2 marzo 2013 Ai bahá’í dell’Iran, Compilazione della Casa Universale di Giustizia

Amici amatissimi,
sono già 35 anni che varie ondate di persecuzione, di varia intensità, colpiscono l’una dopo l’altra la vostra comunità, così valorosa e duramente provata, un fuoco di fila che è il più recente di una serie che ha avuto inizio 160 anni or sono. Ma, a dispetto delle aspettative di coloro che si sono prodigati per fiaccare la comunità dei seguaci di Bahá’u’lláh nella Sua terra, le loro trame alla fine sono valse a consolidarne le fondamenta e a rafforzarne le fila. Sono sempre più numerosi i vostri compatrioti, anche loro vittime dell’oppressione, che non solo vedono con chiarezza la trafila di ingiustizie perpetrate contro i bahá’í nel corso degli anni ma riconoscono nel vostro ininterrotto operato di servizio alla società una forza di cambiamento costruttivo. E mentre continua a crescere la simpatia nei vostri confronti, si intensificano anche le voci che chiedono la rimozione degli ostacoli che vi hanno impedito di partecipare alla vita della società in tutte le sue dimensioni. È naturale dunque che la posizione adottata nel mondo dai bahá’í nei confronti delle attività politiche abbia assunto una maggiore importanza agli occhi dei vostri concittadini.
Dal punto di vista storico, la posizione in cui la comunità bahá’í iraniana si è trovata sotto questo aspetto è singolare. Da un lato, essa è stata ingiustamente accusata di essere politicamente motivata, in combutta contro l’attuale regime, un agente di quel potentato straniero che l’accusatore trovava più adatto ai propri scopi. Dall’ altro, l’irremovibile rifiuto dei membri della comunità di partecipare ad attività politiche di parte è stata dipinta come un disinteresse per gli affari del popolo iraniano. Ora che le vere intenzioni dei vostri oppressori sono state smascherate, avete il dovere di rispondere al crescente interesse dei vostri concittadini che vogliono comprendere l’atteggiamento bahá’í verso la politica, per non permettere che un qualsiasi malinteso indebolisca i legami di amicizia che state stringendo con tante anime. In questo, essi meritano più di qualche, sia pur importan-te, dichiarazione che evochi immagini di amore e di unità. Per aiutarvi a trasmettere loro una visione del contesto che dà forma all’impostazione bahá’í di questo tema, vi offriamo i seguenti commenti.
Inseparabile dalle idee bahá’í sulla politica è un particolare concetto della storia, del suo corso e della sua direzione. Ogni seguace di Bahá’u’lláh è fermamente convinto che l’umanità sta avvicinandosi oggi allo stadio coronante di un processo millenario che l’ha portata dalla sua infanzia collettiva fino alle soglie della maturità, uno stadio che vedrà l’unificazione della razza umana. Non diversamente dall’individuo che attraversa l’irrequieto ma promettente periodo dell’adolescenza, durante il quale vengono alla luce poteri e capacità latenti, anche l’umanità nel suo insieme si trova nel bel mezzo di una transizione che non ha precedenti. Dietro una buona parte delle turbolenze e dei turbamenti della vita contemporanea si trovano le crisi e gli scatti di un’umanità che avanza faticosamente verso la sua maggiore età. Usanze e convenzioni universalmente accettate, atteggiamenti e abitudini tanto amate, stanno diventando l’una dopo l’altra obsolete, mentre incominciano ad af-fermarsi gli imperativi della maturità.
I bahá’í sono incoraggiati a vedere nei rivoluzionari cambiamenti che si verificano in ogni aspetto della vita l’interazione di due processi fondamentali. Uno è distruttivo, l’altro integrativo.
Entrambi servono, ciascuno a proprio modo, a condurre l’umanità sulla via che porta verso la sua piena maturità. L’azione del primo è evidente dappertutto: nelle vicissitudini che hanno afflitto venerande istituzioni, nell’incapacità dei leader di tutti i gradi di sanare le spaccature che appaiono nella struttura della società, nello smantellamento di norme sociali che hanno per lungo tempo tenuto a freno passioni sconvenienti e nell’abbattimento e nell’indifferenza non solo delle persone ma anche di intere società che hanno perso ogni vitale senso di scopo. Malgrado i loro devastanti effetti, le forze della disintegrazione tendono a spazzare barriere che bloccano il progresso dell’umanità, dando agio al processo di integrazione di portare assieme gruppi differenti e di dischiudere nuove opportunità di cooperazione e collaborazione. Ovviamente i bahá’í cercano di allinearsi, personalmente e collettivamente, con il processo di integrazione, che, essi confidano, continuerà a prendere forza, per quanto sconfortanti siano gli orizzonti immediati. Le cose umane saranno totalmente riorganizzate e avrà inizio un’era di pace universale.
