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Una persistente risposta pacifica all’ingiustizia

BIC Ginevra, 21 luglio 2017, (BWNS) — Trent’anni fa, la comunità baha’i in Iran ha intrapreso uno sforzo notevole. Dato che l’accesso all’istruzione formale era stato loro negato da parte delle autorità del Paese pur dopo numerosi appelli, i baha’i iraniani hanno creato un programma informale di istruzione superiore nelle cantine e nei salotti in tutto il paese con l’aiuto di professori e docenti universitari baha’i che erano stati licenziati a causa della loro fede. Questo programma è ora conosciuto come l’Istituto baha’i per l’istruzione superiore (BIHE).

Fin dalla sua nascita, il BIHE ha aiutato migliaia di persone, molte delle quali sono state accettate in un centinaio di università del mondo per proseguire gli studi universitari. Molti laureati della BIHE che completano i loro studi post-laurea all’estero torneranno in Iran per servire le loro comunità.

Grazie ai progressi della tecnologia, gli studenti del BIHE sono ora seguiti da professori di tutto il mondo. Coloro che offrono le loro competenze e conoscenze per l’educazione dei giovani baha’i in Iran possono verificare coi propri occhi gli alti ideali degli studenti e il loro impegno nel perseguimento del sapere.

«I baha’i rispondono all’ingiustizia senza soccombere alla rassegnazione o assumere le caratteristiche del loro oppressore», ha spiegato Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra, citando una lettera della Casa Universale di Giustizia.

«Questa», ha detto, «è la definizione fondamentale della resilienza costruttiva».

«Naturalmente, i baha’i non sono gli unici che hanno risposto all’oppressione in modo non-violento e positivo, ma essi stanno trovando un modo diverso di farlo: cercano di fare la propria parte nel servire la loro comunità insieme con gli altri», ha detto la signora Ala’i.

Sebbene le autorità iraniane stiano facendo molti sforzi per compromettere il funzionamento del BIHE, attaccando centinaia di case baha’i e di uffici associati, confiscando materiali di studio e arrestando e imprigionando decine di docenti, il BIHE è cresciuto significativamente negli ultimi tre decenni. Esso si basa su una varietà di persone ben informate sia all’interno sia all’esterno dell’Iran pronte ad aiutare i giovani a studiare un crescente numero di temi di scienze, scienze sociali e arti. Nel complesso, il BIHE non solo è sopravvissuto per trent’anni, ma è cresciuto.

Studiare con il BIHE non è facile. Non essendo un’università pubblica, esso non dispone di finanziamenti e molti studenti svolgono lavori a tempo pieno. Spesso devono attraversare il paese per frequentare lezioni mensili a Teheran. A volte, gli studenti devono trasferirsi da una casa in un quartiere della città a un’altra a metà giornata, perché questi sono i soli spazi disponibili per le lezioni. Nonostante queste difficoltà logistiche, gli studenti raggiungono alti livelli accademici.

«Ho parlato con alcuni studenti del BIHE: mi hanno detto che quando un loro insegnante è stato arrestato e messo in prigione e tutti i materiali sono stati confiscati, essi si sono ugualmente riuniti per la classe», ha detto Salim Vaillancourt, il direttore della campagna L’educazione non è crimine, che si propone di far conoscere il problema della negazione dell’educazione ai baha’i in Iran. «Questi studenti hanno continuato a studiare insieme, pur non avendo un insegnante. Questo è stato il loro atteggiamento, che a loro non è sembrato ragguardevole. Hanno solo detto: questo è ciò che dobbiamo fare, perché avevamo preso un impegno».

L’istruzione universale è una credenza fondamentale della Fede baha’i e quando le autorità in Iran hanno cercato di negare agli studenti baha’i questo sacrosanto diritto, la comunità baha’i ha trovato una soluzione pacifica — senza mai rinunciare ai suoi ideali, senza mai arrendersi al suo oppressore e senza mai opporsi al governo. Per decenni, ha cercato soluzioni costruttive, una dimostrazione della sua antica resilienza.

In Iran, la persecuzione dei baha’i fa parte della politica ufficiale dello stato. Un memorandum del 1991 approvato dal Leader supremo dell’Iran Ayatollah Ali Khamenei afferma chiaramente che i baha’i «devono essere espulsi dalle università, tanto nell’atto dell’ammissione quanto nel corso degli studi, non appena si venga a sapere che sono baha’i».

