Archivi autore: webmaster

Una visione della pace: storie dalla Repubblica Democratica del Congo

KINSHASA, Repubblica Democratica del Congo, 16 gennaio 2018, (BWNS) — Il sole sta sorgendo nel villaggio congolese di Ditalala e l’aroma del caffè appena macinato riempie l’aria. Per generazioni, la gente di questo villaggio ha bevuto caffè, che coltivano loro stessi, prima di andare a lavorare nei campi.

Negli ultimi anni, questa tradizione mattutina ha assunto un significato più profondo. Molte famiglie del villaggio invitano i vicini di casa per  bere un caffè e pregare insieme prima di iniziare la giornata.

«Hanno completamente trasformato questo semplice atto di una tazza di caffè la mattina», dice una persona che ha recentemente visitato Ditalala, riflettendo sulla sua esperienza. «È una vera attività di costruzione della comunità. Mentre si tostava e preparava il caffè, gli amici arrivavano dalle case vicine per pregare insieme, poi si beveva il caffè ridendo e discutendo i problemi della comunità. C’era un sentimento di vera unità».

La Repubblica Democratica del Congo (RDC) nell’Africa Centrale ha subito, per oltre un secolo, una serie di violente lotte. Si calcola che la guerra più recente dal 1998 al 2002 abbia falciato oltre cinque milioni e mezzo di vite, la più micidiale crisi del mondo dopo la seconda guerra mondiale. Negli ultimi due anni, è stato il paese con il maggior numero di profughi di guerra — secondo le Nazioni Unite, nei soli primi sei mesi del 2017 circa un milione e 700 mila congolesi sono fuggiti dalle loro case per problemi di insicurezza.

Eppure, in tutto il paese alcune comunità stanno imparando a superare le tradizionali barriere che dividono le persone. Ispirate dagli insegnamenti di Baha’u’llah, esse lavorano per il progresso materiale e spirituale. Si occupano delle dimensioni pratiche della vita, nonché delle qualità necessarie per una comunità fiorente come la giustizia, le relazioni umane, l’unità e l’accesso alla conoscenza.

«Stiamo imparando che quando ci sono spazi nei quali riunirsi e discutere gli insegnamenti di Baha’u’llah pertinenti alle sfide della comunità, le persone ci vengono e si consultano su ciò che si può fare assieme per risolvere i problemi», riflette Izzat Mionda Abumba, che per molti anni si è occupato di programmi educativi per bambini e giovani.

«Quando tutti hanno libero accesso a questi spazi, non c’è niente che ci separa — non ci sono più baha’i e non baha’i. Stiamo tutti leggendo questi scritti e nel discuterne troviamo percorsi per risolvere qualunque cosa stiamo facendo. L’ispirazione ci viene da queste Scritture e direttive», dice.

La storia di questo paese è notevole. Il processo che si sta svolgendo mira a favorire la collaborazione e a sviluppare in tutte le persone — indipendentemente dall’origine religiosa, etnica, razziale, il genere o lo stato sociale — le capacità necessarie per contribuire al progresso della civiltà. Tra la confusione, la diffidenza e l’oscurità presenti oggi nel mondo, queste fiorenti comunità della Repubblica Democratica del Congo dimostrano che l’umanità ha la capacità di affrontare profonde trasformazioni sociali.

 

Un cammino verso la prosperità collettiva

Il villaggio di Walungu si trova nel Sud Kivu, una provincia orientale del paese, al confine con il Ruanda e il Burundi. Negli ultimi anni, uno spirito di unità e collaborazione si è diffuso tra la gente del villaggio. Essi pregano insieme in contesti diversi, avvicinando fra loro diverse persone, indipendentemente dalla confessione religiosa. Questo crescente carattere devozionale si accompagna a un profondo impegno nel servizio del bene comune.

La ragione della trasformazione di Walungu è la dedizione del villaggio allo sviluppo intellettuale e spirituale dei bambini.

Walungu è una zona remota del paese. Anni fa, la comunità non era soddisfatta del tipo di educazione formale accessibile ai loro figli. Pertanto, un gruppo di genitori e di insegnanti ha fondato nel villaggio una scuola con l’assistenza di un’organizzazione di ispirazione baha’i che fornisce la formazione degli insegnanti e promuove l’apertura di scuole su base comunitaria.

