



Ginevra, 11 luglio (BWNS) – Dopo la demolizione di alcune case baha’i nel villaggio iraniano di Ivel, di cui si è detto la settimana scorsa, c’è un’altra storia da raccontare: quella di alcuni paesani simpatizzanti che hanno deplorato con i vicini baha’i le ingiustizie che essi sono stati costretti a subire.
È anche la storia di un indomito spirito e di una dedizione al bene sociale che continua a permettere ai baha’i di superare le loro lunghe persecuzioni e di partecipare attivamente allo sviluppo socio-economico del proprio villaggio.
Servizio e persecuzioni
Un tempo Ivel era la residenza estiva di pastori provenienti dalla vicina regione del Mazandaran. I baha’i sono presenti nel villaggio da oltre 150 anni. Erano circa la metà della popolazione del villaggio sin da quando la loro Fede è nata in Iran nella metà del XIX secolo. Per tutto questo tempo sono vissuti in relativa armonia accanto ai vicini musulmani.
Purtroppo elementi esterni fortemente ostili alla Fede hanno periodicamente cercato di fomentare la popolazione locale contro la comunità baha’i, scatenando intermittenti persecuzioni, da minacce di morte a forme minori di vessazioni .
Nel 1941, per esempio, la vita dei baha’i è stata in pericolo quando bande esterne hanno spinto alcuni cittadini locali ad aggredire i baha’i. I baha’i sono stati arrestati, brutalmente picchiati e soggetti a estorsioni, le loro case e le loro proprietà sono state saccheggiate. Infine, sono stati cacciati in un villaggio a sette chilometri di distanza. Qualche mese dopo, quando le acque si sono calmate, i baha’i sono ritornati nelle loro case e nelle loro fattorie.
Un episodio che dimostra a quale punto al quale sono arrivati i nemici dei baha’i si è verificato nella metà degli anni ’50 quando nel villaggio di Ivel arrivò un membro della nuova società «Hojjatieh». Hojjatieh, un’organizzazione sciita tradizionalista semi-clandestina, è stata fondata sulla premessa che il più grave pericolo per l’ Islam era l’«eresia» della Fede baha’i, che doveva essere eliminata.
Essendo falliti i suoi tentativi di creare una spaccatura fra i musulmani e i baha’i, costui cercò di impedire che le mucche dei baha’i pascolassero negli stessi prati dove pascolavano le mucche dei musulmani, con il pretesto che le mucche dei baha’i erano «impure».
Per qualche giorno, il bestiame dei baha’i restò nelle stalle, mentre quello dei musulmani andava a pascolare. I baha’i si appellarono ripetutamente al capo villaggio, chiedendo che avesse compassione per gli animali. Di conseguenza fu deciso che le mucche entrassero nei pascoli da lati opposti, in modo da rispettare il decreto. Ma la cosa non si accordava con il naturale istinto del bestiame che continuava a brucare assieme.
Contributi al progresso sociale
Ne corso degli anni, a dispetto degli sforzi per reprimerli, i baha’i hanno attivamente contribuito al miglioramento della vita nel villaggio. Oltre al ruolo che hanno sempre svolto nell’agricoltura locale, essi hanno fondato una scuola aperta a tutti i bambini locali, senza distinzioni religiose. Ne 1946, quando il governo iraniano incominciò a organizzare scuole rurali e si prese la responsabilità della scuola del villaggio, la scuola di Ivel aveva già sei classi elementari e dava un’istruzione generale a 120 scolari provenienti da Ivel e altri sette villaggi adiacenti.
Nel 1961, in un altro esempio di servizio alla comunità, i baha’i hanno costruito un bagno pubblico per gli abitanti del villaggio. Il bagno ha comportato migliorie del serbatoio d’acqua locale e opere di rimodernamento per migliorare il livello dell’igiene del servizio e della salute generale della gente.
