L’Iran continua la sua persecuzione contro la comunità baha’i
di Foad Saberan
Parigi 28-05-2010
Sul piano teologico, la fede baha’i è vissuta dal clero sciita come un’enorme sfida. Tutto sembra negoziabile tranne il riconoscimento dell’esistenza di una religione rivelata dopo l’Islam.
I baha’i, oltre agli insegnamenti mistici, propongono all’umanità un progetto sociale, qualificato di volta in volta dai loro detrattori come rivoluzionario oppure occidentale, o entrambi, in quanto innovatore e progressista.
Questo spiega perché, a partire dagli anni 1930, dopo la distruzione delle comunità baha’i dell’URSS, gli iraniani stalinisti si sono alleati al clero sciita e ai nazionalisti estremisti per colpire la comunità baha’i e soffocarla.
Per il clero sciita l’esistenza di una rivelazione dopo l’Islam è inaccettabile come per i dirigenti del partito stalinista era intollerabile che una religione avesse il progetto di una società moderna e progressista.
I successivi eccidi di cui i baha’i iraniani sono stati vittime nel XIX secolo non erano ancora giustificati dal pretesto della collaborazione con Israele. Le accuse di eresia, di collusione con lo Zar o con la Regina d’Inghilterra, a seconda dell’umore del mullah che firmava la fatwa, bastavano a far massacrare intere famiglie. Oggi in Iran i baha’i sono maltrattati per quello che sono e per quello che fanno. I baha’i osservanti, come nel resto del mondo, organizzano riunioni di preghiere interreligiose, sono presenti nei quartieri in
difficoltà, offrono corsi di alfabetizzazione, di igiene, di cucito, organizzano progetti artistici, mettono in atto microcrediti.
I 350.000 baha’i dell’Iran, provenienti da tutti gli strati della società, da tutte le etnie e da tutte le religioni del paese, fanno affidamento sui baha’i del resto del mondo che non sono iraniani, ma vivono in sintonia con i loro correligionari nella culla della loro fede. In altre parole, la fede baha’i prospera sui cinque continenti, fuorché in Iran. Tuttavia, oggi in Iran, grazie all’azione delle organizzazioni in difesa dei diritti umani (gli stessi che organizzano la giornata mondiale per la difesa delle libertà il 12 giugno), ma anche grazie alla semplice solidarietà degli Iraniani davanti all’ingiustizia, l’odio della Repubblica Islamica contro i baha’i si scontra con una resistenza attiva di numerosi iraniani che, sempre più apertamente e sempre più frequentemente, aiutano i loro compatrioti baha’i stretti nella morsa della repressione.
Il dottor Foad Faberan, nato a Teheran, è psichiatra a Parigi.
L’articolo originale su “Le Monde“
Presidente irlandese rende una storica visita al Centro Bahai
Dublino, Irlanda (28 maggio 2010) (BWNS)
La presidentessa della Repubblica d’Irlanda, Mary MacAleese, ha lodato l’universalità degli insegnamenti baha’i e il contributo dei suoi membri alla vita della nazione.
«Quello che probabilmente non sapete, e che sono sicura vale per molti di voi, è che con la vostra vita, siete straordinari ambasciatori della vostra Fede», ha detto durante alcune dichia-razioni improvvisate.
La presidentessa, McAleese, eletta per la prima volta presidente nel 1997, ha fatto questa visi-ta al centro baha’i il 30 aprile, per festeggiare la festa di Ridvan, l’anniversario della dichiarazione di Baha’u’llah nel 1863, quando Egli dichiarò essere il più recente di una linea di messaggeri che comprende Buddha, Gesù, Krishna, Muhammad, Mosè, Zoroastro e altri.
Il presidente ha inoltre espresso preoccupazione per la persecuzione dei baha’i in altri paesi. Ha detto che è triste e strano che una fede con tali principi possa attrarre violenze da parte di altri, in qualsiasi forma o circostanza esse si manifestino.
«Questa sera, penso che dobbiamo ricordare coloro che stanno pagando un così alto prezzo per la loro fedeltà a quel semplice carisma umano e divino che giunge diritto al cuore dell’umanità».
