Considerazioni sulla Festa bahai di Redvan

Cenni storici

      Bahà’u’llàh, esule babì in Baghdad sotto la custodia del governo ottomano, è costretto a lasciare la città, dopo averne conquistato abitanti ed autorità, alla volta di Adrianopoli.

Era il 21 aprile del 1863. Al Suo seguito vi erano membri della Sua Famiglia, amici e compagni d’esilio.
Nell’attraversare il Tigri, restano isolati per 12 giorni su un’isoletta (chiamata poi Redvan: Paradiso) dello stesso, a causa di un ingrossamento del fiume.
E’ in questi giorni che Egli, rivela di essere la Manifestazione di Dio preannunciata dal Bab.

Per l’umanità si apre così una nuova sconvolgente era, foriera di estremi cambiamenti verso il passato ed incredibili quanto inaspettate, novità verso il futuro. E’ ciò che avviene alla nascita di ogni nuova religione rivelata e, se il futuro di allora è già cronaca dei nostri giorni, mi soffermerò su alcune riflessioni, nella speranza di dare uno spunto alla ricerca di ognuno di noi.

          
Cos’è una Manifestazione di Dio?

     Lo Definisce Bahà’ullàh stesso, quando spiega “la Trinità” cristiana, con un esempio semplice e toccante.

L’umanità non è in grado di sostenere l’intero splendore di Dio che, essendo paragonato al sole, finirebbe per bruciare nella sua intensità, i deboli essere umani. Essi vengono quindi protetti, come in una stanza… Da una finestra di essa, tramite uno specchio, essi possono vedere l’intero disco del sole, prendendone però solo una piccola quantità di raggi. L’umanità è ignara dello specchio e confonde questi con il sole stesso. Ciononostante può goderne i benefici della sua luce, senza pagarne le conseguenze per la troppa intensità.

Nell’esempio riportato:
1) il sole è Dio
2) i suoi raggi sono lo Spirito Santo
3) lo specchio è la Manifestazione di Dio

Questa spiegazione è una novità sulla quale è bene fare qualche riflessione.

     

Le Manifestazioni di Dio nel passato

     La storia comincia con la prima Manifestazione in ordine storico: Abramo.
Conterraneo e progenitore di Bahà’u’llàh, affermò che Dio è uno solo, fra un popolo di politeisti. Lasciò Nur nel Mazindaran e, con chi credette in Lui, andò in Israele, la terra del latte e del miele, perché in posizione strategica come punto d’incontro, fra tre continenti: Europa, Asia ed Africa. Con Abramo, l’umanità esce dalla preistoria ed entra nella storia.

I posteri l’hanno ricordato come “Profeta”, giacchè Lui, non si dichiarò mai espressamente come Manifestazione di Dio, nell’aspetto ed intensità definiti nella Fede bahai, per quanto Egli, indubbiamente lo fosse.

Stessa sorte toccò al “legislatore” Mosè, che dette le Leggi di Dio. A tutt’oggi, un ebreo non comprenderebbe la definizione di Manifestazione di Dio, se fosse riferita a Mosè.

Gesù non fu altro (agli occhi dei suoi contemporanei) che uno dei tanti predicatori dell’epoca, come i “rotoli del Mar Morto”, ci hanno rivelato. La sua orribile fine terrena, ne decretò il posto nella storia umana. 
Le antiche profezie (vedi: “Il ladro nella notte” di William Sears), dicevano che sarebbe risorto dopo tre giorni e tre notti. La cosa avvenne puntualmente nella notte di “Pentecoste”. Egli apparve ai Suoi discepoli. Maria Maddalena ne spiegò la Sua Natura sovrannaturale e, solo da allora, divenne “Manifestazione di Dio” agli occhi degli uomini.
Ecco spiegato il concetto di “Resurrezione” cristiana: nessuna Manifestazione di Dio ha valore spirituale verso gli esseri umani, se almeno qualcuno di essi, non ne segue gli insegnamenti, dopo averne compreso la natura divina. Dimostreremo più avanti, che lo stesso concetto, i bahai lo esprimono con il termine “Paradiso” (Redvan).
 
Muhammad, è considerato dallo stesso Islam, il Profeta dei Profeti. Non sono un esperto di cose islamiche ma questo mi basta per dire, che non siamo ancora coincidenti con il concetto di “Manifestazione di Dio”.

Tutto ciò avviene solo e per la prima volta nella storia dell’umanità, con la Dichiarazione del Bab (la Porta) a Mullà Husayn, 19 anni prima della dichiarazione di Bahà’u’llàh.

