Bahai

Un'esempio di umanità bahà'ì: l'unità nella diversità

Un’esempio di umanità bahai: unità nella diversità

E’ interessante conoscere che in un mondo che appare diviso da differenze notevoli di credenze religiose, dove ognuna pretende il diritto di essere l’unica verita’, da differenze di razza , dove a volte si rasenta l’assurda posizione di considerarsi la migliore solo per il colore della pelle, da differenze economiche, dove ormai si e’ giunti all’assurdo che un decimo della popolazione mondiale consuma tutte le risorse disponibili, e’ interessante dicevamo, conoscere l’esistenza di una comunità religiosa , fino ad oggi poco nota, che si chiama comunità bahai. Diffusa nel mondo con parecchi milioni di aderenti, anche se di giovane età, questa fede nata nella seconda metà del secolo scorso da Baha’u’llah , proclama una serie di principi che sono controcorrente alle attuali teorie che governano individui e pianeta terra. Baha’u’llah, proclama l’esistenza di un unico Dio, il medesimo per tutti che nella storia è stato chiamato, pregato, adorato con nomi differenti ma e’ sempre stato l’unico ed il medesimo Iddio. Tutte le religioni sono vere e provengono dallo stesso Dio, ma sono venute in tempi e luoghi differenti per società con maturità differenti. Tutti gli uomini sono figli del medesimo Padre spirituale e sono essenzialmente esseri spirituali. Alla creazione iniziale Dio aveva stabilito con la sua creazione un “ patto “ con il quale dichiarava che non la avrebbe mai lasciata sola, e che quando gli esseri umani si sarebbero sentiti soli o avessero perso la bussola del buon senso avrebbe inviato dei “ Maestri spirituali” per riportare nella giusta direzione la sua umanità. Questi Maestri nella storia sono stati molti. Ricordiamo Budda , Zoroastro, Abramo, Mose , Gesu’, Mohammad tutti creatori di civiltà straordinarie. Oggi, periodo nel quale e’ stata persa la giusta direzione di vita, un’altra volta Dio ha inviato un Maestro spirituale “ Bahá’u’lláh “ in modo che con il suo nuovo Messaggio la sua creazione riprenda la giusta direzione. Il Messaggio di Bahá’u’lláh per il quale fu perseguitato, imprigionato, per 41 anni fino a morire prigioniero nel 1892 ha già conquistato milioni di esseri umani in tutti i luoghi del pianeta.

da una presentazione di Beppe Robiati

1. Chi sono i bahá’í?

La comunità bahá’í rappresenta tutti quei popoli della terra, appartenenti a razze, lingue, culture e religioni diverse, che sono consapevoli che l’unità del genere umano è il nuovo paradigma della storia: «La terra è un solo paese e l’umanità i suoi cittadini», «Non ci si vanti di amare il proprio paese, bensì di amare il mondo», «Siete tutti foglie di un unico albero e gocce di uno stesso oceano», «Siete frutti di un unico albero e foglie di un solo ramo» e «Siate come le dita di una mano e le membra di un corpo» sono alcune delle citazioni dagli Scritti bahá’í più significative in questo senso. L’unione di tutti i popoli in una Causa universale e in una Fede comune è l’impresa alla quale i bahá’í consacrano la propria vita. La comunità bahá’í che consta circa 6 milioni di persone, provenienti da oltre 1300 gruppi etnici, è l’avanguardia di questo movimento verso l’unità. Essa è convinta che «tanto potente è la luce dell’unità che può illuminare il mondo».

Questa piccola comunità interetnica è conosciuta e stimata in tutto il mondo. Essa collabora attivamente con l’ONU nella promozione di sei principi fondamentali: l’unità del genere umano, la parità fra gli uomini e le donne, uno standard universale di diritti umani, la giustizia e la collaborazione economica, l’educazione universale e una lingua e una scrittura ausiliarie internazionali. L’ONU ha riconosciuto il contributo dato dalla comunità bahá’í alla sua opera pacificatrice, per esempio assegnando a rappresentanti bahá’í la presidenza di vari comitati e riunioni, come il Comitato delle ONG per la condizione femminile nel 2004 e il Millenium Forum delle ONG nel 2000.

