Norte del Cauca attende con impazienza l’inaugurazione del Tempio

AGUA AZUL, Colombia, 21 luglio 2018, (BWNS) –

Cresce l’aspettativa per l’apertura domenica mattina della Casa di culto baha’i di Norte del Cauca, Colombia. Più di mille ospiti provenienti da tutto il paese sono attesi per la cerimonia, che avrà inizio alle 9 ora locale, 14:00 GMT.  

La cerimonia di inaugurazione del Tempio è un’occasione storica per gli abitanti di Norte del Cauca, il paese dove ora sorge quello che è la seconda Casa di culto locale baha’i del mondo. 

Quando i partecipanti arriveranno domenica mattina, vedranno il bellissimo edificio centrale, i fabbricati che sorgono ad esso e una nascente foresta nativa.   

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Alla vigilia dell’inaugurazione, l’architetto riflette sulla cultura, sull’ambiente, sui principi spirituali

AGUA AZUL, Colombia, 20 luglio 2018, (BWNS) –

Quando l’architetto Julian Gutierrez Chacón è stato invitato a partecipare a un processo di selezione di progetti per la Casa di culto baha’i in Norte del Cauca, Colombia, non conosceva la Fede baha’i.  

Ora, il progetto per il secondo Tempio locale baha’i del mondo curato dalla sua impresa è diventato una realtà tangibile. L’edificio sarà inaugurato domenica. 

Riflettendo sul processo della progettazione del Tempio, il signor Gutierrez Chacón spiega che lo spirito degli abitanti di Norte del Cauca e della loro comunità baha’i lo ha toccato profondamente. «Senza dubbio, conoscere i baha’i del luogo e condividere così tanto con loro, specialmente la gente di Norte del Cauca, ci ha fatto credere di più nelle persone, nella loro bontà e nella loro umiltà», ha detto. 

«Questa esperienza ci ha restituito la speranza nella possibilità di avere un mondo migliore. Professionalmente, abbiamo imparato molto ma, e questa è la cosa più importante, ci ha fatto crescere fino ad acquisire un senso di coscienza sociale e ambientale che trascende la tecnica. Ci sentiamo privilegiati per essere stati parte di questa storica impresa». 

Il signor Gutierrez Chacón e il suo team del CUNA Ingegneria e architettura sostenibile si occupa di progetti che intendono essere in armonia con l’ambiente naturale e sociale delle comunità circostanti. Essi hanno portato la loro esperienza in queste aree nel modo in cui hanno prodotto e gestito il progetto della Casa di culto. Ma, secondo il signor Gutierrez Chacón e i suoi colleghi, questo progetto è stato molto diverso dagli altri perché si è anche avventurato nel Regno di ciò che egli definisce «architettura spirituale». 

Il signor Gutierrez Chacón ha spiegato che, nel disorientamento e nel disagio che molti percepiscono sullo stato attuale del mondo, «il Tempio è come una stella polare, una bussola, che ci può offrire un orientamento per la nostra vita». 

Gli insegnamenti baha’i sull’unità – di Dio, del genere umano e della religione – sono incarnati nella forma che accomuna tutti i templi baha’i. Sentirsi fortemente legati al principio dell’unità, dice il signor Gutierrez Chacón, «esprimere questo concetto in un edificio è una sfida molto stimolante e interessante». 

La Casa Universale di Giustizia ha scritto nel suo messaggio del 1° agosto 2014 ai baha’i del mondo che gli architetti delle Case di culto baha’i «devono affrontare la singolare sfida di progettare Templi “quant’è possibile perfett[i] nel mondo dell’essere”» e «che si armonizzino con naturalezza con la cultura locale e con la vita quotidiana di coloro che vi si riuniranno per pregare e meditare». La Casa di Giustizia ha anche scritto che i Templi combinano «due aspetti essenziali e inseparabili della vita bahá’í: culto e servizio». 

Questi due elementi della vita comunitaria sono fioriti in Norte del Cauca nel corso di decenni di sforzi per rafforzare i legami della comunità e costruire nuovi modelli di relazioni basate sull’unità e sulla giustizia.  

In questo contesto la squadra architettonica ha affrontato il suo storico progetto. Nello sforzo di creare una struttura che fosse coerente con la cultura, i valori e l’estetica del luogo, la squadra ha voluto conoscere la vita delle comunità circostanti, partecipare alle loro attività. La squadra ha anche imparato a capire il profondo legame che unisce la gente di Norte del Cauca alla terra e all’ambiente. 