Questa è la visione della storia sulla quale si fonda ogni impresa compiuta dalla comunità bahá’í.
Come avete appreso dallo studio degli scritti bahá’í, il principio che deve permeare tutti gli aspetti della vita organizzata sul pianeta è l’unità del genere umano, il contrassegno dell’età della maturità. Che l’umanità sia un unico popolo è una verità che, un tempo vista con scetticismo, oggi riscuote ampi consensi. Il ripudio di inveterati pregiudizi e un crescente sentimento di cittadinanza mondiale sono fra i segni di questa accresciuta consapevolezza. Ma, sebbene la crescita di questa consapevolezza collettiva sia promettente, essa deve essere vista solo come il primo passo di un processo che continuerà a svilupparsi per decenni, anzi per secoli. Infatti il principio dell’unità del genere umano proclamato da Bahá’u’lláh non richiede soltanto la collaborazione fra i popoli e le nazioni. Richiede una completa riformulazione dei rapporti che reggono la società. La crescente cri-si ambientale, prodotta da un sistema che giustifica il saccheggio delle risorse naturali per soddisfa-re un’insaziabile sete di qualcosa di più, suggerisce la totale inadeguatezza dell’attuale concezione dei rapporti fra l’uomo e la natura. Il deterioramento dell’ambiente domestico, con il conseguente aumento dello sfruttamento sistematico delle donne e dei bambini in tutto il mondo, evidenzia la grande diffusione di distorte credenze che definiscono i rapporti all’interno della famiglia. La persistenza del despotismo, da un lato, e il crescente disprezzo per l’autorità, dall’altro, rivelano la carenza dell’attuale rapporto fra l’individuo e le istituzioni della società per un’umanità che sta maturando. La concentrazione delle ricchezze materiali nelle mani di una minoranza della popolazione mondiale indica l’erroneità dei rapporti fra i molti settori di quella che è ora un’emergente comunità globale. Il principio dell’unità del genere umano implica, dunque, un cambiamento organico della struttura della società.
Quello che vogliamo dire qui apertamente è che i bahá’í non credono che questa prevista trasformazione si realizzerà esclusivamente grazie ai loro sforzi. Né essi stanno cercando di creare un movimento che cerchi di imporre alla società la propria visione del futuro. Ogni nazione e ogni gruppo, anzi ogni persona, contribuirà in misura maggiore o minore, alla nascita della civiltà mondiale verso la quale l’umanità sta irresistibilmente muovendo. L’unità sarà conseguita progressiva-mente, come ha previsto ‘Abdu’l-Bahá, nei differenti campi dell’esistenza sociale, per esempio, «l’unità in campo politico», «l’unità di pensiero nelle imprese del mondo», «l’unità delle razze» e «l’unità delle nazioni». Quando ciò avverrà, a poco prenderanno forma le strutture di un mondo politicamente unito, che rispetterà la piena diversità delle culture e fornirà canali per l’espressione del-la dignità e dell’onore.
La questione di cui la comunità bahá’í si sta occupando in tutto il mondo, dunque, è il modo migliore per contribuire al processo di costruzione della civiltà via via che le sue risorse aumentano. Essa vede due dimensioni del proprio contributo. La prima riguarda la sua crescita e il suo sviluppo e la seconda la sua partecipazione alla vita dell’intera società.
