Cos’è una Manifestazione di Dio?

Cos’è una Manifestazione di Dio? E’ una domanda che è più che giusto, direi anzi doveroso chiedersi, poichè si potrebbe dimostrare che, la nostra vita, ci è stata data anche per rispondere a questa domanda.

Avrà una risposta univoca ed inoppugnabile? Direi proprio di no, per due motivi. Il primo è che il limitato (noi) non potrà mai comprendere completamente ciò che è totale (Dio o Chi per Esso). Il secondo è che ognuno di noi ha un suo personale rapporto con Dio, che sarà unico ed irripetibile poichè, ognuno di noi, è unico ed irripetibile anche se, spesso, non ci piace pensarlo. E’ ovvio quindi che, quanto leggerete, è la mia risposta alla domanda ed è tutto da dimostrare che potrà essere anche la vostra. Ciò nonostante, è giusto porla, perchè ognuno di noi, potrà poi così trovare la sua risposta.

Bahà’u’llàh, dà una spiegazione molto semplice che mi è doveroso proporvi.

L’umanità è troppo debole per essere esposta direttamente a Dio. Sarebbe come stare su una spiaggia col sole torrido che ci brucia sopra: moriremmo nel giro di poche ore. Essa viene così protetta, come se fosse in una stanza con una finestra sul mondo. Attraverso questa finestra, può vedere l’intero disco del sole (Dio) grazie ad uno specchio (la Sua Manifestazione) ma che sarà riflesso con l’intensità di un suo solo raggio e non nella pienezza della sua forza. Ecco come si può vedere il tutto, utilizzando il limitato da noi sopportabile. Se chiamate il sole come padre, lo specchio come figlio ed il raggio come spirito santo, vi ritroverete con la spiegazione della Trinità cristiana.

Resta un piccolo problema: l’umanità non sa dell’esistenza dello specchio e quindi, lo confonde con il disco del sole che esso riflette, confondendo così due entità che, in realtà, sono ben distinte fra loro e sempre da noi.

Resta un’altra domanda: come viene interposto lo specchio? La risposta sembra banale: con un angolo perfetto o la sua luce non entrerà mai esattamente nella finestra, disperdendosi così dove non sarà vista dall’umanità. C’è un solo modo per realizzare questo: far sì che sia il sole stesso (Dio) a regolare quest’ angolo. Ogni volontà dello specchio infatti, sarebbe di disturbo alla perfezione dell’angolo e non porterebbe a nulla nei risultati.

Ecco la prima grande differenza fra noi e le Manifestazioni di Dio: noi abbiamo una nostra volontà, Loro hanno solo quella di Dio. L’esempio più classico è quello di paragonare l’uomo ad un contenitore di capacità definita. La sua volontà lo riempie di acqua mentre quella di Dio, lo riempie di ottimo vino: più acqua c’è e meno buono sarà il vino. Le Manifestazioni di Dio, nel nostro esempio, sono puro prelibatissimo vino.

E’ plausibile pensare che “Dio si faccia uomo” (come asseriscono alcune religioni) per diventare Manifestazione di Dio? Io credo proprio di no: sarebbe semplicemente assurdo per almeno due motivi. Il primo è che siamo tutti “figli di Dio”… cosa che fa cadere in contraddizione le su citate religioni che asseriscono anche questa seconda affermazione. Il secondo motivo è che lederebbe pesantemente il principio del libero arbitrio, che ci è fondamentale in questa vita terrena. Sarebbe stato un po’ come faceva Zeus (Giove) che si trasformava all’uopo, per sottomettere ai suoi piaceri il malcapitato “umano” di cui si invaghiva (gli antichi greci sono stati all’origine della nostra civiltà, perchè ne avevano capito i difetti, con migliaia di anni d’anticipo). Perdonatemi se questo mi è inaccettabile!

Ricordando i nostri premessi (all’inizio del post) limiti, possiamo purtuttavia cercare una risposta vedendo la vita di Bahà’u’llàh. Era ricchissimo, stimatissimo e vero VIP del suo tempo, al punto che all’età di 22 anni gli era stato offerto un posto di prestigio nel governo dell’Iran (che rifiutò). Si ritrovò, per amore del Bab (il Suo Predecessore), nella più orrenda delle prigioni: il “buco nero” di Teheran. Era una cisterna (dismessa) per la raccolta dell’acqua a 40 m. di profondità. L’unico accesso era anche l’unico ingresso per l’aria che, fetida di escrementi umani (ospitava i peggiori criminali dell’impero) mancava di tutto ciò che di umano possa esistere. Mangiava solo una volta ogni tre giorni (quasi sempre il cibo era avvelenato) e, come se questo non bastasse, era incatenato al collo con una catena che pesava quanto Lui e che lo segnò fisicamente per tutta la vita. Se questo non è accettare la volontà di Dio……

Fu in quella miserrima condizione umana che ebbe, a più riprese, la visione dell’Ancella di Dio, che Gli portò la lieta novella della Sua Missione e… tutte le istruzioni che Gli sarebbero servite per realizzarla.

Visse poi un’intera vita di stenti e prigionia come esule, fino alla Sua morte, che avvenne mentre era ancora prigioniero.

