L’arcivescovo Tutu condanna il rifiuto di permettere ai baha’i in Iran di studiare

CITTÀ DEL CAPO, 1° febbraio 2015, (BWNS) — In una dichiarazione pubblicata il 30 gennaio l’arcivescovo Desmond Tutu, l’attivista sudafricano per i diritti sociali e premio Nobel per la pace, ha aggiunto la sua voce al coro di condanna del rifiuto di permettere ai baha’i in Iran di accedere agli studi superiori da parte del governo dell’Iran.

Pubblicato sul sito web della fondazione Desmond e Leah Tutu la dichiarazione dice: «Il governo iraniano dice che per i baha’i l’istruzione è un crimine. Ma io vi dico che noi possiamo cambiare questo stato di cose, possiamo parlare a loro nome. Possiamo dire al governo iraniano e al mondo che escludere dagli studi superiori i baha’i o qualsiasi altro gruppo danneggia l’Iran e il popolo iraniano. La nostra dura esperienza dell’apartheid dimostra che ogni tipo di discriminazione danneggia tutti. Il governo iraniano nega al suo stesso popolo i servizi di migliaia di ingegneri, medici e artisti baha’i, che potrebbero aiutare l’Iran, gli iraniani e il mondo.

La dichiarazione fa parte della campagna L’istruzione non è un crimine, che ha avuto inizio nel novembre 2014, dopo l’uscita del film To Light a Candle, un documentario del signor Maziar Bahari, acclamato giornalista e produttore cinematografico, già corrispondente di Newsweek a Teheran.

La campagna L’istruzione non è un crimine ha avuto il sostegno di numerosi eminenti personalità di tutto il mondo. Fra questi vi sono i premi Nobel, signora Mairead Maguire, dottoressa Shirin Ebadi, signora Tawakkol Karman e signora Jody Williams. Hanno dato il loro sostegno anche il signor Mohsen Makhmalbaf, cineasta iraniano, il dottor Mohammad Maleki, già presidente dell’Università di Teheran, e la signora Azar Nafisi, scrittrice e professoressa iraniana.

Il film illustra la resilienza costruttiva dei giovani baha’i in Iran i quali, davanti ai sistematici tentativi del regime iraniano di negare loro l’accesso agli studi superiori, hanno creato un’organizzazione informale grazie alla quale essi possono accedere a studi di livello universitario. La campagna ha ottenuto in tutto il mondo voci di supporto per i baha’i in Iran e prevede una giornata globale di azione il 27 febbraio.

«Il diritto all’istruzione è un diritto umano che non deve essere negato a nessun essere umano», dice la dichiarazione del dottor Maleki, pubblicata sul sito web di L’istruzione non è un crimine. «Non è accettabile che questo diritto sia negato a qualcuno per motivi di credo, religione, sesso o altri criteri».

I baha’i in Iran hanno subito sistematiche e continue persecuzioni nella loro terra sin dalla rivoluzione islamica del 1979. In linea con la sua intenzione di sradicare la Fede baha’i, il governo del paese ha negato loro anche i più elementari diritti. Oltre al diritto di accedere alle università, i baha’i hanno il divieto di lavorare nel settore pubblico e sono ripetutamente ostacolati nelle loro attività per guadagnarsi da vivere. Nel corso degli anni molti baha’i sono stati illegalmente messi in prigione solo a causa delle loro credenze.

Per leggere     questo articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/1038

 

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