Solo trasformazioni strutturali permetteranno di sradicare la povertà, afferma la BIC

BIC NEW YORK, 2 febbraio 2018, (BWNS) – Per sradicare la povertà non basta modificare le politiche sociali ed economiche, indipendentemente dall’abilità con cui quelle modifiche sono concepite e attuate. Occorre invece un profondo ripensamento del modo in cui la questione della povertà è compresa e affrontata. Questa idea è stata il perno delle osservazioni di un rappresentante della Baha’i International Community che il 29 gennaio 2018 ha aperto la 56a Commissione per lo sviluppo sociale delle Nazioni Unite. 

«Quando ogni gruppo pensa al proprio benessere indipendentemente da quello dei propri vicini, la vita collettiva dell’umanità soffre », ha detto Daniel Perell, rappresentante della BIC e presidente del Comitato ONG per lo sviluppo sociale, durante la sessione di apertura del convegno a New York. 

«Ignorare questa verità fondamentale produce malanni fin troppo noti», ha proseguito il signor Perell. «L’interesse personale prevale a danno del bene comune. Si ammassano immense quantità di ricchezze, cui corrispondono deplorevoli abissi di miseria». 

La 56a sessione della Commissione per lo sviluppo sociale, che si concluderà il 7 febbraio, studia le strategie per sradicare la povertà. Esamina molti aspetti di questo problema complesso e preoccupante, compresa la necessità di realizzare la parità tra uomini e donne, le promesse e le potenziali insidie della tecnologia, le questioni della disabilità e dell’inclusione, nonché il ruolo speciale delle famiglie, delle comunità e dei giovani . 

La BIC ha preparato una dichiarazione per la Commissione nella quale auspica un profondo cambiamento di pensiero. Facendo riferimento all’obiettivo della Commissione di «sradicare la povertà per ottenere uno sviluppo sostenibile per tutti», la dichiarazione spiega che «non si tratta semplicemente di ampliare l’accesso alle risorse materiali, per quanto impegnativo ciò possa essere. Si tratta invece di realizzare una trasformazione strutturale e sociale in una misura mai tentata prima. E l’immensità di questo lavoro richiede nuovi modi di comprendere i singoli esseri umani e la società nel suo insieme». 

La dichiarazione prosegue contestando l’ipotesi perlopiù indiscussa che il maggior ostacolo nella lotta contro la povertà sia la scarsità delle risorse materiali del mondo. 

«A livello sistemico, l’ipotesi che “non ci siano abbastanza soldi” travisa sostanzialmente le realtà che si vedono nel mondo. Le risorse finanziarie si stanno sempre più concentrando in alcuni segmenti della società», scrive la BIC nella sua dichiarazione. «La sfida, quindi, non riguarda la scarsità delle risorse, ma le scelte e i valori in base ai quali allocare le risorse». 

Al di là della questione delle risorse finanziarie, la dichiarazione della BIC evidenzia le vaste capacità latenti nell’umanità di trasformare il mondo e in definitiva di risolvere i problemi più scomodi. Per muoversi in questa direzione, tuttavia, occorre un nuovo paradigma del pensiero, per cui tutte le persone siano viste come riserve di capacità che, se valorizzate, possano contribuire al miglioramento del mondo. 

Anche molte altre organizzazioni e singoli membri della Commissione stanno mettendo in discussione gli schemi di pensiero e di azione prevalenti nella lotta contro la povertà. L’ex direttore generale dell’Organizzazione internazionale del lavoro, e oratore principale, Juan Somavía, ad esempio, ha detto durante la Commissione che è necessario rivedere il modo in cui vediamo le persone che vivono in povertà. «Dare alle persone la possibilità di entrare a far parte del processo non è un fatto meccanico, perché rispetti le persone, capisci che la dignità e il valore dell’essere umano sono assolutamente essenziali», ha affermato. «Quelle persone non hanno perso la propria dignità a causa della situazione in cui si trovano e non vedono se stessi come un dato statistico». 

Parlando dell’evento, il signor Perell ha commentato: «La Commissione continua ad avere un grande potenziale. È un piacere trovarsi tra così tanti rappresentanti dei governi e della società civile che cercano proattivamente nuove soluzioni e mettono sempre più in discussione le conseguenze delle attuali strutture. Lo dimostrerà la misura in cui queste conversazioni saranno portate ancora più avanti a livello internazionale e, forse ancora più importante, incominceranno a rimodellare il pensiero e la pratica a livello nazionale e locale». 

Per leggere l’articolo online o vedere le foto, si vada a news.bahai.org.

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