La storica battaglia di Haifa commemorata a Nuova Delhi

NEW DELHI, 2 ottobre 2017, (BWNS) — Il 23 settembre 1918, durante l’ultimo anno della prima guerra mondiale, i soldati indiani hanno svolto un ruolo decisivo nella battaglia di Haifa. In quella che si crede essere una delle ultime cariche di cavalleria nella storia militare moderna, i soldati hanno sferrato un attacco che ha permesso alle forze britanniche di sottrarre Haifa all’esercito ottomano. Ciò facendo, hanno anche garantito la salvezza di ‘Abdu’l-Baha.

La parte svolta dall’India in questa storica battaglia è stata commemorata il 20 settembre 2017 durante una manifestazione a New Delhi ospitata dall’istituto di ricerca India Foundation. Alla manifestazione, intitolata Celebrazioni del centenario della battaglia di Haifa, hanno partecipato politici, funzionari, membri delle forze armate, alcuni dei quali erano discendenti dei soldati che hanno combattuto nella battaglia, e rappresentanti della comunità baha’i indiana.

Rivolgendosi al pubblico, il maggiore Chandrakant Singh, segretario dell’Associazione dei veterani di guerra indiani, ha detto: «Nelle mie ricerche sulla battaglia di Haifa, mi sono imbattuto nell’affascinante storia dei baha’i e della loro figura centrale ‘Abdu’l-Baha. Sono giunto alla conclusione che la storia della battaglia di Haifa e quella dei baha’i sono così strettamente legate e così affascinanti che tutti in India la devono conoscere».

Infatti, la protezione di ‘Abdu’l-Baha è uno dei meno noti risultati della battaglia, ha spiegato il brigadiere M.S. Jodha, nipote del capitano che assunse il comando delle forze indiane, dopo che il comandante era stato ucciso. Nella sua presentazione il signor Jodha ha descritto le difficoltà militari della battaglia.

‘Abdu’l-Baha, prigioniero dell’Impero ottomano fin dall’infanzia, fu liberato dalla Sua reclusione nella città prigione di ‘Akka nel 1908 quando la Rivoluzione dei giovani turchi ha comportato la liberazione di tutti i prigionieri politici e religiosi. Dopo il Suo rilascio, ‘Abdu’l-Baha trasferì la Propria residenza a Haifa, dove stava sovraintendendo alla costruzione del Mausoleo del Bab sul monte Carmelo.

Durante i primi anni della prima guerra mondiale, pur non essendo più un prigioniero, ‘Abdu’l-Baha subì ripetute minacce contro la Sua vita da parte delle autorità che erano ostili a Lui e ai baha’i. Il comandante del quarto corpo d’armata ottomano aveva anche minacciato di crocifiggerLo, se mai l’esercito turco fosse stato scacciato da Haifa.

Fu in queste circostanze che si svolse la drammatica battaglia di Haifa, durante la quali due reggimenti di cavallerizzi indiani hanno avuto una parte molto importante nella liberazione della città dai soldati turchi e tedeschi che vi erano asserragliati.

Vari oratori hanno parlato dei drammatici eventi della battaglia e dei reggimenti della cavalleria indiana che hanno sferrato una difficile carica contro le postazioni dell’artiglieria ottomana piazzate sul monte Carmelo. I soldati indiani — i lancieri di Jodhpur e di Mysore — erano armati solo di lance e picche e nella carica hanno dovuto affrontare il fuoco delle mitragliatrici, ma la loro vittoria è stata inaspettatamente rapida e Haifa è stata espugnata con relativamente poche perdite.

Secondo il resoconto storico di Hassan Balyuzi, dopo la battaglia, i soldati dell’esercito indiano sono stati inviati al cancello della casa di ‘Abdu’l-Baha. Egli «era seduto calmo e imperturbabile nel cortile antistante la sua casa».

Nella sua presentazione, una rappresentante della comunità baha’i indiana, Naznene Rowhani, ha raccontato la storia di alcuni dei soldati indiani che hanno incontrato ‘Abdu’l-Baha due giorni dopo la battaglia e sono stati da Lui invitati a prendere un tè. «È stata una scena pittoresca e suggestiva», ha detto. «‘Abdu’l-Baha, seduto con rappresentanti provenienti dall’India, dalla Persia, dal Kurdistan, dall’Egitto e dall’Inghilterra, alcuni vestiti in abiti militari, altri con turbanti e copricapi indiani, che ricevevano dolcetti dalle Sue mani».

La signora Rowhani ha anche riportato le parole rivolte da ‘Abdu’l-Baha a due ufficiali indiani — Mir Mumtaz Ali e Rasidar Rahim Sher Khan — che Lo hanno incontrato: «Egli ha detto loro che al loro ritorno in India voleva che combattessero un altro genere di guerra, una guerra contro l’ego e la passione. Ha detto che “colui che consegue la vittoria sul proprio ego è il vero vincitore, ha dimostrato il proprio potere e diverrà oggetto delle benedizioni di Dio». ‘Abdu’l-Baha ha poi detto che l’India è una terra dotata di brillanti capacità e ha espresso la speranza che essi avrebbero lavorato per unire i popoli».