Quanto alla prima, i bahá’í di tutto il mondo stanno cercando di instaurare, senza alcuna pretesa, un modello di attività e le corrispondenti strutture amministrative che incarnano il principio dell’unità del genere umano e le convinzioni su cui essa si fonda. Se ne menzioneranno qui solo alcune a mo’ d’esempio: che l’anima razionale non ha genere, razza, etnia o classe sociale, un fatto che rende intollerabile ogni forma di pregiudizio, come quelli che impediscono alle donne di realiz-zare il loro potenziale e di impegnarsi in vari campi del lavoro accanto agli uomini; che la principale causa del pregiudizio è l’ignoranza, che può essere eliminata mediante processi educativi che diano accesso al sapere all’intera razza umana, assicurando che esso non divenga proprietà di pochi privilegiati; che la scienza e la religione sono due sistemi di sapere e di pratica complementari che permettono agli esseri umani di comprendere il mondo che il circonda e alla civiltà di progredire; che la religione senza la scienza presto degenera nella superstizione e nel fanatismo e che la scienza senza la religione diventa strumento di un rozzo materialismo; che la vera prosperità, frutto di una dinamica coerenza fra i requisiti materiali e spirituali della vita, si allontanerà sempre più finché il consumismo continuerà ad agire come un oppio sull’anima umana; che la giustizia, in quanto facoltà dell’anima, permette all’individuo di distinguere il vero dal falso e guida l’esame della realtà, così essenziale se si vogliono eliminare credenze superstiziose e tradizioni obsolete che impediscono l’unità; che la giustizia, quando sia correttamente applicata ai temi sociali, è il più importante strumento per l’instaurazione dell’unità; che il lavoro eseguito nello spirito di servizio nei confronti del prossimo è una forma di preghiera, un mezzo per adorare Dio. Trasformare in realtà idee come queste, realizzare una trasformazione degli individui e costruire fondamenta di strutture sociali appropriate non è per certo cosa da poco. Ma la comunità bahá’í si sta dedicando al processo di apprendimento a lungo termine che questo compito comporta, un’impresa alla quale sono invitati a partecipare crescenti numeri di persone di tutte le estrazioni sociali, di ogni gruppo umano.
Ovviamente le questioni di cui il processo di apprendimento, ora in corso in tutte le parti del mondo, deve occuparsi sono numerose: come mettere assieme persone di diversa provenienza in un ambiente che, libero dalla costante minaccia del conflitto e contraddistinto dal suo carattere devozionale, le incoraggi ad accantonare i modi divisivi di una mentalità partigiana, alimenti un più alto grado di unità di pensiero e di azione e stimoli una sincera partecipazione; come amministrare gli affari di una comunità nella quale non esiste alcuna classe dirigente con funzioni sacerdotali che possa accampare pretese di distinzione o privilegio; come permettere a contingenti di uomini e don-ne di liberarsi dalle restrizioni della passività e dalle catene dell’oppressione per impegnarsi in attività che li portino verso il loro sviluppo spirituale, sociale e intellettuale; come aiutare i giovani ad attraversare una fase cruciale della loro vita e ad acquisire la capacità di dirigere le loro energie verso il progresso della civiltà; come creare nella famiglia dinamiche che producano prosperità materiale e spirituale senza instillare nelle nuove generazioni sentimenti di estraneità verso un illusorio «altro» o favorire istinti di sfruttamento delle persone relegate in questa categoria; come fare in modo che il processo decisionale si avvalga di punti di vista differenti mediante un processo di consultazione che, inteso come esame collettivo della realtà, favorisca il distacco dalle opinioni personali, dia la giusta importanza a valide informazioni empiriche, non innalzi una mera opinione allo status di dato di fatto o non definisca la verità come un compromesso fra opposti gruppi di interesse. Per prendere in esame questioni come queste e le molte altre che sicuramente sorgeranno, la comunità bahá’í ha adottato un modo operativo caratterizzato da azione, riflessione, consultazione e studio, uno studio che non implica solo una costante consultazione degli scritti della Fede ma anche un’analisi scientifica dei modelli che si presentano. Anzi, come mantenere questo modo di apprendimento nell’azione, come assicurare che crescenti numeri di persone partecipino alla produzione e all’applicazione del sapere pertinente e come ideare strutture per la sistematizzazione di una crescente esperienza mondiale e per un’equa distribuzione delle lezioni apprese, tutti questi punti sono oggetto di regolare esame.
La direzione complessiva del processo di apprendimento che la comunità bahá’í sta perseguendo è guidata da una serie di piani globali, le cui clausole sono stabilite dalla Casa Universale di Giustizia. Costruire capacità è la parola d’ordine di questi piani: essi mirano a fare in modo che i protagonisti dell’impresa collettiva siano capaci di rafforzare le fondamenta spirituali di villaggi e quartieri, di occuparsi dei propri bisogni sociali ed economici e di contribuire ai discorsi prevalenti nella società, sempre mantenendo la necessaria coerenza nei metodi e nelle impostazioni.