A differenza dalle tradizionali istituzioni educative, le scuole su base comunitaria, come quella di Walungu, sono create, supportate e incoraggiate dalla comunità locale. I genitori, la famiglia allargata, altri membri della comunità e anche i bambini hanno un profondo senso di proprietà e di responsabilità verso il funzionamento della scuola.

Quando è stata aperta nel 2008, la scuola era composta da una sola classe con un unico maestro. Dopo un anno, la comunità è stata in grado di aggiungere un’altra classe e di assumere un secondo insegnante. Gradualmente, la scuola è cresciuta, aggiungendo altri studenti, altre classi e altri insegnanti. Oggi, è una scuola elementare completa con oltre 100 studenti.

Tuttavia, quando la scuola ha incominciato a crescere la comunità ha dovuto affrontare alcune sfide. Non c’erano fondi per pagare gli insegnanti o per prendersi cura della scuola. Rendendosi conto che si doveva fare qualcosa per sostenere finanziariamente la scuola, è stato convocato un incontro di tutti i genitori e delle altre persone coinvolte. Durante l’incontro, il direttore della scuola ha suggerito che egli avrebbe potuto insegnare a tutti a tessere cestini e che se potevano vendere i cestini nel mercato avrebbero avuto i fondi da utilizzare per pagare le tasse scolastiche. Sessantasette genitori hanno aderito, felici della prospettiva di apprendere un nuovo mestiere e di essere in grado di sostenere l’educazione dei propri figli. Intessono ancora oggi cestini, che vendono nei mercati dei villaggi circostanti.

La fabbricazione dei cestini è rimasta un’attività collettiva — di solito i genitori si riuniscono per lavorare, ma a volte si insegnano a vicenda nuove tecniche di tessitura. E questi incontri sono diventati qualcosa di più. Sono uno spazio per parlare anche di profonde questioni spirituali.

«Donne e uomini non vengono solo per tessere», spiega Mireille Rehema Lusagila, che partecipa al lavoro per la costruzione di comunità sane e vibranti. «Si incomincia con un incontro devozionale, si leggono insieme le sacre scritture. Ci si allena a leggere e scrivere, si condividono esperienze e capacità. La gente del posto mi ha detto che questa attività li aiuta a progredire non solo in senso materiale, ma anche in senso spirituale».

 

I giovani aprono la strada verso l’unità

Al confine orientale del paese nella regione del Kivu, i giovani si occupano dello sviluppo delle prossime generazioni. Nel villaggio di Tuwe Tuwe, 50 giovani lavorano con 500 adolescenti e centinaia di bambini, che aiutano a comprendere l’importanza dell’unità e ad attraversare una fase cruciale della loro vita.

Per diversi anni, i giovani sono stati all’avanguardia nella trasformazione di questa comunità. Nel 2013, un gruppo di giovani baha’i e di loro amici sono ritornati da un convegno giovanile con una gran voglia di risolvere le tensioni e le ostilità tra i loro villaggi.

Durante il convegno, essi hanno studiato temi essenziali per l’unità delle comunità, come l’importanza di avere obiettivi nobili, l’idea della prosperità spirituale e materiale, il ruolo dei giovani nel servire e nel migliorare le proprie località e come sostenersi reciprocamente nell’intraprendere azioni significative.

Riflettendo sull’esperienza, il signor Abumba, che si reca spesso nella regione per sostenere programmi educativi di ispirazione baha’i, racconta come questi giovani sono divenuti una forza unificatrice.

«Quando sono ritornati nelle rispettive comunità questi giovani hanno visto che le ostilità tra i due villaggi si erano inasprite a causa di una contesa sui campi agricoli. I giovani si sono chiesti: “Che cosa possiamo fare per trovare una soluzione e aiutare gli adulti a capire che dobbiamo vivere in armonia?”. E hanno deciso di agire insieme», dice il signor Abumba.

