Felice Ridvan

 

Auguri di un felice Ridvan
Tantissimi auguri per un felice Ridvan (Paradiso)

Considerazioni sulla festa di Ridvan

Cenni storici

      Bahà’u’llàh, esule babì in Baghdad,  prigioniero del governo ottomano, era stato costretto a lasciare la città alla volta di Adrianopoli, perché aveva conquistato i cuori di abitanti ed autorità: essendo diventato spiritualmente importante, era ormai particolarmente scomodo.

Era il 21 aprile del 1863. Al Suo seguito vi erano membri della Sua Famiglia, nonché amici e compagni d’esilio, tutti solo perché erano babì come Lui.
Nell’attraversare il Tigri, restarono isolati per 12 giorni su un’isoletta (chiamata poi Ridvan: Paradiso) dello stesso, a causa di un ingrossamento del fiume.
E’ in questi giorni che Egli, rivelò di essere la Manifestazione di Dio, il Promesso, preannunciata dal Bab e dalle innumerevoli profezie del passato, di ogni preesistente Manifestazione di Dio.

Per l’umanità si apriva così una nuova sconvolgente era, foriera di estremi cambiamenti del passato ed incredibili quanto inaspettate (per non dire rivoluzionarie), novità verso il futuro. E’ ciò che avviene alla nascita di ogni nuova religione rivelata e, se il futuro di allora è già cronaca dei nostri giorni, mi soffermerò su alcune riflessioni, nella speranza di dare uno spunto alla ricerca di ognuno di noi.

E’ impossibile poter parlare delle Manifestazioni di Dio, se non cerchiamo almeno di avvicinarci, sia pure con i nostri poveri mezzi, alla comprensione di ciò che questo rango spirituale significa: è ciò che tenteremo di fare nella nostra presentazione che, certo non è conclusiva e meno che mai verità assoluta. Vi prego di prenderla per quello che è: una proposta da parte di un credente, alla ricerca personale, a e con i suoi compagni di viaggio nella Fede bahai.

 

          
Cos’è una Manifestazione di Dio?

     Lo definisce Bahà’ullàh stesso, quando spiega “la Trinità” cristiana, con un esempio semplice e toccante.

L’umanità non è in grado di sostenere l’intero splendore di Dio che, paragonabile al sole, finirebbe per bruciare con l’intensità della sua luce e calore, i deboli essere umani. Essi vengono quindi protetti dalla sua luce intensa, come lo è chi è in una stanza. Da una finestra di essa, tramite uno specchio, essi possono vedere l’intero disco del sole, prendendone però solo una piccola quantità di raggi a causa delle limitate dimensioni dello specchio stesso. L’umanità è ignara dell’esistenza di tale strumento e confonde questi con il sole. Ciononostante può goderne i benefici, senza pagarne le conseguenze del troppo calore. Il disco del sole rimane intero nella sua forma e sostanza, ma la sua luce arriva limitatamente, grazie ai pochi raggi che colpiscono lo specchio.

Nell’esempio riportato:
1) il sole è Dio
2) i suoi raggi sono lo Spirito Santo
3) lo specchio è la Manifestazione di Dio

L’umanità chiusa nella stanza è totalmente ignara di questo meccanismo, quindi sia il sole, che i suoi raggi, che lo specchio, possono essere considerati come un’unica cosa: Dio; pur essendo esse tre cose ben distinte e separate.

Bahà’u’llàh è la prima Manifestazione di Dio, a dare una spiegazione comprensibile a noi comuni mortali, sull’Essenza delle Manifestazioni di Dio.

Questa spiegazione è una novità sulla quale è bene fare qualche riflessione.

