Felice Ridvan anno 167 Era bahai

Bahá’u’lláh dovette lasciare, il 21 aprile 1863, l’esilio di Bagdad per quello di Adrianopoli, nella speranza (sempre dimostratasi vana) che non Gli riuscisse di conquistare i cuori di abitanti ed autorità del luogo ove Egli risiedeva, seppur esule e prigioniero. Nell’attraversare il Tigri, ci fu un’improvvisa piena che Lo isolò, insieme alla Sacra Famiglia ed ai compagni di prigionia, in un’isola creata dalla piena stessa. Fu in quei dodici giorni, chiamati poi del Ridvan (Paradiso), che Egli dichiarò di essere il Promesso di tutte le Manifestazioni del passato, il cui ritorno, è a tutt’oggi implorato in innumerevoli preghiere di diverse etnie e religioni.

Paradossalmente, in nessuna delle notti insonni che Egli passò in quei giorni, ci fu qualcuno che vegliasse con Lui e Gli tenesse compagnia. Perchè non rimediare allora (sia pure con i nostri modestissimi mezzi e capacità spirituali) a quell’antica mancanza, ancor più grave se si pensa che ciò che avvenne, è destinato ad influenzare le sorti dell’umanità per mezzo milione di anni a venire?

DedichiamoGli così, un canto d’amore, ben consci che ciò che potremo dare, sarà sempre una parte infinitesima di ciò che già abbiamo ricevuto. Ho chiamato alcuni Testimoni, il cui amore verso Bahá’u’lláh, è provato al di là di ogni ragionevole dubbio, partendo dai componenti della Sua Famiglia.

Chiedendo venia per la traduzione dall’inglese mentre il canto è in lingua tedesca, tanti auguri di Felice Ridvan dalla Comunità Bahai di Bigarello e dal sottoscritto.

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