18 ago 2010 @ 7:09 PM 

GINEVRA, 13 agosto (BWNS). Gli Stati Uniti d’America hanno detto che «condannano energicamente» il verdetto a vent’anni di carcere contro i dirigenti baha’i imprigionati.

Il segretario di stato statunitense Hillary Clinton ha detto che l’atto è una «violazione degli obblighi dell’Iran verso il Patto internazionale sui diritti civili e politici».

In una dichiarazione del 12 agosto, il segretario Clinton ha detto che gli Stati Uniti sono «molto preoccupati per la continua persecuzione dei baha’i e di altre minoranze religiose in Iran da parte del governo iraniano».

«La libertà religiosa è un diritto delle persone di tutte le fedi e le credenze dappertutto», ha detto.

«Gli Stati Uniti difendono la libertà religiosa in tutto il mondo e non hanno dimenticato la comunità baha’i in Iran».

«Continueremo a condannare l’ingiustizia e a invitare il governo iraniano a rispettare i diritti fondamentali di tutti i suoi cittadini secondo gli obblighi internazionali che ha assunto», ha detto il segretario Clinton.

La dichiarazione degli Stati Uniti è stata fatta subito dopo che la Baha’i International Community ha ricevuto la notizia che i sette dirigenti baha’i erano stati trasferiti nella prigione Evin di Teheran, dove avevano soggiornato per oltre due anni.

Essi sono stati trasferiti nella prigione Gohardasht, nota anche come prigione Rajaishahr, a Karaj, a 20 chilometri a ovest della capitale iraniana.

Altre difese

In difesa dei prigionieri ha parlato anche l’Unione Europea, in una dichiarazione fatta dalla baronessa Catherine Ashton, alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e le politiche della sicurezza.

«L’Unione Europea è molto preoccupata per la condanna a vent’anni di prigione dei sette dirigenti baha’i in Iran e ne chiede l’immediata liberazione», ha dichiarato.

«Il verdetto è stato pronunciato perché gli imputati appartengono a una minoranza religiosa e il processo giudiziario è stato scorretto e non ha rispettato né gli impegni internazionali dell’Iran secondo il Patto internazionale dei diritti civili e politici né la propria legislazione nazionale per quanto riguarda il diritto a un equo processo».

«L’Unione Europea ricorda che la libertà di pensiero, di coscienza e di religione sono diritti fondamentali che devono essere garantiti in tutte le circostanze secondo l’articolo 18 del Patto internazionale per i diritti civili e politici che la Repubblica Islamica dell’Iran ha sottoscritto e ratificato».

«L’Unione Europea invita l’Iran a cessare la persecuzione della comunità baha’i», ha detto la baronessa Ashton.

Nel Regno Unito, il ministro degli esteri William Hague ha detto che le condanne lo hanno lasciato «esterefatto» e che esse sono «uno scioccante esempio della continua discriminazione esercitata dallo stato iraniano contro i baha’i».

«È assolutamente inaccettabile», ha detto il signor Hague in una dichiarazione rilasciata mercoledì.

«La magistratura iraniana non ha potuto smentire le preoccupazioni internazionali e nazionali sul fatto che l’unica colpa di queste sette persone è quella di praticare la loro fede. È anche chiaro che dall’arresto alla condanna le autorità iraniane non hanno rispettato né il loro equo processo né tantomeno gli standard internazionali che l’Iran ha sottoscritto. Gli accusati non hanno potuto consultare adeguatamente i loro legali e il processo non è stato né equo né trasparente».

«Invito urgentemente le autorità iraniane a considerare ogni appello contro questa decisione e a smettere di vessare la comunità baha’i. Invito anche il governo iraniano a fare in modo che i diritti di tutte le persone siano protetti senza discriminazioni e a rispettare i propri obblghi verso i propri cittadini come stabilito dalla costituzione iraniana», ha detto il signor Hague.

Il minsitro degli esteri olandese, Maxime Verhagen, ha espresso la preoccupazione del suo paese per «le disfunzioni del procedimento giudiziario contro i sette dirigenti baha’i» e i suoi timori che l’arresto e la sentenza siano «basati unicamente sulla discriminazione di un credo religioso».

«È sconvolgente che queste persone siano state apparentemente condannate a causa della loro fede», ha detto il signor Verhagen.

«Raccomando alle autorità iraniane di rispettare i loro obblighi internazionali verso i diritti umani. I dirigenti baha’i hanno diritto a un equo processo e devono essere rilasciati al più presto».

