d'affetto e di unione fra la progenie umana si rafforzino; le diversità di religione cessino
e l'antagonismo di razza svanisca... che male v'è in ciò?... Eppure tutto ciò avverrà;
le lotte infruttuose, le guerre rovinose svaniranno e si avrà l'avvento della "Più
Grande Pace"...