Archivi categoria: persecuzioni

In Iran ed in Egitto i Bahá’í sono perseguitati, a tutt’oggi l’Iran è ancora ricca fonte di martiri della Fede.

Liberato il quarto membro dello Yaran

BIC NEW YORK, 16 febbraio 2018, (BWNS) – Dopo dieci anni di ingiusta detenzione per le sue convinzioni religiose, Saeid Rezaie, uno dei sette membri dell’ex gruppo dirigente dei baha’i in Iran, ha oggi finito di scontare la sua iniqua condanna. 

Liberato quarto membro della Yaran

Il signor Rezaie e sei dei suoi colleghi sono stati arrestati nel 2008 dopo un’incursione mattutina nelle loro case. Facevano parte del gruppo ad hoc noto come “Yaran” (gli Amici) che si occupava dei bisogni spirituali e materiali fondamentali della comunità baha’i iraniana. Il gruppo è stato formato con la tacita approvazione delle autorità dopo che le istituzioni formali baha’i sono state dichiarate illegali in Iran negli anni ’80. Il signor Rezaie è il quarto degli ex Yaran ad essere rilasciato. 

Ora, dopo dieci anni, ritorna in una società che è cambiata poco per quanto riguarda il trattamento della comunità baha’i. 

«Sebbene il signor Rezaie e altri tre Yaran siano stati rilasciati, la persecuzione dei baha’i in Iran prosegue ininterrotta», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra. «Uscendo dalla prigione, il signor Rezaie ritornerà in una comunità che è ancora sotto l’enorme pressione del governo e subisce discriminazioni e persecuzioni per la sola ragione di aderire alla Fede bahá’í». 

Prima di essere arrestato, il signor Rezaie, un ingegnere agrario, gestiva con successo un’azienda di attrezzature agricole. È uno dei tanti membri della comunità bahá’í che ha subito ingiustizie a causa di persecuzioni di carattere economico. Le autorità prima molestano i proprietari baha’i di negozi e attività e poi ne chiudono gli esercizi. Negli ultimi anni, centinaia di aziende sono state chiuse e decine di famiglie sono state private del proprio reddito. In una lettera aperta al presidente Hassan Rouhani, la BIC ha chiamato questa discriminazione “apartheid economico”. 

Gli altri  tre membri dello Yaran dovrebbero finire di scontare la pena nei prossimi mesi. Restano in carcere il signor Jamaloddin Khanjani, 84 anni, il signor Afif Naeimi, 56 anni e il signor Vahid Tizfahm, 44 anni. 

Per maggiori informazioni, si vada a bic.org

Per leggere la storia in inglese online o visualizzare altre foto, si vada a news.bahai.org

Eminenti avvocati richiamano all’ordine l’Iran

BIC NEW YORK, 10 febbraio 2018, (BWNS) –

In una lettera aperta rilasciata oggi, 25 eminenti intellettuali ed esperti in diritto dei diritti umani hanno invitato Mohammad Javad Larijani, Capo dell’Alto Consiglio per i diritti umani in Iran, a riconoscere l’annosa persecuzione sponsorizzata dallo stato contro i baha’i in Iran alla luce delle numerose prove recentemente venute alla luce [la traduzione italiana della lettera è riportata in calce]. La pubblicazione della lettera è stata annunciata oggi dal quotidiano britannico The Times. 

La lettera è stata scritta subito dopo il recente lancio del sito web Archives of Baha’i Persecution in Iran (il link è fornito in calce a questo scritto), che raccoglie migliaia di documenti ufficiali, rapporti, testimonianze e materiali audiovisivi che rivelano prove inconfutabili dell’implacabile persecuzione. Il nuovo sito è stato creato per venire incontro alla crescente attenzione, all’interno e all’esterno dell’Iran, verso la persecuzione dei baha’i iraniani e per aiutare gli interessati a comprenderne l’entità e le dimensioni. 

In passato il signor Larijani ha spudoratamente negato che i baha’i siano perseguitati in Iran. La lettera firmata oggi cita, ad esempio, la falsa dichiarazione di Larijani nell’ottobre 2014 in occasione della Revisione periodica universale dell’Iran da parte dell’ONU, durante la quale egli ha affermato che i baha’i iraniani «sono trattati secondo il cosiddetto contratto di cittadinanza» e «godono di tutti i privilegi di cui gode qualsiasi cittadino iraniano». 

