Condannati gli educatori bahai in iran

NEW YORK, 18 ottobre 2011, BWNS – Secondo le ultime notizie ricevute dalla Baha’i International Community, sette educatori baha’i in Iran sono stati condannati a quattro o cinque anni di carcere.

I verdetti contro i sette sarebbero stati pronunciati da un giudice del Ramo 28 del Tribunale rivoluzionario di Teheran.

Gli educatori erano in carcere da circa cinque mesi per il loro coinvolgimento con un’iniziativa educativa informale della comunità, nota come Istituto baha’i di studi superiori (BIHE), per cui alcuni professori baha’i, ai quali il governo iraniano impedisce di esercitare la professione, danno lezioni a giovani membri della comunità messi al bando dalle università.

Due di questi educatori, Vahid Mahmoudi e Kamran Mortezaie, sono stati condannati a cinque anni di carcere.

Quattro anni di carcere sono stati inflitti ai docenti del BIHE Ramin Zibaie, Mahmoud Badavam e Farhad Sedghi, al consulente Riaz Sobhani e all’assistente Nooshin Khadem.

«Non è ancora chiaro quali accuse siano state mosse contro queste anime innocenti, che volevano solo servire alcuni giovani che erano stati ingiustamente esclusi dagli studi superiori per motivi puramente religiosi», ha detto Bani Dugal, principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

«Che razza di società è quella che considera un crimine da punire l’atto di dare istruzione a un giovane?», ha detto.

Altri due baha’i associati al BIHE, marito e moglie, Kamran Rahimian e Faran Hesami, insegnati di psicologia, sono trattenuti in carcere senza alcuna accusa.

Proteste in tutto il mondo

I recenti attacchi mossi contro il BIHE continuano a suscitare parole di condanna da parte di governi, organizzazioni, accademici e giovani di tutto il mondo.

Oltre 70 accademici in Australia, fra i quali anche il vicerettore dell’Università di Ballarat, David Battersby, hanno firmato una lettera aperta che protesta contro la discriminazione dell’Iran nei confronti degli studenti baha’i e chiede l’immediata liberazione degli educatori arrestati.

Il 10 ottobre, 43 eminenti filosofi e teologi di 16 paesi hanno firmato un’altra lettera di protesta. «Acquisire il sapere è un sacro diritto legale di tutti. In verità, lo stato è obbligato ad assicurare questo diritto. In Iran, il governo ha fatto il contrario . . .», hanno scritto gli accademici.

Due premi Nobel, Desmond Tutu, ex Arcivescovo anglicano di Città del Capo e Jose Ramos-Horta, presidente di Timor Est, hanno duramente criticato in un’altra lettera aperta il governo iraniano, paragonando le sue azioni ai «Secoli bui in Europa» e all’«Inquisizione di Spagna».

Il 5 ottobre, riassumendo un dibattito del Senato canadese sui baha’i in Iran, il senatore Hugh Segal ha detto che le sofferenze inflitte ai baha’i sono «sistematiche e brutali, tanto più che la religione baha’i è nota come una fede pacifica che accoglie la santità di tutte le religioni».

«L’oppressione ufficiale dei baha’i in Iran . . . è un campanello d’allarme per tutta l’umanità e le persone e le democrazie libere di tutto il mondo che indica la necessità di sorvegliare direttamente la dura realtà iraniana e di non smettere di farlo finché il problema non sarà direttamente affrontato», ha detto il senatore Segal.

Sono 112 i baha’i attualmente dietro le sbarre in Iran a causa della loro religione. Fra questi vi sono i sette dirigenti baha’i, che stanno scontando vent’anni di prigione per accuse costruite. I casi di circa 300 altri baha’i sono ancora aperti presso le autorità iraniane.

Per leggere l’articolo in inglese online e accedere ai link, si vada a: http://news.bahai.org/story/860

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