«Ebbero l’idea di organizzare una partita di calcio che coinvolgesse i giovani dei due villaggi e di giocarla in un campo intermedio, nella speranza che i genitori venissero a vederla. Non importava chi avrebbe vinto o perso la partita. A loro interessava far incontrare fra loro un gran numero di persone da entrambi i villaggi per cercare di far capire loro che è possibile vivere nell’unità».

I giovani si sono preparati alla partita — hanno comprato un pallone e formato le squadre dei due villaggi con membri di tribù diverse. Infine, è arrivato il momento. Si è presentata una grande folla da entrambi i villaggi perché era domenica. Gli spettatori sono rimasti colpiti dal fatto che i giovani giocassero per il piacere di farlo.

«Poi alla fine della partita, i giovani hanno parlato alla folla», spiega il signor Abumba. «Hanno detto: “Come avete visto, abbiamo giocato senza che sorgesse alcuna lite tra i giovani dei due villaggi. E noi crediamo che i nostri villaggi possano fare altrettanto, vivere come figli di una stessa famiglia”. Allora i capi dei villaggi sono saliti sul palco e hanno detto agli spettatori che era tempo di voltare pagina e di incominciare a vivere e a lavorare insieme.

«In questi villaggi abitano tribù diverse che entrano spesso in conflitto», conclude il signor Abumba. «La gente sta imparando dagli insegnamenti di Baha’u’llah a trovare il modo di affrontare questi annosi problemi. E i programmi educativi di ispirazione baha’i stanno dando ai giovani in particolare una voce per essere una forza di cambiamento positivo nelle proprie comunità».

 

Un villaggio chiamato “Pace”

Ditalala è un villaggio sperduto della parte centrale del paese, collegato alla città più vicina da una stradina di 25 chilometri, che essi percorrono a volte a piedi, a volte con fuoristrada.

Susan Sheper, che vive nella Repubblica Democratica del Congo dal 1980, ricorda che nella sua prima visita a Ditalala 31 anni fa, alcuni baha’i sono venuti a prenderla alla stazione ferroviaria e l’hanno accompagnata a piedi fino al villaggio in un viaggio di cinque ore. «Siamo scesi dal treno e siamo subito stati circondati da questo gruppo di baha’i gioiosi che cantavano. Ci hanno chiesto: “Potete fare un po’ di strada a piedi?”».

E così la signora Sheper si è messa in cammino, accompagnata da baha’i che cantavano e ha percorso 25 chilometri a piedi nel cuore della notte.

«È stata un’esperienza straordinaria», ricorda la signora Sheper, «gli amici non hanno mai smesso di cantare, passavano da una canzone all’altra. Sono abituati a percorrere a piedi grandi distanze e il canto li aiuta ad andare avanti perché i piedi seguono il ritmo».

A quel tempo nel villaggio, che allora si chiamava Batwa Ditalala, c’era una vivace comunità baha’i, ma c’erano molte barriere tra i diversi gruppi, compresi i baha’i.

«Dopo 31 anni, quando sono ritornata a Batwa Ditalala», dice la signora Sheper, «una delle prime cose che ho imparato è stata che il villaggio non si chiamava più Batwa Ditalala».

Il termine Batwa indica il popolo Batwa, che è uno dei principali gruppi di “pigmei” della Repubblica Democratica del Congo. I pigmei sono sempre stati emarginati e sfruttati a causa delle discriminazioni contro di loro nate dal loro modo di vita di cacciatori-raccoglitori e dal loro aspetto fisico. Questo ha creato una complessa realtà di pregiudizi e conflitti ovunque essi vivano in prossimità di popolazioni agricole stanziali.

«Ma oggi, gli insegnamenti di Baha’u’llah sull’unità e sull’eliminazione dei pregiudizi hanno abbattuto quelle barriere, il villaggio non si chiama più Batwa Ditalala. Si chiama semplicemente Ditalala», spiega la signora Sheper.

Nella lingua locale “ditalala” significa pace e l’intero villaggio è stato trasformato da una visione della pace.

«La gente ci ha detto che un tempo nel villaggio c’erano molte divisioni interne, ma che a causa degli insegnamenti di Baha’u’llah le persone non si vedono più come tribù diverse, si vedono come un popolo unito», dice la signora Sheper. «Mi hanno detto che la vita è molto migliorata da quando non ci sono più pregiudizi».

