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In Iran ed in Egitto i Bahá’í sono perseguitati, a tutt’oggi l’Iran è ancora ricca fonte di martiri della Fede.

L’Assemblea generale dell’ONU rimprovera l’Iran per la situazione dei diritti umani

NEW YORK, 19 dicembre 2016, (BWNS) — Oggi la comunità internazionale ha denunciato con fermezza una lunga serie di violazioni dei diritti umani in Iran.

Con 85 voti favorevoli, 35 contrari e 63 astensioni, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che esprime «profonda preoccupazione» per l’alto numero di esecuzioni senza garanzie giuridiche, per l’uso continuo di torture, detenzioni arbitrarie diffuse, forti limitazioni alla libertà di riunione, di espressione e di credo religioso e per la continua discriminazione contro le donne e le minoranze etniche e religiose, tra cui i baha’i, in Iran.

«Il voto di oggi evidenzia chiaramente che il mondo rimane profondamente preoccupato per il modo in cui l’Iran tratta i propri cittadini e pone alcuni interrogativi sulla reale volontà dell’Iran di adempiere ai propri obblighi come membro della comunità internazionale», ha detto Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

«Purtroppo, l’elenco delle violazioni dei diritti umani in atto in Iran è lungo», ha continuato la signora Dugal. «Nonostante le smentite dei funzionari iraniani, è difficile vedere qualche segno di progresso. Questo è particolarmente vero per i baha’i iraniani, i quali devono affrontare, tra le altre forme di oppressione, la politica di “apartheid economico” adottata dal loro governo, che cerca continuamente di escluderli dal mondo del lavoro, dall’istruzione e di privarli della libertà di praticare la loro religione secondo i dettami della loro coscienza.

«All’inizio di novembre, ad esempio, 124 negozi e imprese baha’i sono stati chiusi dal governo dopo che i proprietari avevano sospeso le attività per due giorni per osservare un’importante festività baha’i.

«Inoltre, si continua a impedire ai baha’i di frequentare liberamente l’Università e li si sottopone a ogni sorta di altre restrizioni. Essi continuano a subire anche arresti arbitrari, detenzioni e reclusioni per aver svolto legittime attività religiose», ha detto la signora Dugal.

La signora ha notato che circa 86 baha’i sono attualmente in prigione e che, dal 2005, oltre 900 baha’i sono stati arrestati e sono stati documentati almeno 1100 episodi di esclusione economica.

«Sotto l’amministrazione del presidente Hassan Rouhani la situazione non è migliorata», ha aggiunto. Dall’agosto 2013 quando egli ha assunto l’incarico, sono state arrestati almeno 185 baha’i e ci sono stati almeno 540 episodi di discriminazione economica.

Tra le altre cose, la risoluzione di oggi chiede all’Iran di eliminare «tutte le forme di discriminazione, comprese le restrizioni economiche» contro le minoranze religiose in Iran. Inoltre, chiede il rilascio di «tutti i praticanti religiosi, compresi i sette dirigenti baha’i, imprigionati per la loro appartenenza o per aver svolto attività per conto di un gruppo religioso di minoranza riconosciuta o non riconosciuta».

La risoluzione è stata presentata dal Canada e co-sponsorizzata da 41 altre nazioni. È la 29a risoluzione di questo tipo che dal 1985 esprime preoccupazione dell’Assemblea generale per le violazioni dei diritti umani in Iran.

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Negligenze dell’Iran nell’ambito dei diritti umani condannate dalla comunità mondiale

NAZIONI UNITE, 16 novembre 2016, (BWNS) — Ieri l’ONU ha espresso gravi preoccupazioni per «le gravi limitazioni» del diritto alla libertà di religione o di credo in Iran e in particolare per la continua persecuzione dei baha’i iraniani.

Il rimprovero — espresso per la 29a volta dal 1985 — è presente in una risoluzione annuale sui diritti umani in Iran, approvata dal Terzo Comitato dell’Assemblea generale con 85 voti contro 35 e 63 astensioni.

