Vari paesi del mondo progettano francobolli commemorativi baha’i

BAHA’I WORLD CENTER, 28 marzo 2018, (BWNS) –

Francobolli commemorativi

Durante questo anno bicentenario, comunità di tutto il mondo hanno onorato in molti modi diversi la vita e gli insegnamenti di Bahá’u’lláh. In vari paesi, come l’Austria, il Brasile, la Cambogia, la Germania, la Malesia e i Paesi Bassi, un tributo in onore della storica occasione è stata l’emissione di francobolli commemorativi. 

I disegni di questi francobolli sono ispirati ai simboli e all’architettura baha’i. In Cambogia, per esempio, il francobollo riproduce la nuova Casa locale di culto a Battambang. Riproduce l’immagine di un Tempio anche un francobollo pubblicato in Germania, in questo caso la Casa continentale di culto per l’Europa a Langenhain, in Germania. Altri francobolli si sono avvalsi di tipici simboli baha’i, come la stella a nove punte. I francobolli emessi nei Paesi Bassi presentano una famosa opera calligrafica che riproduce parole sacre nella forma di un uccello paradisiaco, opera del famoso artista persiano del XIX secolo Mishkin-Qalam.


Non è la prima volta che vengono emessi francobolli commemorativi per occasioni storiche bahá’í. Nel 1992, anno in cui fu celebrato il centenario della morte di Bahá’u’lláh, vari paesi, come il Brasile, Trinidad e Tobago e Grenada, hanno emesso francobolli.
 

In quell’anno ricorrevano anche altri anniversari degni di nota per i quali sono stati emessi francobolli. A Panama, un francobollo con la Casa continentale di culto per l’America Centrale è stato pubblicato nel 1992, il ventesimo anniversario della dedicazione del Tempio. Quell’anno la Guyana ha emesso un francobollo per celebrare l’arrivo della Fede baha’i nel paese mezzo secolo prima. Nel 2001, Israele ha emesso un francobollo per commemorare l’apertura ufficiale delle Terrazze.

Molti paesi sono stati aperti alla Fede baha’i tra il 1953 e il 1963 durante un piano decennale globale. Un certo numero di francobolli commemorativi è stato emesso a 50 anni dall’insediamento della Fede in alcuni di questi paesi. Monaco e le Isole Salomone sono tra quelli che hanno emesso francobolli per questi “giubilei d’oro”.

Disegni baha’i su francobolli sono comparsi già molti decenni fa. Alla fine degli anni ’40, a Santiago, in Cile, è stata emessa una serie di francobolli con la Casa di culto di Chicago. Diversi anni dopo, Santiago è stata a sua volta scelta per ospitare la futura Casa di culto continentale per il Sud America.

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Il progetto del Tempio nazionale presentato a Naw-Ruz in un’atmosfera di grande gioia

PORT MORESBY, Papua Nuova Guinea, 21 marzo 2018, (BWNS) –

Progetto del Tempio di Papua_Nuova Guinea

Oggi, in uno storico evento, è stato presentato il progetto per la Casa di culto nazionale baha’i della Papua Nuova Guinea. La Casa di culto sarà uno dei due Templi baha’i nazionali che si costruiranno nel mondo nei prossimi anni, a significare una nuova pietra miliare per la comunità mondiale baha’i. 

Circa cinquecento persone si sono riunite nel sito del tempio nella capitale, Port Moresby, per onorare questa occasione senza precedenti, che è stata celebrata a Naw-Ruz, il capodanno baha’i. 

Musiche tradizionali e danze di rappresentanti di varie regioni del paese hanno riempito la celebrazione di gioia ed entusiasmo. Un gruppo di abitanti di Madina, il villaggio dove è nato il primo indigeno bahá’í della Papua Nuova Guinea, ha eseguito una danza sacra per celebrare l’occasione. 

Il programma si è aperto con una preghiera baha’i cantata da un piccolo coro di giovani. «Su questa altura che domina la valle di Waigani e gli edifici e il via vai in lontananza e con la fresca brezza nella calura del giorno, queste parole di Dio erano davvero commoventi», ha detto uno dei partecipanti. 

