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Un illustre compositore illumina le poesie di una prigioniera

OSLO, Norvegia, 17 aprile 2017, (BWNS) — In un recente importante festival musicale internazionale, una composizione è emersa fra tutte per la sua interpretazione della fede e della trasformazione spirituale in tempi di grande oppressione.

Il noto compositore norvegese Lasse Thoresen è stato ispirato dalla poesia di Mahvash Sabet, una baha’i imprigionata in Iran per la sua fede. La sua composizione musicale, “Poesie dalla prigione”, ha lo stesso titolo del volume di poesia della signora Sabet, parafrasata in inglese dal persiano.

Per il signor Thoresen, quello che lo ha magiormente ispirato delle poesie è la storia della trasformazione operata attraverso la sofferenza e la capacità dello spirito umano di trascendere le condizioni esterne e di ricambiare l’odio con l’amore.

«Mahvash Sabet è stata trattenuta in prigione in condizioni terribili per quasi dieci anni, sopportando violenze e torture», ha detto il signor Thoresen. «Pensiamo spesso che coloro che sono sottoposti a questo tipo di trattamento siano delle vittime. Ma nella poesia di Mahvash Sabet non c’è nulla che indichi che ella si consideri una vittima».

«Abbiamo a che fare con risorse spirituali che si esprimono in situazioni critiche», ha detto inoltre il signor Thorensen. «Possiamo seguire Mahvash Sabet nel suo viaggio nelle tenebre e nelle sofferenze del carcere, attraverso la frantumazione della sua identità e infine nella sua ascesa a uno stato di luminoso amore».

La signora Sabet è stata arrestata nel 2008 e imprigionata assieme agli altri sei membri dello Yaran, un consiglio informale di sette baha’i in Iran responsabile della gestione degli affari della comunità baha’i iraniana. Dopo il 1983 quando il governo sciolse l’amministrazione baha’i nazionale e locale, la comunità baha’i istituì questo arrangiamento informale con la piena consapevolezza delle autorità.

La signora Sabet e gli altri sei membri dello Yaran sono stati trattenuti senza alcuna imputazione per oltre un anno e mezzo. Prima che il loro processo incominciasse all’inizio del 2010, avevano avuto solo un’ora di accesso ai loro consulenti legali e in prigione avevano subito un trattamento orribile. Dopo un processo caratterizzato dall’inosservanza delle regolari procedure legali, sono stati condannati a 20 anni di carcere per spionaggio, propaganda contro il regime e diffusione di corruzione sulla terra.

Dato che quella prima sentenza è stata condannata in tutto il mondo, la Corte d’appello ha revocato tre delle accuse e ridotto la pena a dieci anni. Tuttavia, i prigionieri sono stati informati nel 2011 che la loro originaria condanna a 20 anni era stata riconfermata. Nonostante le ripetute richieste, né i prigionieri, né i loro avvocati hanno mai ricevuto copie ufficiali del verdetto originale o della sentenza in appello.

Nel corso della sua detenzione, la signora Sabet, insegnante di professione, ha scritto alcune poesie. La qualità e il volume delle poesie che ha prodotto sono una stupefacente impresa considerando le dure condizioni della sua prigionia. La gornalista Roxana Saberi che ha condiviso una cella nella prigione di Evin con la signora Sabet e la signora Fariba Kamalabadi, un altro membro dello Yaran, ha descritto la cella nella quale erano detenute, una stanza di quattro metri per cinque priva di letti e di cuscini. Un pezzo scritto per il Washington Post ricorda che le due donne condividevano un’unica penna, per loro molto preziosa.

Il quinto anniversario dell’imprigionamento della signora Sabet, una raccolta di sue poesie è stata parafrasata in inglese e pubblicata. Il volume, “Poesie dalla prigione”, ha suscitato consensi per la qualità letteraria delle poesie e per la sua commovente rappresentazione delle sofferenze dei baha’i dell’Iran e delle compagne della signora Sabet nelle carceri di Evin e Raja’i Shahr famigerate in Iran.