Alla base del processo di apprendimento si trova l’esame della natura dei rapporti che lega-no l’individuo, la comunità e le istituzioni della società, gli attori sulle scene della storia che nel corso del tempo sono rimasti imprigionati nella lotta per il potere. In questo contesto, l’assunto che le relazioni fra di essi si adeguano inevitabilmente ai dettami della competizione, un concetto che ignora lo straordinario potenziale dello spirito umano, è stato accantonato a favore del più probabile presupposto che le loro armoniose interazioni possono promuovere una civiltà degna di un’umanità matura. Lo sforzo bahá’í di scoprire la natura di un nuovo sistema di rapporti fra questi tre protagonisti è animato dalla visione di una futura società che trae ispirazione dall’analogia presentata da Bahá’u’lláh, in una Tavola scritta circa un secolo fa, la quale paragona il mondo al corpo umano. La collaborazione è il principio che governa il funzionamento di quel sistema. Come l’apparizione dell’anima razionale in questo regno dell’esistenza è resa possibile dalla complessa associazione di numerosissime cellule, la cui organizzazione in tessuti e organi consente la realizzazione di capacità caratteristiche, così la civiltà può essere vista come il frutto di un insieme di interazioni fra varie componenti strettamente integrate che hanno trasceso l’angusto scopo di preoccuparsi della propria esistenza. E come la possibilità di sopravvivenza di ogni cellula e di ogni organo dipende dalla salute del corpo nel suo insieme, così la prosperità di ogni individuo, di ogni famiglia e di ogni popolo va cercata nel benessere dell’intera razza umana. Conformandosi a questa visione, le istituzioni, che comprendono il bisogno di un’azione coordinata incanalata verso fini proficui, non mirano a controllare ma ad allevare e guidare l’individuo il quale, a sua volta, è disposto a ricevere la guida, non con cieca obbedienza, ma con una fede basata sulla conoscenza consapevole. Nel frattempo la comunità raccoglie la sfida di sostenere un ambiente nel quale i poteri degli individui, che desiderano esercitare il diritto di espressione responsabilmente in accordo con il bene comune e i piani delle istituzioni, si moltiplicano in un’azione unificata.
Se si vuole che la rete di rapporti di cui si è parlato prenda forma e dia origine a un modello di vita caratterizzato dall’adesione al principio dell’unità del genere umano, si rende necessario esaminare attentamente alcuni concetti fondamentali. Degno di nota fra questi è il concetto di potere. Chiaramente il concetto del potere in quanto strumento di dominazione, con le relative nozioni di competizione, disputa, divisione e superiorità, deve essere abbandonato. Ciò non significa negare le operazioni del potere. Dopo tutto, anche quando le istituzioni della società abbiano ricevuto il loro mandato con il consenso del popolo, il potere si occupa di esercitare l’autorità. Ma i processi politici, come altri processi della vita, non devono rimanere impervi ai poteri dello spirito umano che la Fede bahá’í, e in verità ognuna delle grandi tradizioni religiose che sono apparse nel corso delle ere, spera di utilizzare: il potere dell’unità, dell’amore, dell’umile servizio, delle azioni pure. Associate al potere in questo senso sono parole come «sprigionare», «incoraggiare», «incanalare», «guidare» e «attivare». Il potere non è un’entità finita che deve essere «presa» e «gelosamente custodita». È un’illimitata capacità di trasformazione insita nella razza umana nel suo complesso.
La comunità bahá’í è pronta a riconoscere che ha ancora molta strada da percorrere prima che la sua crescente esperienza produca le idee necessarie quanto al funzionamento del desiderato sistema di interazioni. Essa non ha alcuna pretesa di perfezione. Sostenere grandi ideali ed esserne divenuti l’incarnazione non sono la stessa cosa. Restano in serbo miriadi di sfide e c’è ancora tanto da imparare. Un casuale osservatore potrebbe definire «idealistici» i tentativi di superare queste sfide compiuti dalla comunità. Ma non avrebbe alcuna ragione di dire che i bahá’í non si interessano degli affari del proprio paese e tanto meno che essi non sono patriottici. Per quanto idealistico possa sembrare a taluni il tentativo dei bahá’í, nessuno potrà ignorare il loro profondo interesse per il bene del genere umano. E dato che nessun attuale accordo nel mondo sembra capace di sollevare l’umanità dal pantano del conflitto e della competizione e di assicurare la sua felicità, perché dovrebbe un governo obiettare agli sforzi di un gruppo di persone che vuole approfondire la propria comprensione della natura delle relazioni essenziali che riguardano il comune futuro verso il quale la razza umana è inesorabilmente spinta? Che male c’è in questo?
