Uno studio della radicalizzazione violenta

MADRID, 8 novembre 2018, (BWNS) – L’aumento della radicalizzazione violenta ha suscitato un senso di urgenza in molte società. In Spagna, dove essa è diventata una crescente preoccupazione, la comunità bahá’í ha cercato di offrire un contributo significativo al pensiero prevalente su questo assillante tema.

Oltre agli approcci che cercano di affrontare la radicalizzazione a livello delle politiche, delle misure di sicurezza e degli interventi tecnologici, si sente oggi il bisogno di comprendere meglio e in prospettiva la religione e il suo ruolo costruttivo nella società. I rappresentanti della comunità baha’i spagnola hanno illustrato questo punto in un recente studio ad alto livello delle cause della radicalizzazione violenta e delle possibili risposte. Essi hanno affermato che la fede si fonda sul riconoscimento della nostra profonda unità.

Il 26 ottobre un convegno organizzato dalla comunità baha’i spagnola, assieme ad altri, ha riunito circa 70 persone – fra cui funzionari di agenzie spagnole militari e di intelligence, rappresentanti del governo, accademici, giornalisti e attivisti – in uno studio dinamico di questo argomento di grande attualità.

Le discussioni hanno toccato concetti fondamentali per dare una risposta alla radicalizzazione: la necessità di ampi processi consultivi che costruiscano una comprensione comune tra i diversi segmenti della società; una giusta considerazione delle idee della scienza e delle grandi tradizioni spirituali dell’umanità; la delegittimazione della violenza come risposta all’oppressione; un’efficace integrazione dei nuovi arrivati nella società; la forza liberatrice dell’istruzione e una partecipazione alla vita della società aperta a tutti.

«Questi sono elementi fondamentali per superare la radicalizzazione violenta, soprattutto quando essa abbia motivazioni religiose», ha notato Sergio Garcia, il direttore dell’Ufficio delle pubbliche relazioni della comunità baha’i spagnola. Se si vuole sradicare la radicalizzazione è fondamentale avere un’idea della religione che le consenta di esprimere la sua capacità di costruire.

La comunità baha’i spagnola ha partecipato a un crescente discorso sul ruolo della religione nella società, nel quale la radicalizzazione è stata un tema di importanza critica. La giornata di studi presso il Centro di studi universitari associato con l’Università Re Juan Carlos di Madrid è stata la prima di una serie incontri che si propongono di conseguire una migliore comprensione delle cause della radicalizzazione religiosa e delle possibili risposte

Durante il seminario, gli oratori hanno detto che la radicalizzazione è un processo graduale che si manifesta nei pensieri e nelle azioni delle persone. La religione è stata spesso ingiustamente usata come potente forza per orientare le motivazioni verso scopi distruttivi, hanno notato gli oratori.

«Nello studio del rapporto tra la religione e la radicalizzazione violenta, è importante esaminare onestamente e obiettivamente il ruolo che la religione ha svolto in questo fenomeno», ha detto Leila Sant dell’Ufficio delle pubbliche relazioni in Spagna. Pertanto, il ruolo della religione nella società non deve essere minimizzato o ignorato. La signora Sant ha evidenziato la necessità di una più vigorosa conversazione sulla religione.

«Sebbene la religione sia male utilizzata oggi e lo sia stata nel corso della storia, non c’è nessun altro fenomeno che tocchi così profondamente la motivazione e che ispiri gli esseri umani a dedicarsi a una causa superiore», ha detto il dottor Garcia. «È in definitiva il potere latente nella religione che può trasformare la rabbia e l’odio in amore e rispetto. Gli scritti baha’i insegnano che la religione ha un ruolo essenziale nel superamento del fanatismo religioso, che essi definiscono “un fuoco divoratore” per il mondo».

«Quando si capirà la dimensione religiosa della radicalizzazione», ha spiegato il dottor Garcia, «allora si potrà affrontarla da altri punti di vista sociali, politici ed economici come l’identità, la strategia, gli obiettivi politici e la nazionalità».

Secondo la signora Sant, l’evento è stato un successo non solo a causa delle molte idee di cui si è parlato. «Non è stato un luogo dove le persone sono venute, hanno pronunciato discorsi e poi se ne sono andate, ma uno spazio nel quale si è aperto un dialogo e tutti insieme abbiamo capito qualcosa in più».

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