Preoccupazioni per i baha’i di Rafsanjan dopo una campagna d’odio contro di loro

NEW YORK, 16 dicembre 2014, (BWNS) — In un’atmosfera di crescenti difficoltà economiche una recente dimostrazione anti-baha’i e un acceso discorso pronunciato da un prelato hanno suscitato preoccupazioni per la sicurezza dei baha’i di Rafsanjan, una cittadina iraniana.

L’Hojatoleslam Abbas Ramezani-Pour, l’imam della preghiera del venerdì di Rafsanjan ha dichiarato in un discorso alla fine di novembre che, secondo le fatva [decreti] religiose, i baha’i sono «impuri» e che è «proibito» fare affari e commerciare con loro.

«Si deve finalmente realizzare il giusto desiderio della gente, che non ci siano baha’i in questa città», ha detto il signor Ramezani-Pour.

«E in effetti questo imam ha chiesto che i baha’i siano espulsi da Rafsanjan», ha detto la signora Bani Dugal, il principale rappresentate della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite. «Queste parole così negative pronunciate da un noto prelato della città sono estremamente preoccupanti e dimostrano quanto sia profonda la discriminazione».

«La chiusura di alcune ditte della città e la vessazione economica dei baha’i stanno già mettendo a dura prova i baha’i», ha detto la signora Dugal.

Diversi giorni prima del discorso del signor Ramezani-Pour, una dimostrazione anti-baha’i si è svolta davanti all’ufficio del governatore di Rafsanjan.

La stampa filogovernativa sostiene che le dimostrazioni sono state spontanee e volute dalla popolazione locale. Ma le foto dimostrano che è stato un evento organizzato, dato l’uso di cartelloni prestampati che erano ovviamente stati preparati in anticipo. Alcuni cartelloni dicevano: «i baha’i sono intrinsecamente impuri» e altri «nei bazar musulmani non c’è posto per infiltrazioni infedeli».

«Le espressioni di odio e la disseminazione di informazioni false contro i baha’i non sono una novità in Iran», ha detto la signora Dugal. «Ma questi incidenti sono un brutto segno perché in passato simili dichiarazioni da parte di capi religiosi e incitamenti all’odio contro un certo gruppo hanno avuto gravi conseguenze».

Per esempio il 24 agosto 2013 il signor Ataollah Rezvani, un noto baha’i di Bandar-Abbas è stato ucciso con un’arma da fuoco nella sua automobile. Si noti che qualche anno prima del suo assassinio, l’imam della preghiera del venerdì aveva incitato la popolazione locale contro i baha’i, dicendo che erano «anti-islamici». Egli aveva anche invitato i cittadini a «insorgere» contro la comunità baha’i.

Naturalmente i baha’i non sono l’unico gruppo minacciato dal pulpito. Recentemente, l’imam della preghiera del venerdì di Isfahan ha pronunciato un discorso provocatorio durante il quale ha detto che gli avvertimenti non erano più sufficienti nella lotta per assicurare che le donne usassero convenientemente l’hijab, ossia il velo per il capo. Ora si doveva ricorrere alla forza e alla violenza. Poco dopo questo discorso dell’acido è stato gettato in faccia a molte donne che non portavano quello che le autorità considerano un abito conveniente per uscire di casa in città.

«In Iran le parole dei prelati hanno una grande influenza sui pensieri di coloro che li seguono», ha detto la signora Dugal. «Dov’è il governo? È possibile negare la sua complicità?».

L’ottobre scorso, cinquanta negozi baha’i sono stati chiusi nella città di Kerman, 23 a Rafsanjan e sei a Jiroft, tutte cittadine della medesima provincia. Negli ultimi mesi l’aumento del numero delle ditte e dei negozi baha’i che sono stati chiusi dimostra un piano coordinato per esercitare una pressione maggiore sui baha’i dell’Iran

● In luglio la chiusura di una ditta baha’i ha lasciato senza lavoro 20 cittadini di Ghaemshahr.

● Nel settembre 2014, una baha’i di Yazd, alla quale era stata rifiutata la licenza commerciale nonostante le sue rimostranze presso gli uffici competenti, è stata informata da un alto dirigente di quegli uffici che aveva ricevuto dalle autorità superiori una circolare che ordinava al suo ufficio di non rilasciare permessi di lavoro ai baha’i e di farlo gradualmente probabilmente per non attrarre l’attenzione dei media internazionali. Si noti inoltre che, mentre cercava di salvare la sua ditta, la signora è stata consigliata dal sindacato locale di registrarla con il nome di un musulmano. E quando l’ha fatto, l’interessato musulmano è stato minacciato dagli impiegati dell’ufficio, i quali hanno insistito, senza successo, di fargli firmare un impegno nel quale dichiarava che né quella baha’i né nessun altro baha’i sarebbero mai entrati nel negozio.

● Nell’agosto 2014 tre veterani, che erano stati prigionieri di guerra e ricevevano per questo una pensione, sono stati convocati dall’ufficio competente e sono stati informati che se non avessero dichiarato di essere musulmani, non avrebbero più ricevuto la pensione. I tre si sono rifiutati di abiurare e ora non ricevono più la pensione.

● Nell’ottobre 2014, le licenze di quattro baha’i di Yazd non sono state rinnovate.

● Nel novembre 2014, in Isfahan agenti del Ministero dei servizi segreti sono entrati nelle residenze di diversi baha’i che lavoravano in casa e hanno sigillato le aree adibite al lavoro per indicare che essi non potevano più lavorare.

Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/1031

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