«Ma i documenti che si trovano nel nuovo sito web dicono tutt’altro», afferma la lettera. Attingendo al corpo delle prove presenti nel sito, i firmatari chiedono al signor Larijani di «assicurare la giustizia, di esaminare il sito web e di riconsiderare … le sue precedenti dichiarazioni». 

Le informazioni disponibili nell’archivio del sito web evidenziano una vasta gamma di violazioni da parte delle autorità iraniane, documentando discriminazioni, arresti e reclusioni, esecuzioni capitali, oppressione economica, negazione dell’istruzione, atti di distruzione e di violenza e incitamento all’odio perseguiti in modo sistematico. 

La lettera ricorda al signor Larijani che la Costituzione iraniana esige che il governo e i musulmani «trattino le persone non musulmane che si comportano bene secondo equità e secondo la giustizia islamica e ne rispettino i diritti umani». La lettera chiede esplicitamente: «… come possa il rifiuto di far accedere all’università migliaia di giovani essere considerato equo. Come si può rispettate la giustizia islamica quando ci si sforza di escludere un’intera comunità dalla partecipazione alla vita economica del proprio paese?». 

«Questa schiera così eterogenea di personalità di spicco che intercede per i baha’i in Iran è molto commovente», ha commentato Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra. «Speriamo che molte persone leggano attentamente il contenuto di questo nuovo sito e si facciano rispettosamente sentire in modo che le autorità iraniane tengano in debito conto le istanze di giustizia e verità e prendano provvedimenti concreti per porre fine all’annosa sistematica persecuzione dei baha’i in Iran».  

I coautori della lettera aperta provengono da Brasile, Canada, Germania, India, Regno Unito, Stati Uniti e Sudafrica. Ulteriori informazioni sono disponibili su www.bic.org 

Per leggere la storia in inglese online o visualizzare altre foto, si vada a http://news.bahai.org/story/1236/ 

Per l’Archive of Baha’i Persecutuions si vada a https://iranbahaipersecution.bic.org/ 

Per alter notizie sulla Revisione periodica universale dell’Iran sia vada a http://news.bahai.org/story/1045/  

 

5 febbraio 2018

Sua Eccellenza Mohammad Javad Larijani

Segretario generale dellAlto Consiglio per i diritti umani in Iran

 

Vostra Eccellenza,  

Le scriviamo nella Sua qualità di capo dell’Alto Consiglio per i diritti umani in Iran, la branca della magistratura iraniana che, secondo la Costituzione iraniana, «protegge i diritti personali e sociali ed è responsabile dell’attuazione della giustizia». 

Come forse saprà, è da quarant’anni che i bahá’í in Iran, la più grande minoranza religiosa non musulmana del Suo paese, stanno subendo continue persecuzioni e discriminazioni per la sola ragione di credere nella propria fede. In questo periodo, centinaia di documenti, inclusi documenti governativi, sono stati portati all’attenzione delle Nazioni Unite (ONU) e di altre organizzazioni internazionali che hanno suffragato questa continua persecuzione. È stato recentemente aperto un sito web che fornisce, per la prima volta, un archivio pubblico di questi e di migliaia di altri resoconti, documenti e materiali audiovisivi che sono stati accumulati nel tempo. Intitolata Archives of Bahá’í Persecution in Iran, questa raccolta di documenti mostra chiaramente le dimensioni di questa ingiusta, inarrestabile e sistematica oppressione contro una minoranza religiosa. Fornisce anche documenti contemporanei che comprovano questa persecuzione e che contrastano nettamente con le continue smentite delle autorità iraniane. 

Prendiamo atto, ad esempio, che nell’ottobre 2014, durante la valutazione della situazione iraniana per quanto riguarda i diritti umani in base alla Revisione periodica universale delle Nazioni Unite, Lei ha risposto quanto segue in risposta alle domande poste da numerosi Stati preoccupati per la persecuzione in corso contro i bahá’í: «I bahá’í sono [una] minoranza in Iran … sono trattati secondo il cosiddetto contratto di cittadinanza. Quindi, in base a questo contratto di cittadinanza, godono di tutti i privilegi di cui gode qualsiasi cittadino iraniano». Ha inoltre affermato che «sono persone molto benestanti» e che: «Hanno professori all’università. Hanno studenti all’università. Quindi godono di tutti i possibili privilegi». 

