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Attività della comunità bahà’ì mantovana in generale e di Bigarello in particolare

Un musical su un uomo che si sottrae alla schiavitù apre le menti e ispira conversazioni e azioni

EDIMBURGO, Scozia, 20 agosto 2018, (BWNS) –

Con la ferma intenzione di liberarsi dal giogo della schiavitù, Henry Brown ha intrapreso un viaggio molto rischioso. Correva l’anno 1849 ed egli era uno dei tre milioni di schiavi che vivevano negli Stati Uniti. Ha spedito se stesso dentro una cassa di legno da una piantagione dello stato meridionale della Virginia alla città settentrionale di Filadelfia. La schiavitù era già stata proibita e un gruppo di abolizionisti lo hanno accolto e aiutato a ottenere la liberazione.   

La storia lo ricorda come Henry “Box [cassa]” Brown.   

Questo mese, la sua straordinaria storia è stata vividamente riportata in vita durante il rinomato Fringe Festival di Edimburgo. Henry Box Brown, un nuovo musical andato sulle scene, emoziona e pungola il pubblico dalla ribalta delle prestigiose Assembly Rooms della città. 

L’autrice dello show, Mehr Mansuri, una baha’i, voleva affrontare il tema della disuguaglianza razziale. Dati i fondamentali principi baha’i dell’unità del genere umano e dell’eliminazione di ogni forma di pregiudizio, il tema dell’eguaglianza razziale le stava molto a cuore. Servendosi dell’arte, potente strumento per aprire la mente, assieme ai suoi colleghi ha creato un’esperienza che suscita conversazioni costruttive e ispira azione e cambiamento sociale.  

«Stavo cercando una storia per un musical che parlasse di un eroe della storia americana di origini africane», dice la signora Mansuri, fuggita da bambina con la famiglia perché, essendo baha’i, era perseguitata in Iran, dove era nata. Si è stabilita a New York e per vent’anni ha studiato arte drammatica nelle scuole pubbliche. 

La signora Mansuri è andata a una fiera di libri con la nipote e si è imbattuta nella storia di Henry Brown in un libro illustrato per bambini. Ne è stata subito colpita. 

«Le ferite sono ancora profonde e spesso ci sentiamo del tutto inadeguati ad aprire ferite che non possiamo risanare», dice. «È veramente difficile e doloroso parlare del tema della razza senza sentirsi privi di strumenti per farlo».   

Il direttore dello show, Ben Harney, spiega come è stato attratto alla storia.   

«L’opera mi ha colpito molto», spiega il signor Harney, un attore che ha vinto il premio Tony Award. «È un’incredibile storia di visione, eroismo, ardimento, coraggio e audacia. E lo sfondo è un insieme di circostanze spietate e ostili, e il prezzo è alto… Quell’opera mi ha davvero toccato, commosso e ispirato». 

Nel 1848, quando i suoi figli e sua moglie incinta vengono venduti a nuovi proprietari nel North Carolina, Henry Brown decide di sottrarsi alla schiavitù anche a costo di affrontare una brutale punizione o gli altri rischi del viaggio. Con l’aiuto di un sacerdote bianco e di un giocatore d’azzardo schiavista, Henry Brown si è fatto imballare in una scatola, lunga 90 centimetri, alta 80 e larga 60, e si è fatto spedire in battello e in treno verso la libertà a una distanza di trecento miglia. 

Henry Brown è il protagonista dello show, ma non è il suo unico eroe. Il musical invita il pubblico a pensare a come avviene un vero cambiamento, a capire che esso è il risultato di azioni coraggiose compiute da molte persone, come i personaggi dello show. Si propone di avvincere gli spettatori e di incoraggiarli a pensare di poter essere anche loro protagonisti di un cambiamento significativo per il miglioramento del mondo che li circonda. A fine spettacolo, gli spettatori possono discutere i temi del musical e sono invitati a sottoscrivere un impegno personale di azione. «Poi dopo quattro mesi rimandiamo loro quelle promesse e li invitiamo a ritornare, nella speranza che il teatro diventi una sorta di villaggio che si riunisce ancora», dice la signora Mansuri. 

Un membro del cast dello show, Najee Brown, ha notato che alcuni spettatori hanno preso a cuore le conversazioni e le promesse.   