Il desiderio di collegare il Tempio con il paesaggio storico della regione ha ispirato un progetto di rimboschimento del terreno che circonda la Casa di culto. Noto come Bosque nativo, il terreno circostante è ora sede di una sbocciante foresta nativa, che contrasta con le vicine piantagioni di canna da zucchero che hanno sostituito la ricca varietà della flora indigena della zona.  

«Il Bosque nativo sta riacquistando ciò che la comunità aveva perso», afferma il signor Gutierrez Chacón. I biologi ci hanno aiutati a reperire le specie originali di piante di questa zona. 

«Quando abbiamo incominciato a studiare maggiormente le piante autoctone, abbiamo capito il significato dell’albero del cacao. Prima dell’arrivo dell’industria della canna da zucchero, la comunità ricavava molte cose dal cacao – economia, ospitalità nelle case, fonte di alimentazione e di energia come bevanda». 

La squadra architettonica ha anche notato che gli edifici di Norte del Cauca sono tradizionalmente fatti di terra, utilizzando piastrelle di fango, terra battuta o mattoni di argilla. Tipici sono i grandi tetti sporgenti, spesso fatti di piastrelle di terra cotta. 

«Il cacao e la terra», dice mostrando alcune fotografie della pianta del cacao e di edifici locali che hanno ispirato la squadra. «Queste sono alcune delle cose che abbiamo studiato e utilizzato come approccio per esaminare i vari concetti». 

Il seme del cacao è suddiviso in strisce, ma le strisce sono tenute insieme come un tutt’uno. «Abbiamo usato la terra sul tetto e sulle pareti del Tempio per ricreare nei suoi nove lati questa forma familiare», dice il signor Gutierrez Chacón. 

Egli approfondisce ulteriormente il motivo della pianta di cacao: «Volevamo che il Tempio avesse una corona – dove potessimo inserire il Più Grande Nome – e anch’essa assomiglia al fiore del seme di cacao, da cui nasce una cosa viva». Questa corona, una struttura gialla situata in cima al tetto in cotto, è fatta di un materiale fluorescente che assorbe la luce solare durante il giorno ed emette luce naturale fino al tramonto. 

La collaborazione tra le molte persone che hanno lavorato per il progetto del Tempio è stato un momento culminante per il signor Gutierrez Chacón. I professionisti coinvolti, egli dice, «hanno visto questa esperienza come qualcosa di più di un semplice lavoro. Tutti sono stati ispirati sin dall’inizio dalla filosofia baha’i ed erano consapevoli dell’impatto positivo che questo progetto avrà sull’umanità.  

«La Casa di culto, dice il signor Gutierrez Chacón, è «un punto di inizio da cui tante cose si irradiano verso la vita della gente». 

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In un forum dell’ONU i giovani alla testa dello sviluppo

BIC NEW YORK, 18 luglio 2018, (BWNS) – In una serie di dinamiche tavole rotonde organizzate dalla Baha’i International Community (BIC), una delegazione di giovani adulti si è consultata sulla responsabilità della loro generazione nella formazione di società pacifiche e giuste e nella ridefinizione della natura della leadership e del potere. Il contesto era un grande convegno annuale delle Nazioni Unite che ha avuto luogo dal 9 al 18 luglio. 

Come è possibile fare in modo che la responsabilità di lavorare per il miglioramento del mondo non sia l’esclusiva occupazione di relativamente pochi esperti e professionisti, ma il diritto di tutti – un’espressione di ciò che significa essere umani? Di questo ha parlato Liam Stephens, uno dei partecipanti, delegato della BIC proveniente dall’Olanda. 

«Pensare in questo modo fa sì che tutto ciò che facciamo – lavoro, studi, vita familiare – ci spinga verso una società giusta e pacifica. Ci permette di vedere che ognuno di noi ha un contributo speciale da offrire a questo lavoro», ha detto il signor Stephens ai suoi collegi della tavola rotonda. 

I delegati della BIC al Forum politico d’alto livello dell’ONU 2018 si sono uniti ai rappresentanti di organizzazioni collaboratrici in una serie di tavole rotonde della BIC che hanno discusso i contributi che i giovani possono offrire per il raggiungimento degli Obiettivi globali dello sviluppo sostenibile, noto come Agenda 2030. Questo Forum è un incontro annuale degli Stati membri dell’ONU e altri che esamina i progressi compiuti nel conseguimento degli obiettivi dello sviluppo sostenibile. Parallelamente al Forum, alcune organizzazioni non governative come la BIC hanno organizzato eventi correlati. Nelle tre tavole rotonde si è parlato della forza insita nella diversità, della costruzione di società pacifiche e resilienti e della costruzione di capacità per la trasformazione della vita comunitaria. 