Per leggere l’articolo in inglese si vada a: http://news.bahai.org/story/1202/

 

Il sito Web del bicentenario collega tutto il mondo

BAHA’I WORLD CENTRE, 28 settembre 2017, (BWNS) — Un nuovo sito web internazionale per il 200° anniversario della Nascita di Baha’u’llah è stato lanciato oggi.

Il sito Web cambierà per gradi durante il mese prossimo. Attualmente contiene opere artistiche create per l’occasione, articoli sulla vita e sulla rivelazione di Baha’u’llah e messaggi di omaggio scritti da leader nazionali e locali. Nelle prossime settimane esso subirà alcuni cambiamenti, in particolare includerà un lungometraggio sulla vita di Baha’u’llah, che sarà pubblicato il 18 ottobre. Il sito sarà disponibile in sei lingue: inglese, russo, spagnolo, francese, persiano e arabo.

A partire dal tramonto del 20 ottobre nella regione del Pacifico fino al 22 ottobre nelle Americhe, il sito verrà aggiornato, per 72 ore, con foto, notizie e altro materiale mediatico proveniente da decine di posizioni. Si prevede anche di includere una copertura video da alcune delle Case di culto baha’i.

Il sito Web del bicentenario collegherà tutto il mondo registrando le celebrazioni di persone provenienti da tutti i ceti in località selezionate in tutto il mondo mentre celebrano la vita di Baha’u’llah e il Suo messaggio unificatore. Queste località forniranno un esempio delle migliaia di altre celebrazioni che si svolgeranno nei vari Paesi in tutto il pianeta.

La Casa Universale di Giustizia ha scritto che i Giorni santi gemelli sono per tutti un’opportunità per «commemorare i momenti in cui un Essere impareggiabile nel creato, una Manifestazione di Dio, è venuto al mondo».

Visitate il nuovo sito presso http://bicentenary.bahai.org .

Per leggere l’articolo in inglese online, si vada a: http://news.bahai.org/story/1201

Baha’i Media Bank: riflesso di una visione mondiale

BAHA’I WORLD CENTRE, 26 settembre 2017, (BWNS) — Nell’imminenza dello storico bicentenario della nascita di Baha’u’llah, il Baha’i Media Bank ha subito un importante aggiornamento.

Per quasi undici anni, il sito è stato una riserva di risorse visive per editori, giornalisti, video-operatori e studenti.

Con oltre 1600 fotografie, mappe e immagini grafiche, il sito comprende cinque rubriche principali: attività della comunità, amministrazione e agenzie, edifici e luoghi, storia e incontri e convegni baha’i.

Esso presenta un panorama della diversità della comunità baha’i e delle dimensioni delle sue attività che si svolgono a livello locale, nazionale e internazionale. Esso contiene anche una serie di fotografie storiche.

Il contenuto del sito sarà periodicamente aggiornato e alle varie collezioni saranno aggiunte nuove fotografie. Il Baha’i Media Bank è reperibile presso: http://media.bahai.org/ .

Per vedere le foto e legge l’articolo in inglese online, si vada a: http://news.bahai.org/story/1200

Il bicentenario ispira un dono di alberi

The trees donated to Santiago were raised on the land surrounding the Baha’i House of Worship. The community donated some of these plants to the city, where they will be planted in parks and other areas.

SANTIAGO del Cile, 22 settembre 2017, (BWNS) — La comunità baha’i del Cile ha recentemente donato duemila alberi alla città di Santiago.

Questo dono è frutto dal progetto Flora nativa, un’iniziativa di piantare alberi attorno alla Casa di culto baha’i in Cile. Gli alberi sono stati donati in onore dell’imminente bicentenario della nascita di Baha’u’llah, che sarà celebrato il prossimo mese il 21 e 22 ottobre.

Il sindaco della regione metropolitana di Santiago, Claudio Orrego, si è recato alla Casa di culto per accettare la donazione a nome della città e per avere informazioni sul progetto di rimboschimento.

Sin dall’inizio della costruzione della Casa di culto, centinaia di volontari si sono riuniti nel sito del Tempio ogni fine settimana per piantare alberi e ora in quel terreno fioriscono oltre novemila alberi e centinaia di altre piante.

La comunità è stata ispirata ad avviare il progetto dopo aver riflettuto su quello che la Casa di culto avrebbe potuto offrire alla zona circostante.

Maggy Canales è fra gli organizzatori del progetto Flora nativa. La signora Canales mi ha spiegato che il progetto sta migliorando le condizioni dell’ecosistema della foresta e che ha fatto sì che la comunità lavorasse insieme per la conservazione delle specie vegetali autoctone.