Tutti a Ditalala conoscono gli insegnamenti di Baha’u’llah, la cui influenza si fa sentire in molti aspetti della vita della popolazione. Oggi, oltre il 90 per cento del paese partecipa al lavoro per la costruzione della comunità baha’i, con attività come caffè e preghiere la mattina e classi di educazione morale e spirituale per persone di tutte le età.

Il capo di Ditalala spesso sostiene le attività della comunità baha’i. Incoraggia la comunità a riunirsi per consultarsi, un elemento centrale del processo decisionale baha’i.

La gente ha anche intrapreso una serie di iniziative per migliorare il proprio benessere sociale e materiale, nel campo della sanità agricola e materna e nel rifornimento dell’acqua potabile. Ha costruito una strada e aperto una scuola a base comunitaria.

 

Una comunità luminosa

In tutta la Repubblica Democratica del Congo, decine di migliaia di persone hanno risposto al messaggio di Baha’u’llah. Le celebrazioni del 200° anniversario della Sua nascita in ottobre sono state straordinariamente vaste — un enorme numero di persone ha partecipato ai festeggiamenti in tutto il paese. Si stima che oltre 20 milioni di persone abbiano visto la trasmissione televisiva della commemorazione nazionale, alla quale hanno presenziato illustri leader del governo e della società civile.

Il paese è uno dei due che la Casa Universale di Giustizia ha scelto per costruirvi nei prossimi anni una Casa di culto baha’i nazionale.

In tutti i recenti sviluppi di questa comunità, ciò che spicca più vividamente è che i suoi componenti stanno andando avanti tutti assieme.

Per ascoltare un episodio podcast, vedere le foto e leggere l’articolo in inglese online, si vada a: http://news.bahai.org/story/1233 .

 

La terribile condanna a morte di un baha’i yemenita

Sana’a, Yemen, 9 gennaio 2018, (BWNS) — Oltre 100 noti attivisti, avvocati e leader del pensiero hanno protestato la settimana scorsa per l’approvazione della condanna a morte del baha’i yemenita Hamed bin Haydara, ingiustamente imprigionato quattro anni fa per il suo credo religioso.

Il signor Haydara è stato pubblicamente condannato a morte dalla Corte criminale specializzata di Sana’a il 2 gennaio u.s. Il giudice locale ha anche chiesto lo scioglimento di tutte le istituzioni elette baha’i, ponendo in pericolo l’intera comunità baha’i.

Dopo questa scandalosa sentenza pronunciata a Sana’a, una città controllata dagli Houthi, in tutta la regione si è sollevata un’ondata di sostegno per la comunità baha’i dello Yemen.

Particolarmente degna di nota è stata la reazione del mondo arabo. Eminenti organizzazioni mediatiche hanno pubblicizzato il caso, scrivendo che le accuse contro il signor Haydara sono una palese e grave violazione dei diritti umani. È stata lanciata una petizione che ha finora raccolto numerose firme di leader e personaggi ben noti nella regione. L’Iniziativa yemenita per la difesa dei diritti dei baha’i, un gruppo di attivisti che si è formato nel mese di aprile, ha raggiunto decine di migliaia di persone nel paese attraverso la pubblicazione di post sul caso.

«Numerosi rapporti fanno notare chiaramente il nascosto coinvolgimento delle autorità iraniane nella persecuzione dello Yemen contro la comunità baha’i», ha detto Bani Dugal, rappresentante dell’Ufficio della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a New York.

Questa sentenza non ha precedenti nella persecuzione dei baha’i nello Yemen e assomiglia molto agli atti di ingiustizia perpetrati contro la comunità baha’i in Iran.

Il signor Haydara è stato arrestato arbitrariamente sul suo posto di lavoro il 3 dicembre 2013 e si trova in carcere da allora. Il suo caso ha suscitato scalpore per la completa mancanza di un giusto processo.

Le persecuzioni contro la comunità baha’i yemenita da parte della autorità a Sana’a sono andate crescendo negli ultimi anni. Attualmente, sei altri baha’i sono in prigione a Sana’a e sono stati negati loro i diritti umani fondamentali.