Quando partecipano più pienamente alla vita della società, i giovani incominciano a esaminare alcuni quesiti fondamentali su come la società progredisce e su che cosa possa favorirne o ostacolarne il progresso. I partecipanti alle tavole rotonde della BIC hanno notato che per far avanzare la società occorre costruire la capacità di operare un cambiamento significativo tra crescenti numeri di persone. Le discussioni si sono anche occupate di nuovi approcci alla leadership, basata su una più costruttiva comprensione del potere e dell’autorità. 

«Quando si abbandonino i concetti ereditati di dominanza e di controllo e si adottino il potere della cooperazione e l’unità di pensiero e di azione, le capacità insite nella gioventù affiorano e possono essere orientate verso il bene comune», ha spiegato Emmanuel Zapata Caldas, un partecipante proveniente dalla Colombia delegato della BIC. 

I giovani sviluppano la capacità di identificare le forze positive e negative in atto nelle loro comunità. Basandosi sul potere della consultazione prendono sagge decisioni di gruppo e il loro desiderio più profondo è di servire disinteressatamente la società, ha detto il signor Zapata Caldas. 

Parlando ai giovani che aspirano a guidare i processi del cambiamento sociale, il partecipante Upasana Chauhan, rappresentante dell’ONU per la campagna Man Up, li ha esortati a portare avanti nel lavoro anche gli altri giovani: «Un leader non è una persona che va avanti lui o lei da solo, ma chi porta avanti anche tutto il gruppo», ha notato la signora Chauhan. «Quando sei dieci passi avanti di qualcun altro, prenditi 15 minuti alla fine della giornata e porta quella persona verso qualunque situazione ti aiuti a imparare e a progredire». 

I partecipanti hanno inoltre discusso le implicazioni del concetto che l’umanità è come un corpo umano interconnesso, un tema centrale degli insegnamenti baha’i, esaminando i numerosi legami di interconnessione tra i popoli del mondo. 

Un giovane partecipante proveniente dall’Afghanistan –Bahman Shahi, delegato dell’organizzazione per la costruzione della pace Search for Common Ground – ha sottolineato l’importanza di questi legami nella società contemporanea e per il futuro, facendo riferimento a una poesia classica: «Essa dice che l’essere umano è un solo corpo e che quando una qualsiasi sua parte sta male, tutto il corpo sente male. Questo è ciò che il mondo ha bisogno di capire». 

Un altro importante tema discusso dai partecipanti è stato l’identità: si è detto che certe concezioni di se stessi possono creare un senso di unità e unicità, mentre altre possono aumentare un senso di alterità e favorire la divisione. Tutti e tre gli eventi della serie hanno cercato di esaminare le modalità per costruire le basi necessarie per conseguire un senso di identità condivisa. 

«Negli aspetti essenziali della vita – nella capacità di ogni essere umano di sognare, pensare, creare; nel desiderio di ogni cuore di trovare la felicità, di crescere, di entrare in rapporto con gli altri – fra noi non esistono distinzioni», ha spiegato Saphira Rameshfar, rappresentante della BIC e una degli organizzatori della serie. 

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A proposito di media e religione in India

NUOVA DELHI, 12 luglio 2018, (BWNS) –

Come può la copertura mediatica della religione contribuire a una maggiore comprensione e favorire l’armonia sociale? Questa e altre domande hanno animato un dinamico forum co-ospitato dalla comunità baha’i indiana sabato scorso a Nuova Delhi. 

L’evento ha evidenziato il fatto che troppo spesso nei media la fede è associata solo a espressioni negative della pratica religiosa, come la superstizione, il pregiudizio, l’oppressione e l’esclusione. Inoltre, data la crescente ondata di estremismo religioso negli ultimi decenni, la violenza religiosa è stata oggetto di grande attenzione da parte dei media. 

Ma la religione è ampia e multiforme e i molti contributi costruttivi da essa offerti alle comunità e alle civiltà sono trascurati nei media e nel dibattito popolare. Secondo il gruppo di oratori che hanno parlato sabato, che comprendeva eminenti figure mediatiche, funzionari governativi, studiosi e rappresentanti religiosi, questa realtà è particolarmente vera nella società indiana. 

