Un terzo membro dello Yaran ha scontato la sua condanna a 10 anni

BIC NEW YORK – Behrooz Tavakkoli, uno dei sette membri del gruppo degli ex dirigenti baha’i in Iran che sono stati messi in prigione a causa delle loro credenze religiose, ha finito di scontare la sua ingiusta condanna a 10 anni di carcere. Il signor Tavakkoli è il terzo membro dello Yaran che esce di prigione.

Il signor Tavakkoli, 66 anni, faceva parte del gruppo ad hoc conosciuto come “gli Yaran”, o amici, che provvedeva ai basilari bisogni spirituali e materiali della comunità baha’i iraniana con la piena approvazione delle autorità dopo che le formali istituzioni baha’i erano state dichiarate illegali in Iran nel 1980. Il signor Tavakkoli e altri cinque membri del gruppo sono stati arrestati nel maggio 2008 dopo un’irruzione la mattina presto nelle loro case. Un altro membro, Mahvash Sabet, è stata arrestata due mesi prima, nel marzo 2008.

Oltre al signor Tavakkoli, anche Mahvash Sabet e Fariba Kamalabadi sono state rilasciate dalla prigione. I quattro restanti membri dello Yaran che dovrebbro finire di scontare la pena nei prossimi mesi sono Jamaloddin Khanjani, 84 anni; Afif Naeimi, 56 anni; Saeid Rezai, 60 anni; e Vahid Tizfahm, 44 anni.

Il signor Tavakkoli è stato discriminato perché è baha’i per tutta la vita e questo fatto rispecchia la situazione della comunità baha’i in Iran in questi giorni. Dopo aver studiato psicologia e servito nell’esercito come tenente, egli si è preso cura delle persone disabili fisicamente e mentalmente come assistente sociale del governo, ma è stato espulso nei primi anni 1980, perché era baha’i. Oggi, i baha’i non sono esclusi solo dall’occupazione nel settore pubblico, ma anche da varie professioni nel settore privato, negozi e imprese di proprietà baha’i vengono chiuse dalle autorità ogni volta che esse chiudono temporaneamente per osservare i giorni santi baha’i. Negli ultimi anni, centinaia di imprese di questo tipo sono state chiuse, privando di un reddito decine di famiglie.

Prima della sua attuale detenzione, il signor Tavakkoli è stato ripetutamente arrestato e trattenuto per brevi periodi e ha subito angherie e, nel 2005, è stato in prigione per quattro mesi senza alcuna accusa formale e ha trascorso la maggior parte del tempo in cella di isolamento. Negli ultimi mesi, sono aumentati gli arresti dei baha’i in città come Kermanshah, Birjand e Rasht e in questo momento circa un centinaio di baha’i sono detenuti nelle carceri iraniane unicamente a causa del loro credo religioso.

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Struttura e spirito: una mostra di architettura baha’i in un museo italiano

Tempio del Loto in un modellino in marmo al museo

VICENZA, Italia, 20 novembre 2017, (BWNS) – Questo mese il Palladio Museum ha ospitato una mostra su alcuni degli edifici più emblematici della Fede baha’i, costruiti con marmo italiano.

La Mostra, intitolata “Architettura e marmo: dialoghi tra ingegno e natura” è stata organizzata dalla Margraf, un’azienda italiana che ha intagliato e cesellato il marmo per la Sede della Casa Universale di Giustizia, l’Edificio degli Archivi internazionali baha’i, le terrazze dei giardini baha’i in Haifa e le Case di culto continentali baha’i in India e Samoa.

Già nota come Industria Marmi Vincentini, l’azienda, che è stata fondata a Chiampo, Italia, è nata nel 1906. In oltre cent’anni di vita, ha avuto l’opportunità di lavorare con numerosi architetti su progetti straordinari.

«Tra i suoi molti grandi progetti in tutto il mondo, Marmi Vincentini pensa che il lavoro con i baha’i sia stato particolarmente significativo», ha detto l’architetto Sohrab Youssefian, riferendosi alla speciale possibilità di vedere nel corso dei decenni come i principi spirituali possano produrre nuove forme di espressione architettonica, che hanno toccato e ispirato centinaia di milioni di persone.