«Quanto sono fortunati gli irlandesi a vivere in uno Stato dove coloro che seguono una religione o che non ne seguono nessuna sono liberi di praticare quello in cui credono», ha aggiunto, secondo l’Irish Times, che ha descritto la sua visita.
Durante il ricevimento, la presidentessa MacAleese ha ricevuto una speciale edizione rilegata del libro baha’i, Le Parole Celate di Baha’u’llah, nella versione con il testo inglese e irlandese.
Brendan McNamara, il presidente dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei Baha’i della Re-pubblica d’Irlanda, ha descritto la visita della presidentessa McAleese come «una pietra miliare, una gioiosa occasione».
«La presidentessa si è dimostrata molto disponibile e ha parlato con tutti», ha detto il signor McNamara, «in particolare incoraggiando i giovani a dare il loro contributo al futuro dell’Irlanda, in qualsiasi cosa facessero».
Nelle prime ore del mattino del 29 maggio 1892, Bahá’u'lláh volava nel Regno di Abhá.
E’ solito ricordare tale evento, recitando la “Tavola della Visitazione“, ma io preferisco ricordarLo così come Lo immagino durante la Sua dipartita: con le Ancelle del Signore che Gli indicano la via verso Dio e gli Angeli del cielo che Lo accompagnano, cantando la musica più trionfale che mai sia stata composta, durante il Suo (brevissimo) cammino.
Il testo non poteva che essere quella parte della “Tavola del Fuoco“, dove Dio dà spiegazione a Bahá’u'lláh, delle immense tribolazioni che ha dovuto sopportare, nella Sua vita terrena. Nelle immagini, molto note a chi frequenta il nostro sito, una prova di quell’unità del genere umano, scopo ultimo della Fede bahai, che è già reale e realizzata appieno, nella nostra comunità mondiale.
Buona visione.
Caramente il webmaster.
È stata indetta per sabato 12 giugno una giornata di mobilitazione mondiale per chiedere l’interruzione degli abusi contro i diritti umani in Iran. L’iniziativa, coordinata dal gruppo per i diritti umani United4Iran, è sostenuta da numerose organizzazioni come Amnesty International, Human Rights Watch (osservatorio per i diritti umani), l’Associazione delle donne premio Nobel, la Baha’i International Community, l’Istituto del Cairo per lo studio dei diritti umani, FIDH (Federation internationale des ligues des Droits de l’Homme) e Pen International.
«Nel sostenere questa iniziativa non-partisan, siamo fianco a fianco con semplici cittadini da ogni parte del globo, affinché si faccia attenzione alle diffuse e ripetute violazioni dei diritti umani in Iran», ha affermato Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra.Le suddette illustri organizzazioni non governative stanno unendo i loro sforzi a quelli di numerosi gruppi locali, gruppi di studenti e di utenti di Internet, affinché si svolga simultaneamente tutta una serie di eventi in varie città e campus del mondo.Qualche giorno fa, il 14 maggio, il secondo anniversario dell’imprigionamento dei sette ba-ha’i nella prigione di Evin a Teheran, United4Iran ha chiesto alle persone di dimostrare il loro sostegno, riproducendo le dimensioni delle celle dove sono detenuti i baha’i e scattando una fotografia.«La risposta è stata straordinaria», riporta il sito web di United4Iran. Sono arrivati appunti, e-mail, video, vecchie fotografie dei sette dirigenti da parte di loro ex studenti e di rappresen-tanti di comunità da tutto il mondo».Come gesto di solidarietà era stato chiesto ai sostenitori dell’iniziativa di riprodurre le dimensioni delle celle in cui vivono i prigionieri baha’i e poi di occuparne fisicamente lo spazio, in modo tale da potersi rendere meglio conto delle loro sofferenze.In Liechtenstein il 14 maggio alcuni sostenitori della campagna di United4Iran hanno riprodotto le dimensioni delle celle dei sette dirigenti baha’i nella prigione Evin di Teheran.Le celle dei baha’i nella prigione di Evin non hanno letti e i detenuti sono costretti a dormire per terra sul cemento.
