Appello dei capi religiosi inglesi per la liberazione dei sette dirigenti bahai iraniani

 

LONDRA, 6 ottobre 2010 (BWNS) – I più importanti capi religiosi della Gran Bretagna hanno chiesto il rilascio dei sette dirigenti baha’i che stanno scontando pene detentive in Iran. 

Una dichiarazione dei capi religiosi del Regno Unito, che descrive la condanna dei sette come una «grave violazione del fondamentale diritto umano alla libertà di religione», è stata firmata, tra gli altri, dall’Arcivescovo di Canterbury, capo della comunità mondiale anglicana, dall’Arcivescovo cattolico di Westminster, dal Rabbino Capo delle Congregazioni ebraiche unite del Commonwealth e dal Vice-Segretario generale del Consiglio musulmano della Gran Bretagna. 

La dichiarazione rileva che, nonostante le richieste della comunità internazionale che invitavano le autorità iraniane a seguire «norme umanitarie e legali», i sette sono stati condannati «per motivi che, a parere di tutti gli osservatori indipendenti, riguardano unicamente alla loro fede». 

«Queste sentenze», dice la dichiarazione, «s’inseriscono nel quadro più ampio delle gravi vessazioni inflitte nel corso di svariati anni alla comunità baha’i». 

I sette dirigenti baha’i, Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rezaie, Mahvash Sabet, Behrouz Tavakkoli e Vahid Tizfahm, erano membri di un gruppo nazionale, noto al governo iraniano, che aiutava a provvedere alle minime necessità spirituali della comunità baha’i iraniana, che conta 300.000 seguaci. 

Dopo una carcerazione senza alcuna imputazione durata 20 mesi e un processo di sei brevi udienze, i sette, a quanto è dato sapere, sono stati condannati ciascuno a 20 anni di reclusione per attività di propaganda contro l’ordine islamico e la creazione di un’amministrazione illegale, fra le altre motivazioni. Tutte le accuse erano state completamente e categoricamente respinte. Si è saputo il mese scorso che le pene detentive sono state ridotte a 10 anni. 

«Consideriamo questo atto come una grave violazione del fondamentale diritto umano alla libertà di religione e chiediamo al governo iraniano di rispettare il suo obbligo, che gli deriva dall’articolo 18 della Dichiarazione delle Nazioni Unite dei diritti dell’uomo, di rivedere il caso e di garantire che il trattamento di questi “prigionieri” sia conforme con la giustizia e il giusto processo, come previsto dalla legge e dalla costituzione iraniana», hanno scritto i capi religiosi del Regno Unito. 

«Chiediamo a tutti i governi e le persone di buona volontà di fare appello alle autorità iraniane di rivedere questa decisione e di cessare qualsiasi vessazione nei confronti della comunità baha’i». 

«In questo difficile momento esprimiamo la nostra simpatia alla comunità baha’i e speriamo che la diffusa e crescente preoccupazione internazionale su questa questione induca le autorità iraniane a porre rimedio a questa flagrante ingiustizia», dice la nota. 

La dichiarazione è firmata dal reverendissimo Rowan Williams, Arcivescovo di Canterbury, dal reverendissimo Vincent Nichols, Arcivescovo di Westminster, dal Rabbino Capo Lord Sacks, da Sheikh Ibrahim Mogra, Vice-Segretario generale del Consiglio musulmano della Gran Bretagna e Presidente di Religioni per la Pace del Regno Unito, dal signor Jay Lakhani dell’Accademia indù, dal signor Arjan Vekaria, Presidente del Forum indù della Gran Bretagna, dal dottor Indarjit Singh, in rappresentanza delle comunità Sikh, e dal dottor Natubhai Shah, in rappresentanza delle comunità giainiste e del Consiglio delle Religioni darmiche. 

Le notizie sull’esito del processo contro i sette dirigenti baha’i hanno provocato un coro mondiale di condanna da parte di governi, organizzazioni dei diritti umani, altri gruppi e innumerevoli persone. Il 26 agosto, anche il Cardinale Keith O’Brien, Arcivescovo di Saint Andrews ed Edimburgo e presidente della Conferenza episcopale cattolica scozzese, ha pure condannato la pena comminata ai sette descrivendola come una «sconvolgente trasgressione della giustizia e, fondamentalmente, una grave violazione del diritto umano alla libertà di credo». 

«Siamo profondamente commossi dalla simpatia e dalla solidarietà espresse da importanti  capi religiosi del Regno Unito per i nostri vessati fratelli in Iran», ha detto il dottor Kishan Manocha, responsabile degli affari esterni della comunità baha’i del Regno Unito. 

Per leggere l’articolo on-line nell’originale inglese e visualizzare le immagini si vada a: http://news.bahai.org/story/795

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