La terribile condanna a morte di un baha’i yemenita

Sana’a, Yemen, 9 gennaio 2018, (BWNS) — Oltre 100 noti attivisti, avvocati e leader del pensiero hanno protestato la settimana scorsa per l’approvazione della condanna a morte del baha’i yemenita Hamed bin Haydara, ingiustamente imprigionato quattro anni fa per il suo credo religioso.

Il signor Haydara è stato pubblicamente condannato a morte dalla Corte criminale specializzata di Sana’a il 2 gennaio u.s. Il giudice locale ha anche chiesto lo scioglimento di tutte le istituzioni elette baha’i, ponendo in pericolo l’intera comunità baha’i.

Dopo questa scandalosa sentenza pronunciata a Sana’a, una città controllata dagli Houthi, in tutta la regione si è sollevata un’ondata di sostegno per la comunità baha’i dello Yemen.

Particolarmente degna di nota è stata la reazione del mondo arabo. Eminenti organizzazioni mediatiche hanno pubblicizzato il caso, scrivendo che le accuse contro il signor Haydara sono una palese e grave violazione dei diritti umani. È stata lanciata una petizione che ha finora raccolto numerose firme di leader e personaggi ben noti nella regione. L’Iniziativa yemenita per la difesa dei diritti dei baha’i, un gruppo di attivisti che si è formato nel mese di aprile, ha raggiunto decine di migliaia di persone nel paese attraverso la pubblicazione di post sul caso.

«Numerosi rapporti fanno notare chiaramente il nascosto coinvolgimento delle autorità iraniane nella persecuzione dello Yemen contro la comunità baha’i», ha detto Bani Dugal, rappresentante dell’Ufficio della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a New York.

Questa sentenza non ha precedenti nella persecuzione dei baha’i nello Yemen e assomiglia molto agli atti di ingiustizia perpetrati contro la comunità baha’i in Iran.

Il signor Haydara è stato arrestato arbitrariamente sul suo posto di lavoro il 3 dicembre 2013 e si trova in carcere da allora. Il suo caso ha suscitato scalpore per la completa mancanza di un giusto processo.

Le persecuzioni contro la comunità baha’i yemenita da parte della autorità a Sana’a sono andate crescendo negli ultimi anni. Attualmente, sei altri baha’i sono in prigione a Sana’a e sono stati negati loro i diritti umani fondamentali.

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2017: un anno molto importante per il mondo baha’i

CENTRO MONDIALE BAHA’I, 2 gennaio 2018, (BWNS) – Il 2017 è stato un anno di importanti sviluppi per il mondo baha’i.

Case di culto

A meno di un anno dall’inaugurazione dell’ultima Casa di culto continentale nel 2016, il primo Tempio locale baha’i è stato dedicato a Battambang, Cambogia, in settembre.

«Una nuova alba sta sorgendo», ha scritto la Casa Universale di Giustizia per l’occasione.

In Norte del Cauca, Colombia, la comunità si sta preparando alla propria Casa locale di culto. I lavori di costruzione sono incominciati in gennaio e sono andati avanti speditamente nei mesi successivi. Una ripresa video mostra il Tempio durante le varie fasi della costruzione.

in un momento straordinario per l’isola di Tanna, Vanuatu, il progetto del Tempio locale è stato inaugurato lo scorso giugno. Più di mille persone si sono riunite nell’isola per celebrare l’evento.

Da quando è stata aperta al pubblico poco più di un anno fa, la Casa di culto continentale del Sud America è stata visitata da ben 500.000 persone. Le visite sono state oltre 75.000 nel solo mese di ottobre, quando si sono svolte le celebrazioni del bicentenario. Il Tempio ha inoltre vinto una serie di prestigiosi premi di architettura. Ma ancora più eclatante di questi riconoscimenti e delle centinaia di migliaia di visitatori è la tempestività di una struttura che racchiuda in sé i concetti di unità e unicità.

Bicentenario

Il 200° anniversario della nascita di Baha’u’llah è stato un momento di pausa. Esso ha offerto non solo la possibilità di celebrare la Sua vita, ma anche un’occasione per riflettere sulle implicazioni dei Suoi insegnamenti per la vita dell’umanità e per riesaminare la nascita della religione mondiale da Lui fondata, seguendone lo sviluppo dalle tumultuose origini in Persia nel XIX secolo fino alla sua emersione come fede globale che unisce una moltitudine incredibilmente varia di comunità in un’impresa comune.

