L’intensificazione degli arresti indica che in Iran le persecuzioni contro i baha’i proseguono

GINEVRA, 19 agosto 2014, (BWNS) — L’arresto di cinque baha’i avvenuto la settimana scorsa a Teheran è un segno dell’intensificazione delle persecuzioni contro i baha’i in Iran negli ultimi mesi.

 

     Da giugno sono stati arrestati almeno 14 baha’i, una piega che dimostra la sistematicità delle persecuzioni contro i baha’i iraniani da parte del governo, malgrado esso affermi di attenersi agli standard internazionali per i diritti umani. A Yazd 20 baha’i che erano stati inizialmente assolti da accuse mosse contro di loro nel 2012 hanno appreso nell’agosto del 2013 che il loro caso era stato riaperto e sono stati condannati a una pena detentiva, malgrado il giudice abbia ammesso che stavano subendo un trattamento ingiusto. I baha’i hanno fatto ricorso contro la sentenza, ma hanno perso il ricorso, un evidente errore giudiziario. Il vicecapo dell’Amministrazione della giustizia ha detto agli avvocati dei baha’i: «Gli accusati sono membri di una setta ostile e non godono dei diritti della cittadinanza».

 

     Oltre 100 baha’i si trovano attualmente in prigione per false accuse collegate strettamente alle loro convinzioni religiose e migliaia di baha’i sono sottoposti a varie forme di discriminazione e di vessazione, come il divieto di accedere alle università e durissime repressioni di carattere economico.

 

     I recenti arresti a Teheran, per esempio, sembrano collegati al persistente sforzo di impedire ai baha’i di guadagnarsi da vivere. Cinque baha’i sono stati arrestati dopo che agenti dei servizi segreti avevano perquisito l’11 agosto u.s. i negozi di ottica dove essi lavoravano. Nel febbraio 2014 a Tabriz un negozio di ottica di proprietà di un baha’i è stato chiuso dalle autorità adducendo la giustificazione di una «saturazione del mercato», ma i proprietari musulmani di negozi ottici nella stessa località non hanno avuto gli stessi problemi. La giustificazione «saturazione del mercato» è stata usata solo con i baha’i. Chiaramente il governo in alcune città nega ai baha’i il diritto di gestire alcuni tipi di attività in base al fatto che troppi baha’i se ne occupano.

 

Sono stati arrestati i signori Aladdin (Niki) Khanjani e Babak Mobasher, proprietari di negozi, e i signori Naser Arshi-Moghaddam, Ataollah Ashrafi e Rouhollah Monzavi, loro impiegati. Il signor Khanjani è il figlio del signor Jamaloddin Khanjani, uno dei sette dirigenti baha’i che stanno attualmente scontando 20 anni di carcere per false accuse, fra le quali quella di spionaggio.

 

     Gli agenti hanno confiscato i loro computer e altri strumenti elettronici e hanno portato via dai negozi una grande quantità di merce e di prodotti.

 

     Anche un sesto impiegato, che non è baha’i, è stato arrestato, ma il pomeriggio è stato rilasciato.

 

     «Alcuni siti web filo-governativi hanno accusato i cinque di contrabbandare occhiali, ma il fatto che gli agenti abbiano liberato l’unica persona che non è baha’i arrestata durante la perquisizione dimostra che quelle persone sono state arrestate solo per motivi religiosi», ha detto Diane Ala’i, la rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra.

 

     «Inoltre, questo improvviso picco degli arresti di baha’i dimostra che il governo continua a perseguitare i baha’i in tutto l’Iran in svariati modi come  bloccandone l’accesso agli studi superiori oppure vessandoli quotidianamente quando cercano di pregare assieme».

 

     La signora Ala’i ha detto che questa vasta oppressione ignora tutti i criteri della giustizia.

 

     «Per esempio 20 baha’i, che erano stati arrestati due anni fa e poi processati a Yazd per accuse false e che erano liberi su cauzione in attesa degli esiti del loro ricorso, sono stati informati in aprile che le loro durissime condanne, per un totale di 58 anni di detenzione per l’intero gruppo, erano state confermate.

 

     «Questa sentenza è stata emessa malgrado il giudice che aveva presieduto il processo avesse apertamente espresso simpatia per gli imputati durante il processo. Evidentemente egli ha ricevuto l’ordine di confermare le loro dure condanne per il crimine di «propaganda contro il regime» di cui erano falsamente accusati.

 

     «È stato riferito che il giudice è stato d’accordo in linea di principio sul fatto che le attività sotto inchiesta erano semplicemente quelle necessarie per rispondere alle esigenze della comunità, come celebrare matrimoni e divorzi, provvedere all’educazione dei bambini, gestire i funerali e aiutare i poveri e i bisognosi.

 

     «In seguito i baha’i hanno fatto ricorso, ma le autorità giudiziarie gli hanno risposto: “Questo è esattamente quello che meritate. Anzi siamo troppo indulgenti. Non avete alcun valore, né tantomeno alcun diritto di cittadinanza”», ha detto la signora Ala’i.

 

     Ecco altri incidenti a danno dei baha’i occorsi negli ultimi mesi:

 

Il 5 agosto agenti governativi hanno arrestato a Shiraz quattro baha’i. Vahid Dana, Saeid Abedi e Bahiyyeh Moeinipour sono stati arrestati in casa, Adib Haqpazhuh nel posto di lavoro. Finora non si hanno notizie sulla loro sorte.

 

     Il 27 luglio un baha’i di Vilashahr è stato arrestato e percosso dopo che si era rifiutato di lavorare a un programma elettronico segreto per le guardie rivoluzionarie.

 

L’8 luglio Saghi Fadaie è stata convocata dai servizi segreti a Mashhad. Dopo poche ore è stata condotta nella sua casa, che gli agenti hanno perquisito. Poi è stata portata in prigione.

 

Il 2 giugno tre baha’i sono stati arrestati a Mashhad. Sono i signori May Kholousi, Dori Amri e Shayan Tafazoli.

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