Questo è un tema che io, Tania, ho fatto all’età di 13 anni.
Il 2003 è l’anno della disabilità. Il mondo dei diversamente abili è solo un mondo di problemi o anche un mondo di risorse? Che cosa ti piacerebbe venisse realizzato per rendere migliore la loro vita?
Sono una ragazza di 13 anni affetta fin dalla nascita da una malattia che colpisce tutti i muscoli del corpo e che si chiama appunto Distrofia muscolare.
Ripensandomi da piccola riesco a conservare un ricordo sereno della mia vita fino ad una certa età, l’età in cui maturando, come tutti gli altri bambini, mi sono resa conto sia della mia malattia, ma ancor di più:
grazie alla discriminazione sociale che nella società civile ancora esiste, della mia diversità;
grazie alla continua presenza di barriere architettoniche, della mia disabilità;
grazie alla in applicazione delle leggi in materia ho sentito di essere considerata spesso solo un peso della società.
Ecco lì è iniziato il periodo della consapevolezza di tutto il mio dramma; ero una bambina che quotidianamente doveva lottare contro tutti i problemi della sua malattia, contro la voglia di correre, saltare, giocare….sudare che si faceva sempre più prepotente; ma sembra perfido, anche contro la mentalità della gente, l’ambiente, le istituzioni che invece di venirti incontro ti impongono di fare di più, di dare di più per dimostrare che esisti come persona e ad un certo puto ti rendi conto che non sei tu il loro problema ma sono loro che te ne accollano tanti da renderti la vita più difficile.
Ricordo, infatti, che mentre gli altri bambini andavano a scuola tranquillamente ed i loro genitori potevano tranquillamente tornare ai loro impegni, i miei genitori dovevano farsi in quattro affinché io avessi l’insegnante di sostegno, affinché anch’io avessi la sedia a scuola, affinché si provvedesse allo scivolo per entrare a scuola, affinché grazie al montascale potessi seguire anch’io le lezioni al piano superiore. Ecco, questi sono solo pochi esempi di come è assurda la situazione in generale. In Italia sono 2.800.000 i diversamente abili e il nostro Paese invece di prepararsi in tutti i sensi all’accoglienza di uno di essi, aspetta che il soggetto diversamente abile arrivi magari davanti all’entrata della scuola dove si era iscritto nove mesi prima, impotente ad entrare mentre assiste sconcertato ad un’agitazione totale di tutti come se si fosse in uno stato d’emergenza; e così hai la brutta sensazione che con la tua presenza hai creato uno scompiglio e ti chiedi: ma non sapevano già che io esistevo?
Eppure ho notato che per le feste comandate, per addobbare le nostre belle città, i comuni si anticipano anche di due mesi e mezzo! Basterebbe fare uguale!
Vedere i miei genitori lottare per i miei diritti mi ha provocato una sensazione di rabbia ma anche di paura, perché tutto ciò mi fa sentire ancora più debole e svantaggiata rispetto agli altri e mi fa convincere sempre più dell’esistenza di una brutta realtà: che, se non hai una persona forte al tuo fianco, non vedrai rispettare i tuoi più elementari diritti. E pensando a coloro che non hanno più nessuno al loro fianco, io ringrazio Dio che ci sono persone, associazioni, istituzioni che portano avanti una battaglia che è sempre più difficile, come se dovessimo scontare la colpa di essere disabili.
Ho letto su qualche rivista scientifica che la nuova generazione ha un livello d’intelligenza superiore a quelle del passato, eppure io penso che la nostra società ha un grandissimo handicap perché non riesce a capire il senso fondamentale della vita e cioè: nulla è sicuro!
Una malattia non colpisce perché te la sei meritata, e neanche perché si è voluto dividere il genere umano in due parti: quelli sani e quelli disabili! Basterebbe capire che chiunque di quelli sani ha la probabilità di ritrovarsi dal lato opposto e certo non per sua scelta , basta davvero un secondo e ti ritrovi a far parte del mondo dei disabili che forse un secondo prima neanche vedevi.
