Una nuova relazione sulle mancate promesse iraniane riguardo i diritti umani

GINEVRA, 15 settembre 2014, (BWNS) — L’Iran ha completamente disatteso una serie di promesse che ha fatto quattro anni fa sul trattamento dei baha’i iraniani, dice la Baha’i International Community in una nuova relazione.

Intitolata «Promesse disattese» e lanciata oggi nel quartier generale delle Nazioni Unite a Ginevra, la relazione esamina 34 specifiche promesse fatte dall’Iran nel febbraio 2010 al Consiglio dell’ONU per i diritti umani, promesse che potevano rimediare alle violazioni dei diritti dei membri della comunità baha’i in Iran.

«L’Iran ha del tutto disatteso gli impegni presi, quattro anni fa davanti al Consiglio per i diritti umani, di migliorare la situazione dei diritti umani quanto al suo trattamento dei baha’i», ha detto Diane Alai, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra, parlando della relazione.

«Il Consiglio si basa sull’idea che i membri siano onesti e sinceri nel loro impegno verso i diritti umani e la storia delle “promesse disattese” dell’Iran è una triste testimonianza del divario fra la retorica del paese e la realtà», ha detto la signora Alai.

L’Iran ha fatto le sue promesse durante una procedura nota come Riesame periodico universale (UPR). Ogni stato membro subisce l’UPR ogni quattro anni. Questa procedura esamina la situazione dei diritti umani nei vari stati trattando tutti gli stati nello stesso modo. L’Iran ha avuto il suo primo UPR nel febbraio 2010 e lo riavrà nell’ottobre 2014.

Nel 2010, l’Iran ha accettato 123 raccomandazioni fatte da altri paesi su alcuni provvedimenti specifici che avrebbe potuto adottare per migliorare la sua situazione dei diritti umani.

Quattro di quelle raccomandazioni riguardavano specificamente il trattamento della comunità baha’i in Iran.

Specificamente tre raccomandazioni accettate dall’Iran chiedevano un processo «equo e trasparente» per i sette dirigenti baha’i iraniani, che in effetti erano sotto processo nel 2010 durante l’UPR.

«Purtroppo, come tutti sanno, quel processo è stato caratterizzato da numerose violazioni di un equo processo, per esempio si è svolto a porte chiuse e ci sono stati molti errori giudiziari», ha detto la signora Alai. I loro legali hanno detto che l’atto di accusa contro i sette sembrava «una dichiarazione politica, piuttosto che un documento legale» ed è stato «scritto senza presentare alcuna prova delle accuse mosse».

Un’altra raccomandazione chiedeva all’Iran di «sottoporre a giudizio» coloro che fomentavano l’odio contro i baha’i.

«Ma nella prima metà del 2014 il numero degli attacchi sui media è nettamente cresciuto, da 55 casi in gennaio ad almeno 565 in giugno», ha detto la signora Alai, leggendo le statistiche della relazione. «E il governo non ha fatto nulla, perché gli attacchi sono pubblicati per istigazione del governo stesso

«Ai baha’i è negato l’accesso a tutti i mass media attraverso quali potrebbero confutare le mistificazioni e le false accuse mosse contro di loro e la loro fede, che si prefiggono di aizzare l’intera popolazione contro i baha’i e di giustificare la loro persecuzione», ha detto la signora Alai.

Altre 26 raccomandazioni riguardano alcuni diritti umani, come la protezione dalla tortura o la libertà da discriminazioni economiche ed educative, cose che negli ultimi anni sono state negate ai baha’i iraniani.

«La nostra relazione dimostra, raccomandazione per raccomandazione, che l’Iran non ha mantenuto nessuno dei suoi impegni», ha detto la signora Alai.

In questo momento oltre cento baha’i sono in prigione, ha detto, unicamente per le loro convinzioni religiose.

Oggi durante la presentazione della relazione, che ha avuto luogo nella sala XXIV del Palazzo delle nazioni, era presente anche Mahnaz Parakand, uno dei legali che ha contribuito alla difesa dei sette dirigenti durante il processo nel 2010.

La signora Parakand ha detto che era chiaro che l’esito del processo era già stato deciso.

«La magistratura è divenuta uno strumento per limitare la libertà delle persone», ha detto la signora Parakand. «I giudici del tribunale rivoluzionario sono diventati macchine che si limitano a firmare le sentenze decise dal Ministero dei servizi segreti.

«Tutto nello svolgimento del processo ha dimostrato che si trattava del processo della comunità baha’i in Iran e non dei sette dirigenti», ha detto la signora Parakand.

Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/1019

http://news.bahai.org/story/1019

 

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