La «disperata situazione» dei diritti umani in Iran illustrata da istituzioni legali britanniche

LONDRA, 8 luglio 2011, (BWNS) – Due note associazioni legali chiedono al relatore speciale dell’ONU per l’Iran di esaminare la «disperata situazione» dei difensori dei diritti umani e di presunti «dissidenti» nel paese. In una dichiarazione congiunta, la Law Society e il Solicitors’ International Human Rights Group chiedono al nuovo relatore speciale per l’Iran del Consiglio per i diritti umani dell’ONU di affrontare temi come «il trattamento dei “dissidenti” accusati di aver minacciato la sicurezza nazionale in base a esilissime prove. . .». La dichiarazione menziona i casi di «pacifici dimostranti che hanno chiesto di por fine alla discriminazione contro le donne e accademici che si sono opposti alla cinica esclusione dei loro correligionari dall’educa-zione terziaria creando un’università per accogliere i giovani baha’i esclusi». Nove persone sono ancora in carcere dopo una serie di incursioni fatte sette settimane or sono in 39 case di baha’i che davano lezioni a giovani membri della comunità che il governo aveva messo al bando dalle università. Nel marzo scorso il Consiglio ONU dei diritti umani ha nominato un relatore speciale per monitorare la situazione dell’Iran nei confronti dei criteri internazioni dei diritti umani. Il posto è stato assegnato a Ahmed Shaheed, ex ministro degli affari esteri delle Maldive.  La Law Society ha detto che la nomina è un «passo positivo». «Negli ultimi anni la Law Society e il Solicitors Human Rights Group hanno ripetutamente chiesto all’Iran spiegazioni su certi casi di violazione dei diritti umani e sono al corrente dei gravi problemi dei diritti umani nel paese», ha detto la presidentessa della Law Society, Linda Lee. Lionel Blackman, presidente del Solicitors’ International Human Rights Group, ha detto che il relatore speciale «deve andare coraggiosamente al di là delle menzogne delle autorità iraniane, come quelle dette il mese scorso da Mohammad-Javad Larijani, segretario generale dell’Alto consiglio per i diritti umani, che l’Iran non arresta nessun baha’i in Iran solo perché è baha’i.  «Molti documenti da fonti attendibili raccolti in oltre trent’anni indicano il contrario. Infatti i rappresentanti nazionali di questa minoranza religiosa sono appena entrati ne terzo anno di detenzione dopo essere stati condannati a 20 anni di carcere in un processo legale pieno di difetti», ha detto il signor Blackman. Secondo le ultime notizie in questo momento nelle prigioni iraniane si trovano oltre cento baha’i. La dichiarazione, pubblicata il 6 luglio, esprime anche preoccupazione per «la detenzione e la radiazione di avvocati che hanno fatto il loro lavoro difendendo i diritti di attivisti dell’opposizione, giornalisti, minoranze etniche e religiose, imputati minorenni e altre vittime di gravi violazioni dei diritti umani».  «In Iran non esistono il giusto processo, l’indipendenza della magistratura e l’uguaglianza davanti alla legge e questo mette in pericolo i diritti umani universali di tutti gli iraniani», ha detto Linda Lee.  La Law Society rappresenta migliaia di legali in Inghilterra e nel Galles. Il Solicitors’ International Human Rights Group promuove la conoscenza dei diritti umani internazionali fra i legali, incoraggia gli avvocati che si occupano di diritti umani al di fuori del Regno Unito e gestisce missioni, ricerche, campagne e formazioni su questo tema.

Per leggere l’articolo in inglese online, si vada a: http://news.bahai.org/story/839

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