Un’escalation delle aggressioni
Dopo la rivoluzione islamica del 1979 in Iran, la situazione dei baha’i in Ivel si è deteriorata. Sono state confiscate molte terre e i tentativi di riottenerle sono stati infruttuosi. Ai baha’i è stato fatto divieto di accedere agli ospedali e ad altre istituzioni che loro stessi avevano contribuito a creare. Gli insegnanti hanno incoraggiato i bambini musulmani a infierire contro i compagni di scuola baha’i. I genitori hanno protestato, ma l’insegnante ha escogitato altri modi per perseguitare gli alunni baha’i, per esempio bocciandoli agli esami.
Nel giugno 1983, i baha’i sono stati costretti ad abbandonare le loro case e trasportati in autobus nella città più vicina, Sari. Quando sono arrivati, le autorità li hanno rimandati indietro. Giunti a Ivel, sono stati rinchiusi in una moschea locale. Oltre 130 persone, fra le quali vecchi e bambini, sono stati tenuti prigionieri per tre giorni senza cibo e senza acqua. Dato che le pressioni per farli abiurare sono state infruttuose, hanno avuto il permesso di ritornare a casa. Ma la stessa notte sono stati aggrediti dagli abitanti del villaggio. Alcuni sono stati portati via dalla folla, altri sono stati feriti e molti altri sono stati cacciati nei boschi vicini.
Da allora, molti dei baha’i di Ivel hanno abitato nei pressi del villaggio e vi sono ritornati solo in estate per seminare e raccogliere le messi e prendersi cura delle loro proprietà. Secondo Natoli Derakhshan, un baha’i di Ivel che è stato recentemente intervistato da Radio Farda, una stazione radio persiana, «Ogni volta che i baha’i volevano andare a Ivel, dovevano chiedere alla magistratura il permesso di restare nelle proprie case per qualche giorno».
Negli ultimi tre anni, la Baha’i International Community ha verificato un aumento delle pressioni sui baha’i di Ivel per costringerli a lasciare la regione. «Le loro case vuote sono state date alle fiamme, i baha’i sono stati esposti ad aggressioni verbali e fisiche e il secolare cimitero baha’i è stato confiscato e venduto per farne una proprietà residenziale», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra.
«Molti baha’i hanno protestato a tutti i livelli, ma in genere si sono scontrati con muri di indifferenza. Le autorità dicono che possono fare poco contro l’ostilità della gente del luogo nei confronti dei baha’i », ha detto. «In ogni caso, i funzionari locali del governo hanno negato di essere al corrente delle demolizioni o delle ragioni per cui esse sono state fatte».
«Quello che sta accadendo a Ivel e nell’adiacente regione del Mazandaran, fa parte di una vasta campagna per umiliare e scoraggiare tutti i baha’i e impedire loro di praticare la loro fede in qualunque modo», ha detto la signora Ala’i. «Il governo ha chiaramente dimostrato che, se non è esso stesso il promotore di tutto questo, non ha nemmeno la volontà o la capacità di fermarlo».
Nelle ultime settimane il signor Derakhshan, avendo sentito parlare dell’imminente distruzione delle case baha’i nel villaggio, è andato da vari funzionari per chiedere se le voci erano vere. «Ci è stato detto di non preoccuparci, che le voci non erano vere e gli abbiamo creduto», egli ha detto a Radio Farda.
«Non sappiamo e non possiamo dire se l’ordine è stato dato da qualcuno», ha detto, «ma purtroppo hanno distrutto tutto».
Sostegno locale e internazionale
E invece molti abitanti di Ivel sono molto preoccupati per questi episodi. In un’intervista con il sito Rooz Online, il signor Derakhshan ha elogiato le persone che si sono dette costernate e preoccupate per il maltrattamento subito dai loro vicini baha’i: «In questi giorni molti musulmani sono venuti a trovarci con le lacrime agli occhi e ci hanno chiesto scusa e ci hanno stretto la mano! Siamo grati a tutti loro».
Gli episodi di Ivel hanno attratto l’attenzione anche molto lontano, sulla stampa e nei notiziari, anche online, di tutto il mondo, e fra questi un esercito di agenzie in lingua persiana.
