In tre continenti eminenti musulmani denunciano la persecuzione dei baha’i in Iran e chiedono la coesistenza religiosa

PARIGI, 17 giugno 2014, (BWNS) — In Medio Oriente, in Africa e in Europa, eminenti musulmani hanno recentemente parlato contro la recente persecuzione dei baha’i in Iran, denunciando l’intolleranza religiosa che è la causa dell’oppressione della più grande minoranza religiosa del paese. Ispirati in parte dall’ayatollah iraniano Abdol-Hamid Masoumi Tehrani, il quale ha recentemente pubblicato un appello che chiede specificamente la «coesistenza» coi baha’i, l’ayatollah al-Faqih Seyyed Hussein Ismail al-Sadr, il decano del clero sciita a Baghdad, Iraq, il Consiglio giuridico islamico del Sud Africa e il dottor Ghaleb Bencheikh, presidente di Religions for Peace in Francia, hanno elogiato il gesto dell’ayatollah Tehrani definendolo retto e coraggioso, appoggiando il suo appello a intavolare un nuovo discorso sui valori condivisi dalle diverse religioni nello sforzo di promuovere un’armoniosa coesistenza.

 

In Baghdad, in una lunga intervista pubblicata online il 14 maggio 2014, l’ayatollah al-Faqih Seyyed Hussein Ismail al-Sadr, fondatore della Fondazione del dialogo umanitario, ha detto che le discussioni sui valori condivisi possono aiutare a superare il dogmatismo e il fanatismo.

 

«Tutti noi, indipendentemente dalla nostra adesione a una data religione, a un dato gruppo o a una data dottrina, siamo esseri umani», ha detto l’ayatollah Sadr. «In quanto tali, condividiamo molti valori, processi mentali e disposizioni naturali, che sono gli elementi che ci consentono di incontrarci e di intavolare un discorso che ci dia una maggiore comprensione degli altri, cosa che, a sua volta, ci porta a instaurare un’armoniosa coesistenza».

 

Nell’intervista, l’ayatollah Sadr ha anche affrontato il tema dei baha’i. «Il Corano ci chiama tutti “figli di Adamo”,» ha detto, «e secondo l’Imam ‘Ali, la pace sia con Lui, le persone sono di due tipi: o fratelli nella religione o compagni nella creazione. Posso non essere d’accordo con i seguaci di una data religione, ma ciò non significa che io abbia il diritto di privarli dei loro naturali diritti umani o di negare loro i diritti della cittadinanza di una nazione».

 

L’ayatollah Sadr, che è ben noto per il suo impegno nella promozione del dialogo fra gruppi religiosi e secolari, ha auspicato un «discorso umano» sull’armonia e sulla coesistenza delle religioni. Il suo obiettivo, ha detto, è «partecipare a tutti i discorsi che contribuiscono alla formazione di un’umanità progressiva con una nuova visione che possa costruire una società sana, che, a sua volta, contribuisca a costruire nazioni di successo».

 

L’ottobre scorso, l’ayatollah Sadr ha risposto a una domanda che gli è stata posta da qualcuno che notava che alcuni musulmani credono di non dover avere alcun rapporto con i baha’i con una fatwa (editto religioso) su come i musulmani devono comportarsi con i baha’i.

 

«Dio Onnipotente ci ha ordinato di trattare con gentilezza tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle di altre religioni e altre fedi, basandoci sulla giustizia, sulla misericordia e sull’amore», ha detto. «Perciò, non ci sono obiezioni all’interazione e all’associazione nei limiti dei criteri fondamentali umani fra i musulmani e i loro fratelli di altre religioni e di altri credi».

 

Il 16 maggio 2014, il Consiglio giuridico islamico del Sud Africa ha emesso una dichiarazione che elogia il «nobile gesto» dell’ayatollah Tehrani che ha concesso «un giusto riconoscimento alla comunità baha’i». Il Consiglio ha inoltre espresso la speranza che il gesto dell’ayatollah Tehrani conduca al «riconoscimento ufficiale dei diritti di questa comunità religiosa i cui scopi e i cui obiettivi sono unicamente rivolti verso la pace e la tolleranza per tutti sulla terra».

 

E a Parigi, in un video postato online, il dottor Ghaleb Bencheikh, rispettabile teologo musulmano, molto noto in Francia come promotore delle attività interreligiose e come presentatore del programma televisivo settimanale «Islam», ha elogiato il «magnifico» gesto dell’ayatollah Tehrani.

 

«Spero che egli molto presto ispiri anche altri», ha detto il dottor Bencheikh. «Sarebbe meraviglioso se egli avesse ambasciatori che parlino in suo nome. Per momento non ne ha, almeno per quanto ne so io. Bene dunque, noi ci proclameremo suoi ambasciatori».

 

Condannando la persecuzione dei baha’i in Iran, in quanto «a disprezzo della legge» e «intollerabile scandalo», il dottor Bencheikh ha raccomandato che il discorso sulla coesistenza religiosa prosegua. A tal fine ha immediatamente organizzato una tavola rotonda, congiuntamente ospitata da Religions for Peace e dalla comunità baha’i di Francia, che avrà luogo a Parigi il 27 giugno, con il titolo: «Per promuovere la coesistenza religiosa – riflessioni condivise sul gesto dell’ayatollah Masoumi-Tehrani». Il dottor Bencheikh ha anche ventilato la possibilità in un altro incontro più allargato per il prossimo inverno.

 

«Non dobbiamo disperare», ha detto il dottor Bencheikh. «Le più grandi cattedrali hanno inizio da una pietra. Questa pietra è stata posta. Se volete che gli esseri umani fraternizzino, portateli assieme a erigere cattedrali. In questo caso la cattedrale non è un edificio fisico. È la cattedrale della fraternità universale. Essa ha inizio da una parola, da un gesto, un segno di amicizia sul quale dobbiamo imparare a costruire».

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