” Qualche tempo fa il presidente della Repubblica Slovena ha fatto una visita di stato in India e le autorità indiane, tra le altre cose, gli hanno fatto visitare il tempio Baha’i , il fiore di loto, a New Delhi-
Il Presidente sloveno è rimasto affascinato del tempio e della sua atmosfera spirituale ed ha chiesto se anche in Slovenia esistessero i baha’i, ed ovvviamente in Slovenia esiste una piccola comunità baha’i ed una unica assemblea locale nella capitale Lubjana-
Al suo ritorno il Presidente ha fatto chiamare i baha’i e li ha invitati al palazzo presidenziale- Quattro amici sono stati alla sua presenza , ci sono le foto dell’incontro a disposizione, e lui ha desiderato che questa fede fosse piu’ conosciuta nella sua Slovenia ed ha fatto in modo che il Museo di Lubjana organizzasse una attivita della durata di 15 giorni con una bellissima mostra sulla fede – Il museo ha messo a disposizione alcuni studenti sloveni non baha’i che appositamente istruiti sulla fede potessero ,loro, fare da guida e ciceroni ai visitatori della mostra – Cosi’ la fede e’ stata insegnata da questi studenti non baha’i a centinaia di persone.
Ci sono stati molti visitatori e il giovedi 22 novembre all’interno di una bella sala del museo c’e’ stata una conferenza pubblica, tenuta da me, sulla fede- Un professore della facolta di filosofia dell’università di Lubjana e’ stato molto interessato e mi ha invitato a tenere una lezione da lui, cosa che ora andremo a concordare. Al termine della conferenza mi ero seduto nel bar del museo a bere un succo di arancia e sono stato circondato da molti partecipanti alla conferenza che sedutisi intorno a me al tavolo hanno desiderato fare delle domande e ne è nato un bel fireside durato fino alla chiusura del museo , ma i partecipanti una volta fuori dal museo non volevano lasciarci.
Il manipolo di baha’i sloveni si e’ quindi trovato in una condizione fantastica, e grazie al Consigliere Youssefian hanno avuto aiuto da diversi baha’i italiani che hanno collaborato in questa attivita rimanendo a Lubjiana diverse giornate e per diverse volte-
Un grazie speciale va proprio agli amici italiani che hanno svolto un bel servizio ma il ringraziamento principale va alla Bellezza Benedetta che tramite il Suo insegnante silenzioso di New Delhi ha fatto sentire la Sua voce in quella Repubblica europea.-”
Ma ancora avranno bisogno di molto aiuto in Slovenia .
Beppe Robiati
Cristian B., amico e socio di lavoro di Amir M., ha manifestato il desiderio di dichiararsi bahà’ì. Questo avverrà ufficialmente (come da ultime disposizioni ASN), non appena sarà ricevuto dalla sua ASL di Curtatone (Mantova), l’ultima in ordine di tempo, ad essersi formata nell’area mantovana.
E’ un carissimo ragazzo, decisamente paziente (prova ne sia che è amico di mio figlio
)) ), maggiorenne e splendido con la chitarra elettrica: è un vero piacere ascoltarlo, anche per un post-datato come me.
Non ci resta che fargli i nostri migliori auguri di tutto cuore, nel dargli il benvenuto nella nostra comunità.
Caramente Claudio Malvezzi
Bahà’u'llàh annovera fra i Suoi Nomi, anche quello di “Bellezza Benedetta”, col quale viene spesso citato.
Sul significato di tale nome, è nata sul forum interno bahà’ì, una proposta di approfondimento. Ve la riporto integralmente così come da e-mail a me pervenuta
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Nel Corano si dice: “ Dio é
V’invito a frequentare il sito per intervenire.
http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20071110134227AA6EAES
In senso filosofico generale, il bello è proprietà di ciò che è oggetto dell’esperienza estetica. La riflessione sul concetto di bello ha assunto nel corso dei secoli molteplici valenze e significati. Soltanto a partire dal sec. XVIII il bello è stato sistematicamente collegato con l’estetica, allora nascente quale disciplina filosofica che si occupa del bello e dell’arte; nella quasi totalità delle teorie estetiche del ’900 il termine non ricorre più. (Consulta anche la voce ‘Estetica’).Concezioni del bello nell’antichità e nel MedioevoIn Omero ed Esiodo il bello ha caratteristiche di “luminosità” e “splendore”; i pitagorici lo identificarono con la simmetria e
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Che Bahà’u'llàh non me ne voglia ma certo, il nome di “Bellezza Benedetta”, non poteva essere associato al Suo aspetto fisico: era alto meno di 1,60 m. ed anche ai suoi tempi, sarebbe stato fisicamente poco visibile. Il termine “Bellezza Benedetta”, deve essere associato ad altre condizioni.
Permettetemi un esempio.
Pochi ritengono “belli” gli insetti ed, anche fra costoro, sarebbe difficile trovare qualcuno che definisca “bello” il cervo volante: è un grosso coleottero dotato di grandi corna, simili a quelle di un cervo (da qui, il suo nome).
Ricordo la prima lezione di aerodinamica al Politecnico di Milano. Il Prof. esordì così: secondo le leggi dell’aerodinamica, il cervo volante non potrebbe volare. Per sua fortuna le ignora totalmente e quindi vola, benissimo, ugualmente.
Anni dopo si è scoperto che se noi avessimo le conoscenze aerodinamiche applicate da tale coleottero, i nostri aerei avrebbero le stesse prestazioni impiegando un ventesimo dell’energia che attualmente richiedono per volare. Per chi, come me, ha dedicato gli anni migliori della sua vita al volo ed a ciò che umanamente lo realizza, il “cervo volante” diventa così qualcosa che supera il bello… rasenta ciò che è meraviglioso!
“Bello” è il termine con cui indichiamo la perfezione a cui noi tendiamo e, se anche non la raggiungeremo mai, gli sforzi che faremo per raggiungerla, ci permetteranno almeno di conoscerla più intimamente. Ecco perchè Bahà’u'llàh, Manifestazione di Dio dei nostri giorni, è la Bellezza (come “perfezione”) Benedetta (perchè proviene direttamente “da Dio”).
Ciao Claudio
No, il concerto del maestro Speranza non me lo posso perdere. Giubbone, moto e via per 65 Km. Sulla strada, aggrego inaspettatamente mia cugina che, cosa inusuale per una donna, riesce a restaurarsi (pardon: prepararsi) in pochissimi minuti.
Arriviamo alla chiesa di S. Croce del Lagurano con un breve anticipo. La chiesa è piccola ma molto accogliente. Restaurata da poco, è tutta linda: è un vero bijoux.