Ecco come mi piace pensare sia una Manifestazione di Dio: un’essere umano dotato di immense capacità spirituali, che sceglie di “buttare” la propria esistenza, per salvare quella degli altri.

Che potere hanno le Manifestazioni di Dio? Avendo dimenticato il proprio, non gli resta che quello di Dio… praticamente: infinito!

Concludo in bellezza, riportandovi le parole di Bahà’u’llàh sull’argomento, con l’unico rimpianto  nel sapere che, dopo anche una splendida traduzione, si può raggiungere il massimo del 10% della bellezza della lingua originale (tale è la povertà della nostra lingua, quando è paragonata all’arabo od al persiano).

E siccome non può esservi alcun legame di diretta comunicazione che unisca l’unico vero Iddio alla Sua creazione e nessuna somiglianza potrà mai esistere fra il transitorio e l’Eterno, il contingente e l’Assoluto, Egli ha comandato che in ogni epoca e in ogni dispensazione un’Anima pura e immacolata si manifesti nei regni della terra e del cielo. A quest’Essere imponderabile, misterioso ed etereo, Egli ha assegnato una doppia natura, quella fisica, che appartiene al mondo della materia, e quella spirituale che nasce dalla sostanza di Dio Stesso.    Gli ha inoltre conferito un doppio stadio. Il primo stadio, relativo all’intima realtà, Lo rappresenta come Uno la Cui voce è la voce di Dio Stesso. Il secondo stadio è quello umano, …       Queste essenze della Rinunzia, queste Realtà risplendenti sono i canali dell’onnipresente grazia di Dio. Guidate dalla luce dell’inestinguibile guida e investite di suprema sovranità, sono incaricate di servirsi dell’ispirazione delle loro parole, delle effusioni della loro infallibile grazia e della santificante brezza della loro Rivelazione per purificare dalla patina e dalla polvere delle cure e delle limitazioni terrene ogni cuore desideroso e ogni spirito ricettivo.      Allora e soltanto allora il Pegno di Dio, latente nella realtà dell’uomo, emergerà risplendente come l’Astro ascendente della divina Rivelazione da dietro il velo che lo cela e pianterà il vessillo della sua rivelata gloria sulle vette dei cuori umani.                                                                                  

Bhah’u’llah 1817-1892
Spigolature

 

Caramente   Claudio Malvezzi

6 pensieri su “Cos’è una Manifestazione di Dio?

  1. esistenza dio

    Dio non può essere percepito direttamente dall’uomo se non fosse altro per il fatto che Dio è il tutto, mentre noi possiamo percepire solo una parte.

    Tuttavia si può dimostrare che egli esiste basandosi sulla ragione, e in specifico comprendendo il funzionamento della realtà.

    è possibile scorire come la realtà sia una mente cosciente che crea, sostiene e governa l’universo attraverso l’immaginazione.

    In pratica noi siamo parte del pensiero di Dio.

  2. webmaster Autore articolo

    Premetto che non sono riuscito a collegarmi al sito segnalato.
    Bahà’u’llàh ha detto che solo il cuore dell’uomo può “contenere” Dio. In pratica, la mente dell’essere umano è troppo limitata perchè possa comprendere Dio, che è percepibile solo come “amore”, dal cuore stesso. Ne deriva quindi che ogni essere umano ha una sua propria “percezione di Dio” (così come non esiste una definizione univoca di amore), che è quindi unica ed irripetibile ed è proprio questo che rende unico ed irripetibile ogni essere umano.
    Per quanto mi riguarda quindi, tolto il tentativo (vano) di definire Dio sul piano “culturale” o “razionale”, ogni definizione di Dio fatta in buona fede, è assolutamente valida, anche se a mio aprere, siamo molto di più di “parte del pensiero di Dio”.
    Caramente Claudio Malvezzi

  3. esistenza dio

    Nel mio precedente intervento non intedevo affermare che la mente possa comprendere Dio in quanto tale, come d’altrone è impossibile per una parte comprendere realmente l’intero di cui fa parte.

    Intendevo che la mente può comprendere (nel senso di dimostrare) l’esistenza di Dio, pur rimanendo essenzialmente cieca di fronte alla vera natura di Dio.

    Ciò che ci capisce dal cuore, quando il cuore è puro e in autentica pace con il mondo, secondo me è il “sapore” di Dio.

    P.S.
    Mi ha incuriosito quello che hai affermato sulle lingue arabe. Pensavo che tutte le lingue avessero all’incirca la stessa capacità di descrizione.