Secondo il direttore generale dell’Istituto indiano per la comunicazione di massa (IIMC), K. G. Suresh, questo dipende in parte dal fatto che i professionisti dei media non comprendono che casa è la religione. «I giornalisti devono capire la vera natura della religione – che contribuisce all’amore e all’unità, inculca virtù e moralità», ha detto il signor Suresh nel suo discorso di apertura in quanto presidente del forum di sabato. «Non devono identificare la religione con i falsi uomini di fede che sfruttano le persone e svolgono attività criminali. Devono concentrarsi sulle molte storie di armonia e amorevole convivenza tra persone di diverse comunità religiose e non limitarsi a guardare i casi di conflitto». 

I membri della tavola rotonda hanno esaminato alcune delle sfide connesse con l’attuale modello dei media. Per esempio, hanno discusso su come la pubblicazione degli articoli è spesso guidata dal sensazionalismo. Il ritmo con cui le notizie sono segnalate spesso compromette le esigenze di profondità, precisione e sfumature in un tema così complesso come la religione. Nell’esaminare le carenze degli attuali mezzi di comunicazione, la tavola rotonda ha riconosciuto la difficoltà di trovare una via d’uscita. Una delle principali conclusioni è stata che i giornalisti hanno bisogno di incontrarsi per soffermarsi a riflettere su quello che scrivono e sull’impatto che esso ha sulle percezioni e sui comportamenti. 

L’IIMC e l’Ufficio delle pubbliche relazioni dei baha’i dell’India hanno congiuntamente ospitato l’incontro presso il campus dell’Istituto a Nuova Delhi, sotto il titolo di «Parlare di religione nei media con sensibilità e comprensione in un mondo interdipendente». 

«Stiamo cercando di imparare assieme agli altri come si possano applicare i principi spirituali propugnati dalle principali religioni per la trasformazione delle persone e della società e per il miglioramento del mondo. Dato che i media hanno un grande potere di plasmare le percezioni e i discorsi pubblici, la comunità baha’i indiana e l’IIMC hanno sentito il bisogno di avere una conversazione con i professionisti dei media sul modo in cui essi parlano della religione», ha spiegato Nilakshi Rajkhowa, Direttore dell’Ufficio baha’i delle relazioni pubbliche in India. 

Durante l’evento, i giornalisti della stampa, della radio e della televisione hanno parlato con franchezza di ciò che percepiscono come sfide nel parlare di religione, come per esempio l’eccessiva attenzione sul conflitto e la scarsa attenzione sull’armonia fra i gruppi religiosi. Vari oratori hanno sostenuto che in India, dove la religione è una forte presenza nella vita delle persone, la responsabilità dei media nei confronti di un’attenta e corretta presentazione della religione assuma un’importanza speciale e contribuisca al modo in cui i gruppi percepiscono le loro relazioni fra loro stessi e con la società in senso lato. 

Il relatore Chandan Mitra, membro del Parlamento, editor e direttore del giornale The Pioneer, ha parlato della necessità di comprendere la straordinaria influenza della religione sulla società. «Se vogliamo una società basata sui valori, non possiamo ignorare la religione. Essa dà a tutti noi il senso del dharma o moralità». 

Più tardi, riflettendo sull’evento, la signora Rajkhowa ha detto: «I giornalisti possono avvalersi di questi spazi per una riflessione profonda e consapevole sulla loro professione». Il prossimo anno, l’IIMC e la comunità baha’i dell’India hanno intenzione di proseguire in una serie di tavole rotonde la discussione sul tema “media e religione”. 

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Nelle isole Mentawai miglioramenti in campo educativo

TUAPEIJAT, Indonesia, 4 luglio 2018, (BWNS) –

La Fede baha’i è arrivata nelle isole Mentawai, un gruppo di settanta isole al largo delle coste dell’Indonesia, negli anni 1950. Molte comunità di queste isole hanno abbracciato gli insegnamenti di Baha’u’llah, ad esempio l’essenziale nobiltà dell’essere umano, l’unità del genere umano e l’importanza dell’educazione per l’esplicazione delle vaste potenzialità latenti nella mente e nell’anima degli esseri umani. 

Negli anni successivi, la facilitazione dell’accesso all’educazione è diventata una priorità. Nei villaggi di tutte le isole sono state aperte scuole, accessibili a tutti i bambini. Nel 1963, durante il primo Congresso mondiale baha’i che si è tenuto a Londra, un giovane mentawaiano ha parlato a un pubblico di oltre seimila persone provenienti da una quarantina nazioni. Il giovane, che aveva partecipato a programmi educativi offerti dalla comunità baha’i, ha illustrato gli sviluppi occorsi nella sua patria. 

