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Attività della comunità bahà’ì mantovana in generale e di Bigarello in particolare

Gli animali, nostri fratelli minori

La comunità di Borgo Virgilio annuncia che oggi, giovedì 9 giugno 2016 alle ore 17,00,

andrà in onda su Radio Virgilio un’altra  trasmissione, dal titolo “Gli animali, nostri fratelli

minori”, con interventi del nostro Gigi Zuffada, del giovane artista e profondo conoscitore

della natura dr. Nicolò Arioli ( Moglia) e della veterinaria dott.ssa Cristina

Giovanardi (Borgo Virgilio).

Gli interventi, di viva intensità, sono come al solito coordinati da Chiara Perboni.

Radio Virgilio: frequenze 91300 oppure virgilioclassics.com

Dopo la catastrofe, i giovani sono all’avanguardia nella ricostruzione in Vanuatu

Dopo la catastrofe, i giovani sono all’avanguardia nella ricostruzione in Vanuatu

TANNA, Vanuatu,  4 febbraio 2016, (BWNS) – Dieci mesi dopo che il ciclone Pam ha devastato Vanuatu, l’isola di Tanna ha fatto notevoli passi avanti verso il recupero, con i giovani al centro del processo.

Tanna si trova nell’Oceano Pacifico meridionale, nell’arcipelago che costituisce la Repubblica di Vanuatu. È una delle cinque località del mondo nelle quali saranno presto costruite le prime Case di culto bahá’í locali.

Negli ultimi dieci anni, i baha’i e i loro amici isolani hanno lavorato per rafforzare il tessuto della vita comunitaria. Nei villaggi in tutta l’isola, il culto collettivo è diventato parte del normale modello di vita. I bahá’í hanno assistito a un aumento dell’armonia sociale e della cooperazione tra i diversi gruppi. Le barriere che precedentemente avevano diviso le persone sono gradualmente cadute. E sollecitati dal sostegno dei capi villaggio, i giovani della comunità hanno trovato, negli ultimi anni, i mezzi per contribuire al miglioramento della società attraverso una varietà di progetti concreti.

Nel mese di marzo 2015, l’isola di Tanna è stata devastata dal ciclone Pam, un ciclone tropicale con una velocità del vento fino a 320 km / h.

«Le nostre case sono state spazzate via una dopo l’altra», ha spiegato una madre del villaggio di Tumah Mine. «Abbiamo deciso di rifugiarci presso la scuola nel villaggio vicino. Avremmo dovuto camminare per circa un chilometro. Sarebbe stata una camminata molto pericolosa in quanto molti grandi alberi e rami stavano cadendo e gli oggetti volavano dappertutto.

«Ho pregato e chiesto a Bahá’u’lláh di proteggerci, soprattutto i nostri figli. A volte dovevamo correre, a volte gattonare e altre volte stare sdraiati».

Nonostante l’impatto catastrofico sull’isola di circa 30.000 persone del ciclone Pam, che ha distrutto case, edifici e strade ha anche falcidiando l’agricoltura locale, ci sono state poche perdite umane.

Henry Tamashiro, direttore del Servizio immigrazione di Vanuatu, un baha’i della capitale, Port Vila, ha seguito molto da vicino gli sviluppi in Tanna ed è colpito dalla reazione della popolazione, durante e dopo la tempesta.

Descrivendo le priorità della comunità nel periodo immediatamente successivo alla tempesta, egli spiega: «Essi hanno cercato di riconcettualizzare il significato di “fase di soccorso” e “fase di ricostruzione” alla luce di ciò che avevano imparato circa la costruzione delle comunità.

«Hanno concluso che la risposta al ciclone non poteva essere solo di costruire strutture. La cosa più importante per la comunità era di assicurarsi che l’educazione dei bambini e dei giovani continuasse».

Allora la prima priorità, spiega il signor Tamashiro, è stata quella di ricostruire gli edifici che avevano ospitato le classi per i giovani. Quelle strutture sarebbero state utilizzate anche per ospitare i membri vulnerabili della comunità.

Il signor Tamashiro sottolinea in particolare il ruolo fondamentale che i giovani hanno svolto durante e dopo la tempesta. Un anno e mezzo prima del ciclone Pam, circa 600 giovani di Tanna hanno partecipato a un convegno a Port Vila organizzato dalla comunità bahá’í. A loro si sono uniti oltre un migliaio di giovani provenienti da diverse isole del Pacifico. Il signor Tamashiro attribuisce al convegno il rafforzamento di un alto senso di scopo tra i giovani e l’orientamento al servizio per il miglioramento delle comunità.

Dopo il ciclone, questo senso di scopo si è manifestato con grande efficacia. Mentre la tempesta infuriava nell’isola, i giovani del villaggio Namasmetene, vedendo che quasi tutte le case erano state spazzate via, hanno aiutato a portare i bambini e gli anziani in una scuola nella quale la gente del paese si era rifugiata.