  4. webmaster Autore articolo

    ho dato un’occhiata al tuo sito, ora che il link è corretto. Direi che è veramente notevole, anche se richiede sicuramente tempo per studiarlo.
    Non mi permetterei mai di dire, comunque sia, ciò che è giusto o è sbagliato: io non sono Dio!
    Un amico bahai ha dato una sua spiegazione scientifica all’esistenza di Dio: http://www.bahaibigarello.it/testi/prova_scientifica_Dio.pdf
    Per quanto importante, resta una “sua” soluzione al problema.
    L’arabo è considerata la lingua dei poeti, mentre il persiano, è quella degli eloquenti. Tanto per dirti quanto l’italiano sia una lingua povera, sappi che il verbo “amare” ha una sua unica espressione per tutti gli usi che se ne possono fare (indistintamente). In arabo ci sono circa 80 modi diversi per dire “amare”. In altri termini: se dico “io amo”, posso così sapere subito a chi mi sto riferendo (moglie, amante, amici, ecc. ecc.) senza doverlo specificare poi, come devo fare con l’italiano.
    In ogni caso, l’arabo viene universalmente riconosciuta come la lingua più completa che esista al mondo.
    Ciao Claudio Malvezzi

  5. esistenza dio

    Ho letto la dimostrazione scietifia d cui facevi accenno.
    Essa a mio parere non regge per le seguenti ragioni.

    Lo stesso darvin quando ha elaborato la teoria dell’evoluzione ha dato la risposta a cosa guidasse l’evoluzione, quindi ha già individuato la forza invisibile dell’evoluzione, e non l’ha affatto chiamata Dio, ma selezione naturale.
    In pratica il motivo per cui ci sono periodi in cui le specie si evolvono poco, e altri in cui si evolvono molto può essere spiegato con il cambiare delle condizioni ambientali.
    Se capitano cataclismi o cose del genere e sopravvivere diventa più difficile, è chiaro che gli individui che si trovassero ad avere delle mutazioni favorevoli riusciranno a sopravvivere di più, e quindi a riprodursi di più trasmettendo i propri geni, trasmettendo la propria mutazione alle generazioni successive.

    La dimostrazione sarebbe comunque sbagliata anche ipotizzando che la selezione naturale non spieghi l’evoluzione. Infatti non si può chiarare Dio una forza che regolasse l’evoluzione, semplicemente perché Dio ha degli attributi specifici, ed è tutto da dimsotrare che questa forza li possegga.
    Il fatto che tale forza ha creato gli esseri umani non significa abbia volontà, tantomeno che abbia coscienza visto che è tutto da vedere s ela coscienza si sia originata dall’evoluzione.

    La dimsotrazione sarebbe comunque sbagliata anche ipotizzando che la forza che regola l’evoluzione sia cosciente e abbia volontà perché per essere Dio si deve dimsotrare che è responsabile allo stesso tempo di tutte le altre cose esistenti, comprese le altre forze della natura.

    Detto ciò va riconosciuto a questa dimostrazione di essere un tentativo dignitoso di provare l’esistenza di Dio, al pari di molti altri tentati lungo la storia dell’umanità.

    P.S.
    Quanto ho scritto rimane comunque un mio semplice parere, da prendere come spunto di riflessione.

  6. webmaster Autore articolo

    Premettiamo che nessuno dei due possiede la verità assoluta. Stiamo parlando di opinioni personali, quindi sempre e comunque relative.
    Per quanto mi riguarda, per dimostrare l’esistenza di Dio, mi basta ricordare quanto io sia amato e (seppure in misura minore) quanto io riesca ad amare. Non mi serve di più e, se e qualora servisse, questo di più lo lascio agli altri.
    Relativamente a Darwin, credo che la sua importanza sia più politica che scientifica. Si credette (un secolo e mezzo fa) che egli avesse dimostrato la teoria (che non era sua) dell’evoluzione. Da allora, questo suo teorema, è l’unica vera barriera contro certi poteri forti, a partire dalla religione, per continuare con quello politico (all’epoca, la regina Vittoria).
    A mio avviso, si è voluto accomunare il concetto di adattamento (che mi guardo bene dal contestare) con quello di evoluzione. La differenza fra i due concetti è abissale. In breve, non ho dubbi che se prendi un’etnia nera e la mandi in Svezia, dopo qualche decina di generazioni, queste persone saranno diventate bianche completamente, nè più e nè meno di quanto ci abbronziamo noi se prendiamo il sole. In una riga e mezzo (del suo primo libro) ipotizzò che l’uomo potesse discendere dalla scimmia e, da allora, non si parla d’altro (suo malgrado). Non può essere scientificamente vero. Basti un piccolo particalare (dei molti che potremmo citare): l’uomo è l’unico mammifero privo di osso nel pene maschile. Perchè?… tutti gli altri ce l’hanno, TUTTI! anche le scimmie… a meno dell’uomo…
    Inoltre, l’evoluzione può avvenire solo a salti: un individuo “diverso” viene sempre escluso (ben che vada) dalla sua comunità. Vale per gli uomini ma ancor più per gli animali. La variazione deve essere così “di gruppo”, in modo tale che tutti possano riconoscersi. Alla stessa stregua, non ci sono stati un primo uomo ed una prima donna: data la consanguineità, i loro figli non avrebbero superato la quarta generazione. Deve esserci stato così, almeno un folto gruppo di uomini e donne non consanguinei o l’umanità non avrebbe avuto alcuna speranza.
    Comunque sia, il concetto di creazione (nelle sue varie sfumature, anche evolutive) non può essere escluso dal concetto di vita, dove nulla è casuale, se non la nostra ignoranza nella conoscenza di essa.
    Ciao Claudio Malvezzi

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