Nei decenni successivi i baha’i dell’Indonesia hanno dovuto affrontare molte sfide fino al 2014, quando il Ministero della religione ha riconosciuto la loro Fede come religione indipendente. Eppure durante tutto quel periodo, la comunità baha’i indonesiana ha gradualmente contribuito al processo educativo in tutte le isole. 

Per commemorare il bicentenario della nascita di Baha’u’llah, la comunità baha’i indonesiana ha organizzato, insieme con un’organizzazione mentawaiana di ispirazione baha’i, un convegno sull’importanza dell’educazione spirituale per la costruzione di comunità pacifiche e fiorenti. L’evento ha avuto luogo in Tuapeijat il 16 aprile. 

L’organizzazione non governativa, che si chiama Yayasan Bhinneka Tunggal Ika (YBTI), che significa Fondazione per l’unità nella diversità, promuove l’apertura di scuole di proprietà locale e che operano localmente nelle comunità isolate che compongono le isole Mentawai e offre formazione professionale per gli insegnanti. 

«Se ci guardiamo attorno, vediamo molti conflitti economici, politici e sociali», ha detto il signor Nikanor Saguruk, vice capo del Parlamento locale, nel suo discorso di apertura durante il seminario. «Ma oggi siamo molto grati all’YBTI per l’opportunità che ci ha offerto di discutere in questo seminario su come l’educazione possa aiutarci a costruire l’unità, la tolleranza e l’unità – gli elementi fondamentali per la prosperità delle nazioni». 

Al convegno hanno partecipato numerosi funzionari governativi, tra cui il dottor Muharram Marzuki, capo del Centro per la ricerca e lo sviluppo del Ministero della religione dell’Indonesia. Hanno partecipato anche vari insegnanti provenienti da cinque scuole aperte dall’YBTI che hanno eseguito una danza tradizionale mentawaiana in apertura del convegno. 

Nel suo discorso durante il convegno, la signora Seminar Siritoitet, rappresentante del reggente del distretto delle isole Mentawai, ha ricordato la trascorsa penuria di scuole accessibili ai bambini mentawaiana e gli sforzi che la comunità baha’i delle isole ha compiuto negli ultimi decenni per migliorare la situazione educativa in collaborazione con altri. 

Anche il pastore Panulis Saguntung, nel suo intervento, ha richiamato alla memoria questa storia di vecchia data. Fra i suoi ricordi d’infanzia ha ricordato di aver frequentato negli anni 1960 una scuola di un remoto villaggio mentawaiano che era gestita da due insegnanti, uno cristiano e l’altro baha’i. Gli insegnanti, ha spiegato, lavoravano insieme e davano lezione nella chiesa del villaggio, poiché non c’era nessun edificio scolastico. 

Uno dei membri del direttivo dell’YBTI, il dottor Manoochehr Tahmasebian, ha spiegato in una presentazione che l’approccio dell’organizzazione all’istruzione e alla costruzione di unità si ispira a principi tratti dagli insegnamenti di Baha’u’llah. Fondamentale tra questi, ha dichiarato, è l’importanza dell’educazione spirituale che incoraggia lo sviluppo delle qualità necessarie per costruire la pace e l’armonia sociale. L’obiettivo di questa educazione non è quello fornire un’educazione religiosa o di convertire gli studenti a una particolare fede. L’YBTI si propone di assistere i giovani delle più svariate provenienze a imparare a promuovere l’unità nella diversità e a contribuire al progresso della loro società. 

Le attività dell’YBTI fanno parte di un più ampio, ma ancora iniziale, impegno dei baha’i delle isole Mentawai di contribuire a promuovere l’educazione. I baha’i del luogo continuano ad ampliare e rafforzare un processo educativo che aiuta le persone a costruire la capacità di porsi al servizio delle proprie comunità, ad esempio offrendo ai bambini e ai giovani opportunità di educazione morale e spirituale. 

Nel frattempo, le scuole dell’YBTI si stanno attualmente concentrando sul rafforzamento di vari aspetti del loro funzionamento come la qualità della formazione accademica e morale, ha spiegato il dottor Tahmasebian. Esse stanno anche imparando ad aiutare la comunità a sentirsi sempre più proprietaria delle scuole. Lo fanno mediante periodiche visite degli insegnanti ai genitori per conversare sui progressi dei loro figli. Le scuole mirano anche a fornire ai genitori spazi nei quali possano studiare e discutere i concetti relativi all’educazione per contribuire a rafforzare il lavoro per lo sviluppo delle capacità intellettuali e spirituali delle ultime generazioni svolto in aula dagli ibsegnanti. 

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