Dopo un edificante programma devozionale, il Segretario dell’Assemblea Nazionale della Papua Nuova Guinea ha parlato del concetto di Casa di culto. 

«Gli scritti baha’i dicono che la Casa di culto è un centro collettivo della società per la promozione di caldi sentimenti di affetto», ha dichiarato Confucius Ikoirere, il Segretario nazionale, nel suo discorso di apertura. «È un luogo di culto universale aperto a tutti gli abitanti di una località, indipendentemente dalla loro religione, provenienza, etnia o genere». Ikoirere ha anche parlato dell’importanza del Tempio per la costruzione della comunità e ha aggiunto che esso rappresenta la coerenza tra il servizio e il culto ed è unico negli annali della religione. 

Originario della Nuova Zelanda, Rodney Hancock – una delle due persone che hanno portato la Fede baha’i in Papua Nuova Guinea negli anni ’50 – è stato invitato a scoprire il progetto del Tempio davanti al pubblico. 

Un gruppo di donne di Monte Brown ha cantato una canzone nella lingua tradizionale. La canzone raccontava di come i loro padri e madri avevano accettato la Fede baha’i e avevano detto che non sapevano tutto ciò che la Fede avrebbe portato, ma che essa avrebbe portato futuri meravigliosi sviluppi. Indicando il bel modellino della Casa di culto, il gruppo ha affermato di sapere ora cosa intendessero dire i loro progenitori. 

Anche la squadra degli architetti, composta da un architetto nativo dei Papua Nuova Guinea, Henry Lape, e da Saeed Granfar, ha parlato al pubblico. Hanno spiegato che la «ricerca di un tema universale» per il tempio è stata «una grande sfida in un paese con oltre 700 diversi gruppi culturali. 

«Una sottile immagine che ci si è presentata è stata quella dell’arte della tessitura», hanno proseguito Lape e Granfar nel loro discorso. «Nella vita tradizionale dei villaggi, che oggi è viva e vibrante in Papua Nuova Guinea, e anche nelle famiglie urbane, si trovano in abbondanza superfici e oggetti intrecciati. È un’immagine che sa molto di “casa” per la maggior parte di noi, una forma d’arte funzionale e intrinsecamente bella con cui interagiamo quotidianamente». 

Le riflessioni degli architetti hanno anche commentato il fatto che la Casa di culto sarà uno spazio dove la gente della Papua Nuova Guinea potrà incontrarsi per adorare Dio e trovare ispirazione per servire assieme l’umanità. «L’arte della tessitura assomiglia al processo di costruzione dell’unità nella diversità. I singoli filamenti si uniscono per formare qualcosa di infinitamente più forte delle parti costituenti e l’intera composizione dipende dal contributo di ogni singolo filamento». 

L’edificio centrale della Casa di culto avrà una capienza di 350 posti. I nove ingressi a capanna riflettono una struttura tradizionale che è associata al sacro in molte delle principali regioni del paese. 

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Il più giovane membro dello Yaran finisce di scontare la pena di dieci anni di carcere

BIC GINEVRA, 20 marzo 2018, (BWNS) –

Vahid Tizfahm ha finito ieri di scontare la sua condanna a dieci anni di carcere. Quarantaquattrenne, è il più giovane dei sette ex leader baha’i in Iran che sono stati ingiustamente incarcerati per le loro credenze religiose nel 2008. 

Il signor Tizfahm è il sesto membro dell’ex gruppo, noto come Yaran che, avendo finito di scontare la pena, viene liberato. Tutti e sette i membri dello Yaran sono stati arrestati fra marzo e maggio 2008 e hanno trascorso diversi mesi in detenzione prima di conoscere le loro accuse. Alla fine sono stati condannati a dieci anni di carcere con una procedura legale che non aveva alcuna delle caratteristiche di un giusto processo. 

«Siamo, naturalmente, felici che il signor Tizfahm e gli altri membri dello Yaran si ricongiungano con le loro famiglie», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra. «Ma non è una gioia pensare al fatto che il signor Tizfahm ha trascorso un decennio della sua vita in prigione per la sola ragione della sua fede, escluso dalla famiglia, dagli amici e dalla comunità fra i trenta e i quarant’anni. 

