A proposito di media e religione in India

NUOVA DELHI, 12 luglio 2018, (BWNS) –

Come può la copertura mediatica della religione contribuire a una maggiore comprensione e favorire l’armonia sociale? Questa e altre domande hanno animato un dinamico forum co-ospitato dalla comunità baha’i indiana sabato scorso a Nuova Delhi. 

L’evento ha evidenziato il fatto che troppo spesso nei media la fede è associata solo a espressioni negative della pratica religiosa, come la superstizione, il pregiudizio, l’oppressione e l’esclusione. Inoltre, data la crescente ondata di estremismo religioso negli ultimi decenni, la violenza religiosa è stata oggetto di grande attenzione da parte dei media. 

Ma la religione è ampia e multiforme e i molti contributi costruttivi da essa offerti alle comunità e alle civiltà sono trascurati nei media e nel dibattito popolare. Secondo il gruppo di oratori che hanno parlato sabato, che comprendeva eminenti figure mediatiche, funzionari governativi, studiosi e rappresentanti religiosi, questa realtà è particolarmente vera nella società indiana. 

Secondo il direttore generale dell’Istituto indiano per la comunicazione di massa (IIMC), K. G. Suresh, questo dipende in parte dal fatto che i professionisti dei media non comprendono che casa è la religione. «I giornalisti devono capire la vera natura della religione – che contribuisce all’amore e all’unità, inculca virtù e moralità», ha detto il signor Suresh nel suo discorso di apertura in quanto presidente del forum di sabato. «Non devono identificare la religione con i falsi uomini di fede che sfruttano le persone e svolgono attività criminali. Devono concentrarsi sulle molte storie di armonia e amorevole convivenza tra persone di diverse comunità religiose e non limitarsi a guardare i casi di conflitto». 

I membri della tavola rotonda hanno esaminato alcune delle sfide connesse con l’attuale modello dei media. Per esempio, hanno discusso su come la pubblicazione degli articoli è spesso guidata dal sensazionalismo. Il ritmo con cui le notizie sono segnalate spesso compromette le esigenze di profondità, precisione e sfumature in un tema così complesso come la religione. Nell’esaminare le carenze degli attuali mezzi di comunicazione, la tavola rotonda ha riconosciuto la difficoltà di trovare una via d’uscita. Una delle principali conclusioni è stata che i giornalisti hanno bisogno di incontrarsi per soffermarsi a riflettere su quello che scrivono e sull’impatto che esso ha sulle percezioni e sui comportamenti. 

L’IIMC e l’Ufficio delle pubbliche relazioni dei baha’i dell’India hanno congiuntamente ospitato l’incontro presso il campus dell’Istituto a Nuova Delhi, sotto il titolo di «Parlare di religione nei media con sensibilità e comprensione in un mondo interdipendente». 

«Stiamo cercando di imparare assieme agli altri come si possano applicare i principi spirituali propugnati dalle principali religioni per la trasformazione delle persone e della società e per il miglioramento del mondo. Dato che i media hanno un grande potere di plasmare le percezioni e i discorsi pubblici, la comunità baha’i indiana e l’IIMC hanno sentito il bisogno di avere una conversazione con i professionisti dei media sul modo in cui essi parlano della religione», ha spiegato Nilakshi Rajkhowa, Direttore dell’Ufficio baha’i delle relazioni pubbliche in India. 

Durante l’evento, i giornalisti della stampa, della radio e della televisione hanno parlato con franchezza di ciò che percepiscono come sfide nel parlare di religione, come per esempio l’eccessiva attenzione sul conflitto e la scarsa attenzione sull’armonia fra i gruppi religiosi. Vari oratori hanno sostenuto che in India, dove la religione è una forte presenza nella vita delle persone, la responsabilità dei media nei confronti di un’attenta e corretta presentazione della religione assuma un’importanza speciale e contribuisca al modo in cui i gruppi percepiscono le loro relazioni fra loro stessi e con la società in senso lato. 

Il relatore Chandan Mitra, membro del Parlamento, editor e direttore del giornale The Pioneer, ha parlato della necessità di comprendere la straordinaria influenza della religione sulla società. «Se vogliamo una società basata sui valori, non possiamo ignorare la religione. Essa dà a tutti noi il senso del dharma o moralità». 

Più tardi, riflettendo sull’evento, la signora Rajkhowa ha detto: «I giornalisti possono avvalersi di questi spazi per una riflessione profonda e consapevole sulla loro professione». Il prossimo anno, l’IIMC e la comunità baha’i dell’India hanno intenzione di proseguire in una serie di tavole rotonde la discussione sul tema “media e religione”. 

Per leggere l’articolo in inglese online e vedere le foto, si vada a news.bahai.org

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