Al signor Thoresen l’intensità della poesia sembrò tale che non volle mettere in musica le parole, ma piuttosto creare una “scenografia sonora” attorno alle poesie. «Non ho voluto far cantare quelle parole», ha spiegato. «Sono troppo nude, troppo stringate. Sono così autentiche che non volevo abbellirle».

Il pezzo che ne è uscito crea un suggestivo sfondo musicale ad alcune poesie selezionate che vengono lette da Bahiyyih Nakhjavani, famosa autrice che vive in Francia, la quale ha parafrasato le poesie della signora Sabet in inglese. Comprende una complessa melodia per flauto solista che riproduce il contenuto emotivo dello scritto e registrazioni di alcune preghiere cantate dalla signora Kamalabadi, alla quale molte delle poesie della signora Sabet sono dedicate.

I ricordi della signora Roxana Saberi delle gentilezze che questi due membri dello Yaran imprigionati le hanno usato – Mahvash Sabet e Fariba Kamalabadi – illustrano la compassione e l’amore che pervade la poesia della signora Sabet, una compassione che si estende alle sue compagne detenute e anche ai suoi carcerieri.

In una delle sue poesie, la signora Sabet scrive:

L’urlo degli uccelli all’alba conferma che da lungo
Tempo l’usignolo non canta in questo giardino.
Non diciamo nulla, ma il nostro silenzio attesta
Il nostro pianto per le violette nascoste fra queste spine.

Ho scritto un messaggio su una foglia di nasturzio
E l’ho appesa alla mia porta, come un talismano.
Dice: «C’è qui un cuore ardente in attesa,
ci sono le braccia aperte di una madre».

Il pezzo del signor Thoresen ha debuttato presso il Festival internazionale di musica sacra di Oslo nel marzo 2017. Il concerto ha coinciso anche con la pubblicazione di una traduzione norvegese di “Poesie dalla prigione”. Sia il concerto sia la pubblicazione sono stati ampiamente commentati dai media nazionali e regionali, tra cui tre principali quotidiani e due programmi radiofonici in Norvegia.

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L’ONU riconosce il ruolo della religione nella protezione dei diritti umani

BEIRUT, Libano, 9 aprile 2017, (BWNS) — Troppe volte la religione è descritta principalmente come una forza divisiva nella società. I discorsi della gente e i media parlano di abusi di potere da parte di segmenti della leadership politica e religiosa, di alimentazione di pregiudizi e superstizioni e di violazioni della dignità e dell’onore dell’uomo.

«Queste distorsioni della religione minano una grande forza che può contribuire a combattere i mali che stanno dilaniando la società», ha spiegato Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community (BIC) presso le Nazioni Unite a Ginevra. «Questo è vero soprattutto perché la religione parla alle più alte aspirazioni degli esseri umani e li ispira ad agire per il bene come poche altre cose possono fare.

«La sfida che abbiamo davanti è di guardare alla religione da una prosepttiva diversa e di avvalerci di quei principi universali di amore, giustizia, perdono e cura degli esseri umani, che si trovano nel cuore della fede religiosa», ha proseguito.

I sentimenti della signora Ala’i sono ampiamente condivisi da leader e organizzazioni di coscienza, che hanno dialogato per anni su come si possa lavorare insieme per combattere l’ignoranza, l’odio e i pregiudizi.

Un recente capitolo in questo dialogo in atto si è apeto a Beirut durante l’incontro “La fede per i diritti” organizzato dall’ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani dal 28 al 29 marzo.

Nel suo discorso di apertura, Zeid Ra’ad Al-Hussein, alto commissario ONU per i diritti umani, ha attribuito la causa principale delle violazioni dei diritti umani alla mancanza di un profondo senso di giustizia. Per riempire questo vuoto, ha spiegato, la religione deve svolgere un ruolo fondamentale nel sostenere il rispetto della dignità e dell’uguaglianza di tutto il genere umano.

Infatti, negli ultimi anni, l’ONU ha chiesto alle comunità religiose di condividere la responsabilità di salvaguardare i diritti umani. «La religione e i diritti umani non sono in contraddizione, al contrario», ha detto la signora Ala’i.

