Il concerto del maestro Alfredo Speranza.

No, il concerto del maestro Speranza non me lo posso perdere. Giubbone, moto e via per 65 Km. Sulla strada, aggrego inaspettatamente mia cugina che, cosa inusuale per una donna, riesce a restaurarsi (pardon: prepararsi) in pochissimi minuti.

Arriviamo alla chiesa di S. Croce del Lagurano con un breve anticipo. La chiesa è piccola ma molto accogliente. Restaurata da poco, è tutta linda: è un vero bijoux.

affreschi nella chiesa

un cotto di pregevole fattura

Non perdo l’occasione di salutare il maestro, che attende in una cappella laterale: “maestro Speranza…? Allàh’u’Abhà”. Parola magica: apre le porte all’amicizia anche di una persona che ho visto per l’ultima volta, in concerto al teatro Bibbiena di Mantova, 31 anni fa. Si gira, sorride e mi accoglie con quel calore con cui si rivedono gli amici di sempre. Scambiamo quattro chiacchiere, “…si, però il Yamaha suona poco…”(a me, non ha fatto questa impressione, ma il musicista è lui…). Gli chiedo il permesso di fotografarlo per il blog (accordato), mi scuso del giaccone (fa niente, ci mancherebbe!) e gli faccio gli auguri per il concerto.

La chiesa è gremita, c’è più di una persona in piedi. Rimedio una sedia e mi vado a mettere vicino alle autorità (presidente della provincia in testa). Il Don: “ma lei si siede lì?”…. “beh, io sono raccomandato: sono amico del maestro!” Poi spiego che devo fargli anche alcune foto per il blog ed il permesso viene accordato all’unanimità, meglio se c’è anche qualche foto della chiesa… Parola mia: ci saranno.

Un grande pianista, un tempo disse che il successo non lo si misura dall’intensità dell’applauso ma da quella del silenzio durante l’esecuzione. Il maestro Speranza attacca con Chopin: NON VOLA UNA MOSCA!”. Dopo due pezzi, il pubblico è già “caldo” e l’applauso è vigoroso e sentito. Riparte con Liszt e qua, il pubblico “si cuoce”: non è più un applauso, è una standing ovation, che lo porta al proscenio per più di una volta. Ci tiene in pugno tutti quanti… siamo suoi o, se preferite, raggiunge il massimo per un musicista: il totale feeling con chi lo ascolta. Non posso fare a meno di apprezzare in cuor mio, l’umiltà di chi ascolta la musica per il puro piacere di ascoltarla, senza pretendere di essere necessariamente un esperto per poi, magari, atteggiarsi a critico. Se a questo aggiungiamo l’amore dell’esecutore nell’esprimere la propria arte, possiamo felicemente comprendere, il successo assoluto della serata.

il Maestro Speranza al pianoforte

Permettetemi una premessa personale: non esiste la musica classica come “genere” musicale, perchè accorpa compositori e musiche che sono diversissime fra loro, sia per il periodo in cui sono state composte, sia per la loro intrinseca diversità. Preferisco definire “musica classica”, tutta la musica che piace per più di tre generazioni: è quanto serve per stemperarla nel tempo cronologico e per accorparla in un piacere comune, il cui ricordo potrebbe anche non avere limiti.

La seconda parte del concerto, dedicata alla musica latino-americana, si apre con una chiacchierata fra amici, intavolata dallo stesso pianista. Il maestro Speranza, ci parla di un suo zio materno, pecora nera della famiglia (nessuna famiglia si può definire rispettabile, se non ha una pecora nera. N.d.r.) che divenne però uno dei massimi cantanti di tango, famosissimo in tutta l’America Latina. Un giorno, gli chiese (a lui, pianista classico per eccellenza) di scrivere partiture ed arrangiamenti, per i tanghi più conosciuti all’epoca. Dimenticavo: il tango, era una musica fino ad allora, di origini totalmente popolari ed i tangheros, talvolta la eseguivano ad orecchio, non conoscendo neppure la musica e, meno che mai, avevano frequentato un conservatorio.

chiacchierata fra amici

Il maestro Speranza non seppe dire di no allo zio famoso e “pecora nera”: scrisse le partiture. Ne nacque, quasi per scherzo, un concerto che ebbe un successo strepitoso, che lui eseguì con un amico (anch’egli pianista classico) e che venne poi replicato parecchie volte… E’ così che il tango è entrato a far parte ormai della “musica classica”. 

Il concerto si è concluso con applausi del pubblico due volte in piedi e con un bis cui il maestro Speranza non ha potuto sottrarsi.

applausi

Da parte mia, non ho potuto sottrarmi dal presentargli mia cugina (raggiante e incontenibile), prova ne sia che sono qua, a raccontarvela. Lo abbiamo ringraziato per le intense emozioni che ci aveva regalato: ci ha abbracciato entrambi. Mi ha pregato di salutare caldamente tutta la comunità bahà’ì di Mantova, cosa che faccio ora.

Mi congedo da voi, con la grande serenità di chi ha vissuto un momento “perfetto” nella propria vita.

Caramente   Claudio Malvezzi

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