«Quei giovani hanno dimostrato uno spirito di abnegazione nell’aiutare gli altri, assicurandosi che tutti fossero al sicuro . . . Hanno acceso fuochi per assicurarsi che tutti stessero al caldo e all’asciutto e che tutti avessero cibo. Non si prendevano cura solo delle loro proprie famiglie, si preoccupavano per tutti», ha detto la signora Naiu, una bahá’í del villaggio. «Molte famiglie li stanno ancora ringraziando. Dicono che se non fosse stato per il loro aiuto, non sarebbero sopravvissuti».

Gli abitanti dell’isola hanno mostrato nel proprio recupero un forte senso di appartenenza e di partecipazione. Ad esempio, parlando dell’ impatto sull’agricoltura locale, Iala Jacob, che è il fondatore e il presidente di una cooperativa di coltivatori di caffè locale improntata ai principi bahá’í, spiega:

«Il ciclone ha distrutto la maggior parte delle piantagioni di caffè. Subito dopo il ciclone il direttivo della nostra cooperativa si è riunito e ha deciso di creare un vivaio e piantare di 36.000 piantine di caffè . . . Presto distribuiremo le piantine gratuitamente tra i contadini».

Il signor Jacob ritiene che le piantine saranno sufficienti per coprire circa 22 ettari di terreno agricolo e aiuteranno i coltivatori di caffè a riprendersi dopo la devastazione della tempesta.

La ricostruzione ha stimolato la comunità a rivalutare le sue pratiche di costruzione e a imparare ad attingere più ingegnosamente da materiali locali. In agosto 2015 i bahá’í locali di Tanna hanno incominciato a ricostruire a Nakayelo un centro che era stato distrutto dal ciclone. Il sito era stato un importante centro di attività.

Una ventina di giovani locali hanno lavorato insieme con un architetto della Papua Nuova Guinea per progettare e avviare la costruzione di quattro edifici a Nakayelo. Come parte di questi sforzi, hanno anche incominciato a sperimentare con potenziali materiali da costruzione che si potevano trovare localmente.

«L’intenzione di questi esperimenti è quella di conoscere le pratiche edilizie sostenibili con le risorse all’interno del loro ambiente», ha detto Henry Lape, l’architetto che collabora con il progetto. Egli ha aggiunto che il gruppo dei giovani avrebbe continuato il processo di apprendimento, sperimentazione e costruzione dopo la sua partenza.

Riflettendo sul processo di ricostruzione nel villaggio di Namasmetene, la signora Naiu dice: «Questi progetti hanno incoraggiato i membri della comunità a farsi carico del processo di ricostruzione, piuttosto che aspettare una agenzia di soccorso. Sapevamo di non dover dipendere da chi offre soccorso, ma di dover prenderci carico del nostro sviluppo».

Lungi dal deviare la comunità dal suo percorso, il ciclone è servito a rafforzare il suo impegno per il progresso della sua gente, spiega Henry Tamashiro. E all’indomani della tempesta, con tutto il lavoro per la ricostruzione, c’è un grande entusiasmo per la Casa di culto che sarà presto costruita per l’intera isola.

Il signor Tamashiro attribuisce l’ispirante risposta della gente di Tanna alla loro fiducia nella Volontà divina, persino di fronte a un disastro naturale così grave che continua a influenzare la loro vita tanti mesi dopo.

«Tutto quello che dicono è “Grazie a Dio”. Ringraziano Dio per aver salvato le loro vite e le vite dei loro figli. Per loro, tutte le cose materiali che hanno perso sono secondarie».

Esploriamo i fondamenti della pace

COLLEGE PARK, MARYLAND, Stati Uniti d’America, 24 dicembre 2015, (BWNS) — 30 anni fa la Casa Universale di Giustizia ha pubblicato La promessa della pace mondiale, un’innovativa dichiarazione indirizzata ai popoli del mondo sul tema della pace globale. 

Presentata a oltre 80 leader mondiali, La promessa della pace mondiale è stata pubblicata in un momento in cui la minaccia di un annientamento nucleare incombeva sull’umanità. Ma essa ha affermato che la pace globale è l’inevitabile fase successiva dell’evoluzione sociale dell’umanità. Che la via da percorrere per conseguire la pace comporti enormi sofferenze, tuttavia, dipende dalle decisioni dei leader del mondo e dei suoi popoli. La lettera presenta un’avvincente disamina delle cause della pace ed estende la sfida della pace ben oltre i temi del disarmo e della sicurezza, esaminando i profondi disordini sociali che ostacolano la pace.  

La sua pubblicazione ha ispirato la fondazione della Cattedra baha’i per la pace nel mondo presso l’Università del Maryland nel 1993. 

«Il capo del Centro per lo sviluppo internazionale e la gestione dei conflitti dell’Università fu molto interessato dalla dichiarazione sulla pace e disse, «perché non creiamo un programma che esamini questo approccio alla pace presentato dalla dichiarazione?», spiega la dottoressa Hoda Mahmoudi, attuale titolare della Cattedra baha’i.  