Gli edifici presenti nella mostra intendevano rispecchiare in una struttura fisica l’intangibilità del sacro. Queste opere architettoniche incarnano importanti insegnamenti di Baha’u’llah, come l’unità del genere umano, l’armonia essenziale fra la scienza e la religione, la coerenza tra le dimensioni materiali e spirituali della vita e il potere del sacro di ispirare le più nobili imprese dell’umanità.

«La spiritualità non è una questione astratta. È la natura più nobile dell’uomo», ha detto il signor Youssefian durante ricevimento di apertura della mostra.

Avendo lavorato con Margraf per decenni come rappresentante della comunità baha’i, il signor Youssefian era visibilmente commosso da questa mostra, che ha permesso a molti di vedere gli straordinari risultati di molti anni di fruttuosa collaborazione.

«Sono stato colpito dall’opportunità di riflettere nuovamente su queste opere architettoniche», ha spiegato il signor Youssefian. «Mi ricordano un versetto di Baha’u’llah, che dice che anche le pietre oggi invitano l’umanità al divino».

Il rapporto tra il lavoro della comunità baha’i e il Nord-Est d’Italia risale agli anni 1940 quando il marmo di Chiampo è stato utilizzato per costruire il Mausoleo del Bab. Durante il suo ministero, Shoghi Effendi ha utilizzato il marmo di Chiampo per i Giardini monumentali di Haifa sul monte Carmelo. Dopo la sua scomparsa, si è fatto in modo che la colonna che sorge sulla tomba del Custode a Londra fosse fatta della stessa pietra.

La mostra comprendeva materiali d’archivio originali, come disegni, grafici, documenti, foto e video. Una parte della mostra era dedicata allo sviluppo tecnico del lavoro dell’azienda, che è significativamente progredita nell’ultimo secolo.

Hossein Amanat e Fariborz Sahba, i due architetti baha’i che hanno progettato gli edifici oggetto della mostra, hanno partecipato al ricevimento e hanno parlato al pubblico.

«Architettura e marmo: dialoghi tra ingegno e natura» è rimasta aperta dal 19 ottobre al 19 novembre 2017, in concomitanza con il 200° anniversario della nascita di Baha’u’llah, celebrato il mese scorso da milioni di persone in tutto il mondo. La mostra ha avuta un’ampia copertura mediatica in Italia ed è stata visitata da un migliaio di persone – attirando l’attenzione soprattutto di chi si occupa di architettura.

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La comunità entusiasmata dai progressi nella costruzione del Tempio di Agua Azul in Colombia

AGUA AZUL, Colombia, 16 novembre 2017, (BWNS) – La Casa di culto locale baha’i in Norte del Cauca sta sorgendo sotto gli occhi del villaggio che è in attesa del suo arrivo.

 

Il percorso giornaliero dell’autobus di Christina Mosquera che va da Santander de Quilichao a Puerto Tejada attraversa Agua Azul e passa accanto al sito del Tempio. Spesso la signora sente i compagni di viaggio, molti provenienti da villaggi vicini, chiedere che cosa sia l’edificio in costruzione. «Chiedono se è un ospedale, un centro ricreativo o una scuola», ha detto la signora Mosquera, una baha’i della regione che si occupa del progetto di rimboschimento del terreno del Tempio.

 

Questa accresciuta curiosità dipende dal notevole progresso dei lavori di costruzione della Casa di culto. La struttura è diventata molto più visibile per coloro che passano sulla strada vicino al sito del Tempio, a piedi, in autobus o in altro modo. L’edificio centrale del Tempio è ora molto evidente — la struttura in cemento armato è stata completata e sono stati sistemati nove piloni di legno. Essi formano la cupola interna della Casa di culto e sono sormontati da un anello d’acciaio che incornicerà il Più Grande Nome.

 

È dall’inizio nel mese di gennaio che la signora Mosquera osserva tutti i giorni dal finestrino dell’autobus i progressi della costruzione del Tempio. Data la crescente curiosità riguardo alla struttura, la signora si è messa d’accordo con gli autisti dell’autobus per poter dare informazioni sul Tempio ai compagni di viaggio. Molto spesso l’autobus rallenta mentre passa davanti alla proprietà, per darle il tempo di parlare della Casa di culto.