Nel mondo anglofono, il 29 giugno u.s. Radio Free Europe/Radio Liberty ha parlato delle «case baha’i demolite in Iran». Ha anche fatto vedere un video dell’incidente che aveva avuto da attivisti dei diritti umani in Iran.
Il 29 giugno, National Review Online ha pubblicato un articolo intitolato “Case baha’i demolite dal regime in Iran».
Un servizio del sito web della BBC, intitolato «La comunità baha’i dell’Iran teme un’intensificazione delle persecuzioni», diceva: «Prima si vedono immagini di travi in fiamme. Poi compaiono gli edifici, alcuni senza finestre e senza porte, altri ridotti in macerie. Le immagini confuse riprese con un cellulare e pubblicate su YouTube da attivisti iraniani dei diritti umani mostrano scene di distruzione furtivamente riprese dall’interno di un’automobile…Le notizie riferite da alcuni abitanti di Ivel dicono che il 22 giugno quasi 50 case bahai erano state rase al suolo».
«Molti di questi siti hanno incoraggiato i lettori a scrivere i loro commenti», ha detto la signora Alai. «Dopo essere stati perseguitati per tutti questi anni, siamo certi che i baha’i di Ivel apprezzano il sostegno delle persone in tutto il mondo, compresi molti cittadini iraniani simpatizzanti, che hanno voluto esprimere il proprio sdegno per questo recente episodio».
Per leggere l’articolo online in inglese e vedere le foto, si vada a:
http://news.bahai.org/story/782




La più grande catastrofe che possa colpire l’umanità, è martirizzare una Manifestazione di Dio. L’ultima volta è avvenuto a Tabriz (Iran) il 9 luglio del 1850, ai danni del Bab (la Porta), Precursore di Bahá’u'lláh (la Gloria di Dio).
Se non fosse stato per una richiesta della mia ASL, non mi sarei mai cimentato sull’argomento: c’è più dolore di quanto io ne possa normalmente sopportare. Ho immaginato così quello degli altri, imaginando il dolore, la disperazione ed il senso di annientamento dei Babì, confortato dal fatto che quanto hanno sofferto, si è poi dimostrato vincente.
Come mostrarlo?… beh, mi sono affidato a qualcosa di simile (nessuno ha foto dell’epoca…), avvenuto nel 1840 e, a tutt’oggi, celebrato.
Pepin, giovane compositore, era ormai fallito come tale. Sfidando il Rossini, si era ritrovato a dover comporre “un’opera buffa” mentre, nel giro di due anni, la tisi gli portò via i suoi due figli e la moglie. L’opera fu un disastro tale che, Pepin, giurò a sè stesso che non avrebbe mai più composto in vita sua… Il Merelli, caparbio direttore della Scala di Milano, gli ficcò in tasca un libretto del Solera, lavoro talmente ostico che nessun compositore era riuscito a musicare. Arrivato a casa, tale libretto, cadde dalla tasca aprendosi su una preghiera.
Era quella di un popolo esule e schiavo a poche ore dal totale annientamento fisico. All’inizio evocava “l’aure dolci del suolo natal” di una patria “sì bella e perduta” (mi ricorda tanto l’attuale Iran). Continuava poi con un Dio che non risponde “arpa d’or che dei fatidici vati, perchè muta dal salice pendi?” e concludeva col chiedera a Dio, di accettare il loro dolore “o t’ispiri Signore il consenso, che n’infonde al patire virtù” come riscatto.
Pepin musicò questa preghiera con un valzer lento, rallentato fino all’esasperazione… Il risultato? Gli Ebrei, sulle ali del “Va’ Pensiero” tornarono alla loro amata terra, Pepin divenne Giuseppe Verdi prima ancora della prima e milioni di persone, a tutt’oggi, si commuovono al suono di questo canto, riportando (spesso inconsciamente) quanto una preghiera possa stravolgere la situazione più disperata in una sonante vittoria.
