Bahà’u’llàh la Bellezza Benedetta

Bahà’u’llàh annovera fra i Suoi Nomi, anche quello di “Bellezza Benedetta”, col quale viene spesso citato.

Sul significato di tale nome, è nata sul forum interno bahà’ì, una proposta di approfondimento. Ve la riporto integralmente così come da e-mail a me pervenuta

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Nel Corano si dice: “ Dio é bello e ama la Bellezza” Con le parole “baha’i baha’u’llah beauty” Google trova 50.000 riferimenti negli Scritti Baha’i.http://www.google.it/search?aq=o&hl=it&q=baha%27i+baha%27u%27llah++beauty++&btnG=Cerca&meta=  Solo, nel Kitab-i-Aqdad vi sono numerosi passi al riguardo:Osserva i Miei comandamenti, per amore della Mia Bellezza[38] pag. 18: O popoli del mondo, quando l’astro della Mia bellezza tramonterà …[137] pag.34: O gente del Bayán! ….. “In verità, la Qiblih è Colui Che Dio manifesterà; dovunque Egli Si muova, essa si muove, finché Egli non giungerà al riposo”. Così è stato inviato dal Supremo Ordinatore quand’Egli desiderò fare menzione di questa Somma Bellezza.Pag. 45: …..Ti supplico per Coloro Che sono gli Orienti della Tua Essenza invisibile, la Più Eccelsa, la Più Gloriosa, di far della mia preghiera un fuoco che bruci i veli che mi nascondono la Tua bellezzaPag 87: … “Sia glorificato Iddio, Signore dello Splendore e della Bellezza”. Yahoo ha una pagina di “Domande e Risposte” che fa per noi!

