Pressioni sui negozianti baha’i in Iran

Pressioni sui negozianti baha’i in Iran perché non osservino le loro ricorrenze religiose

GINEVRA, 16 giugno 2015 (BWNS) — Nelle città di Rafsanjan, Kerman,
Sari e Hamadan decine di negozi baha’i sono stati chiusi dalle
autorità governative per costringere i proprietari a non osservare le
loro ricorrenze religiose.

Questi negozi, per lo più di piccole dimensioni, offrono servizi come
riparazioni di elettrodomestici, rivendita di ricambi per automobili o
di indumenti sono stati chiusi in aprile e maggio quando i proprietari
li avevano temporaneamente chiusi per osservare le loro ricorrenze
religiose di quei mesi.

Oltre a chiuderli, le autorità iraniane hanno detto ad alcuni dei
proprietari che se non avessero firmato una promessa di chiudere il
negozio solo nelle feste nazionali riconosciute avrebbero revocato la
licenza e chiuso definitivamente i negozi.

«Questo recente tentativo delle autorità iraniane di impedire ai
negozianti baha’i di osservare le loro ricorrenze religiose è un atto
contro la legge dell’Iran, che viola le norme internazionali dei
diritti umani», ha detto la signora Diana Ala’i, rappresentante
dell’ufficio della Baha’i International Community presso le Nazioni
Unite a Ginevra.

«Queste piccole attività sono oggi l’unico mezzo di sussistenza che
resta ai baha’i e alle loro famiglie in Iran», ha detto la signora
Ala’i. «I baha’i non possono occupare alcuna posizione nel pubblico
impiego e altre attività private sono spesso invitate a licenziarli.

Quasi tutti questi negozi erano stati chiusi dalle autorità lo scorso
ottobre nelle stesse città nonché nella città di Jiroft dopo che i
proprietari li avevano temporaneamente chiusi per osservare alcune
ricorrenze baha’i. I negozi avevano poi avuto il permesso di riaprire
solo dopo insistenti richieste da parte dei baha’i e una certa
pubblicità internazionale. Questi eventi sono riportati nel rapporto
annuale 2015 dell’Intergruppo parlamentare europeo per la libertà di
religione e di fede e la tolleranza religiosa.

Questi recenti sviluppi portano la persecuzione contro i baha’i in
Iran a un livello del tutto nuovo, perché i baha’i non stanno cercando
di pubblicizzare la chiusura dei loro negozi nelle ricorrenze baha’i»,
ha detto la signora Ala’i. «Essi intendono semplicemente esercitare il
loro diritto di libertà di culto».

«Tutto questo fa chiaramente parte di un continuo sforzo da parte del
governo di rendere invisibili i baha’i cercando di eliminare ogni
aspetto della loro esistenza», ha detto la signora Ala’i.

La notizia arriva proprio mentre governi, impiegati e rappresentanti
dei lavoratori di tutto il mondo sono riuniti a Ginevra per il CIV
Convegno internazionale sul lavoro che si occupa anche delle
discriminazioni sui posti di lavoro.

«Il fatto che la notizia di questi incidenti, palesi esempi di
persecuzione religiosa, arrivi mentre il mondo discute le
discriminazioni sui posti di lavoro mette ancora una volta in luce la
misura in cui l’Iran ha mancato di osservare le norme dei diritti
umani internazionali», ha detto la signora Ala’i.

La signora ha fatto notare che nel 2014 durante il CIII Convegno
internazionale del lavoro l’Organizzazione internazionale del lavoro
ha invitato l’Iran a occuparsi delle discriminazioni contro i baha’i,
dicendo di essere profondamente preoccupata per «la sistematica
discriminazione contro i membri delle minoranze religiose ed etniche,
in particolare i baha’i» e raccomandando al governo «di prendere
provvedimenti immediati ed efficaci per correggere queste
discriminazioni».

I baha’i sono ufficialmente interdetti da certi tipi di attività. Nel
2007l’Ufficio per la supervisione dei luoghi pubblici ha inviato una
lettera alla polizia in tutto il paese dicendo che i baha’i dovevano
essere allontanati da «attività altamente remunerative» e da
«categorie sensibili come la stampa, la gioielleria, la fotografia e
attività legate al computer e a Internet, nonché dall’industria
alimentare».

Inoltre, i piccoli negozi gestiti dai baha’i non sono solo stati
spesso chiusi da agenti governativi ma sono stati anche spesso oggetto
di incendi dolosi e altri attacchi in un’atmosfera nella quale una
campagna mediatica nazionale anti baha’i ha fomentato l’odio in tutto
il paese.

Per leggere online l’articolo in inglese, vedere le foto e accedere ai
link si vada a: http://news.bahai.org/story/1057

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