 

«Io spiego che questa Casa di culto viene costruita per essere un centro che permetta a tutti di rivolgersi a Dio, di rivolgersi al creatore», ha detto la signora Mosquera. «La gente mi chiede se tutti possono veramente entrare nella Casa di culto e io dico sì, tutti possono venire qui a pregare».

I processi messi in moto dal progetto del Tempio e dalle dinamiche attività di costruzione di comunità nelle città e nei villaggi circostanti hanno creato vincoli di unità e di collaborazione in Norte del Cauca. Durante le recenti celebrazioni del bicentenario della nascita di Baha’u’llah, le numerose feste nel villaggio hanno attirato centinaia di persone ad attività come atti di servizio, ad esempio piantare 200 alberi, e riunioni collettive di preghiera.

Una Casa di culto esprime la coerenza tra l’ambiente naturale della regione e la vita della comunità. Questa coerenza è simboleggiata visivamente dal progetto del Tempio, che è stato ispirato dal baccello del cacao, una pianta che cresce abbondantemente in Colombia. Molti aspetti del progetto del Tempio intendono mostrare questa unità in vari modi — ad esempio, si è cercato di fare in modo che la Casa di culto e le sue strutture ausiliarie ricevano tra il 70 e il 100 per cento dell’energia da impianti a pannelli solari.

Nel terreno dove si trova la Casa di culto vi è una foresta nella quale la comunità sta a poco a poco reintroducendo la vegetazione autoctona dell’area. La flora naturale era stata decimata da anni di coltivazione monocoltura, ma da quando cinque anni fa è iniziato il progetto di rimboschimento, molte piante sono state recuperate, alcune delle quali si pensava fossero andate perdute nella regione settentrionale della Colombia.

«Il Tempio è un progetto straordinario», ha detto il giornalista Raúl Chará in una recente conferenza stampa. «In un momento di grave crisi nella regione e nel mondo, la Casa di culto baha’i si distingue per la sua capacità di contribuire al bene sociale.”

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l’ONU condanna per la trentesima volta le violazioni dei diritti umani in Iran

Nazioni Unite, 14 novembre 2017, (BWNS) – Un comitato dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha condannato oggi l’Iran per le continue violazioni dei diritti umani, per la trentesima volta dal 1985.

Con un voto di 83 favorevoli, 30 contrari e 68 astenuti, la terza Commissione dell’Assemblea generale ha approvato una risoluzione di cinque pagine che esprime preoccupazione per le pratiche illegali come torture, cattive condizioni carcerarie, detenzioni arbitrarie e limitazioni della libertà di religione o credenza, discriminazioni contro le minoranze etniche e religiose e contro le donne, approvate dallo Stato.

La risoluzione esprime una specifica preoccupazione per il trattamento dei membri della Fede baha’i, la più grande minoranza religiosa non musulmana del Paese. Denuncia la discriminazione economica ed educativa nei loro confronti e invita l’Iran a rilasciare gli oltre 90 baha’i che sono ingiustamente detenuti nelle carceri iraniane.

«Accogliamo con favore questa risoluzione e la sua ferma condanna delle continue violazioni dei diritti umani in Iran», ha detto Bani Dugal, la principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

«Anche se il governo iraniano ha modificato la sua strategia in questa sua oppressione e ha sostenuto una vigorosa campagna pubblicitaria per negare l’esistenza di queste violazioni, la risoluzione di oggi dimostra che gli altri governi non si sono lasciati ingannare e che la mancata osservanza del diritto internazionale da parte dell’Iran rimane nei primi posti nell’agenda internazionale», ha detto la signora Dugal.

La risoluzione è stata presa dopo un severo documento scritto dalla relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani in Iran, Asma Jahangir. Il suo rapporto di 23 pagine, pubblicato all’inizio di questa sessione, elenca una vasta gamma di violazioni dei diritti da parte dell’Iran.

La signora Jahangir ha citato «gravi problemi» come «la detenzione arbitraria e azioni penali contro alcune persone per il loro legittimo esercizio di un’ampia gamma di diritti; la persecuzione dei difensori dei diritti umani, giornalisti, studenti, dirigenti sindacali e artisti; un alto numero di esecuzioni capitali, anche di delinquenti minorenni; l’uso della tortura e di maltrattamenti; diffuse violazioni del diritto a un equo processo secondo la legge, soprattutto da parte dei tribunali rivoluzionari; e gravi discriminazione contro le donne e le minoranze etniche e religiose».

