La Fede bahai in breve
Ogni 5 anni, viene eletta la
Casa Universale di Giustizia.
Nell’occasione, tutti i delegati
convenuti ad Haifa da tutto il
mondo, indossano i loro abiti
tradizionali, come mostra la
foto. La cosa avviene senza
ipocrisie: se il costume
tradizionale è “succinto”, non
si chiede di cambiarlo. Forse è
per questo che l’uomo vestito
all’ occidentale più elegante
che abbia mai visto, era un
amico bahai, aborigeno (al
100%) australiano. E’ molto
facile far amare la “propria”
cultura: basta amare quelle
degli “altri”...
I bahai sono cittadini del
mondo!
.
IN TUTTO IL GLOBO, I BAHAI LAVORANO PER IL CAMBIAMENTO,
CONDIVIDENDO UNO SCOPO COMUNE
ED UNA VISIONE UNITARIA
Matrimoni interetnici
Aparthaid
L’istruzione è possibile
Unità nella diversità
Parità di dignità e diritti uomo-donna
Indipendenza bahai
Fin dai primissimi tempi, attorno alle credenze religiose sono state create delle comunità.
Quelle bahá’í sono caratterizzate da un modo di vivere originale.
Tutti gli Scritti Sacri
bahai, sono editi dalla
Casa Editrice bahai
© 2005-10 Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í d’Italia | Webmaster Claudio Malvezzi |
Alcune Preghiere e Tavole
.
Per saperne di più...
Stanlake Kukama, che in gioventù era stato funzionario regionale per l’African National Congress in
Sud Africa, lasciò la politica negli anni ’50 per seguire altre vie che portassero alla fine dell’apartheid
nella sua terra.
Sebbene ora sia in pensione, la sua meta negli ultimi trent’anni è stata quella di lavorare per la
costruzione di una comunità di persone integrate che servisse a dimostrare la possibilità di relazioni
armoniose tra neri e bianchi nell’Africa del Sud.
All’epoca in cui cominciò a studiare gli insegnamenti di
Bahá’u’lláh, negli anni ’50, ad esempio, Stanlake Kukama
era segretario locale dell’African National Congress.
"Odiavo i bianchi", dice il sig. Kukama, che ora risiede
nel Bophuthatswana. "Per me tutti i bianchi erano
oppressori."
Con questo atteggiamento all’inizio gli fu difficile accettare
gli insegnamenti di Bahá’u’lláh per l’importanza ch’Egli
dà all’unicità del genere umano e alla necessità di lavorare
per eliminare i pregiudizi razziali - principio che significa
che non soltanto i bianchi devono accettare i neri come
pari ed amici, ma che anche i neri devono imparare a convivere e ad amare i bianchi.
Il signor Kukama alla fine si convinse che questa - e non quella dell’opposizione politica - è la via che
condurrà ad un mondo migliore. E così, da allora, ha lavorato per costruire una comunità armoniosa e
diversa che potrà, a tempo debito, dimostrare a tutti i sudafricani che associarsi a ente di tutte le
razze non solo è possibile, ma dà gioia e riflette la realtà dell’unicità del genere umano.
La composizione della comunità bahá’í sudafricana
abbraccia oggi praticamente tutte le razze, gruppi
etnici e tribù che vi risiedono. Più del 90% dei circa
7.500 bahá’í del Sud Africa sono di colore
- percentuale che più o meno corrisponde alla realtà
del paese. Sono sparsi in tutto il territorio, con
comunità locali in più di 150 tra paesi e città.
"La causa delle lotte in Sud Africa è il quarantennio
apartheid che ha ingigantito la separazione etnica",
dice il sig. Kukama, che è divenuto insegnante
dopo essere diventato bahá’í. "Ma nella comunità
bahá’í, sebbene si provenga da differenti tribù o razze, siamo tutti una sola cosa. E un giorno ci sarà un
solo mondo: questa è la mia visione di uomo. Unità, non separazione."
Primo Pacsi vive sulle alture delle Ande in Bolivia,
dove coltiva patate sui ripidi pendii che appartengono
alla sua famiglia da generazioni.