Anche l’Australia, il Canada, la Francia, la Germania e il Presidente del Parlamento europeo hanno diramato energiche dichiarazioni dicendosi preoccupati per la notizia che i sette dirigenti baha’i in Iran erano stati condannati a vent’anni di prigione, come riferito dal Baha’i World News Service l’11 agosto.

Organizzazioni per i diritti umani

Diverse organizzazioni per i diritti umani, come Amnesty International, International Federation for Human Rights e Human Rights Watch, hanno chiesto la liberazione dei prigionieri e l’annullamento della sentenza e hanno sollecitato l’Iran a dimostrare che il processo è stato equo e conforme agli standard internazionali.

«È un oltraggioso errore giudiziario e un ulteriore esempio che dimostra che il regime iraniano continua a violare i diritti umani e le libertà religiose», ha detto Leonard Leo, presidente della Commissione statunitense per la libertà religiosa internazionale. «Le udienze e le sentenze sono state puri e semplici atti politicamente e religiosamente motivati e la Commissione chiede che queste sette persone siano liberate senza condizioni».

Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra ha detto che queste azioni delle autorità iraniane contro persone innocenti da ogni crimine sono una «indescrivibile e vergognosa parodia di giustizia».

«In tutti gli stadi del caso, la detenzione illegale, il carcere inumano, il processo e ora una condanna del tutto illegale, non sono state rispettate neppure le più elementari e fondamentali norme della giustizia».

«Siamo lieti che governi e organizzazioni per i diritti umani di tutto il mondo abbiano mandato un messaggio forte e chiaro. È ora che l’Iran corregga i torti che ha fatto».

Per leggere l’articolo online e vedere le fotografie si vada a:

http://news.bahai.org/story/788

Dure sentenze, una condanna contro un’intera comunità religiosa

New York, 15 agosto (BWNS). La dura pena inflitta ai sette dirigenti baha’i iraniani, assolutamente innocenti da ogni colpa, vuole essere una condanna contro un’intera comunità religiosa, ha riferito oggi la Baha’i International Community.

Il premio Nobel Shirin Ebadi, il cui Centro per la difesa dei diritti umani ha rappresentato gli imputati baha’i, ha detto di essere rimasta scioccata dalla condanna a vent’anni di prigione.

«Ho letto la loro pratica pagina per pagina e non ho trovato niente che provi le accuse, nessun documento che dimostri le affermazioni degli accusatori», ha dichiarato la signora Ebadi in un’intervista televisiva mandata in onda l’8 agosto dal servizio della BBC in lingua persiana.

La sentenza clamorosamente iniqua ha suscitato le veementi proteste di governi di tutto il mondo, Australia, Canada, Francia, Germania, Olanda, Regno Unito e Stati Uniti. Anche l’Unione Europea e il Presidente del Parlamento europeo si sono uniti al coro di condanne, assieme a numerose organizzazioni per i diritti umani, Amnesty International, Human Rights Watch e International Federation for Human Rights, altri gruppi e numerosi individui.

«Le accuse fabricate e la totale mancanza di qualsiasi prova contro i sette prigionieri riflettono le false accuse e le mistificazioni usate dal regime iraniano per umiliare e diffamare una pacifica comunità religiosa per un’intera generazione», ha detto Bani Dugal, il principale rappresentate della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

La signora Dugal ha detto che si è saputo che i sette sono stati trasferiti nella prigione Gohardasht di Karaj, uno stabilimento penale a circa 20 chilometri a ovest di Teheran. «La ragione del trasferimento non è ancora nota ed è troppo presto per capire che cosa ciò significherà per i prigionieri», ha detto. «La cosa però impone un ulteriore peso alle famiglie che ora per visitare i loro cari dovranno uscire da Teheran».

I sette, Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rezaie, Mahvash Sabet, Behrouz Tavakkoli e Vahid Tizfahm, erano membri di un gruppo a livello nazionale che, con il tacito consenso del governo, aiutava a provvedere alle necessità spirituali minime della comunità baha’i in Iran.

«È vergognoso che queste persone palesemente innocenti debbano restare in prigione per vent’anni dopo una parodia di processo», ha detto la signora Dugal. «Chiediamo al governo iraniano: questa spietata indifferenza alla giustizia contribuirà al progresso della società iraniana? O non diminuirà ulteriormente la vostra credibilità davanti al vostro popolo e alle nazioni del mondo?».

La signora Dugal ha detto che la Baha’i International Community condanna la grande ingiustizia perpetrata dalle autorità iraniane in tutto l’Iran, contro minoranze religiose, giornalisti, accademici, attivisti della società civile, difensori dei diritti umani e altri.