Il voto è seguito a un rapporto presentato in settembre dal Segretario generale Ban Ki-moon il quale ha detto che i baha’i «sono la minoranza religiosa più duramente perseguitata» in Iran.

Successivamente, il 25 ottobre la Baha’i International Community ha pubblicato un nuovo rapporto sulla persecuzione dei baha’i in Iran.

La risoluzione di ieri ha anche espresso preoccupazione per l’uso «preoccupante» della pena di morte in Iran, per l’uso «diffuso e sistematico delle detenzioni arbitrarie» e per la persecuzione degli oppositori politici, dei difensori dei diritti umani, dei giornalisti, delle donne e degli attivisti per i diritti delle minoranze.

«L’Iran ha cercato di normalizzare le sue relazioni con il mondo, ma l’approvazione di questa risoluzione dimostra che la comunità internazionale ritiene ancora che la situazione dei diritti umani nel Paese rimanga un problema e richieda grande attenzione», ha detto Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

«Nel caso dei baha’i iraniani, le cose sono sicuramente peggiorate. Tra le altre cose, il governo ha cambiato tattica adottando forme di persecuzione sociali, economiche ed educative, meno quantificabili e più sofisticate, con l’obiettivo di rendere più difficile la documentazione dei casi di persecuzione.

«Sta anche aumentando lo strangolamento economico. Appena due settimane fa, ad esempio, il governo ha chiuso più di 100 negozi baha’i nel paese, dopo che i loro proprietari avevano temporaneamente sospeso le attività per osservare due giorni santi baha’i, un atto di grave discriminazione economica, come è stato documentato in una recente lettera al Presidente iraniano Hassan Rouhani», ha detto la signora Dugal.

La signora Dugal ha anche detto che il governo continua ad arrestare e imprigionare i baha’i e a impedire ai giovani baha’i di frequentare l’Università.

“Nel complesso, il programma del governo contro i baha’i equivale a uno sforzo altamente coordinato per distruggere questa comunità come entità economicamente vitale», ha detto.

La risoluzione invita inoltre l’Iran a cooperare con il Relatore speciale sulla situazione dei diritti umani in Iran, alle cui ripetute richieste di visitare l’Iran il governo ha sempre opposto un rifiuto. In settembre Ahmed Shaheed, che è stato il relatore speciale per i diritti umani in Iran fino al 31 ottobre, ha pubblicato un rapporto nel quale prende atto di un’intensa campagna di propaganda anti-baha’i, intrapresa dal governo, dicendo anche che i baha’i continuano a essere imprigionati e discriminati economicamente.

La risoluzione è stata presentata dal Canada e ha avuto 41 co-sponsor.

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Forzata chiusura di negozi in Iran su una scala senza precedenti

7 novembre 2016, (BWNS) — Oltre cento aziende appartenenti a baha’i in varie città dell’Iran, tra cui Sari, Ghaemshahr e Bandar Abbas, sono state chiuse dalle autorità iraniane dopo che avevano temporaneamente sospeso le attività per osservare le Festività baha’i del 1° e del 2 novembre.

Questa deplorevole azione è avvenuta nonostante le recenti dichiarazioni del Relatore speciale dell’ONU della libertà di religione e credenza e del Relatore speciale dell’ONU per l’Iran, di eminenti avvocati iraniani (come Andy-Karim Lahidji e Shirin Ebadi) e la richiesta rivolta dalla Baha’i International Community al Presidente dell’Iran per fare cessare questa oppressione economica.

Una recente lettera inviata dalla Baha’i International Community al Presidente iraniano spiega che la chiusure delle aziende baha’i è una delle molte tattiche impiegate dalle autorità nel loro apartheid economico contro i baha’i in Iran. Altri mezzi comprendono la categorica interdizione di almeno tre generazioni di baha’i dall’accesso ai posti governativi, l’esclusione dal lavoro nelle imprese parzialmente o totalmente sotto la direzione del governo, il rifiuto di concedere licenze di lavoro privato e l’esclusione dalla formazione universitaria formale.