I baha’i in Iran sono colpiti anche da altre forme di persecuzione. Una lettera aperta inviata il 6 settembre 2016 dalla BIC al Presidente dell’Iran richiama la sua attenzione sull’oppressione economica che i baha’i del paese devono sopportare. La lettera mette in evidenza la stridente contraddizione tra le dichiarazioni sostenute dal governo iraniano per quanto riguarda la giustizia economica, l’uguaglianza per tutti e la riduzione della disoccupazione da un lato e gli incessanti sforzi per impoverire una sezione dei suoi cittadini dall’altro.

«La comunità baha’i in Iran non intende lasciarsi inghiottire tranquillamente dalla notte. Non intende lasciarsi soffocare in questo modo», ha detto il signor Vaillancourt.

Un approccio decisamente non conflittuale all’oppressione caratterizza l’atteggiamento baha’i verso il cambiamento sociale. La risposta baha’i all’oppressione si basa sulla fede nell’unità del genere umano. Essa riconosce la necessità della coerenza tra la dimensione spirituale e quella materiale della vita. Si basa su una prospettiva a lungo termine caratterizzata da fede, pazienza e perseveranza. Richiede obbedienza alla legge e un impegno ad affrontare l’odio e la persecuzione con l’amore e con la gentilezza. In breve, la caratteristica fondamentale di questa posizione è la sua enfasi sul servizio per il benessere del prossimo.

«Penso che stiamo vedendo oggi nel mondo il crollo di comunità che nessuno avrebbe mai pensato potessero decadere così facilmente. Ci siamo resi conto che vivere fianco a fianco non è sufficiente. Abbiamo bisogno di vivere insieme e di conoscerci e il modo migliore per conoscerci è quello di incominciare a lavorare per il miglioramento della società», ha detto la signora Ala’i.

«Mentre i baha’i in Iran incominciavano a comportarsi in questo modo, altri iraniani hanno imparato a conoscerli e a capire che molto di ciò che avevano sentito dire di loro da parte del governo e del clero era una menzogna. Mentre si inserivano maggiormente nella vita delle comunità in cui vivono, i baha’i hanno visto un enorme cambiamento dell’atteggiamento degli altri iraniani verso di loro».

La risposta baha’i all’oppressione non è oppositiva, ma si propone di raggiungere più alti livelli di unità. Non auspica solo l’azione collettiva, ma anche la trasformazione interiore.

Questa strategia è consapevolmente impiegata dalla comunità baha’i. Superando la tendenza a reagire all’oppressione, alla guerra o alle calamità naturali con l’apatia e la rabbia, la risposta dei baha’i contrappone alla disumanità la pazienza, all’inganno la sincerità, alla crudeltà la buona volontà e persegue un’azione a lungo termine, utile e produttiva.

L’Istituto baha’i per l’istruzione superiore racchiude in sé tutti questi elementi.

«Il BIHE è un’impresa straordinaria», ha commentato il signor Vaillancourt. «Potrebbe essere la forma meno conosciuta, più longeva e di maggior successo di risposta pacifica all’oppressione che la storia abbia mai visto. Esso è il miglior esempio che conosco di questo particolare atteggiamento baha’i di reagire alle persecuzioni o alle provocazioni del nostro tempo, cercando di mantenere un atteggiamento, una postura e una risposta di resilienza costruttiva».

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Il futuro dell’Europa è legato a quello del mondo, dice la BIC

Bruxelles, 18 luglio 2017, (BWNS) — «Il futuro dell’Europa è intrinsecamente legato al futuro della comunità globale», ha dichiarato l’Ufficio di Bruxelles della Baha’i International Community (BIC) in un incontro presso il Parlamento europeo il 27 giugno.

Il dialogo ad alto livello ha riunito responsabili politici e capi religiosi per discutere la direzione che l’Europa dovrebbe prendere nel prossimo decennio.