In quanto programma accademico presso l’Università del Maryland, la Cattedra offre un forum per far progredire la ricerca sui temi della pace globale. «Fin dalla sua inaugurazione», spiega la dottoressa Mahmoudi, «esperti e accademici internazionali sono stati invitati a partecipare a vari forum e a presentare idee attuali su temi relativi alla pace come l’avanzamento delle donne, il razzismo strutturale, le cause del pregiudizio, la natura umana e il cambiamento climatico.  

«La cattedra baha’i sta cercando di portare nell’ambiente accademico un nuovo modo di pensare su questi temi, un modo di pensare che è disposto a occuparsi dei valori».  

Il nostro approccio ha anche cercato di integrare diverse discipline nel perseguimento di nuove comprensioni degli sforzi compiuti dall’umanità per creare un mondo più pacifico, spiega la dottoressa Mahmoudi.  

«Invitiamo molti studiosi a venire a parlare degli ostacoli alla pace», ha detto la dottoressa Mahmoudi. «Una delle richieste che facciamo è che si parli di soluzioni. Gli accademici sono capaci di fare diagnosi e noi ne siamo grati. Ma la Cattedra è anche alla ricerca di intuizioni che facciano luce sugli ostacoli apparentemente insormontabili alla pace.  

«Questo è un ambito molto difficile, le soluzioni non sono sempre chiare. 

«La Cattedra baha’i non pensa di avere le risposte. Ma partecipa a un processo di apprendimento, di ricerca e di formazione, per acquisire una comprensione più profonda degli ostacoli alla pace e delle strade che si possono percorrere». 

La Cattedra baha’i non si limita a condurre ricerche su temi legati alla pace. Essa contesta alcune delle ipotesi fondamentali che si sono consolidate nel discorso contemporaneo e che ostacolano il progresso verso la pace.  

Uno di questi ostacoli, identificato dalla Casa Universale di Giustizia, nella Promessa della pace mondiale, è la convinzione che l’umanità sia intrinsecamente e inguaribilmente egoista. Affrontando questo tema nel suo discorso inaugurale nel 2012, la dottoressa Mahmoudi ha spiegato: 

«Oggi, purtroppo, l’aggressione e il conflitto caratterizzano il nostro ordine sociale, un ordine che comprende sistemi politici, religiosi, economici e culturali. In realtà, molti sono rassegnati all’idea che la violenza e la guerra siano comportamenti umani innati e, quindi, immutabili. Spesso queste convinzioni producono una paralisi della volontà fra le persone, un intorpidimento conoscitivo che non è facile da eliminare, ma che deve essere superato. Qui, il ruolo dell’educazione è fondamentale nella rimozione di idee infondate sulla natura umana». 

La missione della Cattedra baha’i non riguarda solo il dialogo tra gli studiosi e gli esperti e le aule universitarie. Nelle sue classi e nei suoi discorsi aperti all’intero corpo studentesco, la dottoressa Mahmoudi si propone non solo di esporre gli studenti agli aspetti più avanzati del pensiero nel mondo accademico, ma anche di promuovere una cultura di pace all’interno dell’Università e fuori di essa.  

La comunità del campus è invitata a conferenze organizzate dalla Cattedra. All’inizio di quest’anno, oltre 300 persone hanno partecipato a una grande conferenza, dal titolo «Trasformazioni globali: contesti e analisi per una pace durevole», co-ospitato dalla Cattedra e dalla Baha’i International Community.  

«Attiriamo un sacco di studenti di diverse discipline», dice la dottoressa. Mahmoudi. «Promuoviamo un dialogo nel quale gli studenti interagiscono con accademici e professionisti e spesso pongono domande molto profonde.  

«Quando facciamo incontrare menti diverse in un dialogo non-contraddittorio che mira a promuovere la comprensione, il pensiero avanza», dice la dottoressa Mahmoudi.  

Con i suoi vari forum, la Cattedra baha’i coglie idee emergenti e le pubblica come contributi ai discorsi pertinenti la pace globale. 

La dottoressa Mahmoudi è il terzo responsabile storico della Cattedra baha’i, dopo Suheil Bushrui (1993-2006) e John Grayzel (2006-2011).  

Ulteriori informazioni sulla Cattedra baha’i i si trovano nel sito http://www.bahaichair.UMD.edu/  

Per leggere l’articolo in inglese on-line, visualizzare le fotografie e accedere ai link si vada a: http://News.Bahai.org/Story/1090

ETHICS EXPO 2015 a Mantova

Programma sviluppato con il centro di formazione internazionale dell’ ONU e con EBBF

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Alleghiamo i moduli per la partecipazione, da far pervenire entro domenica 16 settembre.

Sono necessari in quanto gli incontri sono strutturati in workshop, che per ragioni logistiche, non possono superare le 40 persone. Ogni modulo è dedicato ad un workshop.

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