2. L’essenza della visione bahá’í

I bahá’í hanno una visione unificatrice della storia e della società. Per loro lo scopo dell’esperienza umana sulla terra è di «far avanzare una civiltà in continuo progresso» e di “preparare l’anima al momento del trapasso”

Questo duplice processo, la promozione di «una civiltà in continuo progresso» e la preparazione dell’anima “al momento del trapasso” , ha contrassegnato l’intero corso della storia umana. L’umanità, creata per realizzare sulla terra espressioni sempre più avanzate del paradigma dell’unità, ha sperimentato e conquistato nel corso della storia livelli di unità sempre più alti: l’unità familiare, l’unità della tribù, della città-stato e della nazione. Secondo i bahá’í «l’unificazione degli abitanti della terra non è né remota visione utopistica né, alla fin fine, una questione di scelta. È il prossimo, ineludibile stadio del processo dell’evoluzione sociale, uno stadio verso il quale ci spingono tutte le nostre esperienze del passato e del presente». Chi giudichi con obiettività il processo in atto nella società contemporanea scopre la presenza di una forza che la incalza sospingendola verso un più avanzato paradigma di unità, l’unità del genere umano. Questo processo richiede una trasformazione radicale dell’individuo e della società che i bahá’í cercano di favorire.

I bahá’í non condividono la convinzione che l’essere umano sia inguaribilmente egoista e aggressivo e incapace di costruire una società pacifica sulla terra, tipico della visione materialistica della realtà che prevale nel mondo contemporaneo. Secondo i bahá’í l’uomo è «una spada di tempra finissima celata nel buio della sua guaina», «una miniera ricca di gemme di inestimabile valore», «è come l’acciaio, la cui essenza è nascosta». Secondo i bahá’í «mediante ammonimenti e spiegazioni, educazione e buoni consigli, quell’essenza verrà portata alla luce. Ma se gli si permette di rimanere nella sua condizione originaria, la corrosione delle brame e degli appetiti finirà per distruggerlo». I bahá’í dunque confidano che un’opportuna educazione possa consentire agli esseri umani di esprimere in modo sempre più completo le nobili qualità spirituali di cui sono intrinsecamente dotati. Pertanto essi non permettono «che un uomo rimanga ignorante e incapace, perché allora egli non è altro che un albero sterile», ma si sforzano di «adornare l’albero dell’essere con frutti come il sapere, la saggezza, la percezione spirituale e l’eloquenza».

3. Da dove viene questa visione?

La visione dei bahá’í viene da Bahá’u’lláh. Bahá’u’lláh è l’adempimento delle promesse legate al Patto di Dio con l’uomo per la nostra età. Il concetto dell’antico Patto di Dio – Dio crea l’uomo e creandolo gli promette di non lasciarlo solo su questa terra, ma di guidarlo inviandogli periodicamente i Suoi Messaggeri – pur nelle sue diverse espressioni, è un tema universale di tutte le religioni. Bahá’u’lláh conferma questo concetto e afferma. «Non v’è alcun dubbio che i popoli del mondo, a qualsiasi razza o religione appartengano, si ispirano a un’unica Fonte celeste e sono sudditi di un solo Dio». Quell’unico Dio ha promesso ai seguaci di tutte le religioni l’avvento di un giorno di pace, amore e giustizia sulla terra. Bahá’u’lláh Si presenta come la realizzazione di quell’antica promessa. Egli è l’Inviato di Dio per questa era ed è venuto per insegnare a noi esseri umani che cosa dobbiamo fare per creare sulla terra «un sistema sociale ad un tempo progressivo e pacifico, dinamico e armonioso, un sistema che, pur favorendo la creatività e lo spirito di iniziativa dell’individuo, si fondi sulla cooperazione e sulla reciprocità».

4 . Quali sono le prove della Sua missione?