L’obiettivo degli insegnamenti di Baha’u’llah è essenzialmente questa unificazione dell’umanità nel contribuire alla nascita di una civiltà mondiale fondata sul riconoscimento dell’unità del genere umano.

«Baha’u’llah chiede a ciascuno di noi di sviluppare un senso di cittadinanza mondiale e di assumere l’impegno di salvaguardare la terra. Voi baha’i avete una conoscenza che può spianare la strada verso un futuro migliore per le future generazioni e ora, più che mai, le voci dei seguaci di Baha’u’llah devono essere ascoltate», ha detto la rappresentante permanente di Panama presso le Nazioni Unite Laura Elena Flores Herrera durante l’incontro della Baha’i International Community a New York per il bicentenario.

Un film prodotto per l’occasione, “Luce al mondo”, è stato proiettato in ogni angolo del mondo nelle case, nei cinema e negli stadi. «Dopo aver visto il film, mi sono reso conto che a queste attività partecipano persone di tutto il mondo e ho capito quanto sono stato fortunato a incontrare e studiare le parole di Baha’u’llah», ha detto un giovane in Giappone dopo aver visto il film.

Scene filmate delle celebrazioni in tutto il mondo si trovano su bicentenary.bahai.org, dove è disponibile anche una lettera scritta per l’occasione dalla Casa Universale di Giustizia.

Impegno sociale

Circa 200 funzionari pubblici hanno inviato messaggi alle comunità baha’i di tutto il mondo in occasione del bicentenario. Una trentina di queste lettere di riconoscimento e di sostegno sono state scritte da capi di stato e di governo e molte parlano del contributo baha’i alla promozione della pace, della coesione sociale, dell’uguaglianza e dell’educazione.

In vari incontri ai quali hanno partecipato capi di governo, ONG e gruppi religiosi, la comunità baha’i ha offerto un contributo su importanti temi come il ruolo della religione nella società, la migrazione, la pace, l’ambiente, l’educazione e l’uguaglianza di genere.

Arte, cultura e pubblicazioni

Con mostre in ben noti musei e celebrazioni di contributi di artisti, il 2017 ci ha permesso di intravedere il potere che lo spirito ha di ispirare l’arte. Innumerevoli espressioni creative sono nate da persone comuni durante la commemorazione del bicentenario della nascita di Baha’u’llah.

A Venezia, il Museo Guggenheim ha ospitato da maggio a settembre una retrospettiva dell’opera dell’artista baha’i Mark Tobey. A Londra il British Museum ha aperto al pubblico una mostra di scritti di Baha’u’llah. In Italia, la ditta Margraf ha promosso presso il Museo Palladium di Vicenza un’esposizione su alcuni degli edifici più emblematici della Fede baha’i, costruiti con marmo italiano.

Il rinomato musicista baha’i Dizzy Gillespie, che quest’anno avrebbe compiuto cent’anni, è stato ricordato in vari concerti commemorativi in tutto il mondo. Un’intervista con il vecchio amico e collega di Gillespie ha chiarito l’influenza della spiritualità sulla sua musica.

Quest’anno sono uscite molte pubblicazioni della comunità baha’i. In gennaio, è stato pubblicato in vista del bicentenario “I giorni del ricordo”, una compilazione di scritti di Baha’u’llah per i giorni santi. Una nuova edizione della rivista “I baha’i” è uscita in settembre e il sito ufficiale della comunità baha’i in Iran è andato online in febbraio. Sul web, il sito del Baha’i World News Service ha lanciato in marzo la sua nuova veste grafica, accompagnata da un’applicazione per cellulari e podcast; in settembre il Baha’i Media Bank ha pubblicato una nuova raccolta di immagini e il sito del bicentenario, che rimarrà online come testimonianza storica, ha ripreso momenti delle celebrazioni in tutto il mondo.

Persecuzioni della comunità baha’i

Nel corso dell’anno, contemporaneamente alle molte occasioni di celebrazione, le comunità baha’i in Iran e nello Yemen hanno continuato a subire persecuzioni.

In aprile, le autorità della città di Sana’a hanno ordinato l’arresto di oltre 25 baha’i, tra cui il prominente leader tribale Walid Ayyash, che ancora non si sa dove si trovi. Durante il bicentenario, le forze di sicurezza hanno fatto irruzione durante un piccolo incontro baha’i, aprendo il fuoco e arrestando Akram Ayyash, fratello di Walid.

«La contrapposizione tra queste azioni e gli innumerevoli esempi di esaltante e gioiosa celebrazione delle comunità baha’i in tutto il mondo non poteva essere più eclatante», ha detto Bani Dugal, la rappresentante dell’ufficio della BIC presso le Nazioni Unite di New York.