«Sia ben chiaro che questo avvenimento non significa che la situazione dei baha’i iraniani sia mutata nel complesso», ha detto la signora Ala’i e ha soggiunto che essi continuano a subire discriminazioni economiche, non possono accedere all’istruzione e rimangono esposti ad arresti e reclusioni arbitrarie. 

Tizfahm fa l’ottico ed era proprietario di un negozio di ottica a Tabriz, dove ha vissuto fino all’inizio del 2008, quando si è trasferito a Teheran. 

È nato il 16 maggio 1973 a Orumiyeh dove ha trascorso l’infanzia e la gioventù. A 23 anni, ha sposato Furuzandeh Nikumanesh. Hanno un figlio piccolo, che frequentava la terza elementare quando il padre è stato arrestato nel 2008. A causa della sua prigionia, il signor Tizfahm non ha potuto essere presente in alcuni dei momenti più importanti della vita di suo figlio. 

«I membri dello Yaran, e di fatto l’intera comunità bahá’í in Iran, hanno subito enormi violazioni dei diritti umani da parte del governo, che in realtà dovrebbe promuovere politiche che migliorino il benessere economico e sociale dei suoi cittadini», ha dichiarato la signora Ala’i. «È un peccato che, invece, esso abbia fatto tutto il possibile per privare un intero segmento della sua popolazione della possibilità di vivere e contribuire liberamente al miglioramento del proprio paese». 

In seguito al recente lancio del sito web Archivi delle persecuzioni baha’i in Iran, un gruppo di avvocati e giudici di spicco di tutto il mondo ha scritto al capo del Consiglio superiore iraniano per i diritti umani, richiamando la sua attenzione sulla vasta raccolta di prove documentali dell’oppressione della comunità baha’i, ma egli ha sfacciatamente negato tutto. 

Con la liberazione di Tizfahm, solo un membro dello Yaran, Afif Naeimi, 55 anni, rimane in prigione. Dovrebbe finire di scontare la pena nei prossimi mesi. 

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Il più anziano dei membri dello Yaran finisce di scontare dieci anni di prigione

BIC NEW YORK, 17 marzo 2018, (BWNS) –

Jamaloddin Khanjani, 2 ° da sinistra, con tre altri ex membri della Yaran che hanno completato le loro sentenze ingiuste — Saeid Rezaie (centro), Fariba Kamalabadi (3 ° da destra) e Mahvash Sabet (2 ° da destra)

Dopo un decennio di ingiusta detenzione e di duro trattamento nelle carceri iraniane, il signor Jamaloddin Khanjani, 85 anni, ha finito di scontare ieri la sua condanna a dieci anni. È uno dei sette membri dell’ex gruppo dirigente dei baha’i in Iran, noto come Yaran, che sono stati incarcerati con accuse false e infondate. 

Il signor Khanjani, il più anziano dei sette, è il quinto uscito dal carcere quest’anno. Lo Yaran era un gruppo ad hoc che si occupava dei bisogni spirituali e materiali fondamentali della comunità bahá’í iraniana. Era stato formato con la piena conoscenza e approvazione delle autorità iraniane dopo che le istituzioni formali baha’i erano state dichiarate illegali in Iran negli anni ’80. 

«Il signor Khanjani e gli altri membri dello Yaran non avrebbero mai dovuto essere messi in prigione», ha detto Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite. «Lungi dall’aver commesso crimini, hanno contribuito al miglioramento delle loro comunità e del loro paese». 

Nato nel 1933 nella città di Sangsar, il signor Khanjani è cresciuto in una fattoria e alla fine ha avviato una fortunata attività di produzione di carbone di legna. Alla fine ha aperto la prima fabbrica di mattoni automatizzata in Iran, impiegando diverse centinaia di persone. All’inizio degli anni ’80, dopo la rivoluzione islamica del 1979, è stato costretto a chiudere la fabbrica e ad abbandonarla, lasciando senza lavoro la maggior parte dei suoi dipendenti a causa della persecuzione che lo colpiva come baha’i. La fabbrica è stata poi confiscata dal governo. 

