Come imparare a promuovere l’educazione: l’esperienza della Fondazione Ahdieh

BANGUI, REPUBLICA CENTRAFICANA, 20 giugno 2018, (BWNS) –

Nella Repubblica Centrafricana un’organizzazione di ispirazione baha’i sta imparando a favorire la nascita di scuole dal basso, sostenute dalle comunità locali. 

La Fondazione Ahdieh promuove la creazione di scuole comunitarie, fornendo a queste iniziative comunitarie la formazione degli insegnanti e sostegno di altro genere. 

L’esperienza della Fondazione mette in luce una capacità e un’iniziativa del popolo della Repubblica Centrafricana, che è in contrasto con l’instabilità politica e la violenza settaria che sono le principali caratteristiche dell’immagine globale del paese. 

«La Fondazione Ahdieh fa parte di una rete di organizzazioni di ispirazione baha’i in Africa che cercano di vedere come promuovere l’educazione alla base e come costruire nelle comunità la capacità di farsi carico dell’educazione delle nuove generazioni», spiega Nakhjavan Tanyi, il coordinatore del programma continentale di questa rete. 

Come altre organizzazioni di ispirazione baha’i, la Fondazione Ahdieh considera il proprio lavoro un processo di apprendimento su come utilizzare gli insegnamenti baha’i e le conoscenze accumulate in vari campi dell’attività umana per far progredire la società. 

«Il lavoro di molte organizzazioni di ispirazione baha’i si concentra specificamente sul livello comunitario. La prospettiva a lungo termine è quella di aiutare una comunità ad affrontare tutte le dimensioni del proprio sviluppo. Di solito si incomincia da una piccola iniziativa o da una dimensione particolare, in questo caso la formazione», dice il signor Tanyi. 

Da quando è nata nel 2003 la Fondazione Ahdieh sta scoprendo nuove idee sul ruolo dell’insegnante, dei genitori e della scuola in una comunità. Queste idee e alcuni principi tratti dagli scritti baha’i modellano il modo in cui si imposta la formazione degli insegnanti, il modo in cui gli insegnanti sono accompagnati e il modo in cui ciascuna scuola funziona in relazione alla comunità. 

«Molte comunità pensavano che solo gli insegnanti sanno come si educano i bambini e che un genitore deve solo portare il figlio a scuola, lasciare che gli insegnanti gli trasmettano il proprio sapere e non fare niente altro», dice il signor Judicaël Mokole, che lavora per la Fondazione Ahdieh. 

«Le scuole comunitarie stanno modificando questa idea», prosegue. «I genitori e i membri della comunità stanno incominciando a vedere la scuola come un’entità grazie alla quale essi possono pensare e riflettere e contribuire all’educazione dei loro figli». 

L’impostazione adottata dalla Fondazione Ahdieh nei confronti delle scuole sembra essere molto importante per la promozione di questo sentimento di appartenenza. 

«L’organizzazione dà inizio a una conversazione con le comunità su ciò che esse possono fare per essere in grado di educare i propri figli», dice il signor Tanyi. «Là dove i membri di una comunità e i suoi capi si dimostrano disposti a partecipare a questa iniziativa, viene introdotta l’idea che essi sono in grado di avviare una scuola che poi crescerà organicamente nel corso del tempo a partire da una scuola materna. Quindi, se in quella comunità sono disponibili le risorse umane e se c’è la volontà di proseguire, quella scuola può crescere e aggiungere una classe ogni anno». 

«È meglio partire dalla cosa più semplice e poi nel corso del tempo costruire la capacità di fare cose più complesse», spiega il signor Tanyi.  

Gli insegnanti, aggiunge, sono identificati dalla comunità stessa. 

«L’idea è di non avere persone che vengono da fuori, ma di usare qualcuno all’interno della comunità, che conosca la comunità, che abbia familiarità con la sua gente, che ne conosca la realtà», spiega il signor Tanyi. «Quello che vediamo in questa persona che si dedica all’insegnamento non è solo un insegnante il cui lavoro è limitato a guidare una classe, ma una persona che possa diventare un agente di cambiamento della comunità». 

Avvalersi delle capacità latenti della comunità permette alle scuole di operare in una regione che vive un conflitto civile in corso sin dal 2012. 

«Queste scuole comunitarie sono state le uniche che hanno continuato a funzionare in molte parti del paese durante i disordini civili», afferma il signor Mokole. «Questo è accaduto in parte perché i loro insegnanti erano persone del luogo. La comunità che servivano era quella in cui abitavano. Non avevano nessun luogo in cui fuggire all’arrivo dei ribelli». 

«Il contenuto della formazione dell’insegnante li aiuta a concepire il lavoro come un servizio, e non un’attività che svolgono per ricavarne dei soldi. Fanno gli insegnanti, perché sono motivati dal desiderio di preparare le giovani generazioni per il futuro», prosegue. 

Gli insegnanti ricevono un piccolo stipendio, finanziato dai genitori e dai membri della comunità, per il materiale scolastico e per le spese personali, spiega il signor Mokole. «E sarà sempre così. La nostra esperienza è stata che se l’insegnante ha un salario proveniente dall’esterno ed è pagato in quel modo, nella comunità va perduto qualcosa, c’è qualcosa che non va e la scuola comunitaria lentamente si disgrega», aggiunge.  

Allo stesso modo, il signor Mokole dice che quando l’iniziativa e le risorse provengono principalmente dall’esterno, o quando l’obiettivo è solo l’offerta di un edificio per la scuola, alle comunità manca il senso di responsabilità e di investimento nella scuola. 

«Non è raro vedere scuole costruite da organizzazioni esterne utilizzate come ovili per pecore e capre, o le scrivanie e le sedie di questi edifici usate dalla gente per cucinare. Da questo si può vedere quanto sia importante che il processo parta dall’interno della comunità, dagli abitanti stessi», afferma il signor Mokole. 

I membri della comunità mostrano un grande amore per le semplici strutture che essi stessi hanno costruito con le proprie mani per le loro scuole, utilizzando materiali come paglia, fango o legno, aggiunge il signor Mokole. 

Di tanto in tanto, quando le scuole crescono, possono presentarsi esigenze per le quali le risorse disponibili nella comunità non sono sufficienti, dice il signor Tanyi. «A volte occorrono fondi provenienti dall’esterno. Ma cerchiamo di riflettere molto attentamente a quale punto lo facciamo. Cerchiamo di aspettare fino al momento in cui la comunità si è veramente appropriata del progetto», osserva. 

«Non intendiamo dire che questa è la soluzione della formazione alla base», chiarisce il signor Tanyi, «ma siamo molto fiduciosi che questa impostazione possa aiutarci a pensare a come trovare nella comunità alcune persone che possano essere protagoniste del cambiamento e mettersi alla testa dei processi di sviluppo nella propria comunità». 

Allo stato attuale, 150 persone che hanno partecipato al programma di formazione della Fondazione Ahdieh stanno insegnando a quasi 4000 studenti in quaranta scuole comunitarie, dieci delle quali offrono un ciclo primario completo, dalla scuola materna al sesto grado. 

Per leggere online l’articolo in inglese e vedere le foto, si vada a news.bahai.org

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.