     

Le Manifestazioni di Dio nel passato

     La storia comincia con la prima Manifestazione di Dio in epoca storica: Abramo.
Conterraneo e progenitore di Bahà’u’llàh, affermò per primo che Dio è uno solo, quando tutti i popoli della terra erano politeisti. Lasciò Ur (l’odierna Nur, la città della Famiglia di Bahà’u’llàh) nel Mazindaran (Persia) e, con chi credette in Lui, andò in Israele. Venne definita come la terra del latte e del miele, perché è in posizione strategica, come punto d’incontro (unico nella geografia mondiale) fra tre continenti: Europa, Asia ed Africa, cosa decisamente più importante ai giorni nostri che non all’epoca, ma non è un caso che in quella amata terra, noi bahai abbiamo i nostri luoghi sacri. Ricordo che tutto questo, non è una scelta nostra: Bahà’u’llàh vi giunse prigioniero e lì, come tale, vi morì.

Con Abramo, l’umanità esce dalla preistoria ed entra nella storia.

I posteri l’hanno ricordato come “Profeta”, poiché Abramo, non si dichiarò mai espressamente come Manifestazione di Dio, nell’aspetto ed intensità definiti nella Fede bahai (vedi sopra), per quanto Egli, indubbiamente lo fosse.

Stessa sorte toccò al “legislatore” Mosè, che dette le Leggi di Dio nelle sue famose Tavole (termine ancor oggi usato per indicare scritti sacri). A tutt’oggi, un ebreo non comprenderebbe la definizione di Manifestazione di Dio, se fosse riferita a Mosè.

Gesù non fu altro (agli occhi dei suoi contemporanei non discepoli) che uno dei tanti predicatori dell’epoca, come i “rotoli del Mar Morto”, ci hanno testimoniato. N.d.r.: i “rotoli” sono una testimonianza storica che gli zeloti (gli ultimi ebrei liberi, trucidati poi a Masada), ci hanno lasciato prima che Tito (imperatore romano) nel 70 D.C.,  iniziasse per gli ebrei, una diaspora durata duemila anni.

La sua orribile fine terrena dovuta più a considerazioni politiche che spirituali (lo credettero un “usurpatore” di quel re,  imposto dai romani), ne decretò il posto nella storia umana, al punto che tale avvenimento, è fondamentale per gli stessi cristiani, almeno quanto lo sono i Suoi insegnamenti.

 
Le antiche profezie (vedi: “Il ladro nella notte” di William Sears), dicevano che sarebbe risorto dopo tre giorni e tre notti. La cosa avvenne puntualmente nella notte di “Pentecoste”. Egli apparve ai Suoi discepoli. Maria Maddalena (una delle quattro “grandi donne” dell’umanità, con Eva, Fatmih e Tahirih) ne spiegò la Sua Natura sovrannaturale e, solo da allora, divenne “Manifestazione di Dio” agli occhi degli uomini. Venne definito però, come il “Figlio di Dio sulla terra”.

Ecco spiegato il concetto di “Resurrezione”: nessuna Manifestazione di Dio, relativamente agli esseri umani, ha valore spirituale se almeno qualcuno di essi, non ne segue gli insegnamenti, dopo averne compreso la natura divina. Allo stesso tempo, potremo dire che chi ha accettato l’ultima Manifestazione di Dio (quella vigente, per capirci), è a sua volta “risorto” spiritualmente. Dimostreremo più avanti, che lo stesso concetto, i bahai lo esprimono con il termine “Paradiso” (Ridvan).
 
Muhammad, è considerato dallo stesso Islam, il Profeta dei Profeti. Non sono un esperto di cose islamiche ma questo mi basta per dire, che non siamo ancora coincidenti con il concetto di “Manifestazione di Dio”. Per quanto sia stato anche chiamato con l’appellativo di “Amico di Dio”, non dà chiarezza comprensibile del suo rango.

Tutto ciò avviene solo e per la prima volta nella storia dell’umanità, con la Dichiarazione del Bab (la Porta) a Mullà Husayn, 19 anni prima della dichiarazione al mondo, di Bahà’u’llàh.