Ma i documenti  che troviamo sul nuovo sito web dicono tutt’altro. Un verdetto emesso dal Dipartimento di Giustizia del governo in merito all’omicidio di un bahá’í afferma che «poiché la vittima era bahá’í al momento dell’incidente… e poiché il pagamento del prezzo del sangue [diyeh] è legalmente applicabile solo ai musulmani», l’imputato è assolto dalle accuse. Una lettera ufficiale dell’Ufficio generale del Dipartimento dell’Istruzione di Teheran indirizzata a una studentessa delle scuole medie afferma che «era una studentessa molto educata», ma è stata espulsa «in conformità con le disposizioni della Costituzione della Repubblica islamica perché è una seguace della setta bahá’í». Una lettera dell’Ufficio degli Affari generali dell’educazione dell’Università di Isfahan indirizzata a una studentessa afferma che, essendo «una seguace della setta bahá’í», ella «non è autorizzata a proseguire gli studi». Una lettera della Corte di giustizia amministrativa indirizzata a un disabile lo informa che è stato «licenziato dal lavoro a causa della sua appartenenza alla setta bahá’í», che l’erogazione della sua pensione è stata interrotta e che le sue ulteriori lamentele presentate alla corte sono «ritenute non valide e respinte». Una lettera del Ministero della Pubblica Istruzione indirizzata a una delle sue dipendenti afferma che è «licenziata dal servizio nel [Ministero] dell’Educazione» e le si ingiunge «di restituire tutti gli stipendi ricevuti» poiché è «affiliata alla setta bahá’í che è illegale». 

Eccellenza,  

Innumerevoli altri documenti rivelano altre violazioni dei diritti umani dei bahá’í come: reclusioni ed esecuzioni capitali; confische e distruzioni di cimiteri bahá’í e riesumazione di salme bahá’í; espulsioni di artisti e atleti bahá’í; attacchi e incendi di case e chiusure di piccoli negozi bahá’í. Tutto questo dimostra che i bahá’í sono stati trattati in modo ingiusto da quelle stesse istituzioni governative che hanno l’obbligo legale di difenderli. 

L’articolo 14 della Costituzione iraniana afferma che «il governo della Repubblica islamica dell’Iran e i musulmani sono tenuti a trattare le persone non musulmane che si comportano bene, secondo equità e secondo la giustizia islamica e devono rispettarne i diritti umani». Chiediamo come possa il rifiuto di far accedere all’università migliaia di giovani essere considerato equo? Come si può rispettate la giustizia islamica quando ci si sforza di escludere un’intera comunità dalla partecipazione alla vita economica del proprio paese? Come si possono rispettare i diritti umani quando persone innocenti vengono arbitrariamente arrestate, torturate e imprigionate per molti anni; o quando sono legalmente private del diritto di chiedere giustizia per i crimini commessi contro di loro e quando se ne lasciano impuniti i perpetratori? 

Questa persecuzione, questo trattamento discriminatorio sono violazioni del diritto internazionale, nonché di diversi trattati sottoscritti dall’Iran, come il Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) e il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (ICESCR) . Ad esempio, l’articolo 26 dell’ICCPR afferma che «Tutte le persone sono uguali davanti alla legge e hanno diritto senza alcuna discriminazione a un’eguale protezione da parte della legge». Aggiunge inoltre che «la legge proibisce ogni discriminazione e garantisce a tutte le persone la stessa efficace protezione contro la discriminazione di qualsiasi tipo, razza, colore, genere, lingua, religione, opinioni politiche o di altro tipo, origine nazionale o sociale, proprietà, nascita o altro status». 

La persecuzione dei bahá’í da parte della Repubblica islamica dell’Iran è una violazione degli obblighi dell’Iran a livello nazionale e internazionale. La documentazione fornita negli Archivi dimostra la sistematicità di questa persecuzione e rivela la sua portata e la sua diffusione in tutte le regioni dell’Iran e il suo impatto sui bahá’í di ogni ceto sociale. 

