Una visione della pace: storie dalla Repubblica Democratica del Congo

KINSHASA, Repubblica Democratica del Congo, 16 gennaio 2018, (BWNS) — Il sole sta sorgendo nel villaggio congolese di Ditalala e l’aroma del caffè appena macinato riempie l’aria. Per generazioni, la gente di questo villaggio ha bevuto caffè, che coltivano loro stessi, prima di andare a lavorare nei campi.

Negli ultimi anni, questa tradizione mattutina ha assunto un significato più profondo. Molte famiglie del villaggio invitano i vicini di casa per  bere un caffè e pregare insieme prima di iniziare la giornata.

«Hanno completamente trasformato questo semplice atto di una tazza di caffè la mattina», dice una persona che ha recentemente visitato Ditalala, riflettendo sulla sua esperienza. «È una vera attività di costruzione della comunità. Mentre si tostava e preparava il caffè, gli amici arrivavano dalle case vicine per pregare insieme, poi si beveva il caffè ridendo e discutendo i problemi della comunità. C’era un sentimento di vera unità».

La Repubblica Democratica del Congo (RDC) nell’Africa Centrale ha subito, per oltre un secolo, una serie di violente lotte. Si calcola che la guerra più recente dal 1998 al 2002 abbia falciato oltre cinque milioni e mezzo di vite, la più micidiale crisi del mondo dopo la seconda guerra mondiale. Negli ultimi due anni, è stato il paese con il maggior numero di profughi di guerra — secondo le Nazioni Unite, nei soli primi sei mesi del 2017 circa un milione e 700 mila congolesi sono fuggiti dalle loro case per problemi di insicurezza.

Eppure, in tutto il paese alcune comunità stanno imparando a superare le tradizionali barriere che dividono le persone. Ispirate dagli insegnamenti di Baha’u’llah, esse lavorano per il progresso materiale e spirituale. Si occupano delle dimensioni pratiche della vita, nonché delle qualità necessarie per una comunità fiorente come la giustizia, le relazioni umane, l’unità e l’accesso alla conoscenza.

«Stiamo imparando che quando ci sono spazi nei quali riunirsi e discutere gli insegnamenti di Baha’u’llah pertinenti alle sfide della comunità, le persone ci vengono e si consultano su ciò che si può fare assieme per risolvere i problemi», riflette Izzat Mionda Abumba, che per molti anni si è occupato di programmi educativi per bambini e giovani.

«Quando tutti hanno libero accesso a questi spazi, non c’è niente che ci separa — non ci sono più baha’i e non baha’i. Stiamo tutti leggendo questi scritti e nel discuterne troviamo percorsi per risolvere qualunque cosa stiamo facendo. L’ispirazione ci viene da queste Scritture e direttive», dice.

La storia di questo paese è notevole. Il processo che si sta svolgendo mira a favorire la collaborazione e a sviluppare in tutte le persone — indipendentemente dall’origine religiosa, etnica, razziale, il genere o lo stato sociale — le capacità necessarie per contribuire al progresso della civiltà. Tra la confusione, la diffidenza e l’oscurità presenti oggi nel mondo, queste fiorenti comunità della Repubblica Democratica del Congo dimostrano che l’umanità ha la capacità di affrontare profonde trasformazioni sociali.

 

Un cammino verso la prosperità collettiva

Il villaggio di Walungu si trova nel Sud Kivu, una provincia orientale del paese, al confine con il Ruanda e il Burundi. Negli ultimi anni, uno spirito di unità e collaborazione si è diffuso tra la gente del villaggio. Essi pregano insieme in contesti diversi, avvicinando fra loro diverse persone, indipendentemente dalla confessione religiosa. Questo crescente carattere devozionale si accompagna a un profondo impegno nel servizio del bene comune.

La ragione della trasformazione di Walungu è la dedizione del villaggio allo sviluppo intellettuale e spirituale dei bambini.

Walungu è una zona remota del paese. Anni fa, la comunità non era soddisfatta del tipo di educazione formale accessibile ai loro figli. Pertanto, un gruppo di genitori e di insegnanti ha fondato nel villaggio una scuola con l’assistenza di un’organizzazione di ispirazione baha’i che fornisce la formazione degli insegnanti e promuove l’apertura di scuole su base comunitaria.

A differenza dalle tradizionali istituzioni educative, le scuole su base comunitaria, come quella di Walungu, sono create, supportate e incoraggiate dalla comunità locale. I genitori, la famiglia allargata, altri membri della comunità e anche i bambini hanno un profondo senso di proprietà e di responsabilità verso il funzionamento della scuola.