La Fede babì, è l’unica religione nella storia dell’umanità, che non abbia mai avuto la possibilità di diventare “universale”, in quanto per ammissione dello stesso Bab, essa era limitata nel tempo ed esisteva all’unico scopo, di preparare l’imminente avvento del “Promesso”: Bahà’u’llàh. La comprensione degli insegnamenti e lo studio comparato della storia delle due religioni (babì e bahai), dimostrano che la religione babì ha assolto brillantemente al suo compito, anticipando “nel piccolo”, tutte quelle cose che poi, Bahà’u’llàh, avrebbe realizzato “nel grande”. E’ stata un punto di cerniera fra due ere, chiudendo il ciclo adamico ed aprendo quello bahai. Senza di essa, questo fondamentale passaggio non si sarebbe mai realizzato perché, non avendo concluso il passato, non si sarebbe potuto iniziare il futuro.

In altre parole:

E’ inutile ricordare quanto il mondo islamico sia spesso lontano dalla realtà delle cose ancora oggi (figuriamoci allora): ci basta vedere un telegiornale per rendercene conto.

Ecco spiegata l’esigenza di una Manifestazione di Dio, il Bab, che prepari in modo “soft”, ciò che oltre che sconvolgente, sarebbe stato inaccettabile senza la Sua venuta, per tutto ciò che sarebbe stato insegnato dopo di Lui, da Bahà’u’llàh.

Non dimentichiamo poi, che vi fu sempre un’intensa sinergia spirituale fra le due Manifestazioni di Dio vissute contemporaneamente, prova ne sia che il Bab, quando pregava, si rivolgeva sempre in direzione di Bahà’u’llàh. E’ possibile che questa sinergia sia stata vitale per entrambi: un po’ come darsi (spiritualmente) forza l’Uno con l’Altro, alla stessa stregua di quanto noi bahai, riceviamo forza dai Sacri Scritti.

Permettetemi di ricordarvi un segno dell’immenso rispetto che il Bab aveva nei confronti di Bahà’u’llàh: non Lo nominò mai “Lettera del Vivente”.

Eppure… ne fu il capo incontrastato,  prova ne sia che Lui stesso definì  i loro “Titoli” (Es.: Bahà per Sé stesso e Tahirih per Qarratu’l Ain). Al Suo giudizio il Bab si sottomise: “che posso dire, se Bahà l’ha nominata Tahirih (la Casta)?”  per lo “scandalo” suscitato dal velo pubblicamente tolto da Tahirih, nella conferenza di Badasht… ecc. ecc.

Ecco un classico esempio di povertà assoluta: “non Ti do’neppure un grado spirituale ufficiale agli occhi del mondo”, cosa che fu preambolo all’indiscusso potere che il Bab dette alla Gloria (Bahà): “sei Tu che decidi su tutto e su tutti noi”. Sono concetti che rivedremo più avanti nella nostra presentazione, quando parleremo ancora di povertà e di potere o, se preferite, di abolizione del regno dei nomi e di annullamento dell’io.

Credo però che l’intensità ed il potere di tale sinergia spirituale, sia interamente comprensibile, solo dalle Manifestazioni di Dio e non da noi, semplici credenti bahai.

                    
Le Manifestazioni di Dio nel presente

     Il Bab incontra Mullà Husayn per strada, lo invita in casa sua e gli dimostra di essere una Manifestazione di Dio, rivelando il “Commento alla sura di Giuseppe”. E’ un’incontro sereno e privato fra due uomini liberi, quando il Bab era ancora ricco e stimato in tutta la Persia, mentre Mullà Husayn era un valente ricercatore.

Per Bahà’ullàh la situazione è molto diversa: è ormai povero, esule, prigioniero e con i segni delle torture sopportate dal suo corpo, segni che lo accompagneranno fino alla fine dei Suoi giorni terreni. L’unica cosa che ha in comune con la dichiarazione del Bab, è la Sua diretta affermazione di essere una Manifestazione di Dio, poi, tutto è da riconsiderare.