Alla luce dei commenti di cui sopra, Le chiediamo rispettosamente, nella Sua veste di funzionario incaricato di garantire la giustizia, di esaminare il sito web e di riconsiderare le Sue dichiarazioni precedenti. In questo modo, confidiamo che Lei arrivi ad accettare e a comprendere meglio le dimensioni della persecuzione sponsorizzata dallo stato contro i bahá’í in Iran. La esortiamo inoltre a prendere provvedimenti immediati e decisivi per garantire che le disposizioni dei criteri internazionali sui diritti umani, così come quelle sancite dal sistema legale iraniano, siano applicate integralmente a tutti i sudditi nella Sua giurisdizione, senza discriminazioni. 

Cordialmente,

 

Abdullahi Ahmed An-Na’im

Charles Howard Candler

Professore di diritto

Scuola di diritto della Emory University

 

Mehrsa Baradaran

Decano associato per le iniziative strategiche

Professore associato di diritto (J. Alton Hosch)

Scuola di diritto dell’Università della Georgia

 

Upendra Baxi

Professore emerito di diritto dello sviluppo

Università di Warwick

 

Kirsty Brimelow QC

Avvocato internazionale per i diritti umani

Doughty Street Chambers

Presidente della Commissione per i diritti umani dell’Inghilterra e del Galles

 

Khaled Abou El Fadl

Professore di diritto (Omar e Azmeralda Alfi)

Vicepresidente del programma di studi islamici

Università della California, Los Angeles

Scuola di diritto

 

Lord Anthony Gifford QC

Doughty Street Chambers

Socio anziano

Gifford Thompson & Bright

 

Richard Goldstone

Giudice in pensione della Corte costituzionale del Sudafrica

Primo procuratore capo del Tribunale penale internazionale dell’ONU per l’ex Jugoslavia e il Ruanda

 

Claudio Grossman

Professore di diritto, decano emerito

Esperto di diritto internazionale e umanitario (Raymond I. Geraldson)

Washington College of Law dell’Università americana

 

Christof Heyns

Professore di diritto dei diritti umani

Direttore dell’Istituto per il diritto internazionale e comparato in Africa

Università di Pretoria

 

Cora Hoexter

Professoressa di diritto

Scuola di diritto dell’Università Witwatersrand

 

Baronessa Helena Ann Kennedy QC

Baronessa Kennedy di The Shaws

Giudice del braccio britannico della Commissione internazionale dei giuristi

Direttrice del Mansfield College di Oxford

 

Karim A. A. Khan QC

Avvocato internazionale per i diritti umani

Temple Garden Chambers

Ex consulente legale dell’Ufficio del Procuratore nei Tribunali penali internazionali delle Nazioni Unite per l’ex Jugoslavia e il Ruanda

 

Piet Meiring

Professore emerito di teologia

Università di Pretoria

Ex membro della commissione per la verità e la riconciliazione in Sudafrica

 

Juan E. Mendez

Professore di Diritto dei diritti umani alla residenza

Washington College of Law

Ex relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura

 

Sir Geoffrey Nice QC

Professore di diritto

Gresham College

Ex Procuratore delle Nazioni Unite presso il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia

 

Michael J. Perry

Robert W. Woodruff Professore di diritto

Scuola di diritto dell’Emory University

 

Niels Petersen

Professore di diritto pubblico,

Università di diritto internazionale ed europeo di Münster

 

Catherine Powell

Professoressa di diritto

Scuola di diritto Fordham

 

René Provost

Professore di diritto

Centro per i diritti umani e il pluralismo legale

McGill University

 

Jaya Ramji-Nogales

Decano associato per gli affari accademici

Professore di ricerca I. Herman Stern

Temple University, Scuola di diritto Beasley

 

Ingo Wolfgang Sarlet

Professore di diritto costituzionale

Pontificia Università Cattolica

Giudice della Corte di appello statale del Rio Grande do Sul

 

Soli Sorabjee

Senior Advocate

Corte Suprema dell’India

Ex Procuratore generale per l’India

 

Patrick Thornberry CMG

Professore emerito di diritto internazionale

Keele University

Ex membro del comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale

 

