Alternative alla cultura del consumismo, tema di un nuovo documento bahai

New York, 5 maggio 2010. La Comunità Internazionale Baha’i ha pubblicato un nuovo documento che contesta il comune modo di pensare che gli esseri umani siano schiavi dei propri interessi egoistici e del consumismo.

 

Discussione del gruppo di lavoro

  Quale ulteriore contributo al lavoro che la Commissione sullo sviluppo sostenibile sta svolgendo quest’anno, la Comunità Internazionale Baha’i, co-sponsorizzerà una discussione di gruppo il 10 maggio sul tema della pubblicazione.

Il gruppo comprenderà Tim Jackson della Commissione sullo sviluppo sostenibile del Regno Unito; Victoria Thoresen del Norwegian Partnership for Education and Research about Responsible

Living, Jeff Barber della Coalizione Internazionale sulla sostenibilità della produzione e dei consumi basata negli Stati Uniti e Luis Flores Mimica del Gruppo Consumers International, basata in Chile.

Il moderatore della discussione, co-sponsorizzata dall UNESCO e dalla Missione permanente svedese presso le Nazioni Unite, sarà Duncan Hanks dell’Agenzia internazionale canadese baha’i per lo sviluppo.

Per leggere l’articolo in inglese e scaricare le fotografie si veda:

http://news.bahai.org/story/772

 

 

Il documento, pubblicato questa settimana all’inizio della sessione di due settimane della Commissione delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile suggerisce che un esame più approfondito della natura umana rivelerebbe la capacità di rispondere a vocazioni più nobili.

Il documento dice: «la cultura del consumismo… tende a ridurre gli esseri umani a consumatori insaziabili e competitivi di beni e a oggetti manipolabili dal mercato».

Invece, sostiene, «l’esperienza dell’uomo è essenzialmente spirituale: essa è radicata nella sua realtà interiore, quella che è chiamata “anima” e che tutti condividiamo».

Il documento intitolato «Rethinking prosperity. Forging alternatives to a culture of Consumerism (Ripensando la prosperità: alternative alla cultura del consumismo)», contesta l’idea che vi sia un conflitto irresolubile fra ciò che la gente vuole –presumibilmente consumare sempre di più – e ciò di cui l’umanita ha bisogno.

«Molte teorie economiche e psicologiche sostengono che gli esseri umani sono schiavi dei propri interessi…Le qualità necessarie per costruire un sistema sociale giusto e più sostenibile – come la moderazione, la giustizia, l’amore, la ragione, il sacrificio e il servizio al bene comune – sono state spesso accusate di essere meri ideali. E tuttavia, sono queste le qualità che devono essere incoraggiate e praticate…».

Peter Adriance, membro della delegazione della Baha’i International Community presso la Commissione, ha dichiarato che la dichiarazione è un contributo al dialogo per l’elaborazione di un quadro decennale per incoraggiare l’elaborazione di nuovi programmi capaci di promuovere la sostenibilità dei consumi e della produzione.

Ha poi aggiunto: «Il documento affronta il tema del consumismo cercando di rispondere alla domanda “che cosa è la natura umana?”. Dobbiamo capire che cosa siamo e qual è lo scopo della vita».

«La transizione verso la sostenibilità dei consumi e della produzione è una delle più grandi sfide del nostro tempo. Per ottenere questo risultato è necessaria una trasformazione del modo di pensare e di agire. Le forze culturali in gioco sono molto forti e se vogliamo progredire dobbiamo riesaminarle».

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