E’ ciò che è avvenuto per i Babì di allora, trasformatisi in Bahá’í di oggi, ormai diffusi in tutto il mondo.
Dedicato ai Babì ed ai Martiri di tutti i tempi.
Caramente il webmaster




Ginevra, 28 giugno (BWNS) – Le case di circa 50 famiglie baha’i di uno sperduto villaggio nel nord dell’Iran sono state demolite nel corso di una vasta campagna per espellerli dalla regione.
Il fatto è accaduto a Ivel, nel Mazandaran. Incitati da elementi ostili alla comunità baha’i, gli abitanti hanno bloccato tutti gli accessi al villaggio, mentre au-tocarri e quattro ruspe incominciavano a demolire le case.
Video amatoriali, ripresi con cellulari e impostati su Internet da attivisti iraniani per i diritti umani, mostrano diversi edifici ridotti in macerie e furiosi incendi.
Le demolizioni sono gli ultimi episodi di un programma sanzionato alle autorità che ha colpito ogni attività baha’i nella zona.
«I baha’i hanno avuto la proibizione di frequentare musulmani e di offrire servizi ai vicini e agli amici», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra.
«Le più semplici buone azioni, come portare i fiori a un ammalato in ospedale o fare una donazione a un orfanotrofio, sono considerate azioni contro il regime».
La maggior parte delle case baha’i di Ivel erano vuote perché i proprietari erano fuggiti dopo precedenti episodi di violenza o per trasferimento coatto. Nel 2007, per esempio, sei case sono state incendiate.
“I baha’i vivono in quest’area da oltre cent’anni e una volta la comunità era molto numerosa», ha detto la signora Ala’i. «Nel 1983, pochi anni dopo la rivoluzione iraniana, almeno 30 famiglie di questa’area e dei dintorni sono state fatte salire su autobus ed espulse.
«Le famiglie hanno cercato di ottenere giustizia dalle autorità, ma non ci sono riuscite e sono ritornate nell’area solo in estate per il raccolto», ha detto.
Il giorno dopo le demolizioni, un baha’i che si è recato sul posto con la famiglia per il raccolto è stato percosso e insultato da altri residenti. In passato, quando essi hanno cercato di rientrare nell’area per ricostruire o riparare le proprie proprietà, sono stati aggrediti da persone che vogliono cacciare i baha’i.
Persistenti attacchi governativi contro i baha’i in tutti i mezzi di comunicazione e il rifiuto dei funzionari locali di proteggerli hanno continuato a incitare odio contro i baha’i nella regione e in tutto l’Iran, ha detto la signora Alai.
«Quest’ultimo episodio dimostra fino a che punto sono arrivate le autorità nel trascurare il loro dovere di proteggere i baha’i e la loro libertà religiosa», ha detto.
Molti membri della comunità baha’i hanno sporto querela prima e dopo il recente episodio presso i funzionari governativi locali, compreso il governatore della provincia di Sari. Ma le autorità hanno sempre negato di essere al corrente delle demolizioni o delle loro ragioni.
Notizia sull’episodio sono apparse in vari siti Web di lingua persiana sin da venerdì scorso, ma la Baha’i International Community ha potuto confermarne i dettagli solo oggi. Le ultime notizie dicono che è stato ora demolito il 90 percento delle case baha’i.
Per leggere l’articolo in inglese e vedere le fotografie si vada a:
http://news.bahai.org/story/780




La sera di Sabato 12 Giugno i ragazzi dei gruppi giovanissimi di Mantova hanno dato a noi animatori e a tutti coloro che erano presenti alla festa organizzato da loro, la meravigliosa confermazione del fatto che il portale dei giovanissimi apre infinite possibilità di sviluppo per coloro che vi partecipano e crea risorse per portare avanti una società che necessita di valori e di fiducia.
A noi animatori piace considerare il percorso dei libri giovanissimi come un viaggio, un viaggio che abbiamo intrapreso insieme ai ragazzi, alla scoperta della spiritualità e di come i nostri talenti possano essere messi al servizio del prossimo.