Domande aperte in Filosofia

In senso filosofico generale, il bello è proprietà di ciò che è oggetto dell’esperienza estetica. La riflessione sul concetto di bello ha assunto nel corso dei secoli molteplici valenze e significati. Soltanto a partire dal sec. XVIII il bello è stato sistematicamente collegato con l’estetica, allora nascente quale disciplina filosofica che si occupa del bello e dell’arte; nella quasi totalità delle teorie estetiche del ‘900 il termine non ricorre più. (Consulta anche la voce ‘Estetica’).Concezioni del bello nell’antichità e nel MedioevoIn Omero ed Esiodo il bello ha caratteristiche di “luminosità” e “splendore”; i pitagorici lo identificarono con la simmetria e la proporzione. Platone, che in genere professa una concezione oggettivistica del bello, riprese e arricchì questa riflessione inserendola in un contesto metafisico: nel Fedro e nel Simposio, la bellezza è collegata all’éros, in grado di portare l’uomo all’idea di bene e di manifestare sensibilmente l’assoluto; nel Filebo identificò il bello con l’ordine, la misura, la proporzione, che provocano una reazione di “piacere” o “delizia”. Plotino ne diede una visione ancor più intellettualistica e teologica: la bellezza è l’unica “idea visibile”, capace di guidare l’anima nel suo “metafisico cammino di ritorno” all’Uno, “fonte di ogni bellezza”; il bello è definito come unità interiore, armonia, ordine, forma ma è, soprattutto, l’irraggiare dell’intelligenza e, in questo senso, è anche verità. Gli stoici interpretarono la bellezza in termini immanenti: non fa riferimento a un trascendente al di là ma è dentro la natura stessa, nel suo ordine, armonioso e perfetto, e nel suo perpetuo movimento. Il Medioevo, che pure vide con Witelo la nascita del relativismo estetico, ebbe in generale una concezione del bello ancora più unilateralmente oggettivistica dell’antichità: per Agostino, per es., una cosa “piace perché è bella”; Tommaso d’Aquino ribadì che una cosa “piace perché è bella e buona”. L’idea di armonia fu un punto nodale del pensiero rinascimentale sul bello, che venne ancora identificato in una caratteristica oggettiva, ottenibile artisticamente e conoscibile criticamente.Concezioni del bello nell’età moderna e contemporaneaLa ribellione contro le regole formali in nome della percezione del soggetto portò nel sec. XVIII alla fondazione dell’estetica come disciplina autonoma. Il bello venne identificato con la perfezione sensibile: per A.G. Baumgarten è la perfezione della rappresentazione sensibile in quanto rappresentazione artistica; per D. Hume il bello “risiede soltanto nella mente” ed è percepito diversamente da ogni intelletto; per E. Burke bello è il piacere che accompagna l’attività estetica. I. Kant unificò nella Critica del giudizio (1790) queste concezioni e attribuì al bello il carattere del disinteresse: “bello è ciò che piace universalmente senza concetto”. Kant, dunque, legò la bellezza al piacere estetico e la inserì in un ambito autonomo e distinto dai valori morali e conoscitivi, la facoltà del sentimento. L’estetica romantica identificò l’arte con il bello, interpretato come manifestazione di verità. Per F.W. Schelling la bellezza è la presenza dell’infinito nel finito; per G.W.F. Hegel è la manifestazione sensibile dell’Idea e l’arte è una delle tre forme dello Spirito Assoluto. Il valore conoscitivo dell’arte (anche se di tipo particolare) è presente nell’estetica neoidealista: per B. Croce il bello coincide con la perfezione espressiva o la compiutezza dell’espressione. In generale, dopo Hegel si giunge a un rovesciamento fondamentale: l’estetica da “scienza del bello” diventa prevalentemente “scienza dell’arte”, nella quale il bello non occupa più un posto centrale, sopraffatto dalla storia dell’arte e dalla nascita della Kunstwissenschaft, cioè dallo studio storico, antropologico, empirico delle forme e produzioni artistiche. Nell’estetica contemporanea è stata rimarcata la distinzione fra la bellezza come sinonimo di valore estetico in generale (che segnala l’eccellenza di un oggetto o di un lavoro in riferimento a molteplici e rilevanti criteri di valore) e come un valore fra altri (che indica un alto ma relativo grado di valore, distinto da altre forme).
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Che Bahà’u’llàh non me ne voglia ma certo, il nome di “Bellezza Benedetta”, non poteva essere associato al Suo aspetto fisico: era alto meno di 1,60 m. ed anche ai suoi tempi, sarebbe stato fisicamente poco visibile. Il termine “Bellezza Benedetta”, deve essere associato ad altre condizioni.

Permettetemi un esempio.
Pochi ritengono “belli” gli insetti ed, anche fra costoro, sarebbe difficile trovare qualcuno che definisca “bello” il cervo volante: è un grosso coleottero dotato di grandi corna, simili a quelle di un cervo (da qui, il suo nome).

Ricordo la prima lezione di aerodinamica al Politecnico di Milano. Il Prof. esordì così: secondo le leggi dell’aerodinamica, il cervo volante non potrebbe volare. Per sua fortuna le ignora totalmente e quindi vola, benissimo, ugualmente.

Anni dopo si è scoperto che se noi avessimo le conoscenze aerodinamiche applicate da tale coleottero, i nostri aerei avrebbero le stesse prestazioni impiegando un ventesimo dell’energia che attualmente richiedono per volare. Per chi, come me, ha dedicato gli anni migliori della sua vita al volo ed a ciò che umanamente lo realizza, il “cervo volante” diventa così qualcosa che supera il bello… rasenta ciò che è meraviglioso!

“Bello” è il termine con cui indichiamo la perfezione a cui noi tendiamo e, se anche non la raggiungeremo mai, gli sforzi che faremo per raggiungerla, ci permetteranno almeno di conoscerla più intimamente. Ecco perchè Bahà’u’llàh, Manifestazione di Dio dei nostri giorni, è la Bellezza (come “perfezione”) Benedetta (perchè proviene direttamente “da Dio”).

Ciao    Claudio

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