Vari membri della comunità di Santiago, studenti, ONG ambientali e gruppi di scout, hanno volontariamente dedicato il loro tempo al progetto. Molti dei semi sono stati raccolti da alberi che crescono ai piedi delle Ande e piantati in una serra nel terreno del Tempio. Gli alberi che ne sono cresciuti sono stati piantati attorno al Tempio o donati a scuole locali e comunità in Santiago e nei dintorni.

Il sindaco Orrego ha parlato del significativo impatto della Casa di culto sul benessere della capitale cilena, definendola «un grande dono per tutti». Durante la sua visita, il signor Orrego ha parlato con i volontari della serra e ha espresso il suo apprezzamento per le molte opportunità che il Tempio ha offerto alla città di cui è sindaco.

Gli alberi donati dai baha’i saranno piantati nei parchi, lungo le strade della città e accanto a corsi d’acqua nelle aree della città più povere di vegetazione.

Per vedere le foto e legge l’articolo in inglese online, si vada a: http://news.bahai.org/story/1199

Per Mahvash Sabet finisce un decennio di ingiusta prigionia

BIC NEW YORK, 19 settembre 2017, (BWNS) — Dopo dieci anni di ingiusta e severa detenzione, la reclusione di Mahvash Sabet è giunta al termine. La signora Sabet è una dei sette membri dell’ex gruppo dirigente baha’i in Iran conosciuto come Yaran, che sono stati messi in prigione in base ad accuse false e infondate.

Durante il suo confino nelle carceri di Evin e Raja’i Shahr, famigerate in Iran, la signora Sabet si è distinta per l’amorevole cura e gentilezza con cui ha trattato le sue compagne di prigione. La giornalista Roxana Saberi, che ha condiviso con lei e con la sua collega Yaran Fariba Kamalabadi una cella nella prigione di Evin, ha scritto che la loro compassione ha toccato le vite di altre detenute e ha ricordato commossa come esse si siano prese cura di lei durante il suo sciopero della fame.

Mentre era in prigione, la signora Sabet, ex insegnante e preside che ha lavorato anche con il Comitato nazionale dell’alfabetizzazione dell’Iran, ha trovato conforto nello scrivere poesie. Nel 2013 le sue notevoli composizioni sono state raccolte e adattate in inglese, pubblicate in un volume intitolato Prison Poems che è stato ampiamente elogiato per la sua qualità letteraria e per la profondità dei suoi temi.

Come è accaduto ai prigionieri di coscienza, scrittori, leader del pensiero e poeti che sono stati ingiustamente imprigionati nel corso della storia, le persecuzioni non hanno fatto altro che amplificare il potere delle idee e delle credenze della signora Sabet.

Il dramma dell’autrice ha attirato l’attenzione su questa commovente raccolta di poesie, ispirando PEN International a presentare la signora Sabet in una campagna in difesa degli scrittori perseguitati. Le sue poesie hanno anche ispirato una composizione musicale del pluripremiato compositore Lasse Thoresen, eseguita a Oslo all’inizio di questo anno durante un festival internazionale di musica.

La signora Sabet, che ora ha 64 anni, è stata arrestata nel marzo 2008. Gli altri sei membri dello Yaran sono stati messi in prigione nel maggio dello stesso anno. Tutti e sette i membri non hanno avuto il permesso di comunicare con l’esterno per settimane, sono stati tenuti in isolamento e hanno subito terribili trattamenti e privazioni, privazioni psicologiche e fisiche.

«Anche se è stata liberata dalla prigione, la signora Sabet non è ancora in piena libertà», ha detto Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a New York. «Ritornerà in una società nella quale i giovani baha’i non possono accedere all’istruzione superiore e a posti di lavoro pubblico, nella quale le aggressioni contro i piccoli negozi di proprietà baha’i sono in aumento, i cimiteri sono profanati, i baha’i sono quotidianamente diffamati nei media sponsorizzati dallo Stato e nella quale essi vengono arbitrariamente arrestati e imprigionati per le loro convinzioni».

Si prevede che gli altri membri dello Yaran ancora in prigione completino la loro pena detentiva nei prossimi mesi. Essi sono la signora Fariba Kamalabadi, 55; il signor Jamalodin Khanjani, 83; il signor Afif Naeimi, 55; il signor Saeid Rezai, 59; il signor Behrooz Tavakkoli, 65; e il signor Vahid Tizfahm, 43.

«Ci auguriamo che il loro rilascio dia inizio a un nuovo capitolo nel trattamento dei baha’i in Iran e che il Governo incominci a rimuovere gli ostacoli che gli impediscono di rispettare la promessa che ha fatto di «creare giustizia per tutti gli iraniani parimenti», ha detto la signora Dugal.

Per vedere le immagini e leggere l’articolo in inglese online, si vada a: http://news.bahai.org/story/1198 .