Hildebrando Tadeu Valadares

Ambasciatore in pensione del Brasile

 

Johan D. van der Vyver

Professore di diritto internazionale e diritti umani (I. T. Cohen)

Scuola di diritto della Emory University

La terribile condanna a morte di un baha’i yemenita

Sana’a, Yemen, 9 gennaio 2018, (BWNS) — Oltre 100 noti attivisti, avvocati e leader del pensiero hanno protestato la settimana scorsa per l’approvazione della condanna a morte del baha’i yemenita Hamed bin Haydara, ingiustamente imprigionato quattro anni fa per il suo credo religioso.

Il signor Haydara è stato pubblicamente condannato a morte dalla Corte criminale specializzata di Sana’a il 2 gennaio u.s. Il giudice locale ha anche chiesto lo scioglimento di tutte le istituzioni elette baha’i, ponendo in pericolo l’intera comunità baha’i.

Dopo questa scandalosa sentenza pronunciata a Sana’a, una città controllata dagli Houthi, in tutta la regione si è sollevata un’ondata di sostegno per la comunità baha’i dello Yemen.

Particolarmente degna di nota è stata la reazione del mondo arabo. Eminenti organizzazioni mediatiche hanno pubblicizzato il caso, scrivendo che le accuse contro il signor Haydara sono una palese e grave violazione dei diritti umani. È stata lanciata una petizione che ha finora raccolto numerose firme di leader e personaggi ben noti nella regione. L’Iniziativa yemenita per la difesa dei diritti dei baha’i, un gruppo di attivisti che si è formato nel mese di aprile, ha raggiunto decine di migliaia di persone nel paese attraverso la pubblicazione di post sul caso.

«Numerosi rapporti fanno notare chiaramente il nascosto coinvolgimento delle autorità iraniane nella persecuzione dello Yemen contro la comunità baha’i», ha detto Bani Dugal, rappresentante dell’Ufficio della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a New York.

Questa sentenza non ha precedenti nella persecuzione dei baha’i nello Yemen e assomiglia molto agli atti di ingiustizia perpetrati contro la comunità baha’i in Iran.

Il signor Haydara è stato arrestato arbitrariamente sul suo posto di lavoro il 3 dicembre 2013 e si trova in carcere da allora. Il suo caso ha suscitato scalpore per la completa mancanza di un giusto processo.

Le persecuzioni contro la comunità baha’i yemenita da parte della autorità a Sana’a sono andate crescendo negli ultimi anni. Attualmente, sei altri baha’i sono in prigione a Sana’a e sono stati negati loro i diritti umani fondamentali.

Per leggere l’articolo in inglese online, si vada a: http://news.bahai.org/story/1232

2017: un anno molto importante per il mondo baha’i

CENTRO MONDIALE BAHA’I, 2 gennaio 2018, (BWNS) – Il 2017 è stato un anno di importanti sviluppi per il mondo baha’i.

Case di culto

A meno di un anno dall’inaugurazione dell’ultima Casa di culto continentale nel 2016, il primo Tempio locale baha’i è stato dedicato a Battambang, Cambogia, in settembre.

«Una nuova alba sta sorgendo», ha scritto la Casa Universale di Giustizia per l’occasione.

In Norte del Cauca, Colombia, la comunità si sta preparando alla propria Casa locale di culto. I lavori di costruzione sono incominciati in gennaio e sono andati avanti speditamente nei mesi successivi. Una ripresa video mostra il Tempio durante le varie fasi della costruzione.

in un momento straordinario per l’isola di Tanna, Vanuatu, il progetto del Tempio locale è stato inaugurato lo scorso giugno. Più di mille persone si sono riunite nell’isola per celebrare l’evento.

Da quando è stata aperta al pubblico poco più di un anno fa, la Casa di culto continentale del Sud America è stata visitata da ben 500.000 persone. Le visite sono state oltre 75.000 nel solo mese di ottobre, quando si sono svolte le celebrazioni del bicentenario. Il Tempio ha inoltre vinto una serie di prestigiosi premi di architettura. Ma ancora più eclatante di questi riconoscimenti e delle centinaia di migliaia di visitatori è la tempestività di una struttura che racchiuda in sé i concetti di unità e unicità.