«So per certo che essi escono con la sensazione di aver imparato qualcosa e questa è probabilmente la parte più importante», dice Najee Brown. «Come posso applicare quello che ho appena visto nella mia vita quotidiana? Come posso fare la differenza dopo aver visto questo spettacolo?».   

L’impatto di Henry Brown Box è accentuato dalle ricche selezioni musicali che lo accompagnano. La partitura musicale fa rivivere molti spiritual del XIX secolo.   

«Tutte queste canzoni sono nate dall’oppressione, dal perdono degli oppressori, sono canzoni che distoglievano gli schiavi dalla brutalità della vita che essi vivevano», dice Jack Lenz, il direttore musicale dello show, co-compositore e baha’i. 

«Tutte queste canzoni sono collegate a Dio, che è in realtà il vero scopo della musica, la ragione per cui essa esiste. La musica è sempre stata collegata con il culto di Dio e con l’universalità dei sentimenti e delle sensazioni, il riconoscimento del significato della presenza di questa forza sostentatrice nella propria vita, soprattutto se l’hai vissuta in schiavitù».   

Il musical riunisce 16 esecutori, cantanti di gospel e di rhythm and blues di rinomanza mondiale del Christian Cultural Center di New York e importanti esecutori di Off-Broadway, che hanno compreso quanto importante sia questo spettacolo per un pubblico moderno.   

«È molto attuale, e questo è meraviglioso ma anche in qualche modo inopportuno, in quanto contiene alcuni elementi di una storia che sembrano “far scattare” cose che stanno venendo fuori nel mondo d’oggi», dice il signor Harney. «La storia di quest’uomo che era schiavo. ma colto… che alla fine è arrivato a un punto in cui era troppo. Cioè, che idea straordinaria! Avrei la forza di spedire me stesso!». 

Najee Brown dice che «le conversazioni diventano veramente pesanti, e a volte devo fare un passo indietro».   

Dopo la prima internazionale a Edimburgo, Henry Brown Box andrà in tournée in 25 città degli Stati Uniti, a partire da Flint, nel Michigan, in novembre.  Si spera che anche negli Stati Uniti lo spettacolo continui a suscitare conversazioni riflessive e a ispirare le persone ad agire in modo costruttivo. Il buon teatro dovrebbe fare proprio questo, spiega il signor Harney.   

«In questo spettacolo, le cose importanti, i livelli e gli strati dei temi che possono diventare oggetto di formazione e di conversazione e di attivismo sociale sono veramente molti», dice.  

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Conversazioni dei Consiglieri su trasformazione spirituale e cambiamento sociale: terza parte

CENTRO MONDIALE BAHA’I, 7 agosto 2018, (BWNS) – Durante un convegno presso il Centro Mondiale Baha’i, vari gruppi di Consiglieri continentali hanno partecipato a conversazioni che sono state registrate dal Baha’i World News Service per una serie di podcast sul tema costruzione di comunità, trasformazione spirituale e cambiamento sociale.   

Il primo episodio esaminava alcuni programmi di educazione morale e spirituale per i giovani. Il secondo riportava esperienze di scuole comunitarie in Africa. In questo podcast, i Consiglieri riflettono sul rapporto tra il culto e il servizio e parlano di vita familiare, di comunità e di unità delle razze. 

Sokuntheary Reth parla dell’effetto di un modello di culto e servizio strettamente correlati sul carattere delle comunità, basandosi sull’esperienza della comunità baha’i di Battambang, Cambogia, dove l’anno scorso è stata costruita una Casa di culto baha’i locale.   

«Da quando abbiamo il Tempio», spiega la signora Reth, «abbiamo constatato che la gente ha compreso meglio la preghiera, il suo significato e la sua forza. Molti si accorgono che quando si recano nella Casa di culto come famiglia, i membri della famiglia si sentono molto più uniti e più vicini l’uno all’altro». 

Anche Mark Sisson proveniente dagli Stati Uniti e Taraz Nadarajah che viene dall’Australia discutono di vita familiare, comunità e razza. Si basano soprattutto sulle esperienze fatte a Sydney, in Australia, e a San Diego, negli Stati Uniti d’America. Nella loro conversazione, essi esaminano sia l’impatto delle forze sociali sulla società sia l’esperienza delle comunità baha’i che stano imparando a trascendere quelle forze per costruire nuovi modelli di vita comunitaria basate sull’unità del genere umano.   