La Fede babì, è l’unica religione nella storia dell’umanità, che non abbia mai avuto la possibilità di diventare “universale”, in quanto, per dichiarazione dello stesso Bab, essa era limitata nel tempo ed esisteva all’unico scopo, di preparare l’imminente avvento del “Promesso”. La comprensione degli insegnamenti e lo studio comparato della storia delle due religioni (babì e bahai), dimostreranno ai posteri che la religione babì ha assolto brillantemente al suo compito, anticipando nel piccolo, tutte quelle cose che poi, Bahà’u’llàh, avrebbe realizzato nel grande.

E’ inutile ricordare quanto il mondo islamico sia spesso lontano dalla realtà delle cose a tutt’oggi (figuriamoci allora): ci basta un telegiornale per rendercene conto.
Ecco spiegata l’esigenza di una Manifestazione di Dio (il Bab), che prepari in modo “soft”, ciò che oltre che sconvolgente, sarebbe stato inaccettabile senza la Sua venuta, per tutto ciò che sarebbe stato insegnato dopo di Lui, da Bahà’u’llàh.

                       
Le Manifestazioni di Dio nel presente

     Il Bab incontra Mullà Husayn per strada, lo invita in casa sua e gli dimostra di essere una Manifestazione di Dio, rivelando il “Commento alla Sura di Giuseppe”. E’ un’incontro appartato fra due uomini liberi, quando il Bab era ancora ricco e stimato in tutto l’Iran.

Per Bahà’ullàh la situazione è molto diversa. L’unica cosa che ha in comune con la dichiarazione del Bab, è la Sua pubblica dichiarazione… poi, tutto è da riconsiderare.

Bahà’ullàh, primo nella storia conosciuta dell’umanità, dichiara in modo pubblico ed esplicito, di essere una Manifestazione di Dio, non lasciando questo compito ai posteri o al “sentito dire” in terza persona, assumendosi peraltro, in modo diretto ed incontrovertibile, tutte le conseguenza del caso (nel bene e nel male).

I Suoi compagni lo conoscono da anni, sono esuli e bistrattati quanto Lui e, non dimentichiamolo, sono in molti e non una persona sola.

Non possiamo avere dubbi su quanto Bahà’u’llàh ha dichiarato:
1) Tutti i presenti hanno testimoniato la Sua affermazione di essere una “Manifestazione di Dio”
2) Nessuno ricorda le parole esatte da Lui espresse in quell’occasione.

Direi che il secondo punto è il più qualificante. Mettiamoci nei panni dei presenti: stimi un uomo per anni e, tutto ad un tratto, Lui ti dice che, all’atto pratico, è Dio in terra! Personalmente non conosco nulla di più sconvolgente per una mente umana! E’ comprensibile che non se ne potessero ricordare.

                      
Conseguenze dirette di una simile affermazione

Come relazionarsi con una Manifestazione di Dio?
Credo che sia una buona domanda!

Bahà’u’llàh ha risposto amorevolmente a questa domanda ad ognuno di loro, incontrandoli singolarmente uno per volta, nell’arco dei dodici giorni oggi ricordati come festa di Redvan.
Ad ognuno di essi ha dato una risposta diversa (in caso contrario li avrebbe incontrati tutti insieme) in base alle capacità spirituali del Suo interlocutore, seguendo quella legge che tali verità, vanno “da cuore a cuore, di petto in petto”, perché Dio “è il più palese di quanti sono palesi, ed il più celato di quanti sono celati” (dagli scritti di Bahà’u’llàh).

Ognuno di loro è stato congedato con una rosa da portare ai propri cari, come pegno dell’amore dell’Eterno.
Non è solo un atto di cortesia: è un insegnamento.
Non serve a nulla ricevere se poi non dai… Gli insegnamenti delle Manifestazioni di Dio sono il toccasana dell’umanità ma è l’umanità stessa a doverli accettare e condividere. Senza questa possibilità, essi rimarrebbero lettera morta.

L’amato Custode, ha deciso che l’elezione delle massime Istituzioni Bahai (le Assemblee Spirituali), avvenga il primo giorno di Redvan…
Perché?
Avrebbe anche potuto scegliere la più logica delle date: l’inizio dell’anno solare, per esempio.

Permettetemi un’opinione personale: io credo che abbia voluto ricordarci che nessun insegnamento spirituale vale se non viene appreso, compreso, insegnato ed organizzato. Quale miglior data allora del primo giorno di Redvan, per eleggere “l’organizzazione bahai” realizzata nelle sue Istituzioni?

E poi, perché chiamarla Festa di Redvan (Paradiso), come Ridvan è stato poi definito quell’anonimo isolotto di un grande fiume?

Perché il paradiso altro non è che la conoscenza e la comprensione degli Insegnamenti di Dio.

Felice Redvan. 
                                                         

                                                      Claudio Malvezzi

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