«La chiusura di così tante aziende dimostra la vacuità delle affermazioni del governo iraniano il quale assicura che la comunità baha’i non è discriminata», ha detto Bani Dugal, la principale rappresentante della Baha’i International Community. «Invitiamo la comunità internazionale a denunciare queste azioni ingiuste e a raccomandare al governo iraniano di prendere immediate, visibili e sostanziali misure per modificare questa situazione», ha aggiunto.

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Assassinato un baha’i in Iran — vittima dell’odio religioso

NEW YORK, 26 ottobre 2016, (BWNS) — Con un terribile atto di violenza, un baha’i è stato pugnalato a morte da due uomini che hanno ammesso di averlo aggredito a causa delle sue convinzioni religiose.

Farhang Amiri, 63 anni, è stato assassinato davanti alla sua abitazione il 26 settembre 2016 nella città di Yazd, Iran, dove abitava da molto tempo con la sua famiglia.

La notte precedente, due giovani si sono recati presso la residenza del signor Amiri con il pretesto di voler acquistare il suo furgone. Il signor Amiri non era in casa. Suo figlio, che li ha accolti alla porta, è rimasto sorpreso e ha detto di non essere a conoscenza del fatto che suo padre intendesse vendere il veicolo. Ma i due uomini hanno insistito. Quando ha chiesto il loro recapito, si sono scusati e se ne sono andati.

La sera dell’omicidio, gli stessi due individui sono ritornati, hanno incontrato il signor Amiri e lo hanno aggredito violentemente davanti alla sua abitazione. Sentendo le sue urla, un membro della famiglia, che è stato poi raggiunto da molte altre persone, è accorso e lo ha trovato gravemente ferito da coltellate multiple al petto.

Poco dopo l’attacco, alcuni negozianti locali hanno bloccato un uomo che si allontanava correndo dalla scena del misfatto e lo hanno consegnato alla polizia. È stato catturato anche il secondo colpevole.

Interrogati dalla polizia davanti a testimoni, i due sospetti hanno ammesso di aver ucciso il signor Amiri con un coltello che avevano appositamente portato con sé. Quando è stato chiesto il loro movente, uno dei sospetti ha risposto di aver ucciso il signor Malmiri, perché sapeva che egli era baha’i.

«Questo atroce atto è la conseguenza di uno sforzo di lunga data, sistematicamente compiuto dalle autorità iraniane per incoraggiare l’odio e il fanatismo contro i baha’i», ha detto la signora Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

«Nella sola città di Yazd, ci sono stati molteplici atti di persecuzione negli anni passati, decine di arresti e detenzioni illeciti e decine di incursioni su abitazioni e uffici baha’i», ha detto la signora Dugal.

Questo non è il primo episodio persecutorio contro la famiglia del signor Amiri. L’anno scorso gli uffici e le abitazioni dei figli del signor Amiri sono stati perquisiti da agenti governativi che hanno confiscato computer, telefoni e altri oggetti.

Inoltre, agli inizi di agosto di quest’anno un credente della cittadina è stato informato da agenti del governo durante un interrogatorio che si sapeva che in città c’erano persone che avevano espresso l’intenzione di uccidere i baha’i.

«La Baha’i International Community è indignata per l’omicidio del signor Amiri», ha detto la signora Dugal, «ed è profondamente preoccupata per la continua e incessante persecuzione dei baha’i in Iran che fa da sfondo a questi atti di violenza».

La signora Dugal ha fatto notare che la propaganda di odio contro i baha’i nei media ufficiali iraniani si è recentemente intensificata. In un suo nuovo rapporto, la Baha’i International Community dice che nei tre anni ci sono stati più di 20.000 casi.

La signora Dugal ha commentato che il signor Amiri, che faceva l’autista e il contadino, viveva una vita modesta e onorevole.