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Inaugurato il Tempio colombiano in una gioiosa cerimonia

AGUA AZUL, Colombia, 23 luglio 2018, (BWNS) – Domenica all’alba oltre mille persone si sono riunite per celebrare lo storico momento in cui la prima Casa di culto baha’i della Colombia ha aperto le porte le porte a tutti.  

Mentre i partecipanti, riuniti all’ombra del Tempio, aspettavano di visitare l’interno dell’edificio centrale, uno spirito di gioia e di ansiosa attesa aleggiava nell’aria. L’apertura del Tempio segna un nuovo stadio nello sviluppo della Fede baha’i in Norte del Cauca, dove la Fede ha messo radici da più di quattro decenni. 

«Sapere che ora abbiamo una Casa di culto qui da noi ci riempie di grande gioia», ha detto Carmen Rodriguez, che abita nella vicina città di Villa Rica, riflettendo sul significato del momento.  

Le corriere sono arrivate poco dopo l’alba e le persone sono affluite sotto una grande tenda dove si è svolta la cerimonia. Dopo i discorsi di apertura, i partecipanti si sono recati nell’edificio centrale per pregare.  

«Credo che la Casa di culto sia un luogo molto importante non solo per Norte del Cauca, ma anche per l’intera regione», ha detto Hender Martínez, che è venuto dalla vicina città di Santander de Quilichao. «All’interno del Tempio si respira un’atmosfera assolutamente unica, pervasa di tranquillità e di pace». 

Molti dei convenuti hanno partecipato alle prime discussioni sul progetto del Tempio nei mesi successivi al suo annuncio nel 2012 da parte della Casa Universale di Giustizia. «Ero presente in quei primi incontri nei quali la comunità ha parlato della costruzione della Casa di culto. Tutti hanno potuto contribuire al progetto con idee e concetti. Ora, ne possiamo vedere il risultato», ha detto Carlos Ever Mesur che abita nel vicino villaggio di Mingo. 

Durante la cerimonia di apertura sono intervenuti il rappresentante della Casa Universale di Giustizia, signora Carmen Elisa de Sadeghian, dignitari locali e l’architetto del Tempio. La signora de Sadeghian ha letto una lettera della Casa di Giustizia indirizzata ai partecipanti. Questa Casa di culto «si erge ora come un simbolo della bellezza insita nel nobile popolo di questa regione e il suo progetto rievoca la generosità della loro terra», afferma la lettera, datata 22 luglio 2018. 

«Questo storico momento non segna la fine di un processo», ha detto il signor Gustavo Correa, ex membro della Casa Universale di Giustizia nel suo discorso durante la cerimonia di apertura. «È un passo molto significativo in un’impresa che si propone di portare prosperità materiale e spirituale in un’intera regione».  

La signora Jenny Nair Gómez, sindaco di Villa Rica, ha ricordato nel suo edificante discorso la prima volta in cui il suo ufficio è stato contattato per esaminare l’idea di una Casa di culto. «Siamo molto onorati di avere questa Casa di culto a Norte del Cauca», ha detto. Oltre alla signora altri quattro sindaci hanno partecipato all’evento. 

Nel suo discorso sulla storia della Fede nella regione, l’ex membro della Casa Universale di Giustizia dottor Farzam Arbab ha detto: «Mentre oggi riflettiamo dopo quasi mezzo secolo di continuo progresso, ci vengono in mente alcune parole che caratterizzano i popoli della regione e le loro aspirazioni: l’enorme ricettività spirituale, la forte percezione spirituale, il sincero rispetto per le conquiste intellettuali, l’immensa capacità di gioire e nel contempo di soffrire, la gentilezza e la generosità del cuore senza chiedere nulla in cambio, l’indomita determinazione e una brillantezza di spirito che i venti dell’oppressione non possono offuscare». 

Musiche e balli tradizionali hanno avuto un posto centrale nella cerimonia di apertura e hanno dato il la allo spirito della manifestazione. 

«La Casa di culto: un emblema della nostra storia, un simbolo di progresso per l’intera regione», ha cantato un gruppo musicale mentre i ballerini danzavano. Il pezzo, intitolato “L’anima di Norte del Cauca”, parla dell’arrivo della Fede baha’i nella regione e dell’espressione degli insegnamenti di Baha’u’llah nelle speranze e nelle aspirazioni del popolo. Il gruppo ha anche eseguito una canzone intitolata “La cumbia del jardinero [la cumbia (una danza colombiana) del giardiniere]”.  