Questo è l’anno europeo del disabile! Era l’occasione per rendere migliore la loro vita, ma a quanto pare è stato fatto ben poco, addirittura la maggior parte della gente non è nemmeno a conoscenza. Che cosa mi piacerebbe fosse realizzato? Potrei dire: vorrei veder applicate le leggi in materia (quelle italiane sono le migliori) fino in fondo, con scrupolosità e non per dare il contentino; vorrei che potessimo attraversare anche noi la strada e magari sarebbe lecito farlo sulle strisce pedonali; poter entrare nei negozi e girarci dentro con la sedia senza intoppare gli scaffali; potermi avvicinare con la sedia a qualsiasi tavolino di un bar e di un ristorante; poter andare ad un museo senza dover chiedere la grazia per arrivare all’ufficio del custode che dovrà attivare il montascale, sperando che funzioni; poter finalmente veder il film che mi piace e non quello che è proiettato in quella sola sala accessibile; mi piacerebbe entrare nei magazzini con le porte scorrevoli e non aspettare che qualcuno di buona volontà ti regga quel quintale di porta per farti passare; vorrei poter prendere il treno, la nave, l’aereo senza sentirmi un imballo da caricare a braccia perché non si trovano le chivi del sollevatore o perché quel treno, nave, aereo non è stato adattato; vorrei poter scegliere a gennaio ‘indirizzo scolastico che mi piace di più e non quello per me più adatto; vorrei che la mia presenza ovunque vada sia anonima come per tutti e non motivo di curiosità varie.
Penso che la scuola debba avere un ruolo importante nel sensibilizzare fin da piccoli le persone al rispetto, all’uguaglianza e alla tolleranza indipendentemente dalla razza, dal ceto sociale, ecc., ed affiancare questa che io chiamo educazione sociale alle altre materie, per non ritrovarci in futuro in un mondo di gente che ha molta cultura ma anche tanto egoismo.
Queste sono le risorse a cui tutti noi dovremmo attingere, perché non siamo macchine e il solo valore dei soldi, della carriera, di arrivare sempre primi ci fa dimenticare che siamo esseri umani bisognosi soprattutto di amore e rispetto.
Il mondo dei diversamente abili è un mondo di risorse che va oltre l’aspetto prettamente consumistico e produttivo, e che certa gente non le vede perché non vuole vedere, perché se le vedesse si sentirebbe più piccola, perché se ci conoscesse davvero si accorgerebbe che in quella persona poco considerata c’è un coraggio da leoni per affrontare un dolore che gli altri nemmeno immaginano, un cuore grande per riuscire a sorridere a chi è più fortunato di noi e non ci accetta, una fede grande che ci dà una continua speranza, una dignità senza pari perché anche se per alzare un bicchiere di carta facciamo più fatica di chi sorregge 100 Kg cerchiamo comunque di farlo da soli.
La lista comunque delle cose da fare sarebbe troppo lunga ed è troppo scontato che lo dica io, forse se ognuno di noi provasse a sedersi su una sedia a rotelle, se qualcuno chiudesse gli occhi per qualche minuto; qualcun altro si tappasse le orecchie e o la bocca….penso che tutti saprebbero veramente cosa fare.
Tania POLIDORO – III B
E’ sempre piacevole dare il benvenuto ad un neo bahai. Se poi è giovane lo è ancora di più: i giovani hanno il valore aggiunto del loro entusiasmo, freschezza e voglia di fare che chi ha raggiunto una certa età, a volte non ha.
Oggi diamo il benvenuto ad una bella ragazza poco più che ventenne: Anna S. di Valeggio sul Mincio (ne è la prima Credente: il dato è storico), località amena di cui vogliamo ricordare Borghetto ed il Parco-giardino Sigurtà. Lavora in provincia di Mantova ed è stata la collega Paola, di Casteldario, ad avvicinarla alla Fede.
A dispetto della sua statura e struttura fisica da pallavolista (urca: mi ha messo quasi in soggezione doverla guardare negli occhi dal basso… e dire che credevo di essere alto
), ha un carattere riservato e tutt’altro che invadente: sul dolce, direi…
Non ci resta che farle i nostri migliori auguri per una vita felice e proficua nella Fede bahai.
A nome di tutta la nostra comunità, nonchè mio personale
caramente Claudio Malvezzi

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