A. La Sua vita

Bahá’u’lláh, al secolo Mírzá usayn ‘Alí Núrí, nacque a Teheran il 12 novembre 1817 da una nobile famiglia discendente dagli antichi imperatori della Persia. Era figlio di un visir e ricevette la rudimentale educazione che ricevevano gli aristocratici dei suoi tempi. Sin dalla prima gioventù Si fece conoscere per la nobiltà del carattere e la generosità, tanto da meritare il titolo di Padre dei poveri.. Tutti coloro che Lo conobbero bcaddero sotto il grande fascino che emanava dalla Sua persona. E tuttavia Egli ebbe anche molti nemici che, gelosi del Suo ascendente, Lo perseguitarono duramente sin dal 1851. Quell’anno, in seguito a un attentato alla vita dello scià Náiri’d-Dín al quale Egli fu ingiustamente accusato di aver preso parte, fu rinchiuso nella più dura prigione di Teheran, il Síyyáh-Chál, il buco nero, una segreta che ospitava i peggiori delinquenti del regno. In quel tetro luogo Bahá’u’lláh ebbe le prime intimazioni della Sua missione nel mondo: portare all’umanità la Parola di Dio, per nobilitare tutti gli esseri umani e guidarli verso la creazione di una civiltà di pace e di giustizia sulla terra. Queste intimazioni Gli furono annunciate da una Fanciulla angelica che pronunciò davanti a Lui queste parole:

In nome di Dio! Questo è il Prediletto dei mondi… Questa è la Beltà di Dio fra voi e il potere della Sua Sovranità in voi… Questo è il Mistero di Dio e il Suo Tesoro, la Causa di Dio e la Sua gloria per tutti coloro che sono nei regni della Rivelazione e della creazione… Questo è Colui la Cui presenza è l’ardente desiderio degli abitanti del Regno dell’eternità e di coloro che dimorano nel Tabernacolo della gloria… Si avvicina il giorno in cui Dio, per un atto della Sua Volontà, creerà una razza d’uomini la cui natura sarà inscrutabile a tutti eccetto che a Dio… Egli li purificherà dalla macchia delle vane fantasie e dei desideri corrotti, li innalzerà alle vette della santità e farà sì che manifestino sulla terra i segni della Sua sovranità e della Sua possanza…

Quest’esperienza mistica di Bahá’u’lláh è stata paragonata alle analoghe esperienze «di Mosè quando Si trovò di fronte al Roveto ardente nel deserto del Sinai, di Zoroastro quando fu risvegliato alla Sua missione da una serie di sette visioni, di Gesù quando emergendo dalle acque del Giordano vide i cieli aprirsi e lo Spirito Santo discendere in forma di colomba a illuminarLo, di Muammad quando nella grotta di Hirá nei pressi della santa città della Mecca la voce di Gabriele Gli ingiunse: “leggi, nel nome del Tuo Signore”». Bahá’u’lláh fu sempre fedele alla missione di cui era stato investito e per questo affrontò un’intera vita di esili e privazioni. Assolto dall’accusa di aver tramato la morte dello scià e liberato dalla reclusione nel Síyáh-Chál, fu comunque ingiustamente accusato di tramare contro lo Stato ed esiliato prima a Baghdad, poi a Costantinopoli, poi ad Adrianopoli e infine nella colonia penale turca di ‘Akká, dove morì il 29 maggio 1892. Visse dunque prigioniero per oltre 40 anni. Pur potendolo, non Si sottrasse mai ai Suoi persecutori. Li affrontò con grande coraggio e lealtà. La Sua innocenza fu evidente a tutti. Nel 1890 Egli stesso disse a Edward Granville Browne, allora giovane orientalista emergente dell’Università di Cambridge:

Sia lodato Iddio che tu giungesti!… Sei venuto a vedere un prigioniero e un esiliato… Noi desideriamo soltanto il bene del mondo e la felicità delle nazioni; eppure ci considerano fomentatori di discordie e sedizioni, punibili con la cattività e l’esilio… Tutte le nazioni abbraccino la medesima fede e tutti gli uomini divengano fratelli; i legami d’affetto e di unione fra la progenie umana si rafforzino; le diversità di religione cessino e l’antagonismo di razza svanisca… che male v’è in ciò?… Eppure tutto ciò avverrà; le lotte infruttuose, le guerre rovinose svaniranno e si avrà l’avvento della «Più Grande Pace».

