L’Iran cambia tattica per nascondere il fatto che impedisce ai baha’i di entrare nelle università

TEHERAN, 25 settembre 2014, (BWNS) — Secondo vari articoli apparsi sui media Shadan Shirazi è sempre stata una studentessa modello, soprattutto in matematica e scienze. Perciò non è stata una sorpresa che si sia classificata bene nell’esame di ammissione all’università per matematica e fisica.   

È risultata al 113° posto nella classifica di tutti gli iraniani, oltre un milione, che hanno sostenuto l’esame di ammissione all’università quest’anno. 

Eppure malgrado le sue ottime votazioni e il suo desiderio di imparare, la signorina Shirazi non è stata ammessa all’università, perché è baha’i. 

Che i giovani baha’i non possano entrare nelle università è un fatto ben noto. Le loro tribolazioni sono state tema di molti articoli e documentari. 

Ma la storia della signorina Shirazi fa luce su una nuova tattica adottata quest’anno dal governo per impedire ai baha’i iraniani di accedere alle università iraniane. La sua storia ha suscitato l’indignazione di molti iraniani, che l’hanno ripetutamente espressa in decine di siti web di lingua persiana. 

La nuova tattica comporta un evidente sforzo da parte del governo di impedire che i baha’i abbiano un qualsiasi documento da usare per dimostrare di essere stati tenuti fuori dall’università a causa delle loro convinzioni religiose. Negli ultimi anni, per esempio, quando gli studenti baha’i sono andati a chiedere i risultati dell’esame di ammissione che avevano sostenuto, gli è stato detto che la loro documentazione era «incompleta». Quel messaggio, sia che fosse stato ricavato da un computer sia che fosse stato consegnato per lettera, lasciava una traccia documentabile. 

Quest’anno, invece, quando gli studenti baha’i, come la signorina Shirazi, vanno a chiedere negli uffici l’esito del loro esame, gli impiegati mostrano loro, senza però consegnarglieli, dei documenti che attestano che le università possono accettare solo musulmani e seguaci delle «minoranze ufficialmente riconosciute». 

Si noti che essi sono identificati come baha’i anche se non hanno dato questa informazione nei moduli per la domanda di ammissione o in altro modo. 

«La nuova tattica del governo iraniano nei confronti degli studenti baha’i è il più recente sviluppo in una serie di espedienti intesi a impedire ai baha’i di accedere agli studi superiori senza suscitare le preoccupazioni della comunità internazionale», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra. 

«A quanto sembra, questa nuova procedura prevede l’identificazione dei candidati baha’i e poi una comunicazione solo verbale del fatto che non possono essere ammessi in base alle inique politiche del governo. Questo lascia gli studenti senza alcuna prova tangibile del fatto che non sono stati ammessi solo perché sono baha’i. 

«Questa nuova tattica è un sotterfugio in aperta contraddizione con le dichiarazioni ufficiali dei funzionari iraniani i quali sostengono che l’Iran non usa discriminazioni su base religiosa negli studi superiori«, ha detto la signora Ala’i. 

Come si è detto, decine di siti web in lingua persiana hanno raccontato la storia della signorina Shirazi e del suo incontro con i funzionari del governo. Questi siti scrivono che un funzionario, il signor Morteza NorBaksh, dell’EMEO (Education Measurement and Evaluation Organization), ha detto alla signorina Shirazi e alla sua famiglia, che gli sarebbe piaciuto aiutarla, ma che aveva le mani legate dalle autorità superiori. 

Secondo una fonte, il signor NorBakhsh avrebbe ripetutamente detto al padre della signorina Shirazi, il quale a sua volta nel 1986 non ha potuto iscriversi all’università: «Non abbiamo potuto fare niente per i baha’i allora e non possiamo fare niente nemmeno oggi».  

Un altro sito web riferisce che il signor NorBakhsh ha detto a un’altra ragazza e alla sua famiglia: «Non posso far niente contro quanto dice il Presidente». 

D’altra parte, due ex funzionari governativi che in passato hanno avuto una parte nell’impedire ad alcuni studenti baha’i di entrare nell’università hanno incontrato un gruppo di baha’i per scusarsi. 

In una foto apparsa su parecchi siti web in lingua persiana si vedono Muhammad Nourizad, già giornalista del giornale semiufficiale Kayhan, e Muhammad Maleki, il primo rettore dell’Università di Teheran dopo la rivoluzione islamica, in ginocchio di fronte a un gruppo di studenti baha’i.

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