Le persecuzioni in Iran sono proseguite per tutto l’anno: sistematica negazione di formazione universitaria ai giovani baha’i, oppressione economica della comunità baha’i e altre violazioni dei diritti umani.

Alla fine di dieci anni di ingiusta prigionia, le autorità hanno incominciato a rilasciare gli ex membri dello Yaran, un gruppo dirigente ad hoc che in passato amministrava gli affari della comunità baha’i in Iran, che erano stati arrestati nel 2008. Il gruppo era stato formato con la piena conoscenza e approvazione delle autorità dopo che le istituzioni formali baha’i erano state dichiarate illegali in Iran nel 1980. Mahvash Sabet, 64 anni, Fariba Kamalabadi, 55 anni e Behrooz Tavakkoli, 65 anni, hanno finito di scontare la pena detentiva e sono usciti dal carcere; quattro membri rimangono ancora in prigione.

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I leader africani per l’educazione e la valorizzazione dei bambini

KHARTOUM, Sudan — Alcuni leader africani, che hanno a cuore le condizioni dei bambini nel continente, si sono riuniti per parlare dei diritti e del benessere dei bambini in un importante vertice semestrale questo mese.

Rappresentanti governativi del Sudan, dell’Angola, del Camerun e della Sierra Leone si sono incontrati con agenzie delle Nazioni Unite, ONG e organizzazioni mediatiche in una riunione regionale a Khartoum. Fra i partecipanti c’era anche l’ufficio addisabebino della Baha’i International Community, che ha presentato interessanti idee su questo tema.

«La Baha’i International Community non è certamente qui per dettare una politica ben precisa», ha detto il rappresentante della BIC Solomon Belay. «Ma è nostra intenzione illustrare e discutere alcuni dei principi ispiratori dell’importante questione del benessere e della prosperità dei bambini».

Fra questi principi vi sono la promozione dell’educazione delle bambine, il rispetto della dignità e della nobiltà di ogni essere umano, il sostegno dell’importanza dell’educazione spirituale e materiale e infine la fondamentale unità del genere umano.

Il vertice di questo mese è stato ospitato dal Comitato africano di esperti dei diritti e del benessere del bambino (ACERWC). È uno spazio in cui capi governativi e politici si riuniscono regolarmente per esaminare l’opera delle iniziative delle Nazioni Unite per salvaguardare i diritti dei bambini. Anche se ancora relativamente nuovo, già da qualche anno l’ufficio regionale della BIC in Addis Abeba sta cercando di portare all’attenzione degli africani alcuni spunti dalla crescente mole di esperienze della comunità globale baha’i.

Il lavoro delle comunità baha’i in Africa che danno la priorità all’educazione morale, spirituale e intellettuale dei bambini è stato il tema del contributo della BIC al vertice dell’ACERWC all’inizio di questo mese a Khartoum.

Il tema centrale del contributo baha’i al vertice è stato l’importanza fondamentale della valorizzazione dei giovani, della salvaguardia del loro benessere nella società e della formazione di una generazione interessata all’aspetto sociale.

«Per aiutare i bambini e i giovani a esprimere il massimo del loro potenziale è essenziale che la società si unisca compatta nel sostegno dello sviluppo spirituale e morale dei giovani del continente», ha detto il dottor Belay.

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Per la 30a volta l’Assemblea generale delle Nazioni Unite condanna l’Iran per la persecuzione dei baha’i

Nazioni Unite, 21 dicembre 2017, (BWNS) – Martedì, 19 dicembre 2017, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha invitato l’Iran a porre fine alle continue violazioni dei diritti umani, compresa la persecuzione dei membri della Fede baha’i, la più cospicua minoranza religiosa non-musulmana del paese.

L’invito è contenuto in una risoluzione, adottata con 81 voti a favore, 30 contrari e 70 astensioni, che esprime preoccupazione per le continue violazioni dei diritti umani da parte dell’Iran. È la 30a risoluzione dal 1985.

La risoluzione di cinque pagine censura l’Iran per pratiche illegali come la tortura, le cattive condizioni delle carceri, detenzioni arbitrarie, limitazioni della libertà di religione o di credo e discriminazioni approvate dallo Stato contro le minoranze etniche e religiose e contro le donne.

La risoluzione esprime preoccupazione specificamente per il trattamento dei baha’i in Iran, parla della discriminazione economica ed educativa nei loro confronti e invita l’Iran a liberare gli oltre 90 baha’i che sono ingiustamente detenuti nelle carceri del paese.