B. Le Sue parole

Negli oltre quarant’anni della Sua missione Bahá’u’lláh rivelò moltissimi Scritti. Riuniti tutti assieme occuperebbero oltre cento volumi. La Sua Parola non è la parola di un filosofo o di uno scienziato. È la Parola creatrice ispirata da Dio al Suo Messaggero. Il contatto con questa Parola apre i cuori all’ispirazione divina, evoca le migliori qualità e le più nobili aspirazioni. Il potere trasformatore di questa Paola è una delle prove più grandi della validità dell’affermazione di Bahá’u’lláh di essere un Messaggero divino. Egli dice a ogni essere umano: «Tu sei il Mio dominio e il Mio dominio non perisce mai; perché temi dunque di perire? Sei la Mia luce, e la Mia luce non si estinguerà mai; perché dunque temi l’estinzione? Sei la Mia gloria e la Mia gloria non si affievolisce; sei la Mia veste e la Mia veste non sarà mai logora. Dimora dunque nel tuo amore per Me, cosicché tu possa trovarMi nel regno della gloria». Dice inoltre che coloro che mettono in atto i Suoi consigli e aiutano gli altri a fare altrettanto «sono stelle nel firmamento della vera scienza… sono fonti di acque dolcemente scorrenti, stelle luminose e scintillanti, frutti dell’Albero benedetto, esponenti del potere celestiale e oceani di paradisiaca saggezza». Infine così esorta tutte le creature umane:

Sii generoso nella prosperità e grato nell’avversità. Sii degno della fiducia del tuo vicino e trattalo con viso sorridente ed amichevole. Sii tesoro per il povero, ammonitore per il ricco, risposta al grido del bisognoso, custode della santità della tua promessa. Sii equo nel giudicare e cauto nel parlare. Non essere ingiusto con nessuno e sii mansueto con tutti gli uomini. Sii fiaccola per chi cammina nelle tenebre, gioia per l’addolorato, mare per l’assetato, rifugio per l’angosciato, alleato e difensore per la vittima dell’oppressione. Fa’ che l’integrità e la rettitudine contraddistinguano tutti i tuoi atti. Sii asilo per l’estraneo, balsamo per il sofferente, torre incrollabile per il fuggitivo. Sii occhio per il cieco e faro che guida i passi dell’errante. Sii ornamento per il volto della verità, corona per la fronte della fedeltà, colonna del tempio della rettitudine, alito di vita per il corpo dell’umanità, vessillo per le schiere della giustizia, astro sull’orizzonte della virtù, rugiada per il terreno del cuore umano, arca sull’oceano del sapere, sole nel cielo della munificenza, gemma sul diadema della saggezza, luce risplendente nel firmamento della tua generazione, frutto sull’albero dell’umiltà.. Preghiamo Dio che ti protegga dalla febbre della gelosia e dal gelo dell’odio. in verità, Egli è vicino, pronto a rispondere.

Dopo il 1863 Bahá’u’lláh incominciò a rivolgere i Suoi appelli ai re, ai governanti e ai capi religiosi di tutto il mondo per esortarli a modificare le loro politiche oppressive e assolutistiche e ad adottare sistemi improntati alla giustizia, alla democrazia e alla collaborazione internazionale. Innanzi tutto Egli raccomandò a tutti di obbedire ai governanti, ma di dare il proprio cuore a Dio soltanto: «L’unico vero Dio, esaltata sia la Sua gloria, ha elargito ai re il governo della terra. A nessuno è accordato il diritto di agire in maniera contraria alle ponderate opinioni di coloro che detengono l’autorità. Ciò che Dio ha riservato per Sé sono le città dei cuori umani, di cui in questo Giorno gli amati di Colui Che è la Verità Sovrana sono le chiavi».