Membro del popolo Aymara, il signor Pacsi ha avuto
un’istruzione elementare. Ciò nonostante ha aiutato
ad organizzare per i bambini del suo villaggio un asilo
che offre un importante incentivo educativo negli anni
cruciali del loro sviluppo.
Nel suo villaggio, ha inoltre progettato a poco prezzo
una serra riscaldata ad energia solare, cosa che
ha permesso a lui ed ai suoi vicini di coltivare
varietà di frutta e verdura che altrimenti non
sarebbero cresciute a quell’altitudine.
Il lavoro di Primo Pacsi e degli altri bahá’í di Laku Lakuni, villaggio sull’altopiano della Bolivia, è stato di
fondare un piccolo asilo ed una serra ad energia solare, ed è un esempio di come i bahá’í cerchino di
servire la comunità in senso lato. L’asilo, che accoglie tutti i bambini di Laku Lakuni, dà un importante
aiuto al loro sviluppo.
Sebbene esista nel villaggio una scuola elementare statale, ai bambini in quella landa povera e desolata
spesso non è prestata un’adeguata attenzione negli anni che precedono la scuola, considerati invece i
più importanti da molti specialisti dell’evoluzione infantile. Come risultato essi rendono poco alle
elementari e inizia così una serie di fallimenti che getta ombra sulla loro intera vita.
Nell’asilo bahá’í sono incentivate le attività di gruppo come il semplice cantare insieme e il risultato è
significativo.
"C’è differenza tra gli scolari che hanno frequentato l’asilo e quelli che iniziano direttamente dalla scuola
elementare", dice il signor Pacsi. "Quelli che sono stati all’asilo riescono subito a capire l’insegnante.
E l’insegnante ha notato che chi ha frequentato l’asilo apprende molto più in fretta."
L’asilo è un’attività che non dà guadagno. Il signor Pacsi è il principale insegnante e, per la maggior parte
del tempo, offre la sua opera come volontario, sostenuto solo occasionalmente da donazioni dei genitori.
Le sue lezioni, tenute in un semplice edificio al centro del villaggio, durano solo poche ore.
"All’inizio i bambini avevano timore di venire", dice il signor Pacsi, che ha abbracciato la Fede Bahá'í a metà
degli anni ’80. "Non desideravano stare in gruppo. Ma ora amano venire a cantare insieme. Ora dicono
‘io! io! io!’ quando insegno un numero o faccio domande. Questo impegno è legato agli insegnamenti di
Bahá’u’lláh sul dovere di educare i nostri figli e cooperare e lavorare insieme."
lI signor Pacsi ed i suoi amici bahá’í sono stati anche di grande aiuto nell’incoraggiare, nella loro comunità,
l’uso della serra ad energia solare. Sviluppata nel Centro di Studi dell’Ambiente "Dorothy Baker" di
Cochabamba, un centro di studio e ricerca sull’ambiente gestito da bahai a circa 200 km di distanza, la
serra permette alle famiglie di Laku Lakuni e ad altre comunità dell’altopiano andino di far crescere
varietà di frutta e ortaggi altrimenti impossibili da coltivare a quelle altitudini.
"Ci piace proprio la serra", dice il signor Pacsi, che fu il primo a Laku Lakuni a costruirne una. "Senza non
potremmo avere verdure - non possiamo comprarle. Ma con la serra le abbiamo. Ora possiamo fare le
frittate con cipolle e pomodori. Il mio bambino non sapeva nemmeno che esistessero le verdure.
Ora raccoglie i pomodori dalle piante e li mangia direttamente nella serra. Ora sa che se pianti un seme
e lo nutri, il frutto cresce."
La comunità mondiale bahá’í può essere considerata il più diverso ed aperto raggruppamento di gente
della terra. È anche tra le organizzazioni più unificate del mondo, carattere questo che forse è il tratto
che la distingue maggiormente.
I bahá’í del mondo provengono da tutte le tradizioni religiose: buddisti, cristiani, indù, gianisti, ebrei,
musulmani, sikh, zoroastriani, animisti e laici. Eppure studiano uno stesso corpo di Scritture, osservano
un unificante codice di leggi religiose e sono guidati da un unico sistema amministrativo internazionale.
Il loro senso di unità va oltre la condivisione di una stessa teologia. È espresso nell' impegno in un
programma globale per il progresso morale, spirituale e sociale che rappresenta molti dei più grandi
ideali di civiltà!