Ha inoltre descritto la situazione dei baha’i iraniani, notando che «i membri della comunità baha’i continuano a subire molteplici violazioni dei diritti umani».

La signora Jahangir ha richiamato in particolare l’attenzione sul caso di Farhang Amiri, un baha’i che è stato pugnalato a morte nel settembre 2016 e i cui assassini, rei confessi, sono stati rapidamente rilasciati su cauzione.

«Pur documentate per molti anni, queste violazioni continuano senza sosta e con piena impunità, come dimostra il rilascio dell’assassino di un baha’i», ha detto, riferendosi al signor Amiri.

Il rapporto della signora Jahangir afferma inoltre che «migliaia di baha’i sono stati espulsi dal lavoro, le loro pensioni sono stati sospese ed essi sono stati estromessi dall’occupazione nel settore pubblico.

«Alcune aziende sono state sollecitate a licenziare i dipendenti baha’i, le banche sono state costrette a bloccare i conti dei clienti baha’i e le camere di commercio non hanno rilasciato licenze commerciali ai baha’i, o non le hanno rinnovate, o le hanno deliberatamente ritardate».

 

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Il British Museum apre una mostra di scritti di Baha’u’llah

Londra, 9 novembre 2017, (BWNS) – Il British Museum espone rari manoscritti originali di Baha’u’llah e altri pezzi d’archivio associati alla Sua vita, per commemorare il 200° anniversario della Sua nascita, che è stato celebrato in tutto il mondo il 21 e il 22 ottobre.

La mostra è stata inaugurata lunedì 6 novembre con un ricevimento, al quale hanno partecipato più di 100 persone, fra i quali figuravano rappresentanti del mondo accademico, delle arti e dei media.

Uno dei temi centrali della mostra è il potere della Parola, cioè della rivelazione divina, un concetto fondamentale per le origini delle grandi fedi del mondo.

Riflessa nei Suoi numerosi scritti, la rivelazione di Baha’u’llah tratta una vasta gamma di argomenti, che spaziano dalle dimensioni etiche e morali della vita dell’individuo a principi e pratiche sociali che possono permettere l’umanità di passare alla fase successiva del suo sviluppo collettivo – la nascita di una civiltà mondiale.

Il pannello introduttivo della mostra dice: «Baha’u’llah (“Gloria di Dio”) ha scritto oltre cento volumi di testi che espongono la Sua visione per l’umanità: costruire un mondo di pace e di giustizia. Baha’u’llah ha insegnato che la “Parola” rivelata ai fondatori di tutte le grandi fedi ha potuto ispirare gli esseri umani a trasformare la società e a fondare grandi civiltà».

Le scritture di Baha’u’llah sono state registrate così come sono state rivelate, mentre Egli era ancora in vita. In alcuni casi, Egli ha scritto di Sua mano, con una magistrale calligrafia, alcuni dei versi sacri che formano il vasto corpo delle Sue scritture.

Spesso, Baha’u’llah recitava i versetti ad alta voce e questi venivano trascritti dai segretari. I racconti di testimoni oculari che hanno osservato il modo in cui i Suoi scritti sono stati rivelati mettono in luce la natura straordinaria di queste opere. Per tenere il passo con il grande volume di versi da Lui composti, i segretari trascrivevano rapidamente le Sue parole in una grafia spesso illeggibile che solo loro potevano decifrare, detta “Scrittura della rivelazione”. La mostra include un esempio di questi testi originali.

In seguito, quei testi venivano trascritti, a volte dopo che Baha’u’llah li aveva decifrati, prima che la copia definitiva fosse pronta per essere divulgata. Questi scritti si diffusero ampiamente nei territori ottomani e persiani e ancora più lontano, raggiungendo anche l’Estremo Oriente.

La mostra nella Galleria John Addis del British Museum resterà aperta al pubblico fino al 22 gennaio 2018. In questo periodo di celebrazioni che in tutto il mondo onorano il bicentenario della nascita di Baha’u’llah, la mostra del British Museum apre un’altra finestra sulla Sua vita e sulle Sue opere straordinarie e sull’immensa influenza che la Sua Parola ha avuto sul mondo.

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