Egli esortò tutti i capi politici e religiosi del mondo a indagare sulla Sua missione, a cercare una prova della validità di quello che Egli andava dicendo e di difenderLo dalle ingiustizie che stava subendo, perché la loro vera gloria consisteva per l’appunto nel proteggere gli oppressi:

Esaminate la Nostra Causa, chiedete ciò che Ci è accaduto e decidete secondo giustizia fra Noi e i Nostri nemici e siate di coloro che agiscono equamente con il prossimo. Se non trattenete la mano dell’oppressore, se trascurate di salvaguardare i diritti degli oppressi, quale diritto avete mai di vantarvi fra gli uomini? Di che cosa potete giustamente gloriarvi? … La vostra vera e duratura gloria consiste soltanto nella salda adesione ai precetti di Dio, nell’incondizionata osservanza delle Sue leggi, nella sincera determinazione di vigilare perché esse non restino inapplicate e nel seguire costantemente la retta via.

Li sollecitò a comportarsi bene e li ammonì sulle conseguenze della loro disobbedienza:

Sappiate che i poveri sono il pegno di Dio fra voi. Badate di non tradire la Sua fiducia, di non comportarvi ingiustamente verso di loro e di non seguire il cammino dei perfidi. Sarete sicuramente chiamati a rispondere del Suo pegno il giorno in cui sarà preparata la Bilancia della Giustizia, il giorno in cui ad ognuno sarà dato ciò che gli spetta e saranno pesate le azioni di tutti gli uomini, ricchi e poveri.

Se non darete ascolto ai consigli che vi abbiamo rivelati in questa Tavola in linguaggio impareggiabile e inequivocabile, il castigo divino vi assalirà da ogni parte e sarà pronunziata contro di voi la sentenza della Sua giustizia. Quel giorno non avrete alcun potere di resisterGli e riconoscerete la vostra impotenza. Abbiate pietà di voi stessi e di coloro che sono sotto di voi. Giudicateli secondo i precetti prescritti da Dio…

Bahá’u’lláh insegnò innanzi tutto che per l’umanità è arrivata l’ora di applicare il principio dell’unità in tutti gli aspetti della sua esistenza. Egli spiegò:

Paragonate il mondo al corpo umano che, per quanto sano e perfetto al momento della creazione, è stato afflitto, per cause diverse, da gravi disturbi e malanni. Neppure per un solo giorno ha trovato pace, anzi la sua malattia s’è sempre più aggravata perché è caduto sotto le cure di medici ignoranti, che dando libero sfogo ai loro desideri personali hanno commesso madornali errori… Lo vediamo, oggi, alla mercé di governanti così ebbri d’orgoglio che non riescono a scorgere chiaramente il loro vero tornaconto e tanto meno a riconoscere una Rivelazione così sbalorditiva e ardita…

Come il corpo umano è composto da cellule, così il mondo moderno è composto da nazioni. L’unità delle nazioni è la capacità delle cellule di cooperare come collaborano nel corpo nell’uomo a formare organi e membra. Bahá’u’lláh è il «Medico abile, potentissimo e ispirato» capace di insegnare agli esseri umani come realizzare l’unità del mondo umano.

Bahá’u’lláh suggerì ai governanti il principio della sicurezza collettiva. Egli scrisse. «Siate uniti, o re della Terra! in tal modo si calmerà la tempesta della discordia fra voi e i vostri popoli troveranno riposo… Se uno di voi prendesse le armi contro un altro, insorgete tutti contro di lui, poiché questa non è altro che palese giustizia». «Verrà il tempo», scrisse inoltre, «in cui sarà universalmente riconosciuta l’impellente necessità di stabilire una vasta e universale assemblea di uomini. Vi dovranno presenziare i governanti e i re della terra i quali, partecipando alle sue deliberazioni, dovranno esaminare mezzi e vie per gettare le fondamenta della Grande Pace mondiale fra gli uomini». Queste parole indicano che è necessario limitare l’incondizionata sovranità nazionale per costituire una Confederazione di tutte le nazioni della terra, una forma di Stato Supremo, in favore del quale tutte le nazioni del mondo siano disposte a cedere alcuni dei loro diritti. Il conseguimento di questo importante traguardo del buon governo è ancora lontano. E tuttavia se ne possono vedere i primi segni nell’organizzazione delle Nazioni Unite che, fondata l’indomani della terribile seconda Guerra mondiale, si prefigge per l’appunto, pur con tutti i suoi grandi limiti, lo scopo di mantenere la pace nel mondo.

