Nuova condanna dell’ONU all’Iran

NAZIONI UNITE, 21 dicembre 2010 (BWNS) – Le Nazioni Unite hanno nuovamente votato una forte condanna dell’Iran per la sua violazione dei criteri internazionali dei diritti umani. 

Con 78 voti su 45 e 59 astensioni, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha confermato una risoluzione che esprime «profonde preoccupazione per le gravi e continue violazioni dei diritti umani». In oltre 20 anni di risoluzioni di questo genere contro l’Iran, questa delibera è stata approvata con la più alta percentuale di voti. 

La risoluzione esprime specificamente preoccupazione per «l’intensifi-cato attacco contro i difensori dei diritti umani e menziona un eccessivo uso della forza e della tortura», nonché «la diffusa disparità di genere e la violenza contro le donne» e la discriminazione contro le minoranze, compresi i membri della Fede baha’i. 

«La comunità mondiale ha parlato chiaramente. È oltraggiata dalle continue e crescenti violazioni dei diritti umani in Iran», ha detto Bani Dugal, il rappresentante principale della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite. 

Soddisfatta del risultato, la signora Dugal ha notato che la risoluzione documenta molti tipi di violazioni, dalla tortura all’oppres-sione delle donne, alla persecuzione delle minoranze. «Tutto questo continua da troppo tempo ed è arrivato il momento che l’Iran dia ascolto all’appello della comunità internazionale e si adegui ai criteri della legge internazionale» ha detto. 

La risoluzione dedica un intero paragrafo al modo in cui l’Iran tratta i membri della Fede baha’i, producendo un lungo elenco di recenti attività anti-baha’i. Queste attività includono «crescenti prove del fatto che lo Stato sta tentando di identificare, controllare e imprigionare arbitrariamente i baha’i, che impedisce ai membri della fede baha’i di frequentare l’università e di mantenersi economicamente, che confisca e distrugge le loro proprietà e profana i suoi cimiteri . . .». 

La risoluzione esprime inoltre preoccupazione sul processo e sulla recente condanna dei sette dirigenti baha’i dicendo che il governo iraniano «ha ripetutamente negato loro un giusto procedimento legale». 

Condanne in tutto il mondo 

Il voto delle Nazioni Unite è coinciso con nuove proteste contro la persecuzione dei baha’i da parte di un gran numero di governi, organizzazioni e personaggi eminenti. 

In una dichiarazione del 17 dicembre, il Ministro degli affari esteri canadese, l’onorevole Lawrence Cannon, ha ribadito la profonda preoccupazione del suo paese perché «le autorità iraniane continuano a sottrarsi ai loro obblighi legali nazionali e internazionali». 

«Il Governo del Canada è fermamente solidale con il popolo iraniano contro le violazioni dei diritti umani e le discriminazioni, nonché contro il maltrattamento delle donne e delle minoranze», ha detto il signor Cannon. 

Numerosi eminenti cittadini indiani hanno recentemente invitato l’Iran a rispettare le proprie minoranze. Fra questi, l’ex vice primo ministro, L. K. Advani, ha chiesto giustizia per i sette dirigenti baha’i. «L’atteggiamento di un paese e di una nazione verso le religioni minoritarie è la cartina di tornasole della sua civiltà», ha detto il 17 dicembre. 

In un dibattito sulla libertà di religione nel Parlamento tedesco, che si è svolto il 17 dicembre, alcuni membri del Parlamento hanno illustrato la situazione dei baha’i in Iran. Il membro del Parlamento Christoph Strässer, portavoce per i diritti umani dei socialdemocratici, ha notato che la comunità baha’i «si è dedicata alla pace e alla tolleranza, sin dal momento in cui è nata…». 

Dimostrazioni di piazza sulla situazione dei diritti umani in Iran si sono svolte nelle città tedesche di Francoforte, Wiesbaden, Mainz e Taunusstein. 

«Ci siamo qui riuniti per denunciare l’allarmante situazione dei baha’i, dei diritti umani in generale e il clima di timore in cui vivono i baha’i, le donne, i giovani, i blogger e i giornalisti», ha detto Omid Nouripour, membro del parlamento per Francoforte, parlando durante le dimostrazioni nella città, «e protestiamo per dire al mondo che il popolo iraniano ha bisogno del nostro aiuto». 

Christian Solidarity Worldwide (CSW) ha anche chiesto la liberazione dei prigionieri Baha’i. «È chiaro che i sette dirigenti baha’i sono in prigione soltanto per la loro fede»», ha detto Andrew Johnston, advocacy director del CSW, il 10 dicembre, «e questo contravviene agli obblighi internazionali dell’Iran».

 Il mese scorso nel parlamento australiano, alcuni membri hanno specificamente menzionato le discriminazioni contro le minoranze in Iran e le violazioni dei loro diritti, compresi le comunità baha’i, sufi, baluch e curde, nonché il processo e la condanna dei sette dirigenti baha’i. 

In precedenza la notizia della condanna a dieci anni di carcere ha suscitato un coro di condanne da parte di governi di tutto il mondo, come l’Australia, il Canada, la Francia, la Germania, la Nuova Zelanda, l’Olanda, il Regno Unito, gli Stati Uniti e l’Ungheria. Anche l’Unione Europea e il Presidente del Parlamento Europeo si sono uniti alla proteste, accanto a numerose organizzazioni per i diritti umani, ad altri gruppi e a moltissime persone. 

Nel suo rapporto annuale sulla liberà religiosa internazionale, pubblicato in novembre, il Dipartimento di stato americano ha detto che il rispetto del governo iraniano per la libertà religiosa ha continuato a deteriorarsi creando «un’atmosfera intimidatoria per quasi tutti i gruppi religiosi non sciiti, specialmente i baha’i.” 

«Il governo degli Stati Uniti ha pubblicamente condannato il trattamento dei baha’i nelle risoluzione dell’ONU», dice il rapporto. 

La recente risoluzione delle Nazioni Unite è stata presentata da 42 co-sponsor e approvata in forma preliminare in novembre da un comitato dell’Assemblea generale, con una schiacciante maggioranza di voti contro l’Iran.

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