Sabato sera infatti i ragazzi del gruppo giovanissimi di Mantova hanno mostrato di aver compreso perfettamente cosa significhi mettere le proprie doti a disposizione degli altri, offrendo alla comunità ed ai propri genitori una serata dedicata all’arte.
Durante la settimana precedente alla spettacolo, i giovanissimi si sono dedicati con tanta energia alla preparazione di una scenetta in cui veniva rappresentata una giornata tipo del gruppo e delle sue attività, in modo da rendere i genitori partecipi di ciò che imparano.
In seguito i ragazzi hanno cantato e suonato alcune preghiere.
Il tema principale su cui i giovanissimi hanno deciso di concentrarsi è stato quello dell’evoluzione che è avvenuta in loro da quando frequentano il gruppo, ed è veramente un onore ed un’immensa gioia per noi animatori vedere giorno dopo giorno il cambiamento di queste anime, osservare come in ogni piccolo gesto si sviluppi in loro una comprensione sempre maggiore dell’essere parte di un mondo in continuo progresso, e soprattutto di una società che necessita del loro aiuto per migliorare.
E’ stata una grande emozione vedere i ragazzi uniti ed impegnati durante le prove, ed è stata una soddisfazione vedere gli sguardi dei genitori presenti che, vedendo i loro figli recitare e cantare, si rendevano conto dell’energia e della protezione che la partecipazione ad un gruppo giovanissimi può offrire.
Grazie alla CUG che ci ha messo a disposizione questo meraviglioso portale,e a tutti gli amici ed alle istituzioni della Fede che permettono lo svolgersi dei gruppi; essere a contatto con i giovanissimi offre tante, tantissime possibilità di imparare ed avere fiducia nel mondo in cui viviamo.
Gli animatori del gruppo di Mantova




Sembra concluso il processo dei sette dirigenti baha’i iraniani NEW YORK, 14 giugno (BWNS) – l processo contro i sette dirigenti baha’i trattenuti in car-cere per oltre due anni in Iran sembra giunto al termine dopo tre giorni di udienze.
I sette sono apparsi davanti alla Sezione 28 del Tribunale rivoluzionario di Teheran la mattina di sabato 12 giugno e sono ritornati nella prigione Evin poco dopo mezzogiorno.
La corte si è riunita l’indomani e questa mattina.
Gli imputati sono Fariba Kamalabadi, Jama-loddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rezaie, Mahvash Sabet, Behrouz Tavakkoli, and Va-hid Tizfahm.
I sette prigionieri baha’i, fotografati molti mesi prima del loro arresto, sono, davanti, Behrouz Tavakkoli e Saeid Rezaie, e, in piedi, Fariba Kamalabadi, Vahid Tizfahm, Jamaloddin Khan-jani, Afif Naeimi e Mahvash Sabet
Prima di essere arrestati, essi si occupavano dei bisogni spirituali e sociali della comunità baha’i in Iran, che conta oltre 300.000 credenti. Da quando sono stati arrestati nel 2008, sei il 14 maggio e una due mesi prima, sono stati trattenuti nella prigione Evin.
Il processo ha avuto inizio il 12 gennaio di quest’anno dopo che i sette erano stati trattenuti nella prigione Evin per 20 mesi. Alla prima udienza, gli imputati hanno categoricamente re-spinto tutte le accuse, fra le quali spionaggio, attività di propaganda contro l’ordine islamico e «corruzione sulla terra».
La seconda udienza del 7 febbraio ha esaminato temi procedurali. La terza udienza del 12 a-prile, tenuta volutamente a porte chiuse, è stata aggiornata dopo che i sette, dì’accordo con gli avvocati, si sono rifiutati di partecipare ai lavori per la presenza di persone estranee alla corte.
Troverete l’articolo originale cliccando qui
Immagini e storia recente, la potrete rivedere cliccando sulla categoria “Persecuzioni” nel blog


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