Nel quadro tracciato dalle idee sopra esposte, è dunque possibile prendere in esame la se-conda dimensione degli sforzi compiuti dalla comunità bahá’í per contribuire all’avanzamento della civiltà: la sua partecipazione alla vita della società. Chiaramente ciò che i bahá’í vedono come un aspetto del loro contributo non può contraddire l’altro. Essi non possono cercare di introdurre nelle loro comunità modelli di pensiero e di azione che danno espressione al principio dell’unità e poi in un altro contesto dedicarsi ad attività che, in varia misura, rafforzano un sistema di assunti sull’esistenza sociale completamente diversi. Per evitare questo conflitto, la comunità bahá’í ha progressivamente raffinato, sulla base degli insegnamenti della sua Fede, le principali caratteristiche della sua partecipazione alla vita della società. In primo luogo, i bahá’í cercano, come individui e come comunità, di mettere in pratica il comandamento di Bahá’u’lláh: «Coloro che sono pervasi di sincerità e fedeltà devono associarsi a tutte le genti e le tribù della terra con gioia ed esultanza, poiché lo stare assieme ha sempre promosso e continuerà a promuovere l’unità e la concordia, che a loro volta contribuiscono al mantenimento dell’ordine del mondo e alla rigenerazione dei popoli». E ‘Abdu’l-Bahá ha spiegato che «nell’associazione e nell’incontro troviamo la felicità e lo sviluppo, personale e collettivo». Ha inoltre scritto a questo proposito: «ciò che conduce all’associazione e all’attrazione e all’unità fra i figli degli uomini è apportatore di vita nel mondo dell’umanità e qualunque cosa causi divisione, repulsione e lontananza porta alla morte del genere umano». Anche nel caso della religione Egli ha chiarito che essa «dev’essere causa di amore e fratellanza. Se la religio-ne divenisse motivo di competizione e inimicizia, sarebbe preferibile che non ci fosse». Perciò i bahá’í fanno sempre tutto il possibile per dare ascolto al consiglio di Bahá’u’lláh: «Chiudete gli occhi all’inimicizia, indi fissate lo sguardo sull’unità». Egli dice inoltre: «È un vero uomo colui che si dedica a servire l’intera razza umana». «Interessatevi premurosamente delle necessità dell’epoca in cui vivete», è il Suo ammonimento, «e accentrate le vostre deliberazioni sulle sue esigenze e necessità». ‘Abdu’l-Bahá ha detto: «Il supremo bisogno dell’umanità è la collaborazione e la reciprocità. Più forti i vincoli del cameratismo e della solidarietà, fra gli uomini, maggiore il potere della costruttività e del risultato in tutti i piani dell’attività umana». E Bahá’u’lláh dichiara: «Tanto potente è la luce dell’unità che può illuminare il mondo intero».
È con questi pensieri nella mente che i bahá’í si sono messi a collaborare, risorse permettendo, con un crescente numero di movimenti, organizzazioni, gruppi e individui, creando partenariati che cercano di trasformare la società e di promuovere la causa dell’unità, di favorire il benessere umano e di contribuire alla solidarietà mondiale. In verità, i passi come quelli sopra citati ispirano la comunità bahá’í a impegnarsi attivamente nel maggior numero possibile degli aspetti della vita contemporanea. Nella scelta delle aree di collaborazione, i bahá’í devono tenere a mente il principio, racchiuso nei loro insegnamenti, che gli strumenti devono essere coerenti con i mezzi, che nobili mete non possono essere raggiunte con strumenti indegni. Specificamente, non è possibile costruire una durevole unità mediante imprese che richiedano una contesa, o che presuppongano, sia pur sottilmente, che alla base di tutte le interazioni umane vi sia un intrinseco conflitto di interessi. Si noti a questo punto che, malgrado i limiti imposti dall’adesione a questo principio, alla comunità non sono mancate le possibilità di collaborare. Oggi nel mondo molte persone lavorano alacremente per uno degli scopi che i bahá’í condividono. Sotto questo aspetto, anche loro stanno attenti a non valicare certi confini con i loro colleghi e i loro associati. Essi non considerano ogni impresa congiunta un’occasione per imporre le proprie convinzioni religiose. La tracotanza e altre infelici manifestazioni dello zelo religioso devono essere assolutamente evitate. Ma i bahá’í sono pronti a offrire ai propri collaboratori le lezioni che hanno appreso dall’esperienza, come sono ben lieti di introdurre idee acquisite grazie a queste associazioni nelle attività che essi svolgono per costruire la comunità.