Un primo incontro presso il Parlamento europeo e un secondo il 7 luglio presso la Commissione europea sono seguiti al sessantesimo anniversario del Trattato di Roma, una storica pietra miliare nella formazione dell’Unione Europea. Una nuova pubblicazione — il «White Paper» — è stata preparata dalla Commissione europea per la storica occasione mettendo in moto una serie di dialoghi sul futuro dell’Europa.

Nei suoi commenti durante l’evento presso il Parlamento europeo, la rappresentante della BIC Rachel Bayani ha evidenziato la critica necessità di riconoscere oggi l’interconnessione della comunità globale.

«Le nostre politiche non possono occuparsi solo di creare una maggiore prosperità nel nostro continente», ha dichiarato. «Le soluzioni che considerano il benessere di una parte del mondo senza considerare adeguatamente anche le altre parti si stanno dimostrando inadeguate. Il vantaggio della parte è facilmente raggiungibile con il vantaggio del tutto».

Nella riunione della Commissione europea, la BIC ha elaborato questa idea, utilizzando un pregnante esempio — la migrazione forzata.

«Il movimento delle popolazioni verso l’Europa, soprattutto a causa della diseguaglianza globale, ha dimostrato che non possiamo isolare una parte del mondo dalle questioni che interessano l’umanità in un’altra», ha commentato la signora Bayani.

Per costruire un consenso sulla strada che l’Europa dovrà percorrere occorre una solida conversazione tra le diverse popolazioni del continente, ha sostenuto il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans. Egli ha commentato che «in Europa, ci sentiamo a nostro agio in compagnia di persone che sono come noi e cerchiamo il dialogo con le persone con le quali siamo già d’accordo. Ma l’unica via percorribile per una società diversificata come l’Europa è quella di giungere a una comprensione comune dei valori condivisi».

Rispondendo ai suoi commenti, la signora Bayani ha indicato la presenza di organizzazioni religiose e laiche come un esempio del tipo di dialogo tra diverse visioni del mondo di cui abbiamo bisogno per superare la frammentazione e costruire la comprensione reciproca.

Riflettendo successivamente sulle riunioni, la BIC ha notato una sfida per l’Europa in questi giorni: indipendentemente dalle diverse visioni del mondo dei suoi cittadini, l’Europa dovrà riesaminare in modo sostanziale il modo in cui si rapporta con la religione e il modo in cui la comprende.

Il tema della religione è recentemente diventato più presente nel discorso pubblico dell’Europa. Mentre per molti anni si è pensato che la religione sarebbe diventata meno importante con l’avanzamento delle forze della modernità, l’esperienza degli ultimi decenni ha dimostrato che questo non è successo.

«L’Europa, dunque, deve chiedersi», ha dichiarato la BIC, «come trovare un modello di discorso pubblico, in cui la religione possa svolgere un ruolo costruttivo nel plasmare la società».

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Trascendere le differenze, far tesoro della diversità

NEW DELHI, 12 luglio 2017, (BWNS) — Shiv Visvanathan ha visitato lo stato indiano del Gujarat nel 2002. C’era stato un focolaio di violenti disordini pubblici ed erano morte oltre un migliaio di persone.

Quella tragedia ha dolorosamente ricordato che la diversità, che dovrebbe essere considerata una potente risorsa delle comunità, è troppo spesso fonte di conflitto. Eppure, secondo il dottor Visvanathan, eminente intellettuale e scienziato sociale in India, non possiamo limitarci a fare appello alla razionalità umana per superare le tensioni che danno origine alla violenza. Abbiamo bisogno di una più ampia concezione del sapere — un sapere che si basi non solo sulla ricerca scientifica e sulle sue idee ma anche sui sistemi di conoscenza che si occupano della dimensione spirituale e mistica della vita.

«È strano», ha detto il dottor Visvanathan, riflettendo sul tragico episodio in Gujarat. «Mentre la gente pensava che la religione fosse la causa del problema, io ritenevo che la religione insegnasse la capacità di risanare».

Il dottor Visvanathan è stato l’oratore principale del Simposio «Far tesoro della diversità — il ruolo della religione nella costruzione di una società inclusiva», organizzato dalla comunità baha’i dell’India il 29 giugno. All’evento, che ha avuto luogo nel terreno della Casa di culto baha’i a Nuova Delhi, hanno partecipato importanti accademici indiani e rappresentanti di ONG per discutere del rapporto tra la religione e la diversità e prendere in esame nuovi modi di concettualizzarle.