Bicentenario

Il 200° anniversario della nascita di Baha’u’llah è stato un momento di pausa. Esso ha offerto non solo la possibilità di celebrare la Sua vita, ma anche un’occasione per riflettere sulle implicazioni dei Suoi insegnamenti per la vita dell’umanità e per riesaminare la nascita della religione mondiale da Lui fondata, seguendone lo sviluppo dalle tumultuose origini in Persia nel XIX secolo fino alla sua emersione come fede globale che unisce una moltitudine incredibilmente varia di comunità in un’impresa comune.

L’obiettivo degli insegnamenti di Baha’u’llah è essenzialmente questa unificazione dell’umanità nel contribuire alla nascita di una civiltà mondiale fondata sul riconoscimento dell’unità del genere umano.

«Baha’u’llah chiede a ciascuno di noi di sviluppare un senso di cittadinanza mondiale e di assumere l’impegno di salvaguardare la terra. Voi baha’i avete una conoscenza che può spianare la strada verso un futuro migliore per le future generazioni e ora, più che mai, le voci dei seguaci di Baha’u’llah devono essere ascoltate», ha detto la rappresentante permanente di Panama presso le Nazioni Unite Laura Elena Flores Herrera durante l’incontro della Baha’i International Community a New York per il bicentenario.

Un film prodotto per l’occasione, “Luce al mondo”, è stato proiettato in ogni angolo del mondo nelle case, nei cinema e negli stadi. «Dopo aver visto il film, mi sono reso conto che a queste attività partecipano persone di tutto il mondo e ho capito quanto sono stato fortunato a incontrare e studiare le parole di Baha’u’llah», ha detto un giovane in Giappone dopo aver visto il film.

Scene filmate delle celebrazioni in tutto il mondo si trovano su bicentenary.bahai.org, dove è disponibile anche una lettera scritta per l’occasione dalla Casa Universale di Giustizia.

Impegno sociale

Circa 200 funzionari pubblici hanno inviato messaggi alle comunità baha’i di tutto il mondo in occasione del bicentenario. Una trentina di queste lettere di riconoscimento e di sostegno sono state scritte da capi di stato e di governo e molte parlano del contributo baha’i alla promozione della pace, della coesione sociale, dell’uguaglianza e dell’educazione.

In vari incontri ai quali hanno partecipato capi di governo, ONG e gruppi religiosi, la comunità baha’i ha offerto un contributo su importanti temi come il ruolo della religione nella società, la migrazione, la pace, l’ambiente, l’educazione e l’uguaglianza di genere.

Arte, cultura e pubblicazioni

Con mostre in ben noti musei e celebrazioni di contributi di artisti, il 2017 ci ha permesso di intravedere il potere che lo spirito ha di ispirare l’arte. Innumerevoli espressioni creative sono nate da persone comuni durante la commemorazione del bicentenario della nascita di Baha’u’llah.

A Venezia, il Museo Guggenheim ha ospitato da maggio a settembre una retrospettiva dell’opera dell’artista baha’i Mark Tobey. A Londra il British Museum ha aperto al pubblico una mostra di scritti di Baha’u’llah. In Italia, la ditta Margraf ha promosso presso il Museo Palladium di Vicenza un’esposizione su alcuni degli edifici più emblematici della Fede baha’i, costruiti con marmo italiano.

Il rinomato musicista baha’i Dizzy Gillespie, che quest’anno avrebbe compiuto cent’anni, è stato ricordato in vari concerti commemorativi in tutto il mondo. Un’intervista con il vecchio amico e collega di Gillespie ha chiarito l’influenza della spiritualità sulla sua musica.

Quest’anno sono uscite molte pubblicazioni della comunità baha’i. In gennaio, è stato pubblicato in vista del bicentenario “I giorni del ricordo”, una compilazione di scritti di Baha’u’llah per i giorni santi. Una nuova edizione della rivista “I baha’i” è uscita in settembre e il sito ufficiale della comunità baha’i in Iran è andato online in febbraio. Sul web, il sito del Baha’i World News Service ha lanciato in marzo la sua nuova veste grafica, accompagnata da un’applicazione per cellulari e podcast; in settembre il Baha’i Media Bank ha pubblicato una nuova raccolta di immagini e il sito del bicentenario, che rimarrà online come testimonianza storica, ha ripreso momenti delle celebrazioni in tutto il mondo.

Persecuzioni della comunità baha’i

Nel corso dell’anno, contemporaneamente alle molte occasioni di celebrazione, le comunità baha’i in Iran e nello Yemen hanno continuato a subire persecuzioni.

In aprile, le autorità della città di Sana’a hanno ordinato l’arresto di oltre 25 baha’i, tra cui il prominente leader tribale Walid Ayyash, che ancora non si sa dove si trovi. Durante il bicentenario, le forze di sicurezza hanno fatto irruzione durante un piccolo incontro baha’i, aprendo il fuoco e arrestando Akram Ayyash, fratello di Walid.

«La contrapposizione tra queste azioni e gli innumerevoli esempi di esaltante e gioiosa celebrazione delle comunità baha’i in tutto il mondo non poteva essere più eclatante», ha detto Bani Dugal, la rappresentante dell’ufficio della BIC presso le Nazioni Unite di New York.

Le persecuzioni in Iran sono proseguite per tutto l’anno: sistematica negazione di formazione universitaria ai giovani baha’i, oppressione economica della comunità baha’i e altre violazioni dei diritti umani.

Alla fine di dieci anni di ingiusta prigionia, le autorità hanno incominciato a rilasciare gli ex membri dello Yaran, un gruppo dirigente ad hoc che in passato amministrava gli affari della comunità baha’i in Iran, che erano stati arrestati nel 2008. Il gruppo era stato formato con la piena conoscenza e approvazione delle autorità dopo che le istituzioni formali baha’i erano state dichiarate illegali in Iran nel 1980. Mahvash Sabet, 64 anni, Fariba Kamalabadi, 55 anni e Behrooz Tavakkoli, 65 anni, hanno finito di scontare la pena detentiva e sono usciti dal carcere; quattro membri rimangono ancora in prigione.

Per vedere le immagini e un video e leggere o ascoltare l’articolo in inglese online, si vada a: http://news.bahai.org/story/1231

Per la 30a volta l’Assemblea generale delle Nazioni Unite condanna l’Iran per la persecuzione dei baha’i

Nazioni Unite, 21 dicembre 2017, (BWNS) – Martedì, 19 dicembre 2017, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha invitato l’Iran a porre fine alle continue violazioni dei diritti umani, compresa la persecuzione dei membri della Fede baha’i, la più cospicua minoranza religiosa non-musulmana del paese.

L’invito è contenuto in una risoluzione, adottata con 81 voti a favore, 30 contrari e 70 astensioni, che esprime preoccupazione per le continue violazioni dei diritti umani da parte dell’Iran. È la 30a risoluzione dal 1985.

La risoluzione di cinque pagine censura l’Iran per pratiche illegali come la tortura, le cattive condizioni delle carceri, detenzioni arbitrarie, limitazioni della libertà di religione o di credo e discriminazioni approvate dallo Stato contro le minoranze etniche e religiose e contro le donne.

La risoluzione esprime preoccupazione specificamente per il trattamento dei baha’i in Iran, parla della discriminazione economica ed educativa nei loro confronti e invita l’Iran a liberare gli oltre 90 baha’i che sono ingiustamente detenuti nelle carceri del paese.

La risoluzione ONU esorta l’Iran a cooperare con il relatore speciale dell’ONU sui diritti umani in Iran. Quest’anno la relazione del relatore speciale, Asma Jahangir, menziona «gravi violazioni dei diritti umani» in Iran. Anche il rapporto all’Assemblea redatto dal Segretario generale dell’ONU António Guterres esprime grave preoccupazione per una vasta gamma di violazioni dei diritti umani da parte dell’Iran.

La Terza Commissione dell’Assemblea ha approvato la risoluzione il 12 novembre 2017; questa votazione dell’Assemblea come organo plenario ne conferma l’adozione.

La risoluzione è stata sponsorizzata dal Canada assieme a 42 co-sponsor.

Per vedere le immagini e leggere l’articolo in inglese online, si vada a: http://news.bahai.org/story/1229/