«I suoi vicini lo conoscevano per la gentilezza, la dolcezza, la saggezza e l’umiltà», ha detto. «Andava d’accordo con tutti. Il suo ambiente familiare era caratterizzato da amore e tenerezza ed egli incoraggiava i suoi quattro figli a essere onesti e affidabili».

La signora Dugal ha anche dichiarato che il governo iraniano deve garantire che la causa della giustizia non sia ostacolata da considerazioni di affiliazione religiosa.

«Gli iraniani dalla mente aperta e la comunità internazionale sono ora ansiosi di vedere come si farà giustizia e si chiedono se l’incitamento e la prevalente atmosfera che rendono possibili atti così odiosi finiranno», ha detto la signora Dugal.

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La BIC si appella al Presidente Rouhani per porre fine alla sistematica oppressione economica

New York, 6 settembre 2016, (BWNS) – La Baha’i International Community si è appellata al Presidente dell’Iran, dottor Hassan Rouhani, affinché ponga fine alla grave oppressione economica imposta ai baha’i di quel Paese.

L’appello è contenuto in una lettera inviata al presidente Rouhani che mostra come, fin dall’inizio della Rivoluzione islamica nel 1979, i baha’i in Iran siano stati oggetto di molti atti continuativi di persecuzione, inclusa una spietata campagna di strangolamento economico che continua a tutt’oggi e non dà segno di miglioramento con la sua elezione.

La lettera firmata da Bani Dugal, rappresentante principale della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite, attira l’attenzione sulla totale contraddizione tra le dichiarazioni del governo iraniano relative a giustizia economica, uguaglianza per tutti e riduzione della disoccupazione, da un canto, e gli implacabili sforzi per impoverire un settore dei propri cittadini, dall’altro.

La lettera sottolinea i modi in cui questa campagna economica è stata intrapresa contro i baha’i secondo una linea premeditata: espulsione dei dipendenti nel settore pubblico; gravi limiti nel settore privato; esclusione da una vasta gamma di commerci e professioni con l’offensivo pretesto di essere religiosamente «impuri»; confisca di patrimoni; azioni di disturbo nel campo degli affari e chiusura di negozi. Quando un baha’i è arbitrariamente arrestato, l’imposizione di alte somme per la cauzione per la libertà provvisoria ha un grave effetto economico sulla comunità.

Oltre a tutto ciò, la lettera fa riferimento all’impatto economico dell’oppressione sui giovani baha’i: artisti, atleti e studenti. «Le conseguenze economiche derivanti dalla negazione ai giovani baha’i dell’opportunità di sviluppare i loro talenti, che sono dono di Dio, sono notevolmente più pesanti di molte altre forme di oppressione», afferma la lettera.

La lettera, definisce questa sistematica discriminazione un «apartheid economico» e chiede esplicitamente al Presidente: «Come può un governo decidere deliberatamente di impoverire un settore della propria società? Come giustificheranno ciò che hanno fatto i responsabili delle conseguenze finanziarie, sociali e psicologiche di queste discriminazioni? Quale criterio religioso o civile sancisce un’esclusione calcolata di una popolazione dalla partecipazione alla vita economica del proprio Paese? Come si può continuare a parlare di costruzione di una società giusta e progredita davanti a tale sistematica ingiustizia?».

La lettera si appella al presidente Rouhani perché riveda urgentemente la situazione dei baha’i e ponga rimedio alla situazione.

Recentemente un commovente e potente documentario prodotto da alcune persone in Iran, che descrive la terribile sofferenza economica dei baha’i, ha attirato l’attenzione dei media. Amnesty International ha presentato il documentario nella sua pagina di face book.

Si veda la relazione speciale sull’oppressione dei baha’i di Iran pubblicata in inglese nel 2015 dalla Baha’i International Community:

https://www.bic.org/sites/default/files/pdf/their-progress-and-devlopment-are-blocked.pdf