Per leggere l’articolo in inglese online, si vada a: http://news.bahai.org/story/1232

2017: un anno molto importante per il mondo baha’i

CENTRO MONDIALE BAHA’I, 2 gennaio 2018, (BWNS) – Il 2017 è stato un anno di importanti sviluppi per il mondo baha’i.

Case di culto

A meno di un anno dall’inaugurazione dell’ultima Casa di culto continentale nel 2016, il primo Tempio locale baha’i è stato dedicato a Battambang, Cambogia, in settembre.

«Una nuova alba sta sorgendo», ha scritto la Casa Universale di Giustizia per l’occasione.

In Norte del Cauca, Colombia, la comunità si sta preparando alla propria Casa locale di culto. I lavori di costruzione sono incominciati in gennaio e sono andati avanti speditamente nei mesi successivi. Una ripresa video mostra il Tempio durante le varie fasi della costruzione.

in un momento straordinario per l’isola di Tanna, Vanuatu, il progetto del Tempio locale è stato inaugurato lo scorso giugno. Più di mille persone si sono riunite nell’isola per celebrare l’evento.

Da quando è stata aperta al pubblico poco più di un anno fa, la Casa di culto continentale del Sud America è stata visitata da ben 500.000 persone. Le visite sono state oltre 75.000 nel solo mese di ottobre, quando si sono svolte le celebrazioni del bicentenario. Il Tempio ha inoltre vinto una serie di prestigiosi premi di architettura. Ma ancora più eclatante di questi riconoscimenti e delle centinaia di migliaia di visitatori è la tempestività di una struttura che racchiuda in sé i concetti di unità e unicità.

Bicentenario

Il 200° anniversario della nascita di Baha’u’llah è stato un momento di pausa. Esso ha offerto non solo la possibilità di celebrare la Sua vita, ma anche un’occasione per riflettere sulle implicazioni dei Suoi insegnamenti per la vita dell’umanità e per riesaminare la nascita della religione mondiale da Lui fondata, seguendone lo sviluppo dalle tumultuose origini in Persia nel XIX secolo fino alla sua emersione come fede globale che unisce una moltitudine incredibilmente varia di comunità in un’impresa comune.

L’obiettivo degli insegnamenti di Baha’u’llah è essenzialmente questa unificazione dell’umanità nel contribuire alla nascita di una civiltà mondiale fondata sul riconoscimento dell’unità del genere umano.

«Baha’u’llah chiede a ciascuno di noi di sviluppare un senso di cittadinanza mondiale e di assumere l’impegno di salvaguardare la terra. Voi baha’i avete una conoscenza che può spianare la strada verso un futuro migliore per le future generazioni e ora, più che mai, le voci dei seguaci di Baha’u’llah devono essere ascoltate», ha detto la rappresentante permanente di Panama presso le Nazioni Unite Laura Elena Flores Herrera durante l’incontro della Baha’i International Community a New York per il bicentenario.

Un film prodotto per l’occasione, “Luce al mondo”, è stato proiettato in ogni angolo del mondo nelle case, nei cinema e negli stadi. «Dopo aver visto il film, mi sono reso conto che a queste attività partecipano persone di tutto il mondo e ho capito quanto sono stato fortunato a incontrare e studiare le parole di Baha’u’llah», ha detto un giovane in Giappone dopo aver visto il film.

Scene filmate delle celebrazioni in tutto il mondo si trovano su bicentenary.bahai.org, dove è disponibile anche una lettera scritta per l’occasione dalla Casa Universale di Giustizia.

Impegno sociale

Circa 200 funzionari pubblici hanno inviato messaggi alle comunità baha’i di tutto il mondo in occasione del bicentenario. Una trentina di queste lettere di riconoscimento e di sostegno sono state scritte da capi di stato e di governo e molte parlano del contributo baha’i alla promozione della pace, della coesione sociale, dell’uguaglianza e dell’educazione.

In vari incontri ai quali hanno partecipato capi di governo, ONG e gruppi religiosi, la comunità baha’i ha offerto un contributo su importanti temi come il ruolo della religione nella società, la migrazione, la pace, l’ambiente, l’educazione e l’uguaglianza di genere.

