La storia di Shohreh: come l’Iran ha violato i diritti di una studentessa di prim’ordine

GINEVRA, 28 settembre 2011 (BWNS) – Come molti giovani in tutto il mondo, anche Shohreh Rowhani è cresciuta con la grande speranza di entrare in una buona università.

Ma ora è incappata in un sistema che, pur apparentemente promettendogliene l’opportunità, è crudelmente organizzato in modo da impedire a lei e ad altri iraniani di laurearsi.

La signorina Rowhani è baha’i e la sua esperienza è ancora più iniqua perché lei è fra gli studenti più dotati dell’Iran. È arrivata 151esima fra tutti gli studenti del paese che hanno superato gli esami nazionali di ammissione all’università nel campo da lei scelto, lingue. In altre parole, i suoi risultati la pongono fra l’1% dei migliori candidati che hanno superato l’esame.

Incoraggiata dall’ottimo risultato, la signorina Rowhani, che proviene da Nowshahr, una città nel nord dell’Iran, ha incominciato il processo online per scegliere i corsi. Ma quando sono usciti i risultati delle domande, ha scoperto che la sua era stata respinta per «documentazione incompleta».

È una frase ben nota ai giovani baha’i. Sono ormai molti anni che essa appare fra i molti stratagemmi adottati per impedire loro di iscriversi anche quando hanno superato l’esame nazionale di ammissione all’università.

Imperterrita, la signorina Rowhani è coraggiosamente andata all’ufficio regionale che sovrintende al processo degli esami e ha chiesto ai funzionari che cosa mancasse nella sua documentazione.

«Mi hanno detto che la cosa era dovuta al fatto che io sono baha’i», ha scritto recentemente la signorina in una lettera che ha mandato a diverse organizzazioni per i diritti umani.

«Dato che sei baha’i, non hai diritto di entrare nell’università», le è stato detto.

La studentessa ha deciso di portare il proprio caso a un livello superiore, procurandosi un appuntamento con il capo del dipartimento delle ammissioni.

Durante il colloquio il funzionario si è limitato a esprimere «il proprio rammarico per l’accaduto e mi ha detto che non poteva fare nulla», ha scritto la signorina Rowhani. «Ha detto che non ci sono vie d’uscita e anche se riesci a entrare nell’università, ne sarai espulsa dopo tre o quattro semestri».

La studentessa ha chiesto se il risultato sarebbe stato diverso nel caso avesse detto di essere musulmana.

«Il funzionario ha detto che non avrebbe fatto differenza, perché ti conoscono», ha scritto. «“Il ministero dei servizi segreti ha già identificato la tua famiglia e tutti i baha’i”».

«Mi hanno detto che non otterrò nulla, a chiunque io mi rivolga», ha detto.

L’esperienza di Shohreh Rowhani è ben nota a migliaia di baha’i in Iran che sono esclusi dagli studi superiori per motivi religiosi.

Anche i fortunati che riescono ad essere ammessi sono poi espulsi nel corso degli studi. Negli ultimi mesi, due studenti del Politecnico di Isfahan non sono riusciti a iscriversi al semestre successivo, per «documentazione incompleta». Un baha’i che studiava letteratura inglese è stato cacciato via dall’Università di Kerman. Uno studente di ingegneria biomedica dell’Università di Sahand è stato espulso. Uno studente di fisica dell’Università del Mazandaran è stato buttato fuori dopo otto semestri superati a pieni voti ed essere stato ammesso a un master.

Tre decenni di esclusione

Dopo la rivoluzione islamica del 1979 l’Iran ha usato ogni metodo per impedire ai baha’i di frequentare l’università. Prima li ha espulsi e poi ha messo un bando sul loro accesso agli studi superiori.

In seguito alle condanne internazionali, il governo iraniano ha cambiato le regole nel 2003, dichiarando che i baha’i potevano sostenere l’esame di ammissione. Ma quando un migliaio di baha’i in buona fede si sono fatti avanti, hanno incontrato nuovi ostacoli.

In un primo momento, gli esami sono stati restituiti con la parola «Islam» scritta nella casella riservata all’appartenenza religiosa, cosa inaccettabile per i baha’i, ai quali la loro fede insegna a dire sempre la verità, specialmente in temi di credo.

Il governo ha spiegata che la parola «Islam» indicava un esame di religione che ogni candidato doveva superare, permettendo ai baha’i di presentare in buona fede la domanda di ammissione agli studi superiori. A metà degli anni 2000, un certo numero di baha’i sono riusciti a entrare in varie università del paese. Ma dopo l’immatricolazione sono stati espulsi.

Per esempio, nel marzo 2007, l’agenzia di stampa Reuters ha riferito che quell’anno una settantina di studenti baha’i erano stati espulsi dalle università dell’Iran. La notizia riferiva che un anonimo portavoce della Missione iraniana presso le Nazioni Unite aveva detto: «In Iran nessuno è stato espulso dagli studi a causa della religione».

Dopo altre proteste internazionali, l’Iran ha cambiato nuovamente tattica. I risultati dei baha’i che avevano sostenuto l’esame non erano pubblicati. Quando i candidati hanno consultato il sito web per vedere i risultati, molti hanno ricevuto il messaggio «documentazione incompleta» e sono rimasti in un limbo burocratico.

«Pratiche ingiuste e oppressive»

In una lettera aperta inviata il mese scorso al ministro iraniano per gli studi superiori, la Baha’i International Community ha chiesto di mettere fine a queste «pratiche ingiuste e oppressive» che escludono dalle università i baha’i e altri giovani iraniani.

La lettera ha parlato anche delle misure restrittive adottate dal governo contro l’Istituto baha’i di studi superiori (BIHE), un’iniziativa comunitaria informale condotta dai baha’i per permettere ai loro giovani esclusi dall’università di studiare ugualmente. In maggio, agenti del governo hanno perquisito le case di oltre 30 persone legate al BIHE e ne hanno arrestate 14. Questa settimana sette insegnanti sono comparsi davanti ai giudici. Altre decine di persone, fra le quali alcuni studenti, sono stati convocati per essere interrogati, nel tentativo di chiudere il progetto.

La lettera aperta, indirizzata a Kamran Daneshjoo, Ministro della scienza, della ricerca e della tecnologia, diceva: «Come lei sa, queste azioni sono state compiute in ottemperanza a una politica governativa ufficiale e facevano parte di una campagna sistematica per eliminare la comunità bahá’í in quanto entità vitale nel paese». Per accedere al testo italiano della lettera si vada a http://www.notiziebahai.it/comunicatostampa/

Per Shohreh Rowhani e i suoi compagni di fede la battaglia per i diritti all’educazione prosegue.

Nella sua lettera alle organizzazione per i diritti umani la studentessa ha espresso il desiderio che tutti «sappiano quanto insensatamente sono stati violati i miei diritti».

Per leggere l’articolo in inglese online e accedere ai link, si vada a: http://news.bahai.org/story/853

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