 

C Indicò come affrontare i problemi dell’età moderna

Fiduciosi nella validità di questi insegnamenti i bahá’í dedicano molte energie alla costruzione della struttura portante del nuovo ordine mondiale. A poco più di 160 anni dalla nascita della loro Fede, essi hanno già realizzato il sistema di leggi e istituzioni indicato da Bahá’u’lláh per dare effetto pratico ai principi esposti nei Suoi scritti. In questo sistema amministrativo che governa la comunità bahá’í l’autorità è conferita a consigli democraticamente eletti dall’intera comunità che funzionano secondo principi della consultazione e dell’attività decisionale di gruppo. La comunità bahá’í si presenta dunque come

una comunità… di persone provenienti da numerose nazioni, culture, classi e fedi, impegnate in un’ampia gamma di attività al servizio dei bisogni spirituali, sociali ed economici dell’uomo in varie lande della terra. Pur essendo un unico organismo sociale, vi sono ben rappresentate le differenziazioni dell’umana famiglia; tale organismo si affida a un sistema di principi consultativi comunemente accettati e tiene in gran pregio tutte le grandi effusioni di guida divina avvenute nella storia dell’uomo. La sua esistenza è un’altra convincente prova della concretezza della visione che il suo Fondatore aveva di un mondo unito, un’altra prova che l’umanità può vivere come un’unica universale società, all’altezza di qualunque sfida la sua raggiunta maggiore età possa lanciare. Se l’esperienza bahá’í può contribuire in qualsiasi misura ad accrescere la speranza nell’unità della razza umana, noi siamo felici di offrirla come modello di studio.

Fra i principi ai quali la comunità bahá’í si ispira uno dei più importanti è il principio della libera e indipendente ricerca della verità, così descritta in un documento bahá’í:

L’attività più intimamente legata alla coscienza che contraddistingue la natura umana è l’esplorazione della realtà che l’individuo compie per proprio conto. La libertà di fare ricerche sullo scopo dell’esistenza e di sviluppare le doti della natura umana che rendono tale scopo raggiungibile dev’essere protetta. Gli esseri umani devono essere liberi di sapere… È questo caratteristico impulso della coscienza umana che fornisce l’imperativo morale per l’enunciazione di molti fra i diritti contenuti nella Dichiarazione Universale e nei relativi Patti. L’educazione universale, la libertà di movimento, l’accesso all’informazione e la possibilità di partecipare alla vita politica sono tutti aspetti del suo esercizio che richiedono un’esplicita garanzia da parte della comunità internazionale. Altrettanto dicasi per la libertà di pensiero e di fede, che comprende la libertà religiosa, oltre che per il diritto di avere un’opinione e di esprimerla convenientemente.

D. Gli effetti dei Suoi insegnamenti

La Fede bahá’í, a differenze delle altre religioni che furono precocemente spaccate da scismi inguaribili, è restata sempre unita e compatta. I ripetuti tentativi scismatici, compiuti da alcuni suoi seguaci in flagrante violazione degli insegnamenti del loro stesso Maestro che raccomandano l’unità innanzi tutto, hanno avuto un seguito così scarso da poter essere considerati inesistenti. E la comunità bahá’í nella quale sono volontariamente confluiti rappresentanti di tutte le religioni e le razze del mondo è considerata da tutti un inimitabile esempio di unità nella diversità.

Lo spirito unificatore portato da Bahá’u’lláh consente ai Suoi seguaci di affrontare efficacemente ogni conflitto. Negli Scritti bahá’í è detto che «nel nostro evo illuminato, Dio insegna che conflitti e dispute non sono permessi». Uno degli strumenti che i bahá’í usano per risolvere le inevitabili tensioni create dalle diversità è la consultazione. Consultarsi significa per i bahá’í riunirsi per prendere una decisione su un tema in oggetto in atteggiamento di preghiera, animati dal desiderio di scoprire la verità, di mantenere l’unità del gruppo, di preservare i diritti di tutti coloro che saranno toccati dalla decisione che il gruppo prenderà. Nella consultazione i bahá’í si sforzano di trovare un equilibrio tra misericordia e giustizia, libertà e sottomissione, santità del diritto dell’individuo e obbedienza, cautela, discrezione e prudenza da un lato e socievolezza, schiettezza e coraggio dall’altro. Avvalendosi di questo strumento e facendo appello alle qualità più nobili potenzialmente presenti nelle loro anime, i bahá’í si impegnano per dare ascolto a questo consiglio: «Quando un pensiero di guerra sorge nella vostra mente, scacciatelo e sostituitevi un più potente pensiero di pace… Le idee di guerra distruggono l’armonia, il benessere, il riposo e la contentezza dell’umanità. I pensieri dell’amore fanno sorgere la fratellanza, la pace, l’amicizia e la felicità».