Quando è stata aperta nel 2008, la scuola era composta da una sola classe con un unico maestro. Dopo un anno, la comunità è stata in grado di aggiungere un’altra classe e di assumere un secondo insegnante. Gradualmente, la scuola è cresciuta, aggiungendo altri studenti, altre classi e altri insegnanti. Oggi, è una scuola elementare completa con oltre 100 studenti.

Tuttavia, quando la scuola ha incominciato a crescere la comunità ha dovuto affrontare alcune sfide. Non c’erano fondi per pagare gli insegnanti o per prendersi cura della scuola. Rendendosi conto che si doveva fare qualcosa per sostenere finanziariamente la scuola, è stato convocato un incontro di tutti i genitori e delle altre persone coinvolte. Durante l’incontro, il direttore della scuola ha suggerito che egli avrebbe potuto insegnare a tutti a tessere cestini e che se potevano vendere i cestini nel mercato avrebbero avuto i fondi da utilizzare per pagare le tasse scolastiche. Sessantasette genitori hanno aderito, felici della prospettiva di apprendere un nuovo mestiere e di essere in grado di sostenere l’educazione dei propri figli. Intessono ancora oggi cestini, che vendono nei mercati dei villaggi circostanti.

La fabbricazione dei cestini è rimasta un’attività collettiva — di solito i genitori si riuniscono per lavorare, ma a volte si insegnano a vicenda nuove tecniche di tessitura. E questi incontri sono diventati qualcosa di più. Sono uno spazio per parlare anche di profonde questioni spirituali.

«Donne e uomini non vengono solo per tessere», spiega Mireille Rehema Lusagila, che partecipa al lavoro per la costruzione di comunità sane e vibranti. «Si incomincia con un incontro devozionale, si leggono insieme le sacre scritture. Ci si allena a leggere e scrivere, si condividono esperienze e capacità. La gente del posto mi ha detto che questa attività li aiuta a progredire non solo in senso materiale, ma anche in senso spirituale».

 

I giovani aprono la strada verso l’unità

Al confine orientale del paese nella regione del Kivu, i giovani si occupano dello sviluppo delle prossime generazioni. Nel villaggio di Tuwe Tuwe, 50 giovani lavorano con 500 adolescenti e centinaia di bambini, che aiutano a comprendere l’importanza dell’unità e ad attraversare una fase cruciale della loro vita.

Per diversi anni, i giovani sono stati all’avanguardia nella trasformazione di questa comunità. Nel 2013, un gruppo di giovani baha’i e di loro amici sono ritornati da un convegno giovanile con una gran voglia di risolvere le tensioni e le ostilità tra i loro villaggi.

Durante il convegno, essi hanno studiato temi essenziali per l’unità delle comunità, come l’importanza di avere obiettivi nobili, l’idea della prosperità spirituale e materiale, il ruolo dei giovani nel servire e nel migliorare le proprie località e come sostenersi reciprocamente nell’intraprendere azioni significative.

Riflettendo sull’esperienza, il signor Abumba, che si reca spesso nella regione per sostenere programmi educativi di ispirazione baha’i, racconta come questi giovani sono divenuti una forza unificatrice.

«Quando sono ritornati nelle rispettive comunità questi giovani hanno visto che le ostilità tra i due villaggi si erano inasprite a causa di una contesa sui campi agricoli. I giovani si sono chiesti: “Che cosa possiamo fare per trovare una soluzione e aiutare gli adulti a capire che dobbiamo vivere in armonia?”. E hanno deciso di agire insieme», dice il signor Abumba.

«Ebbero l’idea di organizzare una partita di calcio che coinvolgesse i giovani dei due villaggi e di giocarla in un campo intermedio, nella speranza che i genitori venissero a vederla. Non importava chi avrebbe vinto o perso la partita. A loro interessava far incontrare fra loro un gran numero di persone da entrambi i villaggi per cercare di far capire loro che è possibile vivere nell’unità».

I giovani si sono preparati alla partita — hanno comprato un pallone e formato le squadre dei due villaggi con membri di tribù diverse. Infine, è arrivato il momento. Si è presentata una grande folla da entrambi i villaggi perché era domenica. Gli spettatori sono rimasti colpiti dal fatto che i giovani giocassero per il piacere di farlo.

«Poi alla fine della partita, i giovani hanno parlato alla folla», spiega il signor Abumba. «Hanno detto: “Come avete visto, abbiamo giocato senza che sorgesse alcuna lite tra i giovani dei due villaggi. E noi crediamo che i nostri villaggi possano fare altrettanto, vivere come figli di una stessa famiglia”. Allora i capi dei villaggi sono saliti sul palco e hanno detto agli spettatori che era tempo di voltare pagina e di incominciare a vivere e a lavorare insieme.

«In questi villaggi abitano tribù diverse che entrano spesso in conflitto», conclude il signor Abumba. «La gente sta imparando dagli insegnamenti di Baha’u’llah a trovare il modo di affrontare questi annosi problemi. E i programmi educativi di ispirazione baha’i stanno dando ai giovani in particolare una voce per essere una forza di cambiamento positivo nelle proprie comunità».

 

Un villaggio chiamato “Pace”

Ditalala è un villaggio sperduto della parte centrale del paese, collegato alla città più vicina da una stradina di 25 chilometri, che essi percorrono a volte a piedi, a volte con fuoristrada.

Susan Sheper, che vive nella Repubblica Democratica del Congo dal 1980, ricorda che nella sua prima visita a Ditalala 31 anni fa, alcuni baha’i sono venuti a prenderla alla stazione ferroviaria e l’hanno accompagnata a piedi fino al villaggio in un viaggio di cinque ore. «Siamo scesi dal treno e siamo subito stati circondati da questo gruppo di baha’i gioiosi che cantavano. Ci hanno chiesto: “Potete fare un po’ di strada a piedi?”».

E così la signora Sheper si è messa in cammino, accompagnata da baha’i che cantavano e ha percorso 25 chilometri a piedi nel cuore della notte.

«È stata un’esperienza straordinaria», ricorda la signora Sheper, «gli amici non hanno mai smesso di cantare, passavano da una canzone all’altra. Sono abituati a percorrere a piedi grandi distanze e il canto li aiuta ad andare avanti perché i piedi seguono il ritmo».

A quel tempo nel villaggio, che allora si chiamava Batwa Ditalala, c’era una vivace comunità baha’i, ma c’erano molte barriere tra i diversi gruppi, compresi i baha’i.

«Dopo 31 anni, quando sono ritornata a Batwa Ditalala», dice la signora Sheper, «una delle prime cose che ho imparato è stata che il villaggio non si chiamava più Batwa Ditalala».

Il termine Batwa indica il popolo Batwa, che è uno dei principali gruppi di “pigmei” della Repubblica Democratica del Congo. I pigmei sono sempre stati emarginati e sfruttati a causa delle discriminazioni contro di loro nate dal loro modo di vita di cacciatori-raccoglitori e dal loro aspetto fisico. Questo ha creato una complessa realtà di pregiudizi e conflitti ovunque essi vivano in prossimità di popolazioni agricole stanziali.

«Ma oggi, gli insegnamenti di Baha’u’llah sull’unità e sull’eliminazione dei pregiudizi hanno abbattuto quelle barriere, il villaggio non si chiama più Batwa Ditalala. Si chiama semplicemente Ditalala», spiega la signora Sheper.

Nella lingua locale “ditalala” significa pace e l’intero villaggio è stato trasformato da una visione della pace.

«La gente ci ha detto che un tempo nel villaggio c’erano molte divisioni interne, ma che a causa degli insegnamenti di Baha’u’llah le persone non si vedono più come tribù diverse, si vedono come un popolo unito», dice la signora Sheper. «Mi hanno detto che la vita è molto migliorata da quando non ci sono più pregiudizi».

Tutti a Ditalala conoscono gli insegnamenti di Baha’u’llah, la cui influenza si fa sentire in molti aspetti della vita della popolazione. Oggi, oltre il 90 per cento del paese partecipa al lavoro per la costruzione della comunità baha’i, con attività come caffè e preghiere la mattina e classi di educazione morale e spirituale per persone di tutte le età.

Il capo di Ditalala spesso sostiene le attività della comunità baha’i. Incoraggia la comunità a riunirsi per consultarsi, un elemento centrale del processo decisionale baha’i.

La gente ha anche intrapreso una serie di iniziative per migliorare il proprio benessere sociale e materiale, nel campo della sanità agricola e materna e nel rifornimento dell’acqua potabile. Ha costruito una strada e aperto una scuola a base comunitaria.

 

Una comunità luminosa

In tutta la Repubblica Democratica del Congo, decine di migliaia di persone hanno risposto al messaggio di Baha’u’llah. Le celebrazioni del 200° anniversario della Sua nascita in ottobre sono state straordinariamente vaste — un enorme numero di persone ha partecipato ai festeggiamenti in tutto il paese. Si stima che oltre 20 milioni di persone abbiano visto la trasmissione televisiva della commemorazione nazionale, alla quale hanno presenziato illustri leader del governo e della società civile.

Il paese è uno dei due che la Casa Universale di Giustizia ha scelto per costruirvi nei prossimi anni una Casa di culto baha’i nazionale.

In tutti i recenti sviluppi di questa comunità, ciò che spicca più vividamente è che i suoi componenti stanno andando avanti tutti assieme.

Per ascoltare un episodio podcast, vedere le foto e leggere l’articolo in inglese online, si vada a: http://news.bahai.org/story/1233 .

 

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