Dopo il programma di apertura, la signora de Sadeghian ha condotto il primo dei cinque gruppi all’interno della Casa di culto per un programma devozionale. Il programma consisteva di preghiere e citazioni dagli scritti baha’i, alcune cantate da un coro. Il gruppo si è poi trattenuto nel Tempio per un periodo di preghiera silenziosa prima di cedere il posto al successivo gruppo di partecipanti per un analogo programma. 

L’evento di domenica dà inizio a un mese di manifestazioni inaugurali. Ci si aspetta che 1500 persone partecipino a uno speciale programma chiamato “La mia prima visita alla Casa di culto baha’i” che prevede visite settimanali al Tempio. Il programma sarà molto simile a quello della cerimonia inaugurale di domenica e permetterà a molte più persone di partecipare alla storica inaugurazione del Tempio.  

L’inaugurazione della Casa di culto in Colombia segue l’apertura di un Tempio locale in Cambogia nel mese di settembre e precede l’apertura di altre cinque Case di culto baha’i. Nei prossimi anni è prevista l’inaugurazione di altri Templi in India, nel Kenya, a Vanuatu, nella Repubblica Democratica del Congo e nella Papua Nuova Guinea.  

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Norte del Cauca attende con impazienza l’inaugurazione del Tempio

AGUA AZUL, Colombia, 21 luglio 2018, (BWNS) –

Cresce l’aspettativa per l’apertura domenica mattina della Casa di culto baha’i di Norte del Cauca, Colombia. Più di mille ospiti provenienti da tutto il paese sono attesi per la cerimonia, che avrà inizio alle 9 ora locale, 14:00 GMT.  

La cerimonia di inaugurazione del Tempio è un’occasione storica per gli abitanti di Norte del Cauca, il paese dove ora sorge quello che è la seconda Casa di culto locale baha’i del mondo. 

Quando i partecipanti arriveranno domenica mattina, vedranno il bellissimo edificio centrale, i fabbricati che sorgono ad esso e una nascente foresta nativa.   

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Per saperne di più sul processo della progettazione del Tempio e della sua squadra architettonico (in inglese), si vada a Read more here

Alla vigilia dell’inaugurazione, l’architetto riflette sulla cultura, sull’ambiente, sui principi spirituali

AGUA AZUL, Colombia, 20 luglio 2018, (BWNS) –

Quando l’architetto Julian Gutierrez Chacón è stato invitato a partecipare a un processo di selezione di progetti per la Casa di culto baha’i in Norte del Cauca, Colombia, non conosceva la Fede baha’i.  

Ora, il progetto per il secondo Tempio locale baha’i del mondo curato dalla sua impresa è diventato una realtà tangibile. L’edificio sarà inaugurato domenica. 

Riflettendo sul processo della progettazione del Tempio, il signor Gutierrez Chacón spiega che lo spirito degli abitanti di Norte del Cauca e della loro comunità baha’i lo ha toccato profondamente. «Senza dubbio, conoscere i baha’i del luogo e condividere così tanto con loro, specialmente la gente di Norte del Cauca, ci ha fatto credere di più nelle persone, nella loro bontà e nella loro umiltà», ha detto. 

«Questa esperienza ci ha restituito la speranza nella possibilità di avere un mondo migliore. Professionalmente, abbiamo imparato molto ma, e questa è la cosa più importante, ci ha fatto crescere fino ad acquisire un senso di coscienza sociale e ambientale che trascende la tecnica. Ci sentiamo privilegiati per essere stati parte di questa storica impresa». 

Il signor Gutierrez Chacón e il suo team del CUNA Ingegneria e architettura sostenibile si occupa di progetti che intendono essere in armonia con l’ambiente naturale e sociale delle comunità circostanti. Essi hanno portato la loro esperienza in queste aree nel modo in cui hanno prodotto e gestito il progetto della Casa di culto. Ma, secondo il signor Gutierrez Chacón e i suoi colleghi, questo progetto è stato molto diverso dagli altri perché si è anche avventurato nel Regno di ciò che egli definisce «architettura spirituale». 

Il signor Gutierrez Chacón ha spiegato che, nel disorientamento e nel disagio che molti percepiscono sullo stato attuale del mondo, «il Tempio è come una stella polare, una bussola, che ci può offrire un orientamento per la nostra vita». 