Arte, cultura e pubblicazioni

Con mostre in ben noti musei e celebrazioni di contributi di artisti, il 2017 ci ha permesso di intravedere il potere che lo spirito ha di ispirare l’arte. Innumerevoli espressioni creative sono nate da persone comuni durante la commemorazione del bicentenario della nascita di Baha’u’llah.

A Venezia, il Museo Guggenheim ha ospitato da maggio a settembre una retrospettiva dell’opera dell’artista baha’i Mark Tobey. A Londra il British Museum ha aperto al pubblico una mostra di scritti di Baha’u’llah. In Italia, la ditta Margraf ha promosso presso il Museo Palladium di Vicenza un’esposizione su alcuni degli edifici più emblematici della Fede baha’i, costruiti con marmo italiano.

Il rinomato musicista baha’i Dizzy Gillespie, che quest’anno avrebbe compiuto cent’anni, è stato ricordato in vari concerti commemorativi in tutto il mondo. Un’intervista con il vecchio amico e collega di Gillespie ha chiarito l’influenza della spiritualità sulla sua musica.

Quest’anno sono uscite molte pubblicazioni della comunità baha’i. In gennaio, è stato pubblicato in vista del bicentenario “I giorni del ricordo”, una compilazione di scritti di Baha’u’llah per i giorni santi. Una nuova edizione della rivista “I baha’i” è uscita in settembre e il sito ufficiale della comunità baha’i in Iran è andato online in febbraio. Sul web, il sito del Baha’i World News Service ha lanciato in marzo la sua nuova veste grafica, accompagnata da un’applicazione per cellulari e podcast; in settembre il Baha’i Media Bank ha pubblicato una nuova raccolta di immagini e il sito del bicentenario, che rimarrà online come testimonianza storica, ha ripreso momenti delle celebrazioni in tutto il mondo.

Persecuzioni della comunità baha’i

Nel corso dell’anno, contemporaneamente alle molte occasioni di celebrazione, le comunità baha’i in Iran e nello Yemen hanno continuato a subire persecuzioni.

In aprile, le autorità della città di Sana’a hanno ordinato l’arresto di oltre 25 baha’i, tra cui il prominente leader tribale Walid Ayyash, che ancora non si sa dove si trovi. Durante il bicentenario, le forze di sicurezza hanno fatto irruzione durante un piccolo incontro baha’i, aprendo il fuoco e arrestando Akram Ayyash, fratello di Walid.

«La contrapposizione tra queste azioni e gli innumerevoli esempi di esaltante e gioiosa celebrazione delle comunità baha’i in tutto il mondo non poteva essere più eclatante», ha detto Bani Dugal, la rappresentante dell’ufficio della BIC presso le Nazioni Unite di New York.

Le persecuzioni in Iran sono proseguite per tutto l’anno: sistematica negazione di formazione universitaria ai giovani baha’i, oppressione economica della comunità baha’i e altre violazioni dei diritti umani.

Alla fine di dieci anni di ingiusta prigionia, le autorità hanno incominciato a rilasciare gli ex membri dello Yaran, un gruppo dirigente ad hoc che in passato amministrava gli affari della comunità baha’i in Iran, che erano stati arrestati nel 2008. Il gruppo era stato formato con la piena conoscenza e approvazione delle autorità dopo che le istituzioni formali baha’i erano state dichiarate illegali in Iran nel 1980. Mahvash Sabet, 64 anni, Fariba Kamalabadi, 55 anni e Behrooz Tavakkoli, 65 anni, hanno finito di scontare la pena detentiva e sono usciti dal carcere; quattro membri rimangono ancora in prigione.

Per vedere le immagini e un video e leggere o ascoltare l’articolo in inglese online, si vada a: http://news.bahai.org/story/1231

I leader africani per l’educazione e la valorizzazione dei bambini

KHARTOUM, Sudan — Alcuni leader africani, che hanno a cuore le condizioni dei bambini nel continente, si sono riuniti per parlare dei diritti e del benessere dei bambini in un importante vertice semestrale questo mese.