"Che la vostra visione abbracci tutto il mondo, piuttosto che essere confinata a voi stessi." Bahá'u'lláh
"L’Onnisciente Medico ha il dito sul polso dell’umanità. Percepisce la malattia e prescrive, nella Sua
infinita saggezza, il rimedio. Ogni età ha il suo problema... Il rimedio che il mondo necessita nelle
sue attuali afflizioni non potrà mai essere uguale a quello che epoche seguenti potranno richiedere.
Siate ansiosamente preoccupati dei bisogni dell’epoca in cui vivete, e centrate i vostri sforzi sulle sue
esigenze e richieste." Bahá'u'lláh
Le comunità bahá’í sono abbastanza diffuse. I bahá’í non vogliono isolarsi dal mondo; gli scritti di
Bahá’u’lláh incoraggiano il coinvolgimento con il resto dell’umanità. La maggior parte dei bahai
conducono una vita che non è in disarmonia con la società in cui sono nati - salvo per un forte impegno
in certi principi spirituali e sociali. Nonostante questa diffusione, comunque, i bahá’í riescono a
mantenere la loro unità essenziale attraverso un sistema di consigli diretti eletti liberamente, che
operano a livello locale, nazionale ed internazionale.
A livello locale, ad esempio, i bahá’í ogni anno eleggono un consiglio amministrativo di nove
membri, conosciuto come Assemblea Spirituale Locale. In ogni attività devono obbedire alle leggi civili
ed essere fedeli ai loro rispettivi governi. Mentre possono accettare posti o nomine statali che non
dipendano da fazioni, viene loro richiesta la non partecipazione alle attività di politica partitica.
La promozione della parità
tra uomo e donna è una meta
primaria, come lo è lo sforzo
mirante a porre fine alla lotta
razziale ed etnica.
Un altro grande obiettivo è
incoraggiare il concetto di
giustizia economica per tutti
i popoli, come pure assicurare
l’accesso per tutti ad una
buona istruzione.
La comunità rifugge da
qualsiasi forma di superstizione
e stabilisce per i propri seguaci
il raggiungimento di un alto
modello morale.
La pace mondiale e l’istituzione
di una comunità globale unita
sono state, e sempre saranno
motivi di particolare impegno.
In effetti nessun’altra organizzazione mondiale di tale diversità, affiliata a questa o quella linea
religiosa, politica o sociale, può vantare una partecipazione tanto impegnata in una visione che è
nello stesso tempo così singolare, coerente e universale.
La fonte di questa visione è Bahá’u’lláh (1817-1892), il Fondatore della Fede Bahá’í.
Nobile persiano, passò gli ultimi quarant’anni della Sua vita in prigione e in esilio, e scrisse
l’equivalente di più di cento volumi, scritti che oggi sono fondamenta su cui si basa la comunità
internazionale bahá’í.
La Casa Universale di Giustizia.
Istituita nel “Libro più Santo”,
confermata nel “Testamento di
‘Abdu’l-Bahá”, è la suprema
Istituzione bahai.
Attualmente è composta da nove
Membri (19 in futuro). E’ stata eletta
nel 1963 per la prima volta.
Da allora, ogni cinque anni, viene
rieletta a scrutinio segreto, dai
Membri delle Assemblee Spiriuali
Nazionali, convenuti ad Haifa per
l’Occorrenza.
Al di fuori del Consiglio, come per
ogni altra Istituzione bahai, tutti i
bahai hanno pari dignità ed importanza.
Edifici delle Istituzioni bahai sul Monte Carmelo.
Fin dai tempi più antichi, la religione è stata un potente impulso per la trasformazione personale e sociale.
Sia nella vita dei singoli credenti che nelle diverse comunità, la Fede Bahai è una chiara dimostrazione di
questa regola. Lo scopo primario della vita e conoscere e adorare Dio e contribuire ad una civiltà globale
in continuo progresso. I bahá’í cercano di adempiere a questo compito con varie attività individuali,
familiari e comunitarie.
In passato, qualche volta, gli studiosi si sono riferiti alla Fede Bahai come ad una "setta" dell’Islam perché
il suo Profeta e i primi seguaci venivano da una società islamica.