Bahà’ullàh, primo nella storia conosciuta dell’umanità, dichiara in modo pubblico ed esplicito a più persone contemporaneamente, di essere una Manifestazione di Dio, non lasciando questo compito ai posteri o al “sentito dire”  da terze persone, assumendoSi peraltro, in modo immediato ed incontrovertibile, tutte le conseguenza del caso (nel bene e nel male).

Da Lui sarebbero così scaturiti tutti quegli insegnamenti spirituali, sociali ed economici, atti a salvare il singolo e l’intera umanità, dalle nostre stesse limitazioni, elevandoci a livelli più alti di umanità, spiritualità e conoscenza, in perfetto accordo con i compiti assegnati da Dio, alle Sue Manifestazioni.

 

Come è avvenuto tutto questo?

I Suoi compagni lo conoscono da anni, sono esuli e bistrattati quanto Lui e, non dimentichiamolo, sono in molti e non una persona sola. Ripeto: l’incontro è stato pubblico con più persone presenti contemporaneamente, su una piccola isola-giardino, del fiume Tigri.

Non possiamo avere dubbi su quanto Bahà’u’llàh ha dichiarato:

1) Tutti i presenti hanno testimoniato la Sua affermazione di essere una “Manifestazione di Dio”
2) Nessuno ricorda le parole esatte da Lui espresse in quell’occasione.

Direi che il secondo punto è il più qualificante: è la prova schiacciante che ogni detective sogna di trovare. Ciò che è stato detto, è stato tale da provocare uno shock, sia pure in senso positivo, ma sufficiente da bloccare la memoria di chi ascoltava: sicuramente non potevano essere parole prevedibili o banali, dette da una persona qualsiasi.

Mettiamoci nei panni dei presenti: stimi un uomo per anni al punto da accompagnarlo nelle Sue sofferenze (uniche nella storia dell’umanità, a detta dello Stesso Bahà’u’llàh) e, tutto ad un tratto, Lui ti dice che all’atto pratico, è Dio in terra! Personalmente non conosco nulla di più sconvolgente per una mente umana! E’ comprensibile che non se ne potessero ricordare.

Per nostra fortuna, credo che Bahà’u’llàh in persona, abbia indirettamente descritto questo incontro nella “quarta valle” delle “Quattro Valli”. Diamo un’occhiata poiché, per quanto la valutazione sia assolutamente personale e sempre relativa ad una condizione di vita reale (mentre i contenuti spirituali della quarta valle sono ben più profondi), mi pare di vedere il tutto come in una fotografia:

Lo stupore qui è altamente apprezzato, e l’assoluta povertà è essenziale.

Perciò è stato detto: <<La povertà è il mio vanto>>

E inoltre: <<Dio possiede un popolo sotto le cupole della Gloria, che ha nascosto, per esaltarlo, sotto il velo della povertà>>.

Questi sono coloro che vedono coi Suoi occhi, odono con i Suoi orecchi…

 

Lo stupore non mancava di certo: nessuno si è ricordato delle Sue parole.

L’assoluta povertà c’era: erano solo miseri esuli che avevano rinunciato a tutto per amore di un insegnamento religioso, quello del Bab!

Ai presenti non è certo mancata la gloria, prova ne sia che non conosco bahai che non vorrebbe essere stato presente all’avvenimento al posto loro.

Per tutta la vita sono stati vicino a Bahà’u’llàh, non è difficile pensare che con i Suoi occhi abbiano visto e con le Sue orecchie abbiano udito…

 

Ma cosa avrà detto Bahà’u’llàh?

E chi lo sa?… ma la quarta valle, così recita subito dopo:

<<O Mio servo! Obbediscimi ed Io ti farò simile a Me. Io dico “Sia”, ed è;

e tu dirai “Sia”, e sarà>>

<<O Figlio di Adamo! Non cercare la compagnia di nessuno fino a che tu non abbia trovato Me; e ogni volta che tu mi desidererai, Mi troverai a te vicino>>

Quanto da me detto, è da prendere alla lettera? Bahà’u’llàh così continua:

Tutte le prove luminose e le allusioni meravigliose che sono qui esposte, si riferiscono a una sola Lettera, ad un sol punto

E’ ovvio: il nostro discorso è quindi comunque parziale… (sono certo che possa riferirsi principalmente ad altre esperienze spirituali: “la povertà”, ad esempio, può essere intesa come l’annullamento dell’io ed il distacco dal regno dei nomi) ma nella sua essenza, la nostra considerazione non dovrebbe essere sbagliata, perché:

<<Questo è il costume di Dio… e tu non troverai al Costume di Dio mutamento>>

Dio non cambia mai: ciò che vale “nel grande”, dovrebbe così valere anche “nel piccolo” (come nel nostro caso), siamo noi che non lo sappiamo comprendere…

In breve: la “Quarta Valle” è un manuale che c’insegna ad avvicinarci all’Essenza della Manifestazione di Dio. La sua ultima parte, da me citata, richiama un quadro plausibile di ciò che Essa può dire e fare. Ne ho approfittato in questa occasione, accomunando un insegnamento spirituale universale ad una condizione reale e parziale di vita, in una sua possibile applicazione.

Quello che non lascia dubbi di sorta, è ciò che Bahà’u’llàh dice dei bahai a Lui fedeli, nella “Tavola più santa”  che, seppure rivelata per i cristiani, certo non doveva essere estranea nei concetti spirituali espressi, ai primi bahai della storia: i presenti nel giardino di Ridvan:

Dì: Beato il dormiente che la Mia Brezza ha risvegliato. Beato l’esanime che i miei aliti vivificanti hanno rianimato. Beato l’occhio che il mirar la Mia bellezza ha consolato. Beato il viandante che ha volto i passi verso il Tabernacolo della Mia gloria e della Mia maestà. Beato l’afflitto che cerca riparo all’ombra del Mio baldacchino. Beato l’assetato che si affretta verso le acque dolcemente scorrenti del Mio tenero amore. Beata l’anima insaziabile che per amor Mio getta via i desideri dell’io e prende posto alla mensa che ho inviato per i miei eletti dal cielo del divino favore. Beato l’oppresso che si afferra alla corda della Mia gloria, e il bisognoso che si rifugia all’ombra del Tabernacolo della Mia ricchezza. Beato l’ignorante che cerca la fonte del Mio sapere, e l’incurante che s’aggrappa alla corda della mia rimembranza. Beata l’anima che, resuscitata dalle Mie brezze salutari, è stata accolta nel Mio celeste Reame. Beato l’uomo che i dolci aromi della riunione con me hanno ridestato e sospinto presso l’Oriente della Mia Rivelazione. Beato l’orecchio che ha udito, e la bocca che ha reso testimonianza, e l’occhio che ha visto e riconosciuto il Signore, nella Sua grande gloria e maestà, ammantato di grandezza e di potere. Beati coloro che sono giunti al Suo cospetto. Beato l’uomo che ha cercato lume dall’astro della Mia parola. Beato colui che si è cinto il capo col diadema del Mio amore. Beato colui che, sentito del Mio dolore, s’è levato per aiutarMi tra la Mia gente. Beato colui che ha immolato la vita sul Mio sentiero e sopportato molteplici afflizioni per amore del Mio Nome. Beato l’uomo che, certo della Mia Parola, s’è levato di fra i morti per celebrare la Mia lode. Beato colui che, inebriato dalle Mie meravigliose melodie, ha squarciato i veli mediante il potere della Mia possanza. Beato colui che è rimasto fedele al Mio Patto, colui al quale le cose del mondo non hanno impedito di pervenire alla Mia Santa Corte. Beato l’uomo che si è distaccato da tutto tranne Me, che si è librato nell’atmosfera del Mio amore, che è stato accolto nel Mio regno, che ha mirato i Miei reami di gloria, libato le acque vive del Mio favore, bevuto a sazietà dal fiume celeste della Mia amorosa provvidenza, conosciuto la Mia causa, compreso ciò che Io riposi nel tesoro delle Mie parole, colui che ha brillato all’orizzonte del divino sapere, intento a lodarMi e glorificarMi.