In tutto il mondo, i legami che uniscono i diversi gruppi sono spesso troppo superficiali per resistere alle forze dirompenti che essi devono ora affrontare — un’ingiustizia sempre più diffusa, il crescente divario tra ricchi e poveri, l’aumento del fondamentalismo religioso e della violenza settaria, la migrazione dalle campagne alle città, le crisi ambientali, per citarne solo alcune. La diversità, che è una risorsa inestimabile per l’arricchimento della società, viene sfruttata per mettere i gruppi gli uni contro gli altri e promuovere secondi fini politici ed economici.

Nel 1994, il dottor Visvanathan è stato un osservatore presso la Commissione verità e riconciliazione in Sudafrica dopo l’abolizione dell’apartheid. Egli ha potuto constatare che il perdono è stato possibile grazie a una profonda filosofia spirituale del Sudafrica, chiamata Ubuntu, che dà molta importanza all’innata interconnessione dell’umanità.

«Sarebbe stato impossibile creare unità senza questa coscienza religiosa», ha detto. In quella circostanza egli ha constatato che la diversità è stata considerata essenziale per avere il senso dell’unità dell’insieme.

Per la comunità baha’i dell’India è il momento di fare in modo che i pensatori e gli operatori che si occupano di armonia sociale portino le loro idee in un’unica sala e cerchino di fare un passo avanti. La maggior parte dei presenti era convinta che la religione possa fare molto per aiutare le persone ad apprezzare la diversità, a superare i pregiudizi e l’odio e a lavorare per la pace.

Nel discorso di apertura, Arash Fazli, ricercatore presso l’Istituto per gli studi sulla prosperità globale in India, ha parlato dell’uso improprio della religione che ha dato luogo a pregiudizi e a cieche imitazioni, tanto nel passato quanto nel presente. «Le pratiche religiose che alimentano l’odio e il pregiudizio sono distorsioni e perversioni del vero spirito della religione che mira invece a creare unità», ha detto il dottor Fazli.

Per ricucire le profonde fratture esistenti tra le diverse popolazioni, ha detto, occorre capire sempre meglio il ruolo unico e fondamentale della religione nella costruzione dell’unità, soprattutto in un momento in cui molte società sono assediate dalle forze dell’insularità e dell’intolleranza.

Questo lancia una sfida alle comunità religiose, ha detto il dottor Fazli. «Per svolgere il proprio compito, la religione deve soddisfare determinate condizioni: deve infondere una profonda consapevolezza dell’unità del genere umano, deve essere in armonia con la scienza e la ragione e prendere le distanze dalla superstizione e dalla cieca imitazione, deve promuovere l’indipendente ricerca della verità e deve riconoscere l’unità di tutte le religioni».

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L’isola di Tanna (Vanuatu) galvanizzata dall’inaugurazione del tempio bahai

Un amico bahai di Tanna, suona la conchiglia per dare inizio alla cerimonia d’inaugurazione.

TANNA, Vanuatu, 21 giugno 2017, (BWNS) — Più di mille persone si sono radunate domenica 18 giugno 2017, per lo scoprimento del progetto della locale Casa di culto baha’i a Tanna nelle Vanuatu, un arcipelago dell’Oceano Pacifico.

Fra i partecipanti, affluiti da Tanna e da isole vicine e lontane, vi erano dignitari del governo, capi tribù e rappresentanti di vari gruppi religiosi, tra cui Yapinap, un sistema di credenze indigene.

Durante il suo intervento, il presidente del Consiglio dei capi dell’isola Nikoletan Tanna, il capo Freeman Nariu Sawaram, ha sottolineato l’importanza dell’unità, utilizzando l’analogia dei diversi organi del corpo umano che lavorano insieme per uno scopo comune. «Noi siamo qui oggi per l’inizio di un viaggio della comunità baha’i», ha detto. «Dobbiamo unirci, lavorare insieme e perdonarci reciprocamente. Allora potremo ottenere tutto quello che il corpo richiede e costruire una Tanna migliore»

«L’unità è una forza potente per la nostra nazione, una forza che cambierà la nostra società», ha poi detto il capo Sawaram in un’intervista. «La risposta al progresso e al vero sviluppo è l’unità — senza di essa non potremo andare oltre. La nostra gente lo deve sapere».