La risoluzione ONU esorta l’Iran a cooperare con il relatore speciale dell’ONU sui diritti umani in Iran. Quest’anno la relazione del relatore speciale, Asma Jahangir, menziona «gravi violazioni dei diritti umani» in Iran. Anche il rapporto all’Assemblea redatto dal Segretario generale dell’ONU António Guterres esprime grave preoccupazione per una vasta gamma di violazioni dei diritti umani da parte dell’Iran.

La Terza Commissione dell’Assemblea ha approvato la risoluzione il 12 novembre 2017; questa votazione dell’Assemblea come organo plenario ne conferma l’adozione.

La risoluzione è stata sponsorizzata dal Canada assieme a 42 co-sponsor.

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Alla scoperta di prospettive al di là della semplice tolleranza

ABU DHABI, Emirati Arabi Uniti, 16 dicembre 2017 (BWNS) — Hoda Mahmoudi, titolare della Cattedra baha’i per la pace nel mondo presso l’Università del Maryland, ha recentemente partecipato con altri cinque studiosi internazionali e vari rappresentanti religiosi a un seminario dedicato all’esame critico del concetto di “tolleranza” nelle società socialmente e religiosamente diverse. Il luogo era l’Istituto della New York University di Abu Dhabi negli Emirati Arabi.

Intitolato “Tolleranza negli Emirati Arabi Uniti: storie e riflessioni sulla tolleranza religiosa e il moderno stato-nazionale”, il workshop ha esaminato come e in che modo la tolleranza è presente negli stati moderni e come ciò si riflette nelle esperienze vissute delle minoranze religiose.

«La tradizionale idea di tolleranza non è una soluzione alle questioni sempre più complesse del nostro tempo», ha detto la professoressa Mahmoudi nella sua conferenza. Ella ha sottolineato la necessità di nuove teorie e idee su come la società dovrebbe essere organizzata e come le relazioni interpersonali dovrebbero essere concepite per costruire basi più profonde e più solide per la pace.

«La globalizzazione sembra accantonare vecchie istituzioni che non sono più in grado di rispondere a un mondo che cambia rapidamente. Occorre un nuovo paradigma per esaminare le linee che ci dividono e trovare aree comuni di comprensione che ci uniscano», ha spiegato. «Questo approccio consente la condivisione delle caratteristiche comuni tra le società, pur accettando che la modernità possa assumere molteplici forme e modelli di istituzionalizzazione».

La professoressa Mahmoudi ha anche discusso la posizione della religione nelle trasformazioni globali in corso. «La teoria della secolarizzazione che era popolare nel discorso accademico occidentale negli anni 1960 e 1970 – l’idea che la religione sarebbe scomparsa con la modernizzazione delle società – è stata respinta. È chiaro che la religione è ancora un elemento centrale della vita di molte persone nella società moderna e che la diversità religiosa è in aumento.

«La questione non è semplicemente quale posto abbia la religione nelle sempre più controverse e mutevoli configurazioni istituzionali degli Stati e delle culture nazionali, ma in che modo la religione possa contribuire a costruire e integrare una società globale interconnessa», ha concluso.

Justin Stearns della New York University di Abu Dhabi, che ha partecipato all’organizzazione dell’evento, ha osservato che «il seminario ha riunito rappresentanti di diverse comunità religiose negli Emirati Arabi con gli accademici che studiano il ruolo della religione e della tolleranza religiosa nello stato moderno.

«Il workshop è riuscito a fare in modo che queste due comunità distinte avessero una vivace conversazione e chiarissero i vari percorsi storici delle comunità religiose presenti negli Emirati Arabi. Inoltre, gli esempi comparativi che sono stati discussi hanno aiutato a contestualizzare le potenzialità e i limiti del concetto di tolleranza».

Rappresentanti delle comunità musulmane, cristiane, ebree, indù, sikh e baha’i presenti degli Emirati Arabi Uniti hanno partecipato al seminario il 13-14 novembre 2017. È stato uno dei due eventi che hanno coinvolto la Cattedra baha’i quella settimana negli Emirati Arabi Uniti. Il secondo era una tavola rotonda sul ruolo delle donne nella creazione di società inclusive, che si è svolta presso il Dubai International Financial Center il 18 novembre.

Un video in inglese sulla Cattedra baha’i per la pace nel mondo è disponibile presso https://youtu.be/hX3Jaxl2SfM

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