Qua, riprendo sempre fiato. La frase che viene dopo, la frase conclusiva, è anche più potente di quanto abbiamo recitato fin’ora: spiega l’accettazione del martirio da parte di tanti innocenti, anche nell’attuale Iran ed è un monito durissimo ed incontrovertibile contro chi, nel passato e nel presente, ha le mani imbrattate del sacro sangue bahai… ma tali parole, sono anche impagabile consolazione per chi questo martirio lo sta subendo e certo, la Famiglia ed i compagni di Bahà’u’llàh, non stavano facendo una scampagnata.

Bahà’u’llàh così conclude:

In verità, Egli è Mio.

A lui la Mia misericordia, il Mio tenero amore, il Mio favore e la Mia gloria.

 

                
Conseguenze dirette dell’ affermazione: “Sono una Manifestazione di Dio”

Come i presenti, potevano relazionarsi con una Manifestazione di Dio?

Credo che sia una buona domanda!

   Bahà’u’llàh ha risposto a questa domanda (direttamente o indirettamente: fate voi) amorevolmente, parlando ad ognuno dei suoi compagni di sventura nel giardino sul Tigri, incontrandoli singolarmente uno per volta, nell’arco dei dodici giorni oggi ricordati come festa di Ridvan.
Ad ognuno di essi ha dato presumibilmente una risposta diversa (in caso contrario li avrebbe incontrati tutti insieme come per la prima volta, quando si era dichiarato Manifestazione di Dio) in base alle capacità spirituali del Suo interlocutore, seguendo quella legge che tali verità, vanno “da cuore a cuore, di petto in petto”, perché Dio “è il più palese di quanti sono palesi, ed il più celato di quanti sono celati” (dagli scritti di Bahà’u’llàh). Purtroppo per noi, ciò che potrebbe essere palese al cuore, è spesso celato dalla mente. Da qui l’esigenza da parte di Bahà’u’llàh, di esprimere con innumerevoli parole (come a cercare la giusta combinazione per aprire la nostra mente), sempre lo stesso concetto di amore universale.

Non ho dubbi di sorta nell’affermare che, almeno all’inizio del proprio cammino spirituale terreno, ogni essere umano ha un suo rapporto personale, unico ed irripetibile, con Dio. Se così non fosse, perderemmo l’unicità della nostra essenza spirituale (è come ammettere che un’anima possa avere un doppione), rendendoci vana l’esistenza materiale.

Per coloro che, superato il regno dei nomi ed annullato i vari stadi dell’io, hanno realizzato il detto:

O Mio servo! Obbediscimi ed Io ti farò simile a Me. Io dico “Sia”, ed è; e tu dirai “Sia”, e sarà”

l’affermazione appena fatta, ha ben poco valore. Ma, statisticamente parlando, tale stadio è per pochi: è il più elevato rango spirituale raggiungibile in questa vita terrena e non tutti, com’è nell’ordine delle cose, possono arrivare primi al traguardo.

A quanto ne so, nel giardino di Ridvan, tutti i presenti riconobbero Bahà’u’llàh come Manifestazione di Dio, il “Promesso” del Bab e di tutte le religioni del passato. Da babì, divennero quindi bahai.