Gli insegnamenti baha’i sull’unità – di Dio, del genere umano e della religione – sono incarnati nella forma che accomuna tutti i templi baha’i. Sentirsi fortemente legati al principio dell’unità, dice il signor Gutierrez Chacón, «esprimere questo concetto in un edificio è una sfida molto stimolante e interessante». 

La Casa Universale di Giustizia ha scritto nel suo messaggio del 1° agosto 2014 ai baha’i del mondo che gli architetti delle Case di culto baha’i «devono affrontare la singolare sfida di progettare Templi “quant’è possibile perfett[i] nel mondo dell’essere”» e «che si armonizzino con naturalezza con la cultura locale e con la vita quotidiana di coloro che vi si riuniranno per pregare e meditare». La Casa di Giustizia ha anche scritto che i Templi combinano «due aspetti essenziali e inseparabili della vita bahá’í: culto e servizio». 

Questi due elementi della vita comunitaria sono fioriti in Norte del Cauca nel corso di decenni di sforzi per rafforzare i legami della comunità e costruire nuovi modelli di relazioni basate sull’unità e sulla giustizia.  

In questo contesto la squadra architettonica ha affrontato il suo storico progetto. Nello sforzo di creare una struttura che fosse coerente con la cultura, i valori e l’estetica del luogo, la squadra ha voluto conoscere la vita delle comunità circostanti, partecipare alle loro attività. La squadra ha anche imparato a capire il profondo legame che unisce la gente di Norte del Cauca alla terra e all’ambiente. 

Il desiderio di collegare il Tempio con il paesaggio storico della regione ha ispirato un progetto di rimboschimento del terreno che circonda la Casa di culto. Noto come Bosque nativo, il terreno circostante è ora sede di una sbocciante foresta nativa, che contrasta con le vicine piantagioni di canna da zucchero che hanno sostituito la ricca varietà della flora indigena della zona.  

«Il Bosque nativo sta riacquistando ciò che la comunità aveva perso», afferma il signor Gutierrez Chacón. I biologi ci hanno aiutati a reperire le specie originali di piante di questa zona. 

«Quando abbiamo incominciato a studiare maggiormente le piante autoctone, abbiamo capito il significato dell’albero del cacao. Prima dell’arrivo dell’industria della canna da zucchero, la comunità ricavava molte cose dal cacao – economia, ospitalità nelle case, fonte di alimentazione e di energia come bevanda». 

La squadra architettonica ha anche notato che gli edifici di Norte del Cauca sono tradizionalmente fatti di terra, utilizzando piastrelle di fango, terra battuta o mattoni di argilla. Tipici sono i grandi tetti sporgenti, spesso fatti di piastrelle di terra cotta. 

«Il cacao e la terra», dice mostrando alcune fotografie della pianta del cacao e di edifici locali che hanno ispirato la squadra. «Queste sono alcune delle cose che abbiamo studiato e utilizzato come approccio per esaminare i vari concetti». 

Il seme del cacao è suddiviso in strisce, ma le strisce sono tenute insieme come un tutt’uno. «Abbiamo usato la terra sul tetto e sulle pareti del Tempio per ricreare nei suoi nove lati questa forma familiare», dice il signor Gutierrez Chacón. 

Egli approfondisce ulteriormente il motivo della pianta di cacao: «Volevamo che il Tempio avesse una corona – dove potessimo inserire il Più Grande Nome – e anch’essa assomiglia al fiore del seme di cacao, da cui nasce una cosa viva». Questa corona, una struttura gialla situata in cima al tetto in cotto, è fatta di un materiale fluorescente che assorbe la luce solare durante il giorno ed emette luce naturale fino al tramonto. 

La collaborazione tra le molte persone che hanno lavorato per il progetto del Tempio è stato un momento culminante per il signor Gutierrez Chacón. I professionisti coinvolti, egli dice, «hanno visto questa esperienza come qualcosa di più di un semplice lavoro. Tutti sono stati ispirati sin dall’inizio dalla filosofia baha’i ed erano consapevoli dell’impatto positivo che questo progetto avrà sull’umanità.  

«La Casa di culto, dice il signor Gutierrez Chacón, è «un punto di inizio da cui tante cose si irradiano verso la vita della gente». 

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