Tre insigni esperti ONU dei diritti umani chiedono di fermare la distruzione del cimitero di Shiraz

GINEVRA, 4 settembre 2014, (BWNS) — Tre insigni esperti ONU dei diritti umani hanno chiesto all’Iran di fermare i lavori in corso per la distruzione di un cimitero baha’i storico a Shiraz, dicendo che l’atto è una «inaccettabile» violazione della libertà di religione. 

In un comunicato stampa congiunto, Heiner Bielefeldt, relatore speciale per la libertà di religione o di credo, Ahmed Shaheed, relatore speciale sulla situazione dei diritti umani in Iran, e Rita Izsak, esperta indipendente dell’ONU sui temi delle minoranze, hanno detto di essere «costernati» per la notizia che in agosto i lavori di demolizioni sono ripresi. 

«I cimiteri, come i luoghi di culto, sono una parte essenziale del modo in cui le persone esercitano ed esprimono il loro diritto alla libertà di religione o di credo. Il loro significato va al di là della presenza fisica», ha detto il dottor Bielefeldt. 

«Gli attacchi contro i cimiteri sono inaccettabili e costituiscono una deliberata violazione della libertà di religione o di credo», ha aggiunto. «Il governo dell’Iran deve prendere urgentemente provvedimenti». 

Il dottor Shaheed ha detto: «I baha’i hanno riti e pratiche religiose per il trattamento delle salme nei loro cimiteri e il governo ha l’obbligo non solo di rispettarli ma anche di proteggerli dalla distruzione». 

La signora Izsak ha raccomandato al governo iraniano di prendere misure concrete per proteggere le minoranze religiose. 

«I baha’i sono stati sottoposti a persecuzioni e atti di violenza», ha detto la signora Izsak. «Le autorità devono proteggerli da altre discriminazioni e stigmatizzazioni». 

«Si devono prendere provvedimenti per proteggere e preservare il retaggio culturale delle minoranze religiose, compresi i terreni cimiteriali e altri siti di importanza religiosa», ha aggiunto. 

Nel cimitero riposano circa 950 baha’i, molti dei quali personaggi storici o eminenti della comunità baha’i in Iran. Vi sono sepolte, per esempio, dieci donne baha’i la cui crudele impiccagione nel 1983 è divenuta simbolo dell’esiziale persecuzione del governo contro i baha’i. 

La demolizione del cimitero ha avuto inizio in aprile, per mano delle guardie rivoluzionarie dell’Iran, apparentemente per far posto alla costruzione di un nuovo centro sportivo e culturale. 

Dopo lo scavo di una grande buca poco profonda, i lavori di demolizione si sono fermati per diversi mesi davanti alla pressione internazionale e all’espressione di indignazione da parte di iraniani di tutti gli strati sociali.  

Ma in agosto è arrivata dall’Iran la notizia che le guardie rivoluzionarie avevano ripreso i lavori di costruzione: sono stati rimossi i resti umani da 30-50 tombe e sono state costruite le fondamenta in cemento armato del complesso, che sembra dover includere una biblioteca, una moschea, un ristorante, un teatro, servizi per l’infanzia e una palestra. 

I membri della comunità baha’i di Shiraz si sono appellati alle autorità locali chiedendo di fermare definitivamente i lavori, offrendo una soluzione di compromesso: costruire il complesso sportivo nel luogo ma lontano dalle aree nelle quali i baha’i sono sepolti e trasformare il cimitero in area verde. 

Le autorità locali hanno risposto ai baha’i che non hanno potere sulle guardie rivoluzionare, le quali hanno acquistato il terreno tre anni fa. 

Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra, ha elogiato la dichiarazione dei tre funzionari dell’ONU.  

«Siamo grati per la ferma posizione sulla situazione a Shiraz assunta da questi tre esperti indipendenti sui diritti umani», ha detto la signora Ala’i. 

«La dichiarazione del dottor Bielefeld, del dottor Shaheed e della signora Izsak dice chiaramente all’Iran che questi atti sono completamente inaccettabili e che il governo ha la responsabilità di rispettare e mettere in pratica il suo impegno nei confronti della legge per i diritti umani, senza tener conto di chi siano i perpetratori. 

«L’attuale governo ha fatto molte promesse sul miglioramento della situazione dei diritti umani in Iran, ma non ha fatto niente. Alle parole devono ora seguire le azioni», ha detto la signora Ala’i.

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