Infine anche la Fede bahá’í, come tutte le religioni del mondo, ha i propri martiri. Dopo i primi ventimila credenti che dettero la vita per la propria Fede attorno alla metà dell’Ottocento in Iran, i persecutori dei bahá’í hanno continuato a mietere le loro vittime. Le più recenti sono i bahá’í uccisi in Iran dopo la rivoluzione del 1979 unicamente a causa della loro appartenenza religiosa. Ma se martire vuol dire testimone, una testimonianza di fede è anche quella dello stuolo di bahá’í che hanno dedicato e dedicano la propria vita alla diffusione nel mondo del nobile ideale dell’unità del genere umano, alla costruzione della struttura amministrativa che alla fine riuscirà a fare trionfare nel mondo il pieno rispetto dei diritti umani, la giustizia per tutti. Bahá’u’lláh esalta queste persone in un suo Scritto noto come Tavola ai cristiani:

Beato colui che, sentito del Mio dolore, s’è levato per aiutarMi tra la Mia gente. Beato colui che ha immolato la vita sul Mio sentiero e sopportato molteplici afflizioni per amore del Mio Nome. Beato l’uomo che, certo della Mia Parola, s’è levato… per celebrare la Mia lode… Beato colui che è rimasto fedele al Mio Patto… Beato l’uomo che si è distaccato da tutto tranne Me, che si è librato nell’atmosfera del Mio amore… che ha… conosciuto la Mia Causa, compreso ciò che Io riposi nel tesoro delle Mie Parole, colui che ha brillato all’orizzonte del divino sapere, intento a lodarMi e glorificarMi. In verità, Egli è Mio. A lui la Mia misericordia, il Mio tenero amore, il Mio favore e la Mia gloria.

5. Che cosa significa diventare bahá’í?

Diventare bahá’í significa comprendere o intuire, dopo una ricerca che può durare un minuto o una vita, che in questa età una grande forza di trasformazione opera in seno alla società e che questa forza, espressione della Volontà di Dio per il nostro tempo, è intimamente legata alla figura di Bahá’u’lláh. Diventare bahá’í perciò significa decidere di associarsi volontariamente a questa forza spirituale entrando in un patto con Bahá’u’lláh per sostenere, con le proprie azioni, il processo di trasformazione personale e sociale in atto nella storia della società contemporanea secondo il modello da Lui portato. Lavorare per questo ideale significa utilizzare i doni dello spirito per favorire i grandi processi dell’evoluzione che, oggi, tendono verso l’unificazione del genere umano. L’unità per la quale i bahá’í lavorano non è quella della presente globalizzazione, che ne è la caricatura. La globalizzazione sta avvenendo all’insegna della visione materialistica della realtà, con il suo accento sull’egoistico e indiscriminato uso delle risorse della terra per l’appagamento degli smodati desideri di alcuni degli abitanti della terra. L’unificazione del genere umano che i bahá’í stanno costruendo è invece improntata alla visione spirituale della realtà, con il suo accento sulla moderazione, sull’armonia, sull’equilibrio, sulla giustizia, sulla fratellanza umana. Come Bahá’u’lláh scrisse alla regina Vittoria d’Inghilterra:

Ciò che Dio ha ordinato quale sovrano rimedio e come il più possente strumento per la guarigione del mondo è l’unione di tutti i suoi popoli in una Causa universale e in una Fede comune. Ciò può ottenersi soltanto per mezzo di un Medico abile, potentissimo e ispirato. Questa è la verità e tutto il resto non è altro che errore.

Da una presentazione di Marzio Zambello e Julio Savi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *