Le atrocità contro le minoranze religiose evidenziate in un convegno di giuristi

WASHINGTON D.C., 6 novembre 2017, (BWNS) – Perché occorrono inimmaginabili atrocità contro le minoranze religiose affinché il mondo risponda?

«Questa domanda ci impone di pensare a come ci occupiamo dell’oppressione oggi», ha dichiarato Diane Ala’i, rappresentante dell’Ufficio della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra, durante una tavola rotonda sulla libertà di religione o di credo in occasione del Convegno annuale della Società americana di legge comparata (ASCL) a Washington, D.C., tenutasi il 26-28 ottobre.

La signora Ala’i ha elencato i meccanismi dell’ONU che si occupano della difesa delle minoranze religiose: nomina di relatori speciali, risoluzioni adottate dal Consiglio dei diritti umani e altri organismi di questo tipo, la Revisione periodica universale e l’utilizzazione dei media per sensibilizzare l’opinione pubblica e portare i governi a rendere conto del loro operato, eccetera.

«Ognuno di questi meccanismi ha dimostrato di essere efficace nei casi di persecuzione estrema, ma non è possibile contare solo sulle norme giuridiche e sugli interventi internazionali. Ci sono alcune condizioni croniche di oppressione che sono molto più difficili da affrontare. Essi richiedono che i capi – soprattutto quelli religiosi – guardino con occhi onesti all’influenza della loro retorica sulle condizioni sociali dei loro Paesi».

Esaminando il modo in cui la persecuzione religiosa cresce all’interno di una società, la signora Ala’i ha detto: «Spesso essa incomincia con l’othering, alimentandolo sistematicamente nella società attraverso lo sviluppo di stereotipi, miti e menzogne che sono attribuiti a un gruppo minoritario».

«È interessante notare che in genere le menzogne divulgate sono molto ben pensate e culturalmente progettate per alimentare le paure primordiali del pubblico al quale sono rivolte». Come esempio ha citato Il caso della comunità baha’i in Iran, dove un decennale calcolato, sofisticato processo di othering ha permesso al clero, alle autorità e ai media di disumanizzare i baha’i agli occhi del popolo iraniano.

Il problema in Iran è che i persecutori hanno cambiato strategia nel corso degli anni per rendere più difficile il controllo internazionale. Le violazioni dei diritti umani più visibili, come le esecuzioni capitali degli anni ‘80, sono state sostituite da forme molto più insidiose che possono avere effetti più devastanti. Ma gli arresti arbitrari, il divieto di accedere alle scuole superiori per i giovani baha’i e la preclusione di ogni lavoro economicamente redditizio ad alcuni segmenti della popolazione baha’i proseguono. A questi si unisce una prolifica campagna mediatica che non lascia agli iraniani alcuna possibilità di procurarsi informazioni corrette sulla comunità baha’i. «Anche questi metodi sono devastanti, ma non suscitano la stessa risposta che suscita uno scoppio acuto di violenza religiosa», ha dichiarato la signora Ala’i.

In questa decennale condizione cronica di oppressione, la comunità bahá’í ha risposto in un modo peculiare. Non ha accettato il ruolo della vittima. Ha mantenuto la speranza, ha perdonato coloro che hanno perpetrato queste ingiustizie e ha continuato ad alimentare l’amore per gli altri nei cuori dei membri della comunità.

«Nonostante le potenti forze che vogliono soffocare la loro comunità», ha proseguito, «i baha i stanno a poco a poco conquistando un crescente numero di loro concittadini con il loro atteggiamento, la loro integrità e i loro del tutto inattesi continui sforzi per contribuire al miglioramento della società collaborando con i loro concittadini».

«Questo sta incominciando ad abbattere la barriera della “diversità”. Stiamo vedendo che alcuni iraniani giusti hanno incominciato a difendere i baha’i — non solo coraggiosi avvocati e difensori dei diritti umani, ma anche gli altri».

Per vedere le foto e leggere l’articolo in inglese online, si vada a: http://news.bahai.org/story/1219

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