Un elenco di violazioni

Anche prima del verdetto, dell’arresto, della detenzione e del processo dei sette dirigenti c’è un elenco biennale di violazioni e azioni illegali, secondo la legge internazionale e le leggi iraniane.

«La legge iraniana chiede che i detenuti siano rapidamente e formalmente incriminati. I sette baha’i sono stati trattenuti per almeno sette mesi prima che i funzionari facessero parola delle accuse contro di loro e anche allora lo hanno fatto durante una conferenza stampa e non in un’aula di tribunale», ha detto la signora Dugal.

«I sette sono stati anche detenuti per lungo tempo senza poter accedere ai legali. Quando hanno avuto il permesso di farlo, è stato solo per un’ora subito prima che il loro cosiddetto processo avesse inizio», ha detto.

«I detenuti che sono stati incriminati hanno il diritto di chiedere la libertà su cauzione e di essere rilasciati in attesa del processo. I sette lo hanno chiesto più volte ma la risposta è sempre stata negativa».

«Queste preoccupazioni sono fatti ben chiari e non interpretazioni», ha detto.

Una sistematica persecuzione

Dopo il 1979, i 300.000 membri della comunità baha’i dell’Iran hanno subito una sistematica campagna di persecuzione religiosa sponsorizzata dal governo. Agli inizi, oltre 200 baha’i sono stati uccisi e almeno mille imprigionati, soltanto a causa delle convinzioni religiose.

Agli inzi del 1990, il governo ha cambiato tattica, orientandosi verso restrizioni sociali, economiche e culturali con l’intenzione di soffocare lentamente la comunità e il suo sviluppo. I baha’i sono stati privati dei mezzi per vivere, il loro retaggio culturale è stato distrutto e i loro giovani non hanno potuto iscriversi all’università.

Dopo il 2005, si sono ripetute forme più estreme di persecuzione, con arresti, maltrattamenti, violenze e incendi contro case e luoghi di lavoro baha’i.

Questa sistematica campagna di aggressioni ha incluso:

- elenchi di baha’i creati e diffusi con l’ordine di spiare le attività dei membri della comunità;
- molte case baha’i perquisite la mattina presto e proprietà personali confiscate;
- baha’i arrestati sommariamente e sottoposti a interrogatori in tutta la nazione;
- incitazioni quotidiane all’odio contro i baha’i in tutti i tipi di mass media sponsorizzati dal governo;
- simposi e seminari anti baha’i organizzati dal clero e seguiti da attacchi contro case e proprietà baha’i nelle città e nelle cittadine dove gli incontri hanno avuto luogo;
- cimiteri baha’i distrutti in tutto il paese;
- luoghi sacri e santuari baha’i demoliti;
- case e proprietà baha’i date alle fiamme;
- baha’i esclusi dale scuole superiori;
- bambini baha’i umiliati dagli insegnanti in classe;
- esclusione dei baha’i da numerosi occupazioni e lavori;
- prestiti rifiutati ai baha’i dalle banche;
- negozi baha’i fatti chiudere;
- permessi di lavoro rifiutati ai baha’i;
- proprietari di ditte baha’i vessati per costringerli a emigrare.

Specifici esempi delle persecuzioni nelle ultime settimane sono:

- le case di circa cinquanta famiglie baha’i nel remote villaggio settentrionale di Ivel sono state demolite nel corso di una lunga campagna per espellerli dalla regione;
- i servizi segreti, che hanno uffici in tutte le università e le organizzazioni governative in Iran, hanno chiesto ai funzionari dell’Università Shaheed Beheshti di non avere rapporti di affari con le compagnie di proprietà baha’i;
- due negozi di ottica di proprietà baha’i a Teheran hanno ricevuto dal Sindacato degli ottici l’ordine di chiudere dopo la forzata chiusura di alcuni negozi a Khomein e Rafsanjan;
- un trattato anti-baha’i, intitolato Sostenitori di Satana, è stato ampiamente diffuso nella città di Kerman. Il trattato comprende mistificazioni della storia baha’i, affermando tra le altre cose che la Fede baha’i è una creazione britannica;
- mucchi di rifiuti e di immondizie sono stati scaricati sulle tombe baha’i del cimitero di Boroujerd. Veicoli pesanti hanno danneggiato gravemente alcuni edifici nel cimiterto baha’i di Mashhad, compreso il posto dove si recitavano le preghiere;

Attualmente le prigioni iraniane ospitano circa cinquanta baha’i, compresi i sette dirigenti, alcuni di loro sono stati reclusi per mesi in celle di isolamento, destinate a detenzioni temporanee.

«Il modello è chiaro: il governo iraniano perseguita sistematicamente i baha’i esclusivamente a causa delle loro convinzioni religiose», ha detto la signora Dugal.

«Il governo sa che gli insegnamenti baha’i prescrivono la non violenza e il disimpegno politico. Ma questa campagna ha un unico scopo: distruggere la comunità baha’i come entità vitale in Iran», ha detto.

«In questa luce, l’incarcerazione dei sette deve essere vista come un tentativo di decapitare la dirigenza della comunità e di assestare un colpo devastante alla più grande minoranza religiosa non islamica in Iran».

Per leggere l’articolo online e vedere le fotografie si vada a:
http://news.bahai.org/story/789

Il Baha’i World News Service pubblica un rapporto speciale sui sette dirigenti baha’i iraniani

15 agosto (BWNS). Il Baha’i World News Service ha publicato uno speciale rapporto online che comprende articoli e informazioni varie sui sette dirigenti baha’i iraniani, la vita, la detenzione, il processo e la condanna.

Il rapporto comprende una cronologia dei momenti salienti del caso, il profilo dei sette prigionieri, dichiarazioni fatte dall’Assemblea generale e dal Segretario generale delle Nazioni Unite, una raccolta di espressioni di sostegno da parte di governi, organismi ed eminenti personaggi e materiale iunformnativo sulla persecuzione della comunità bahai in Iran. Offre anche articoli e fotografie per organi di comunicazione e altri usi.

«The trial of Iran’s seven Bahai leaders» si trova in:

http://news.bahai.org/human-rights/iran/yaran-special-report/

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 09 ago 2010 @ 11:21 AM 

Secondo le ultime notizie i sette dirigenti baha’i sono stati condannati

NEW YORK, 8 agosto (BWNS). La Baha’i International Community ha saputo che i sette dirigenti baha’i sono stati condannati a 20 anni di carcere.  

Le due donne e i cinque uomini sono stati trattenuti nel famigerato carcere di Evin a Teheran sin da quando sono stati arrestati nel 2008, sei il 14 maggio e una due mesi prima.  

«Se la notizia è vera, è un risultato scioccante del caso di queste persone innocenti e innocue», ha detto Bani Dugal, primo rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.  

«Abbiamo saputo che gli imputati sono stati informati della sentenza e che i loro legali stanno per ricorrere in appello», ha detto la signora Dugal. 

I prigionieri, Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rezaie, Mahvash Sabet, Behrouz Tavakkoli e Vahid Tizfahm, erano membri di un gruppo nazionale che contribuiva a provvedere alle necssità minime della comunità baha’i dell’Iran che conta 300.000 membri, la più numerosa minoranza religiosa non musulmana del paese.  

Il processo dei sette è consistito di sei brevi udienze che sono incominciate il 12 gennaio u.s. dopo che erano stati trattenuti in prigione senza alcuna imputazione per 20 mesi e senza poter consultare i loro legali per più di un ora in tutto. Il processo si è concluso il 14 giugno.  

Fra le accuse mosse contro gli imputati vi sono spionaggio, attività di propaganda contro l’ordine islamico e creazione di un’amministrazione illegale. Essi le hanno respinte tutte categoricamente. 

Per leggere l’articolo in inglese online e vedere la fotografia si vada a: 

http://news.bahai.org/story/786

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Last Edit: 09 ago 2010 @ 11:21 AM

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 05 ago 2010 @ 10:31 AM 

MADRID, Spagna, 3 agosto (BWNS). Quando lo scrittore Rafael Cerrato decise di fare una breve visita al nord di Israele nel 2006 non avrebbe mai pensato che quel viaggio avrebbe dato origine a un nuovo libro.

Attraversando la città di Haifa, lo scrittore è stato molto colpito dagli edifici e dai giardini del Centro Mondiale Baha’i, sulle pendici del Monte Carmelo.

«Ne sono rimasto stupito», ha detto il signor Cerrato. «Ho subito pensato che avrei dovuto scoprire che cosa c’era dietro tutta quella bellezza».

«Desde el corazon de Iran – Los baha’is: La esperanza oprimida» è fra le prime grandi opere scritte in spagnolo sulla genesi e sulla persecuzione della comunità baha’i in Iran.

Ritornato in Spagna, lo scrittore, che è cattolico romano e ha scritto molte pubblicazioni sulla religione, ha incominciato a fare ricerche sulla storia e sugli insegnamenti della Fede baha’i e quello che ha scoperto lo ha affascinato.

«Ho scoperto che il tanto atteso ponte fra Oriente e Occidente, che politici e intellettuali hanno cercato di costruire con l’Alleanza delle civiltà e cose del genere, già esiste», ha detto.

«Senza perdere nessuno dei principi delle religioni precedenti, gli insegnamenti sociali baha’i contengono tutto, il bisogno di corpi sovrannazionali, la parità fra uomini e donne, l’educazione universale… Credo in questi principi e ne sono attratto, perciò non ho problemi a divulgarli».

Durante la sua ricerca il signor Cerrato è stato anche colpito dalla «grande fede e fermezza» della comunità baha’i dell’Iran davanti all’opposizione.

Ha deciso di scrivere un libro che descriva la storia della Fede baha’i, con particolare attenzione alla dura oppressione che i suoi membri hanno subito per istigazione delle autorità in Iran, la terra in cui questa Fede è nata, sin dal suo inizio nella metà del XIX secolo.

Il libro, intitolato «Desde el corazon de Iran – Los baha’is: La esperanza oprimida» («Dal cuore dell’Iran – I baha’i: una speranza oppressa»), è stato recentemente pubblicato dalla Erasmus Ediciones. È fra le prime grandi opere scritte in spagnolo sulla genesi e sulla persecuzione della co-munità baha’i in Iran.

Rafael Cerrato, autore di «Desde el corazon de Iran», discute il suo libro durante una presentazione a Saragozza, Spagna. Alla sua sinistra Carmen Pueyo, membro della comunità baha’i spagnola.

Una recensione del libro del signor Cerrato dice che esso è « un viaggio panoramico, scritto con intelligenza e ben documentato».

Il recensore, Enrique Corda, corrispondente di «El Nuevo Herald», scrive: «Sono lieto che Cerrato abbia pubblicato questo libro… per tutti coloro che vogliono conoscere una dottrina che vale la pena studiare».

La giornalista Ninoska Perez Castellon di una stazione radio di Miami ha scritto che è «un libro necessario… Esso invita il mondo a fare in modo che le violenze contro la comunità baha’i in Iran non siano dimenticate».

«Grazie all’integrità di scrittori come Rafael Cerrato possiamo conoscere a fondo un tema che dovrebbe occupare le prime pagine dei giornali», ha scritto.

Nato a Cordova nel 1951, il signor Cerrato ha studiato economia a Malaga prima di dedicarsi all’esplorazione di quelle che egli definisce «le grandi verità che non sono ricordate dalla storia ma che sono fondamentali per comprendere il presente».

La religione ha un ruolo di primo piano in questa comprensione.

«Ho sempre pensato che l’uomo è un “animale religioso”, più che l’uomo politico definito da molti filosofi», ha detto il signor Cerrato. «Senza religione, non si possono comprendere né i fenomeni sociali né l’evoluzione del mondo».

Nella sua opera del 2005, «Letter to [Lettera a] Fernando Sanchez Drago», lo scrittore ha pa-ragonato fra loro i fondatori del Cristianesimo, dell’Islam e del Buddhismo. L’anno dopo, «Lepanto, the Unfinished Battle [Lepanto, la battaglia incompiuta]» ha esaminato la storia dei rapporti fra Occidente e Islam.

«La religione dovrebbe essere una forza benefica e un elemento unificatore», ha detto. «ma purtroppo è causa di molti problemi. L’origine di questi problemi non è la religione di per sé… Essi sono principalmente prodotti da distorsioni umane del suo contenuto e del suo messaggio».

Il signor Cerrato è vissuto per dieci anni lontano da Barcellona, nei pressi di quel luogo di pellegrinaggio che è Monserrat, dal quale trae la propria ispirazione spirituale.

È anche appassionato di viaggi e del contatto con le differenti culture del mondo. Dopo molte presentazioni del suo libro in Spagna, il prossimo mese andrà negli Stati Uniti per parlare di «Dal cuore dell’Iran» nel prestigioso negozio «Books and Books» di Miami, Florida.

«Considero Miami la porta d’ingresso in America della cultura ispanica», ha detto.

Gilbert Grasselly, esperto traduttore di Hollywood, Florida, è dello stesso parere. «Nella contea di Miami Dade c’è una grande comunità che parla spagnolo. È un punto importante per gli ispanici».

Il signor Grasselly è stato invitato a tradurre in inglese «Dal cuore dell’Iran».

«Il libro racconta al pubblico ciò che sta accadendo», ha detto il signor Grasselly. «Quando ho letto le sue storie ne sono rimasto toccato. È molto commovente».

Il signor Cerrato spera che il libro informi i lettori che parlano spagnolo sulla situazione dei baha’i in Iran e sui valori per i quali essi sono pronti a soffrire.

«Spero che apra gli occhi ai leader, ai giornalisti e agli intellettuali che lo leggeranno, se lo faranno, sui piani e sulle azioni dell’attuale governo iraniano».

«Nello stesso tempo, spero che grazie alla Fede baha’i si aprano fra Oriente e Occidente molti processi costruttivi di dialogo».

Per vedere in rete l’articolo in inglese e le fotografie, si vada a:
http://news.bahai.org/story/783

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Last Edit: 05 ago 2010 @ 10:31 AM

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Categories: News bahai, persecuzioni
 13 lug 2010 @ 5:50 PM 

Ginevra, 11 luglio (BWNS) – Dopo la demolizione di alcune case baha’i nel villaggio iraniano di Ivel, di cui si è detto la settimana scorsa, c’è un’altra storia da raccontare: quella di alcuni paesani simpatizzanti che hanno deplorato con i vicini baha’i le ingiustizie che essi sono stati costretti a subire.
 
È anche la storia di un indomito spirito e di una dedizione al bene sociale che continua a permettere ai baha’i di superare le loro lunghe persecuzioni e di partecipare attivamente allo sviluppo socio-economico del proprio villaggio. 
 
 
Servizio e persecuzioni
 
Un tempo Ivel era la residenza estiva di pastori provenienti dalla vicina regione del Mazandaran. I baha’i sono presenti nel villaggio da oltre 150 anni. Erano circa la metà della popolazione del villaggio sin da quando la loro Fede è nata in Iran nella metà del XIX secolo. Per tutto questo tempo sono vissuti in relativa armonia accanto ai vicini musulmani. 
 
Purtroppo elementi esterni fortemente ostili alla Fede hanno periodicamente cercato di fomentare la popolazione locale contro la comunità baha’i, scatenando intermittenti persecuzioni, da minacce di morte a forme minori di vessazioni .
 
Nel 1941, per esempio, la vita dei baha’i è stata in pericolo quando bande esterne hanno spinto alcuni cittadini locali ad aggredire i baha’i. I baha’i sono stati arrestati, brutalmente picchiati e soggetti a estorsioni, le loro case e le loro proprietà sono state saccheggiate. Infine, sono stati cacciati in un villaggio a sette chilometri di distanza. Qualche mese dopo, quando le acque si sono calmate, i baha’i sono ritornati nelle loro case e nelle loro fattorie. 
 
Un episodio che dimostra a quale punto al quale sono arrivati i nemici dei baha’i si è verificato nella metà degli anni ’50 quando nel villaggio di Ivel arrivò un membro della nuova società «Hojjatieh». Hojjatieh, un’organizzazione sciita tradizionalista semi-clandestina, è stata fondata sulla premessa che il più grave pericolo per l’ Islam era l’«eresia» della Fede baha’i, che doveva essere eliminata.
 
Essendo falliti i suoi tentativi di creare una spaccatura fra i musulmani e i baha’i, costui cercò di impedire che le mucche dei baha’i pascolassero negli stessi prati dove pascolavano le mucche dei musulmani, con il pretesto che le mucche dei baha’i erano «impure».  
 
Per qualche giorno, il bestiame dei baha’i restò nelle stalle, mentre quello dei musulmani andava a pascolare. I baha’i si appellarono ripetutamente al capo villaggio, chiedendo che avesse compassione per gli animali. Di conseguenza fu deciso che le mucche entrassero nei pascoli da lati opposti, in modo da rispettare il decreto. Ma la cosa non si accordava con il naturale istinto del bestiame che continuava a brucare assieme.
 
 
Contributi al progresso sociale
 
Ne corso degli anni, a dispetto degli sforzi per reprimerli, i baha’i hanno attivamente contribuito al miglioramento della vita nel villaggio. Oltre al ruolo che hanno sempre svolto nell’agricoltura locale, essi hanno fondato una scuola aperta a tutti i bambini locali, senza distinzioni religiose. Ne 1946, quando il governo iraniano incominciò a organizzare scuole rurali e si prese la responsabilità della scuola del villaggio, la scuola di Ivel aveva già sei classi elementari e dava un’istruzione generale a 120 scolari provenienti da Ivel e altri sette villaggi adiacenti. 
 
Nel 1961, in un altro esempio di servizio alla comunità, i baha’i hanno costruito un bagno pubblico per gli abitanti del villaggio. Il bagno ha comportato migliorie del serbatoio d’acqua locale e opere di rimodernamento per migliorare il livello dell’igiene del servizio e della salute generale della gente. 
 
 
Un’escalation delle aggressioni
 
Dopo la rivoluzione islamica del 1979 in Iran, la situazione dei baha’i in Ivel si è deteriorata. Sono state confiscate molte terre e i tentativi di riottenerle sono stati infruttuosi. Ai baha’i è stato fatto divieto di accedere agli ospedali e ad altre istituzioni che loro stessi avevano contribuito a creare. Gli insegnanti hanno incoraggiato i bambini musulmani a infierire contro i compagni di scuola baha’i. I genitori hanno protestato, ma l’insegnante ha escogitato altri modi per perseguitare gli alunni baha’i, per esempio bocciandoli agli esami.
 
Nel giugno 1983, i baha’i sono stati costretti ad abbandonare le loro case e trasportati in autobus nella città più vicina, Sari. Quando sono arrivati, le autorità li hanno rimandati indietro. Giunti a Ivel, sono stati rinchiusi in una moschea locale. Oltre 130 persone, fra le quali vecchi e bambini, sono stati tenuti prigionieri per tre giorni senza cibo e senza acqua. Dato che le pressioni per farli abiurare sono state infruttuose, hanno avuto il permesso di ritornare a casa. Ma la stessa notte sono stati aggrediti dagli abitanti del villaggio. Alcuni sono stati portati via dalla folla, altri sono stati feriti e molti altri sono stati cacciati nei boschi vicini.
 
Da allora, molti dei baha’i di Ivel hanno abitato nei pressi del villaggio e vi sono ritornati solo in estate per seminare e raccogliere le messi e prendersi cura delle loro proprietà. Secondo Natoli Derakhshan, un baha’i di Ivel che è stato recentemente intervistato da Radio Farda, una stazione radio persiana, «Ogni volta che i baha’i volevano andare a Ivel, dovevano chiedere alla magistratura il permesso di restare nelle proprie case per qualche giorno».
 
Negli ultimi tre anni, la Baha’i International Community ha verificato un aumento delle pressioni sui baha’i di Ivel per costringerli a lasciare la regione. «Le loro case vuote sono state date alle fiamme, i baha’i sono stati esposti ad aggressioni verbali e fisiche e il secolare cimitero baha’i è stato confiscato e venduto per farne una proprietà residenziale», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra.
 
«Molti baha’i hanno protestato a tutti i livelli, ma in genere si sono scontrati con muri di indifferenza. Le autorità dicono che possono fare poco contro l’ostilità della gente del luogo nei confronti dei baha’i », ha detto. «In ogni caso, i funzionari locali del governo hanno negato di essere al corrente delle demolizioni o delle ragioni per cui esse sono state fatte».
 
«Quello che sta accadendo a Ivel e nell’adiacente regione del Mazandaran, fa parte di una vasta campagna per umiliare e scoraggiare tutti i baha’i e impedire loro di praticare la loro fede in qualunque modo», ha detto la signora Ala’i. «Il governo ha chiaramente dimostrato che, se non è esso stesso il promotore di tutto questo, non ha nemmeno la volontà o la capacità di fermarlo». 
 
Nelle ultime settimane il signor Derakhshan, avendo sentito parlare dell’imminente distruzione delle case baha’i nel villaggio, è andato da vari funzionari per chiedere se le voci erano vere. «Ci è stato detto di non preoccuparci, che le voci non erano vere e gli abbiamo creduto», egli ha detto a Radio Farda.
 
«Non sappiamo e non possiamo dire se l’ordine è stato dato da qualcuno», ha detto, «ma purtroppo hanno distrutto tutto».
 
 
Sostegno locale e internazionale
 
E invece molti abitanti di Ivel sono molto preoccupati per questi episodi. In un’intervista con il sito Rooz Online, il signor Derakhshan ha elogiato le persone che si sono dette costernate e preoccupate per il maltrattamento subito dai loro vicini baha’i: «In questi giorni molti musulmani sono venuti a trovarci con le lacrime agli occhi e ci hanno chiesto scusa e ci hanno stretto la mano! Siamo grati a tutti loro».
 
Gli episodi di Ivel hanno attratto l’attenzione anche molto lontano, sulla stampa e nei notiziari, anche online, di tutto il mondo, e fra questi un esercito di agenzie in lingua persiana.
 
Nel mondo anglofono, il 29 giugno u.s. Radio Free Europe/Radio Liberty ha parlato delle «case baha’i demolite in Iran». Ha anche fatto vedere un video dell’incidente che aveva avuto da attivisti dei diritti umani in Iran.
 
Il 29 giugno, National Review Online ha pubblicato un articolo intitolato “Case baha’i demolite dal regime in Iran».
 
Un servizio del sito web della BBC, intitolato «La comunità baha’i dell’Iran teme un’intensificazione delle persecuzioni», diceva: «Prima si vedono immagini di travi in fiamme. Poi compaiono gli edifici, alcuni senza finestre e senza porte, altri ridotti in macerie. Le immagini confuse riprese con un cellulare e pubblicate su YouTube da attivisti iraniani dei diritti umani mostrano scene di distruzione furtivamente riprese dall’interno di un’automobile…Le notizie riferite da alcuni abitanti di Ivel dicono che il 22 giugno quasi 50 case bahai erano state rase al suolo».
 
«Molti di questi siti hanno incoraggiato i lettori a scrivere i loro commenti», ha detto la signora Alai. «Dopo essere stati perseguitati per tutti questi anni, siamo certi che i baha’i di Ivel apprezzano il sostegno delle persone in tutto il mondo, compresi molti cittadini iraniani simpatizzanti, che hanno voluto esprimere il proprio sdegno per questo recente episodio».
 
Per leggere l’articolo online in inglese e vedere le foto, si vada a:
http://news.bahai.org/story/782

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Last Edit: 13 lug 2010 @ 06:46 PM

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 06 lug 2010 @ 6:59 PM 

La più grande catastrofe che possa colpire l’umanità, è martirizzare una Manifestazione di Dio. L’ultima volta è avvenuto a Tabriz (Iran) il 9 luglio del 1850, ai danni del Bab (la Porta), Precursore di Bahá’u'lláh (la Gloria di Dio).

Se non fosse stato per una richiesta della mia ASL, non mi sarei mai cimentato sull’argomento: c’è più dolore di quanto io ne possa normalmente sopportare. Ho immaginato così quello degli altri, imaginando il dolore, la disperazione ed il senso di annientamento dei Babì, confortato dal fatto che quanto hanno sofferto, si è poi dimostrato vincente.

Come mostrarlo?… beh, mi sono affidato a qualcosa di simile (nessuno ha foto dell’epoca…), avvenuto nel 1840 e, a tutt’oggi, celebrato.

Pepin, giovane compositore, era ormai fallito come tale. Sfidando il Rossini, si era ritrovato a dover comporre “un’opera buffa” mentre, nel giro di due anni, la tisi gli portò via i suoi due figli e la moglie. L’opera fu un disastro tale che, Pepin, giurò a sè stesso che non avrebbe mai più composto in vita sua… Il Merelli, caparbio direttore della Scala di Milano, gli ficcò in tasca un libretto del Solera, lavoro talmente ostico che nessun compositore era riuscito a musicare. Arrivato a casa, tale libretto, cadde dalla tasca aprendosi su una preghiera.

Era quella di un popolo esule e schiavo a poche ore dal totale annientamento fisico. All’inizio evocava “l’aure dolci del suolo natal” di una patria “sì bella e perduta” (mi ricorda tanto l’attuale Iran). Continuava poi con un Dio che non risponde “arpa d’or che dei fatidici vati, perchè muta dal salice pendi?” e concludeva col chiedera a Dio, di accettare il loro dolore “o t’ispiri Signore il consenso, che n’infonde al patire virtù” come riscatto.

Pepin musicò questa preghiera con un valzer lento, rallentato fino all’esasperazione… Il risultato? Gli Ebrei, sulle ali del “Va’ Pensiero” tornarono alla loro amata terra, Pepin divenne Giuseppe Verdi prima ancora della prima e milioni di persone, a tutt’oggi, si commuovono al suono di questo canto, riportando (spesso inconsciamente) quanto una preghiera possa stravolgere la situazione più disperata in una sonante vittoria.

E’ ciò che è avvenuto per i Babì di allora, trasformatisi in Bahá’í di oggi, ormai diffusi in tutto il mondo.

Dedicato ai Babì ed ai Martiri di tutti i tempi.

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Caramente il webmaster

Posted By: webmaster
Last Edit: 09 lug 2010 @ 06:34 PM

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Categories: persecuzioni

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