Oggi gli specialisti di religioni riconoscono che tale riferimento sarebbe come definire il Cristianesimo
una setta del Giudaismo, o riferirsi al Buddismo come ad una "denominazione" dell’Induismo.
Sebbene Cristo in verità fosse ebreo e Buddha indù, i Loro messaggi religiosi non furono semplici
reinterpretazioni delle religioni in cui nacquero, ma andarono ben oltre.
Nello stesso modo, Bahá’u’lláh ha posto fondamenta spirituali completamente nuove. I Suoi scritti sono
indipendenti, ed il Suo lavoro trascende quello di un riformatore religioso. Come lo storico Arnold Toynbee
ha osservato nel 1959: "Il Bahaismo (sic) è una religione indipendente alla pari con l’Islam, il Cristianesimo
e le altre religioni mondiali riconosciute. Il Bahaismo non è la setta di qualche altra religione; è una
religione separata, ed ha lo stesso rango delle altre religioni riconosciute."
continua...
C.I. d’insegnamento
Sede C.U.G.
C.I. studi
Archivi
Mausoleo del Bab
La Fede bahai è l’unica religione al mondo ad avere il proprio centro spirituale coincidente
territorialmente con quello amministrativo.
Il percorso per raggiungere i vari edifici disegna un “arco” ed è così che i bahai li definiscono nel
loro complesso.
Fulcro spirituale e fisico di questa geometria, sono le tombe della moglie e del figlio, morto martire,
di Bahá’u’lláh, vedi foto:
Kimiko Schwerin vive con il marito americano John in un sobborgo di Tokyo, dove dirigono con successo
una scuola di lingue. Nata a Nagasaki, la signora Schwerin ha infranto in molti modi il modello di donna
giapponese della sua generazione. Non solo ha sposato uno straniero, fatto per cui una volta fu
schiaffeggiata da uno sconosciuto, ma partecipa a varie attività per la promozione dell’uguaglianza
delle donne.La famiglia, cellula-base, secondo Bahá’u’lláh, è il fondamento della società umana.
Kimiko Schwerin crede, ad esempio, che il suo matrimonio sia una dimostrazione dell’unità di tutti
i popoli. Nella società tradizionale giapponese il matrimonio con uno straniero è un tabù non dichiarato.
Una volta, per esempio, mentre viaggiava in treno con suo marito nei primi anni ’70, un giapponese
di mezza età si alzò e la schiaffeggiò all’improvviso.
"I popoli del mondo, di qualsiasi razza o religione, derivano la loro ispirazione da una sola fonte
divina, e sono sudditi di un solo Dio." Bahá'u'lláh
E questo perché ero con uno ‘straniero’", dice la signora Schwerin, che è cresciuta a Nagasaki
ed ora dirige con suo marito una scuola di lingua inglese nella periferia di Tokyo. "A quell’epoca c’era
un forte pregiudizio nei confronti dei matrimoni misti. Il matrimonio con uno straniero era considerato
indecente." "Ma io non mi sentii imbarazzata per nulla!", aggiunge, "Mi dispiacque solo per l’uomo
che aveva questi pregiudizi. Proprio perché sono bahá’í credo che il matrimonio misto sia una cosa
da fare."
Gli Schwerin vedono la loro esperienza come un esempio di come il matrimonio misto possa promuovere
una maggiore consapevolezza delle altre culture. "Dato che la Fede Bahá’í include tutte le razze e
tutte le culture noi evitiamo molti dei
conflitti che possono tradizionalmente
nascere quando un giapponese sposa uno
straniero", dice la signora Schwerin.
"Per esempio John proviene da un ambiente
cristiano ed io da uno buddista", prosegue.
"Il problema di scegliere in quale fede
educare i figli spesso affligge i matrimoni
misti. Poiché noi crediamo nell’unicità
delle religioni abbiamo educato i nostri figli
ad apprezzarle tutte." La signora Schwerin,
oltre ad essere una donna di successo nel
proprio lavoro, è anche attiva nel
promuovere il concetto della parità delle
donne. Viaggia spesso per tutto il Giappone e nei paesi vicini per promuovere questo principio - e gli
altri ideali della Fede Bahá’í.