Non perdo l’occasione di salutare il maestro, che attende in una cappella laterale: “maestro Speranza…? Allàh’u'Abhà”. Parola magica: apre le porte all’amicizia anche di una persona che ho visto per l’ultima volta, in concerto al teatro Bibbiena di Mantova, 31 anni fa. Si gira, sorride e mi accoglie con quel calore con cui si rivedono gli amici di sempre. Scambiamo quattro chiacchiere, “…si, però il Yamaha suona poco…”(a me, non ha fatto questa impressione, ma il musicista è lui…). Gli chiedo il permesso di fotografarlo per il blog (accordato), mi scuso del giaccone (fa niente, ci mancherebbe!) e gli faccio gli auguri per il concerto.
La chiesa è gremita, c’è più di una persona in piedi. Rimedio una sedia e mi vado a mettere vicino alle autorità (presidente della provincia in testa). Il Don: “ma lei si siede lì?”…. “beh, io sono raccomandato: sono amico del maestro!” Poi spiego che devo fargli anche alcune foto per il blog ed il permesso viene accordato all’unanimità, meglio se c’è anche qualche foto della chiesa… Parola mia: ci saranno.
Un grande pianista, un tempo disse che il successo non lo si misura dall’intensità dell’applauso ma da quella del silenzio durante l’esecuzione. Il maestro Speranza attacca con Chopin: NON VOLA UNA MOSCA!”. Dopo due pezzi, il pubblico è già “caldo” e l’applauso è vigoroso e sentito. Riparte con Liszt e qua, il pubblico “si cuoce”: non è più un applauso, è una standing ovation, che lo porta al proscenio per più di una volta. Ci tiene in pugno tutti quanti… siamo suoi o, se preferite, raggiunge il massimo per un musicista: il totale feeling con chi lo ascolta. Non posso fare a meno di apprezzare in cuor mio, l’umiltà di chi ascolta la musica per il puro piacere di ascoltarla, senza pretendere di essere necessariamente un esperto per poi, magari, atteggiarsi a critico. Se a questo aggiungiamo l’amore dell’esecutore nell’esprimere la propria arte, possiamo felicemente comprendere, il successo assoluto della serata.

Permettetemi una premessa personale: non esiste la musica classica come “genere” musicale, perchè accorpa compositori e musiche che sono diversissime fra loro, sia per il periodo in cui sono state composte, sia per la loro intrinseca diversità. Preferisco definire “musica classica”, tutta la musica che piace per più di tre generazioni: è quanto serve per stemperarla nel tempo cronologico e per accorparla in un piacere comune, il cui ricordo potrebbe anche non avere limiti.
La seconda parte del concerto, dedicata alla musica latino-americana, si apre con una chiacchierata fra amici, intavolata dallo stesso pianista. Il maestro Speranza, ci parla di un suo zio materno, pecora nera della famiglia (nessuna famiglia si può definire rispettabile, se non ha una pecora nera. N.d.r.) che divenne però uno dei massimi cantanti di tango, famosissimo in tutta l’America Latina. Un giorno, gli chiese (a lui, pianista classico per eccellenza) di scrivere partiture ed arrangiamenti, per i tanghi più conosciuti all’epoca. Dimenticavo: il tango, era una musica fino ad allora, di origini totalmente popolari ed i tangheros, talvolta la eseguivano ad orecchio, non conoscendo neppure la musica e, meno che mai, avevano frequentato un conservatorio.

Il maestro Speranza non seppe dire di no allo zio famoso e “pecora nera”: scrisse le partiture. Ne nacque, quasi per scherzo, un concerto che ebbe un successo strepitoso, che lui eseguì con un amico (anch’egli pianista classico) e che venne poi replicato parecchie volte… E’ così che il tango è entrato a far parte ormai della “musica classica”.
Il concerto si è concluso con applausi del pubblico due volte in piedi e con un bis cui il maestro Speranza non ha potuto sottrarsi.

Da parte mia, non ho potuto sottrarmi dal presentargli mia cugina (raggiante e incontenibile), prova ne sia che sono qua, a raccontarvela. Lo abbiamo ringraziato per le intense emozioni che ci aveva regalato: ci ha abbracciato entrambi. Mi ha pregato di salutare caldamente tutta la comunità bahà’ì di Mantova, cosa che faccio ora.
Mi congedo da voi, con la grande serenità di chi ha vissuto un momento “perfetto” nella propria vita.
Caramente Claudio Malvezzi
Cari amici,
e per il suo successore si facevano alcuni nomi, tra cui, Ali Akbar Forutan.

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