Parlando dell’incontro La fede per i diritti, ha la signora Ala’i ha anche detto, «C’è stato un consenso sulla necessità di mostrare la natura unificante della religione, una forza per la pace, non per la guerra, una forza per l’unità, non per la violenza, una forza per la comprensione, non per il fanatismo».

Leader religiosi e attori della società civile, provenienti da tutto il mondo, hanno discusso su come si possa cooperare per salvaguardare i diritti umani di tutti. Il risultato è stato la preparazione di due documenti: la dichiarazione di Beirut su “La fede per i diritti” e 18 impegni su “La fede per i diritti”.

Un numero considerevole dei presenti veniva dal Medio Oriente e rappresentava molte comunità religiose e organizzazioni basate sulla fede.

I 18 impegni su “La fede per i diritti” si basano su molte scritture religiose. La decisione di scegliere 18 temi alluce all’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani, che protegge il diritto alla libertà di pensiero e di religione.

Tra i testi sacri selezionati per il documento vi è un passo citato da ‘Abdu’ l-Baha durante una conferenza a New York City nel giugno 1912: «Lo scopo essenziale della religione di Dio è quello di stabilire l’unità tra gli uomini. Le Manifestazioni divine sono stati i Fondatori degli strumenti della comunione e dell’amore. Esse non sono venute per creare discordia, conflitti e odio nel mondo. La religione di Dio è causa di amore, ma se la si fa diventare fonte di inimicizia e di spargimento di sangue, la sua assenza è sicuramente preferibile alla sua esistenza, perché allora diventa satanica, dannosa e un ostacolo nel mondo umano». Il passo è incluso nel’articolo 9 dei 18 impegni su “La fede per i diritti”. L’intero discorso si trova in La promulgazione della pace universale.

Si spera che gli Impegni e la Dichiarazione dell’incontro ONU “La fede per i diritti” a Beirut siano letti e approvati dai funzionari del governo in un prossimo convegno che si terrà a Rabat, Marocco.

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Un commovente omaggio dal Presidente dell’India

NEW DELHI, 3 aprile 2017, (BWNS) — Il 2017 segna il bicentenario della nascita di Baha’u’llah e in tutto il mondo migliaia di comunità baha’i si stanno preparando a celebrare questa importantissima occasione nel mese di ottobre di quest’anno.

In India, mentre i preparativi avanzano, la comunità baha’i ha ricevuto dal Presidente dell’India Sua Eccellenza Pranab Mukherjee ‒ un commovente tributo per onorare questo bicentenario. Il messaggio del presidente Mukherjee menziona la rilevanza del noto messagio di Baha’u’llah, «la terra è un solo paese e l’umanità i suoi cittadini» e invita tutti gli indiani a riflettere sulla vita e sulla visione di Baha’u’llah.

Il messaggio del presidente Mukherjee è reperibile presso http://News.Bahai.org/Story/1158

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L’avanzamento della costruzione del Tempio in Cambogia

Avanzamenti nei lavori di costruzione del Tempio in Cambogia 

Battambang, Cambogia, 29 marzo 2017, (BWNS) – C’è eccitazione a Battambang mentre aumenta l’attesa per il completamento della prima Casa di Culto Baha’i locale. Decine e decine di abitanti dell’area sono entusiasti di offrire servizio alle loro comunità, come pure presso il sito del Tempio, dove centinaia di arbusti e fiori sono stati piantati dall’inizio di questa storica impresa.

Inoltre, la costruzione dell’edificio centrale e di quelli circostanti è avanzata rapidamente, e delle recenti riprese video aeree colgono la bellezza della nascente struttura e del terreno circostante.

Alcuni degli sviluppi recenti più importanti sono il completamento di vari edifici ausiliari e la costruzione della struttura del tetto in acciaio per l’edificio principale, che sarà presto seguita da rivestimento in smalto del tetto.

Una volta che il tetto sarà finito verso metà aprile, il simbolo del Più Grande Nome verrà sollevato all’interno della Casa di Culto, segnando così un’altra significativa pietra miliare nel processo di costruzione.

Mentre cresce l’entusiasmo nella popolazione locale, il governatore della città di Battambang, Mr. Chan Sophal, ha visitato il sito del Tempio il primo di marzo. Si è incontrato con i membri della comunità e ha avuto la possibilità di esaminare gli sviluppi della costruzione.