Ecco il video che è stato messo online, per mostrare alcune delle foto pervenute.
United4Iran ha anche pubblicato una vecchia fotografia di una delle baha’i detenute, Fariba Kamalabadi, assieme a una delle sue ex studentesse. La studentessa ha inviato l’immagine a United4Iran, assieme ad alcune parole di una lettera che lei ha scritto alla sua ex insegnante: «Adesso che Lei è in prigione… per fare del mondo un posto migliore… mi vengono le lacrime agli occhi. E tutto ciò che posso fare è pregare. Le cose che Lei mi ha insegnato, le porterò per sempre con me».
La signora Ala’i ha detto: «Siamo grati per tutta la solidarietà manifestata a tutti gli iraniani che stanno subendo oppressioni».
Anche altre organizzazioni hanno recentemente lanciato una campagna a sostegno della oppressa comunità baha’i dell’Iran.
L’ultimo bollettino della sezione francese dell’Organizzazione cristiana per l’abolizione della tortura (ACAT-France) ha pubblicato una richiesta di interventi a sostegno dei sette dirigenti baha’i imprigionati e degli altri dodici baha’i, che sono stati recentemente incarcerati.
Il 14 marzo Amnesty International ha espresso il desiderio che, in occasione delle celebrazioni del capodanno persiano, fossero inviati messaggi di auguri a tutti i prigionieri di coscienza in Iran.
Il caso dei sette dirigenti della comunità baha’i iraniana è stato incluso da Amnesty International fra sette da essa selezionati.
Al momento attuale, sono stati ricevuti 600 messaggi destinati ai prigionieri baha’i, sia individualmente sia collettivamente, da ogni parte del mondo, paesi come il Giappone, la Nuova Zelanda, i Paesi Bassi, gli Stati Uniti.
I sette dirigenti baha’i in prigione da due anni sono fra i 36 baha’i attualmente in carcere a causa della loro religione.
Per leggere l’intero articolo e vedere le fotografie:
Dai nostri “inviati”:
E’ stato molto toccante l’incontro tenutosi ieri presso un bel salone affrescato di Palazzo di Bagno,sede della Provincia di Mantova, alla presenza del Presidente del Consiglio Provinciale, del Presidente del Consiglio Comunale e altri assessori, Guido Morisco, direttore delle Relazioni Esterne Nazionali ( venuto apposta in giornata dall’Umbria), rappresentanti vari della stampa e televisioni locali e altri nove amici baha’ì mantovani.
L’incontro era stato voluto dalla Provincia di Mantova per consegnare ufficialmente la delibera del Consiglio Provinciale a sostegno dei sette amici imprigionati in Iran.
Al di là dell’importanza formale dell’evento, documentato oggi anche dalla stampa nei quotidiani locali, le autorità hanno espresso solidarietà, sentite parole di apprezzamento e la volontà di non limitare la collaborazione ad incontri sporadici.
E’ stato più volte ribadito che le amministrazioni desiderano incontrarci per sentire quali sono i nostri progetti e le nostre proposte e si sono dimostrati disponibili a collaborare!!!
Come non pensare allora alle parole della Casa Universale di Giustizia nel Messaggio di Ridavn 2010?
…. l’impegno della comunità nei confronti della società può, anzi, deve aumentare. In questo momento cruciale dello sviluppo del Piano… sembra appropriato che gli amici riflettano dappertutto sulla natura dei contributi che le loro vibranti comunità in crescita possono offrire al progresso materiale e spirituale della società.
L’emozione di noi amici baha’ì nella sala era palpabile, sentivamo la presenza di tutti i martiri, la forza dei pionieri, la determinazione e l’incrollabile sacrificio degli amici incarcerati in Iran .
Avremmo davvero voluto che foste tutti presenti,cari amici, per sentire con le vostre orecchie le parole di incoraggiamento e l’impegno preso dalle varie autorità verso la comunità baha’ì, non certo perchè non ci crediate, ma perchè ognuno potesse commuoversi, sentire scaldarsi il cuore e… accettare la sfida.
Con affetto
Nadia e Franco

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