L’evento è stato una celebrazione collettiva dell’isola. I suoi abitanti considerano la Casa di culto come uno spazio sacro che apparterrà a tutti i cittadini. I progetti per la costruzione del Tempio sono stati un punto di raccolta per l’unità con un impatto evidente sul senso di cameratismo e di unità tra la popolazione dell’isola.

«I nostri antenati hanno predetto che un giorno la gente dell’isola si sarebbe unita, avrebbe lavorato e sarebbe vissuta insieme e si sarebbe consultata», ha detto un importante leader tribale, il capo Mikim Teinakou. «Vedo la loro visione realizzata in questo Tempio».

Il Presidente dell’Associazione dei popoli Yapinap Nasuman Asul ha parlato dell’impatto del progetto del Tempio di Tanna: «Faccio i miei elogi alla comunità baha’i per questo Tempio, che ci educherà ad avere rispetto per il sacro, a cessare le controversie per la terra e a portare rispetto e unità nei nostri villaggi».

La cerimonia di domenica ha avuto inizio con un programma devozionale che comprendeva scritti di varie grandi fedi e tradizioni, seguiti da canti e balli e poi dallo scoprimento del progetto del Tempio.

Le celebrazioni, incominciate al mattino, sono proseguite con molta gioia ed eccitamento il pomeriggio, scandite da preghiere, canti e danze.

«Lo scoprimento del progetto è stato straordinario», ha detto un giovane proveniente dalla vicina isola di Efate. «Esso coglie la cultura del popolo tannese — la loro umiltà, la loro bellezza, il loro rispetto e la loro felicità».

Un altro partecipante ha osservato: «La cerimonia ha portato una tale gioia al mio cuore che sono certo che il Tempio porterà nella nostra società una trasformazione grande, molto grande».

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Presentato il progetto del Tempio di Vanuatu

TANNA, Vanuatu, 18 giugno 2017, (BWNS) — Durante una manifestazione molto importante per l’isola di Tanna in Vanuatu, il progetto per la locale Casa di culto baha’i è stato presentato oggi.

Il progetto è affascinante nelle sue linee semplici ma insolite, ispirate dagli alberi di cocco e dai banyan dell’isola e dalle forme naturali del paesaggio.

«Questa struttura sarà l’incarnazione della serenità e rappresenterà la storia e la cultura dell’arcipelago», ha detto Ashkan Mostaghim, l’architetto del Tempio.

Tetti a due lati in foglie di canna e di canna da zucchero si innalzano verso un punto centrale, facendo apparire il Tempio come una stella a nove punte. Le pareti della Casa di culto sono progettate per essere create utilizzando pali e canne intrecciate, secondo l’architettura locale della regione.

«Lo spazio interno è definito dalla luce», ha detto il signor Mostaghim. Durante la giornata, la luce entrerà attraverso spazi aperti e un delicato oculo di vetro. Il Tempio può ospitare 300 visitatori e un coro — per devozioni collettive e meditazioni e preghiere private in uno spazio di serenità.

Una gioiosa celebrazione a Tanna il 18 giugno 2017 ha solennizzato la presentazione del progetto del Tempio. Il programma includeva letture da diversi testi sacri, a significare che il Tempio è aperto a tutti.

La Casa di culto migliorerà la vibrante vita della comunità di Tanna. Un senso di proprietà collettiva del Tempio era già presente nella coscienza degli abitanti dell’isola, anche prima che il suo progetto fosse presentato. Nelle prime fasi del processo di progettazione, molti isolani, tra cui alcuni capi e altri leader tribali, hanno presentato idee per la struttura dell’edificio centrale e si sono riuniti per discutere il suo scopo e le sue implicazioni per la loro società.

«Il progetto della Casa di culto a Tanna è stato ispirato dagli scritti baha’i e abbiamo cercato di ritrarre i suoi principi nella struttura», ha detto l’architetto. Il Tempio rappresenterà inconfondibilmente l’unità di tutte le persone e la connessione integrale del culto di Dio e del servizio all’umanità.

Per vedere le foto del progetto della Casa di culto, si vada a: http://news.bahai.org/story/1175