Baha’ullàh, così dà a noi bahai, il Suo benvenuto:

“Esultate o abitatori dei regni superni poiché le dita di Colui Che è l’Antico dei Giorni suonano , in nome del Gloriosissimo, la Più Grande Campana proprio nel cuore dei cieli. Le mani della munificenza hanno porto in giro la coppa della vita eterna . Avvicinatevi e traccanatene appieno. Bevete con pura delizia , o voi che siete le incarnazioni stesse della brama , voi che siete le personificazioni del desiderio veemente!”. Questo è il Giorno in cui Colui Che è il Rivelatore dei nomi di Dio è uscito dal Tabernacolo della gloria ed ha proclamato a tutti coloro che sono nei cieli e sulla terra: ” Ponete via le coppe del Paradiso e tutte le acque vivificatrici che vi sono contenute, poiché, ecco le genti di Baha’ sono entrate nella dimora beata della Divina Presenza e hanno tracannato il vino della riunione dal calice della bellezza del loro Signore, Colui Che tutto possiede , l’Altissimo”.

Ognuno dei presenti è stato infine congedato da Bahà’u’llàh, con una rosa da portare ai propri cari, come pegno dell’amore dell’Eterno.


Non è solo un atto di squisita cortesia: è un insegnamento.

Non serve a nulla ricevere se poi non dai (nel nostro caso, simboleggiato dal donare una rosa, a nome dell’Eterno)… Gli insegnamenti delle Manifestazioni di Dio sono il toccasana dell’umanità ma è l’umanità stessa a doverli accettare e condividere. Senza questa possibilità, essi rimarrebbero lettera morta.

 

Conclusione

Shoghi Effendi, pronipote di Bahà’u’llàh, fu Custode della Fede dal 1921 al 1957, anno della sua morte terrena. Nel 1963, venne eletta per la prima volta, la Casa Universale di Giustizia: l’Organo Supremo di tutta l’amministrazione bahai. La sua prima delibera fu che, quanto era stato detto dall’amato Custode, doveva essere considerato “legge” da ogni bahai.

Fu l’artefice, fra gli innumerevoli meriti che gli si possono attribuire, della “costruzione” delle Istituzioni bahai, che senza di lui, probabilmente non sarebbero mai potute nascere. Non gli riuscì solo di far eleggere la Casa Universale di Giustizia che, a detta della Mano della Causa di Dio Ugo Giachery, desiderava fin dal primo momento dell’accettazione del suo incarico. Purtroppo, difficoltà insormontabili (si pensi anche solo alla II guerra mondiale) glielo impedirono. Poco importa… godiamoci ora quanto da lui è stato preannunciato sulle Istituzioni stesse, pilastro fondamentale di quel Nuovo Ordine mondiale voluto da Bahà’u’llàh, che si concretizza giorno per giorno, sotto i nostri occhi.

…lo spirito infuso da Baha’u’llah nel mondo… mai potrà permeare il genere umano ed esercitare su di esso un durevole influsso, a meno che e fintanto che non si concretizzi in un Ordine visibile, che si fregi del Suo nome, si identifichi pienamente con i Suoi principi e operi in conformità alle Sue leggi. L’amministrazione … è canale , strumento, incarnazione dello spirito che la Causa propugna.

L’amato Custode, ha deciso che l’elezione delle massime Istituzioni Bahai (le Assemblee Spirituali), avvenga il primo giorno di Ridvan, definendo tale festività come la più importante in assoluto, delle Feste bahai.

Perché?

Avrebbe anche potuto scegliere, per esempio, la più logica delle date, ovvero l’inizio dell’anno solare per i bahai: il Naw Ruz.

Permettetemi un’opinione personale: io credo che abbia voluto ricordarci implicitamente, che nessun insegnamento spirituale ha valore se non viene appreso, compreso, insegnato ed organizzato. Quale miglior data allora del primo giorno di Ridvan, per eleggere “l’organizzazione bahai” realizzata nelle sue Istituzioni?

E poi, perché chiamarla Festa di Ridvan (Paradiso), come Ridvan è stata definita quella riunione, sull’isolotto di un grande fiume, da allora chiamato anch’esso Ridvan?

 

Perché il Paradiso altro non è, che la conoscenza, la comprensione e la realizzazione degli Insegnamenti di Dio.

 

Felice Ridvan a tutti. 

Caramente   Claudio Malvezzi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *