L’Iran cambia i termini del verdetto: la condanna dei governi

L’Iran cambia i termini del verdetto: la condanna dei governi

GINEVRA, 6 aprile 2011 (BWNS) – Governi e organizzazioni per i diritti umani hanno immediatamente condannato il ripristino della sentenza a vent’anni di carcere per i sette dirigenti baha’i in Iran.

Il mese scorso le autorità carcerarie hanno informato i sette che la condanna a 10 anni, sancita lo scorso settembre dopo che una corte d’appello aveva revocato tre accuse contro di loro, è stata ora riportata a vent’anni secondo il verdetto della prima corte. Né i prigionieri né i loro legali hanno visto qualcosa di scritto.

Questo fatto ha suscitato immediate e diffuse reazioni, pubbliche e private. Dichiarazioni sono state fatte dall’Unione Europea e dal Parlamento Europeo, da governi, istituzioni e persone, in Brasile, in Francia, in Germania, in India, nel Regno Unito e negli Stati Uniti.

Tutte queste voci di sostegno provenienti da tutto il mondo danno alle autorità iraniane un chiaro messaggio: Anche se non avete intenzionalmente preso questa decisione mentre l’attenzione del mondo era diretta verso il dramma che si svolge in altre parti del Medio Oriente, non potete non capire che il mondo guarda con attenzione alle vostre azioni verso il vostro popolo, compresi i baha’i nel vostro paese. Non potete nascondere questo sistematico abuso perpetrato contro innocenti cittadini.

Supporto diplomatico

In una dichiarazione del 1° aprile, la baronessa Catherine Ashton, Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha detto di essere stata «turbata» dalle ultime notizie sui dirigenti baha’i. «Faccio appello alle autorità iraniane perché chiariscano la situazione legale delle sette persone interessate», ha detto. «Le autorità devono permettere a loro e ai loro legali di accedere a tutti i documenti rilevanti che riguardano il loro caso».

La baronessa Ashton ha chiesto l’immediata liberazione dei sette e la cessazione delle persecuzioni delle minoranze religiose in Iran.

Anche il Presidente del parlamento europeo, Jerzy Buzek, si è detto molto preoccupato per quanto accaduto. «Faccio appello alle autorità iraniane affinché mettano fine all’ingiustificata detenzione di questi dirigenti religiosi, facciano chiarezza e forniscano spiegazioni legali in modo trasparente sul loro caso», ha detto il signor Buzek in una dichiarazione del 4 aprile.

«La libertà di religione e credenza è uno dei più fondamentali diritti umani», ha detto.

Il segretario agli esteri del Regno Unito, William Hague, ha detto di essere profondamente turbato dalla notizia che la condanna a vent’anni è stata ripristinata.

«Lo scorso agosto ho detto chiaramente che ritengo che i dirigenti abbiano tutti i diritti di praticare la loro fede», ha detto il signor Hague il 4 aprile. «Ripeto ciò che ho detto e faccio ancora appello alla magistratura iraniana affinché riveda il caso e smetta di perseguitare la Fede baha’i».

«Mi preoccupa anche la notizia che i sette abbiano subito minacce fisiche da compagni di carcere e secondini nella prigione dove sono stati trasferiti», ha aggiunto il signor Hague.

«È un altro esempio del modo in cui le autorità iraniane non rispettano i legittimi diritti del popolo iraniano. Ripeto che non credo che ci siano validi motivi per trattenere i dirigenti in prigione e invito le autorità iraniane a proteggere la loro sicurezza mentre sono in prigione e a riconoscere loro tutti i diritti legali previsti dalla legge iraniana».

Il Commissario per le politiche dei diritti umani del Ministero degli esteri tedesco, Markus Löning, ha detto che la sentenza è «scandalosa».

«Il fatto che la decisione sia stata presa in segreto è un’altra prova che l’Iran non è disposto a essere trasparente e a rispettare i fondamentali principi costituzionali», ha detto il signor Löning il 5 aprile.

In una dichiarazione rilasciata il 1° aprile, il Ministro degli esteri francese ha duramente condannato «le violenze, le discriminazioni e le vessazioni contro i baha’i in Iran che non possono esercitare la propria libertà di religione e di credenze . . .».

Gli Stati Uniti hanno detto che la sentenza è «un passo senza precedenti» e una violazione degli obblighi dell’Iran verso il Patto internazionale sui diritti civili e politici». Durante una conferenza stampa del Dipartimento di Stato, a Washington D.C. il 31 marzo, è stato detto che il ripristino della sentenza originaria ha «profondamente turbato» gli Stati Uniti.

In Brasile, il deputato federale Luiz Couto, già Presidente della commissione per i diritti umani e le minoranze, ha parlato durante una sessione plenaria della Camera dei deputati e ha invitato il Congresso nazionale, la società brasiliana e altri paesi a esprimere il loro sostegno della comunità baha’i.

«Le accuse per cui i dirigenti baha’i sono trattenuti in prigione sono completamente false, inventate per giustificare un’inaccettabile persecuzione puramente religiosa», ha detto l’onorevole Couto il 4 aprile.

Una lettera aperta, già firmata da una novantina di eminenti cittadini in India, è stata firmata anche da altri eminenti personaggi quando è arrivata la notizia del ripristino della condanna a vent’anni di prigione.

Alti magistrati, fra cui un ex giudice della Corte suprema indiana ed eminenti personaggi del mondo della pubblica istruzione, si sono uniti ora alla campagna.

«Come cittadini dell’India, un paese che si è giustamente vantato di essere un esempio dello spirito di coesistenza e tolleranza, esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per i baha’i imprigionati e per le loro famiglie», dice la dichiarazione.

«Una radicata discriminazione»

Anche diverse organizzazioni per i diritti umani hanno reagito vivacemente alla notizia del ripristino della condanna a vent’anni.

Amnesty International ha detto che quest’ultima mossa dell’Iran è «vendicativa» e «oltraggiosa».

«Ancora una volta le autorità iraniane stanno manipolando il proprio sistema giudiziario per perseguitare i membri di una minoranza religiosa», ha detto Malcolm Smart, direttore di Amnesty per il Medio Oriente e il Nord Africa.

«Invece di inasprire la sentenza, le autorità dovrebbero lasciare immediatamente liberi i dirigenti baha’i e garantire loro la libertà di praticare la loro religione, liberi da minacce e persecuzioni.

«Questi atti arbitrari e vendicativi ci ricordano le ragioni per cui il Consiglio per i diritti umani dell’ONU ha recentemente deciso di nominare un Relatore speciale per l’Iran. La decisione del Consiglio è arrivata al momento giusto», ha detto il signor Smart.

«Questo è l’esempio più recente della radicata discriminazione contro la minoranza baha’i in Iran», ha osservato, aggiungendo che tutto questo «ricorda alla comunità internazionale il poco riguardo delle autorità iraniane per gli standard internazionali dei diritti umani in tema di libertà di credenza, associazione, espressione e di diritto a un equo processo».

«Il ripristino di una sentenza così dura contro i baha’i è un ulteriore colpo per il gruppo», ha detto Stuart Windsor, Direttore nazionale di Christian Solidarity Worldwide, il quale ha aggiunto: «è chiaro che i baha’i e alcune comunità cristiane sono colpite solo a causa della loro fede.

«La comunità internazionale deve fare pressioni sull’Iran perché liberi tutti i prigionieri trattenuti solo per motivi religiosi», ha detto il signor Windsor. «Il governo iraniano deve anche garantire che i membri della Chiesa dell’Iran . . . abbiano un equo processo e siano assolti da tutte le accuse che non hanno valore legale secondo la legge iraniana».

I sette dirigenti baha’i, Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rezaie, Mahvash Sabet, Behrouz Tavakkoli e Vahid Tizfahm, erano membri di un gruppo ad hoc di livello nazionale che provvedeva alle necessità della comunità baha’i iraniana. Essi si trovano nel carcere Gohardasht, a circa 50 chilometri a ovest di Teheran.

Per leggere l’articolo in inglese e vedere le fotografie on-line, si vada a:
http://news.bahai.org/story/815

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