Negli anni ’90, il signor Khanjani ha messo in piedi una fattoria meccanizzata su terreni di proprietà della sua famiglia. Ma le autorità gli hanno imposto molte restrizioni, rendendone difficile la gestione. Queste restrizioni si estendevano ai suoi figli e ai suoi parenti e includevano il rifiuto di prestiti, la chiusura delle sedi di lavoro, la limitazione dei loro rapporti commerciali e il divieto di uscire dal paese. 

«Il modo in cui il signor Khanjani e gli altri membri dello Yaran sono stati trattati nel corso della loro vita è un esempio di come l’intera comunità baha’i è stata trattata per generazioni», ha detto la signora Dugal. 

I baha’i iraniani continuano a vivere sotto la minaccia di arresti e imprigionamenti arbitrari, di discriminazioni economiche e di negazione dell’accesso all’istruzione superiore. Le persecuzioni di carattere economico si sono particolarmente aggravate negli ultimi anni, il che ha portato a ciò che la Baha’i International Community ha chiamato, in una lettera aperta al presidente Rouhani, «un’apartheid economica contro un segmento della popolazione iraniana». 

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Verso una concezione ampliata della valorizzazione delle donne

BIC NEW YORK, 12 marzo 2018, (BWNS) –

È tempo di formulare una concezione più ampia della valorizzazione delle donne, afferma la Baha’i International Community in una nuova dichiarazione. Il discorso sulla valorizzazione delle donne deve andare oltre la promozione di una maggiore partecipazione delle donne alla vita economica della società, per quanto importante ciò sia, e occuparsi di dare libero corso alle enormi potenzialità delle donne per il progresso del mondo. 

«Il percorso dal dubbio alla fiducia in se stesse, dal silenzio all’espressione, dalla passività all’azione, non può essere compreso solo in termini di ingresso nel mercato del lavoro o di integrazione in una delle varie catene della produzione globale», dice la dichiarazione. «Lo sviluppo delle capacità deve riguardare tutti gli aspetti dell’esistenza umana: economica, sociale, intellettuale, culturale, spirituale e morale». 

Intitolata «Al di là dell’economia: un’inchiesta morale sulle radici della valorizzazione», la dichiarazione è stata preparata per la 62a commissione annuale delle Nazioni Unite sullo status delle donne (CSW), che ha inizio oggi e segue le celebrazioni mondiali della Giornata internazionale della donna l’8 marzo. 

Il CSW di quest’anno si occupa della valorizzazione delle donne rurali. La dichiarazione della BIC, che illustra questo tema, si basa sugli spunti forniti da varie donne che sono impegnate nella trasformazione sociale delle loro comunità e società in diversi contesti in tutto il mondo. 

Tra le sue principali raccomandazioni, la dichiarazione propone che i sistemi educativi siano rimodellati per dare pieno corso al potenziale delle donne e aiutarle a sviluppare «capacità di servizio alla comunità e alla società». Attingendo all’esperienza della comunità baha’i, essa suggerisce che le donne, quando acquisiscano potere e contribuiscano alla trasformazione delle loro comunità a diversi livelli, diventano più visibili, sfidando le dicotomie di genere preesistenti e «le idee tradizionali sui modelli sociali e sui ruoli svolti dalle donne e dagli uomini». 

«In tutto il mondo ci sono molti esempi di casi in cui le donne e gli uomini lavorano assieme nel reciproco rispetto», afferma la dichiarazione. 

Osservando il progresso delle donne nel più ampio contesto del progresso della società nel suo insieme, la dichiarazione prende in esame una serie di importanti temi. 

«Un problema di cui la Commissione sullo status delle donne deve occuparsi, quindi, è la replica di ciò che funziona. Che cosa dobbiamo fare per costruire nelle varie società una cultura nella quale le donne e gli uomini contribuiscano insieme e con gioia al bene comune?», chiede la dichiarazione della BIC. 

«Che cosa è possibile ottenere nelle comunità locali, non solo in alcuni programmi pilota o per la durata di un ciclo di finanziamento, ma indefinitamente nel futuro e in tutto il mondo?». 

L’esame di queste domande e delle loro risposte contribuirà a un processo globale di apprendimento che consentirà all’umanità di avanzare collettivamente in questo campo, afferma la dichiarazione. 

La Commissione sullo status delle donne va dal 12 al 23 marzo 2018. 

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