Commemorazione del Martirio del Bab

La più grande catastrofe che possa colpire l’umanità, è martirizzare una Manifestazione di Dio. L’ultima volta è avvenuto a Tabriz (Iran) il 9 luglio del 1850, ai danni del Bab (la Porta), Precursore di Bahá’u’lláh (la Gloria di Dio).

Se non fosse stato per una richiesta della mia ASL, non mi sarei mai cimentato sull’argomento: c’è più dolore di quanto io ne possa normalmente sopportare. Ho immaginato così quello degli altri, imaginando il dolore, la disperazione ed il senso di annientamento dei Babì, confortato dal fatto che quanto hanno sofferto, si è poi dimostrato vincente.

Come mostrarlo?… beh, mi sono affidato a qualcosa di simile (nessuno ha foto dell’epoca…), avvenuto nel 1840 e, a tutt’oggi, celebrato.

Pepin, giovane compositore, era ormai fallito come tale. Sfidando il Rossini, si era ritrovato a dover comporre “un’opera buffa” mentre, nel giro di due anni, la tisi gli portò via i suoi due figli e la moglie. L’opera fu un disastro tale che, Pepin, giurò a sè stesso che non avrebbe mai più composto in vita sua… Il Merelli, caparbio direttore della Scala di Milano, gli ficcò in tasca un libretto del Solera, lavoro talmente ostico che nessun compositore era riuscito a musicare. Arrivato a casa, tale libretto, cadde dalla tasca aprendosi su una preghiera.

Era quella di un popolo esule e schiavo a poche ore dal totale annientamento fisico. All’inizio evocava “l’aure dolci del suolo natal” di una patria “sì bella e perduta” (mi ricorda tanto l’attuale Iran). Continuava poi con un Dio che non risponde “arpa d’or che dei fatidici vati, perchè muta dal salice pendi?” e concludeva col chiedera a Dio, di accettare il loro dolore “o t’ispiri Signore il consenso, che n’infonde al patire virtù” come riscatto.

Pepin musicò questa preghiera con un valzer lento, rallentato fino all’esasperazione… Il risultato? Gli Ebrei, sulle ali del “Va’ Pensiero” tornarono alla loro amata terra, Pepin divenne Giuseppe Verdi prima ancora della prima e milioni di persone, a tutt’oggi, si commuovono al suono di questo canto, riportando (spesso inconsciamente) quanto una preghiera possa stravolgere la situazione più disperata in una sonante vittoria.

E’ ciò che è avvenuto per i Babì di allora, trasformatisi in Bahá’í di oggi, ormai diffusi in tutto il mondo.

Dedicato ai Babì ed ai Martiri di tutti i tempi.

Caramente il webmaster

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