Rappresentanti governativi del Sudan, dell’Angola, del Camerun e della Sierra Leone si sono incontrati con agenzie delle Nazioni Unite, ONG e organizzazioni mediatiche in una riunione regionale a Khartoum. Fra i partecipanti c’era anche l’ufficio addisabebino della Baha’i International Community, che ha presentato interessanti idee su questo tema.

«La Baha’i International Community non è certamente qui per dettare una politica ben precisa», ha detto il rappresentante della BIC Solomon Belay. «Ma è nostra intenzione illustrare e discutere alcuni dei principi ispiratori dell’importante questione del benessere e della prosperità dei bambini».

Fra questi principi vi sono la promozione dell’educazione delle bambine, il rispetto della dignità e della nobiltà di ogni essere umano, il sostegno dell’importanza dell’educazione spirituale e materiale e infine la fondamentale unità del genere umano.

Il vertice di questo mese è stato ospitato dal Comitato africano di esperti dei diritti e del benessere del bambino (ACERWC). È uno spazio in cui capi governativi e politici si riuniscono regolarmente per esaminare l’opera delle iniziative delle Nazioni Unite per salvaguardare i diritti dei bambini. Anche se ancora relativamente nuovo, già da qualche anno l’ufficio regionale della BIC in Addis Abeba sta cercando di portare all’attenzione degli africani alcuni spunti dalla crescente mole di esperienze della comunità globale baha’i.

Il lavoro delle comunità baha’i in Africa che danno la priorità all’educazione morale, spirituale e intellettuale dei bambini è stato il tema del contributo della BIC al vertice dell’ACERWC all’inizio di questo mese a Khartoum.

Il tema centrale del contributo baha’i al vertice è stato l’importanza fondamentale della valorizzazione dei giovani, della salvaguardia del loro benessere nella società e della formazione di una generazione interessata all’aspetto sociale.

«Per aiutare i bambini e i giovani a esprimere il massimo del loro potenziale è essenziale che la società si unisca compatta nel sostegno dello sviluppo spirituale e morale dei giovani del continente», ha detto il dottor Belay.

Per vedere le foto e leggere l’articolo in inglese online, si vada a: http://news.bahai.org/story/1230

Per la 30a volta l’Assemblea generale delle Nazioni Unite condanna l’Iran per la persecuzione dei baha’i

Nazioni Unite, 21 dicembre 2017, (BWNS) – Martedì, 19 dicembre 2017, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha invitato l’Iran a porre fine alle continue violazioni dei diritti umani, compresa la persecuzione dei membri della Fede baha’i, la più cospicua minoranza religiosa non-musulmana del paese.

L’invito è contenuto in una risoluzione, adottata con 81 voti a favore, 30 contrari e 70 astensioni, che esprime preoccupazione per le continue violazioni dei diritti umani da parte dell’Iran. È la 30a risoluzione dal 1985.

La risoluzione di cinque pagine censura l’Iran per pratiche illegali come la tortura, le cattive condizioni delle carceri, detenzioni arbitrarie, limitazioni della libertà di religione o di credo e discriminazioni approvate dallo Stato contro le minoranze etniche e religiose e contro le donne.

La risoluzione esprime preoccupazione specificamente per il trattamento dei baha’i in Iran, parla della discriminazione economica ed educativa nei loro confronti e invita l’Iran a liberare gli oltre 90 baha’i che sono ingiustamente detenuti nelle carceri del paese.

La risoluzione ONU esorta l’Iran a cooperare con il relatore speciale dell’ONU sui diritti umani in Iran. Quest’anno la relazione del relatore speciale, Asma Jahangir, menziona «gravi violazioni dei diritti umani» in Iran. Anche il rapporto all’Assemblea redatto dal Segretario generale dell’ONU António Guterres esprime grave preoccupazione per una vasta gamma di violazioni dei diritti umani da parte dell’Iran.

La Terza Commissione dell’Assemblea ha approvato la risoluzione il 12 novembre 2017; questa votazione dell’Assemblea come organo plenario ne conferma l’adozione.

La risoluzione è stata sponsorizzata dal Canada assieme a 42 co-sponsor.

Per vedere le immagini e leggere l’articolo in inglese online, si vada a: http://news.bahai.org/story/1229/