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La BIC offre un’ampia prospettiva al CSW

BIC New York, 26 marzo 2017, (BWNS) — La Baha’i International Community (BIC) ha partecipato al discorso sul progresso delle donne durante la Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne (CSW) di quest’anno.

«Le discussioni presso le Nazioni Unite hanno affrontato questioni fondamentali su come migliorare la situazione economica, sociale e altro di milioni di donne in tutto il mondo», ha detto Saphira Rameshfar, una rappresentante della BIC all’ONU.

La Commissione sullo status delle donne è il più grande forum in cui gli Stati membri dell’ONU e altri attori internazionali possono concentrarsi sui diritti delle donne e sull’emancipazione. Ogni anno, attira migliaia di partecipanti da tutto il mondo. Il tema della Commissione di quest’anno, che ha lavorato dal 13 al 24 marzo 2017, era «L’emancipazione economica delle donne in un mondo del lavoro che cambia».

«Emancipazione economica non significa semplicemente che le donne occupino le stesse posizioni degli uomini nell’ordine sociale esistente — un ordine che ha generato enormi disparità di ricchezza e di risorse, che ha trattato l’ambiente naturale come un serbatoio di risorse da sfruttare a piacimento e che ha dato la priorità alla crescita economica nei confronti di altre preoccupazioni vitali come la salute delle famiglie, la stabilità delle comunità e il benessere psicologico ed emotivo di chi lavora», ha detto la signora Rameshfar.

Invece, la BIC ha proposto che le donne abbiano un ruolo integrante e fondamentale nella creazione di nuovi modelli di pensiero e di comportamento e di nuove strutture sociali che riflettano il principio dell’uguaglianza fra le donne e gli uomini e l’unità del genere umano.

La BIC ha partecipato a molti forum, per esempio offrendo alla Commissione una dichiarazione, «Verso la prosperità: il ruolo delle donne e degli uomini nella costruzione di una fiorente civiltà mondiale»; producendo il film «La benedizione della misericordia»; organizzando un evento per esaminare la fede e il femminismo; e conducendo una discussione per esaminare il ruolo dei giovani nella parità di genere.

Durante la discussione ospitata dalla BIC per presentare la sua dichiarazione, alcuni conferenzieri in rappresentanza di diverse importanti ONG hanno offerto le loro riflessioni sulla struttura economica della società, sul ruolo della famiglia e sul periodo della giovinezza in rapporto alla parità di genere.

La religione contribuisce a creare norme culturali per l’emancipazione economica delle donne, ha detto Azza Karam, consulente anziana del Ramo degli affari multilaterali del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) e conferenziera. «La gente pensa che questo tema sia solo una piccola parte della conversazione globale sui diritti umani», ha detto. «E invece esso è essenziale per conseguire gli obiettivi di uno sviluppo sostenibile».

Durante il Forum giovanile della Commissione, che ha riunito più di 700 giovani provenienti da tutto il mondo, Eric Farr, collaboratore della BIC, ha suggerito che le comunità di fede possono contribuire alla parità tra i sessi adottando un sistematico processo di apprendimento.

«In realtà non sappiamo come sia una società veramente basata sui principi della parità di genere. Questa società non è mai esistita», ha detto il signor Farr. Ha proseguito spiegando che la parità tra le donne e gli uomini è un ideale per il quale dobbiamo lavorare come una sola famiglia umana. Gli sforzi dell’umanità richiederanno un continuo processo di dialogo e di apprendimento. «Abbiamo bisogno di sviluppare un nuovo corpo di conoscenze che attinga alle idee dei grandi sistemi di conoscenza dell’umanità, la religione e la scienza», ha concluso.

Commentando il significato che questo discorso internazionale ha per la comunità baha’i, Bani Dugal, la principale rappresentante della BIC presso l’ONU, ha detto: «La Fede baha’i afferma esplicitamente che l’uguaglianza delle donne e degli uomini non è semplicemente auspicabile, è una verità spirituale eterna, essenziale per il progresso dell’umanità e per l’instaurazione della pace».

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