Questo ci porta finalmente al tema specifico dell’attività politica. La convinzione della co-munità bahá’í che l’umanità, avendo attraversato i primi stadi dell’evoluzione sociale, si trova alle soglie della sua maturità collettiva, la sua persuasione che il principio dell’unità del genere umano, il contrassegno dell’età della maturità, implica un cambiamento di ogni struttura della società, il suo impegno in un processo di apprendimento che, animato da questo principio, esamina il funzionamento di un nuovo sistema di rapporti fra l’individuo, la comunità e le istituzioni della società, i tre protagonisti dell’avanzamento della civiltà, la sua fiducia che alla base del desiderato sistema di rapporti si trova un nuovo concetto di potere, libero dal concetto di dominanza e dalle relative no-zioni di competizione, disputa, divisione e superiorità, il suo impegno nella visione di un mondo che, traendo beneficio dalla ricca diversità culturale dell’umanità, non ammette alcuna linea di separazione, tutti questi concetti sono elementi essenziali della struttura che modella l’approccio bahá’í alla politica esposto in breve qui di seguito. I bahá’í non vogliono il potere politico. Non accettano posizioni politiche nei rispettivi governi, indipendentemente dal particolare sistema in vigore, ma accettano posizioni che essi considerano di natura amministrativa. Non si iscrivono a partiti politici, non si immischiano nelle questioni di parte, né partecipano a programmi legati ad agende controverse dei vari gruppi o fazioni. Ma nello stesso tempo i bahá’í rispettano coloro che, per un sincero desiderio di servire il proprio paese, decidono di perseguire aspirazioni politiche o di darsi all’attività politica. L’approccio adottato dalla comunità bahá’í di non lasciarsi coinvolgere in questa attività non va intesa come una dichiarazione che esprima una qualche obiezione fondamentale alla politica nel vero senso della parola. In effetti, l’umanità si organizza attraverso i suoi affari politici. I bahá’í votano nelle elezioni civili, purché per farlo non debbano identificarsi con un partito. A questo proposito, essi pensano che il governo sia un sistema per preservare il benessere e l’ordinato progresso della società e tutti i bahá’í si impegnano a osservare le leggi del paese in cui risiedono, senza peraltro consentire che le loro intime credenze religiose siano violate. I bahá’í non partecipano a nessuna istigazione che miri a rovesciare un governo. Non interferiscono nelle relazioni politiche fra i governi delle varie nazioni. Ciò non significa che non s’intendano dei processi politici in atto nel mondo d’oggi e che non facciano distinzioni fra un governo giusto e uno tirannico. I governanti della terra hanno sacri obblighi verso il proprio popolo, che deve essere considerato il tesoro più prezioso di ogni nazione. Dovunque risiedano, i bahá’í si sforzano di sostenere le norme della giustizia, affrontando le iniquità dirette contro loro stessi o contro altri, ma solo mediante gli strumenti legali di cui dispongono, evitando qualunque forma di protesta violenta. Inoltre, l’amore che essi nutrono nel cuore per l’umanità non contra-sta in alcun modo con il senso di dovere che essi sentono di utilizzare le proprie energie al servizio del proprio paese.
In un mondo nel quale le nazioni e le tribù sono schierate l’una contro l’altra e i popoli sono divisi e separati da strutture sociali, questo approccio, o se volete questa strategia, con i semplici parametri sopra descritti, permette alla comunità, di preservare la propria coerenza e la propria integrità di entità globale e di assicurare che le attività dei bahá’í di un paese non compromettano l’esistenza di quelli che vivono altrove. Proteggendosi dagli interessi in competizione delle nazioni e dei partiti politici, la comunità bahá’í è così in grado di costruire la propria capacità di contribuire ai processi che promuovono la pace e l’unità.
Cari amici, riconosciamo che il percorrere questa strada, come avete fatto così bene in questi decenni, non è privo di sfide. Richiede un’incrollabile integrità, un’inflessibile rettitudine di condotta, un’inoffuscabile chiarezza di pensiero, un integerrimo amore del proprio paese. Ora che i vostri concittadini hanno compreso la vostra situazione e che vi si apriranno varie possibilità di partecipa-re ancora più intensamente alla vita della società, preghiamo affinché siate assistiti dall’Alto a spie-gare ai vostri amici e compatrioti la struttura articolata in queste pagine, così che, in collaborazione con loro, voi possiate trovare un crescente numero di opportunità per lavorare per il bene del vostro popolo senza compromettere, in alcun modo, la vostra identità di seguaci di Uno Che, oltre un secolo fa, ha invitato l’umanità a un nuovo Ordine mondiale.
[Firmato: La Casa Universale di Giustizia]

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