Nuovo video mostra i progressi del Tempio in Colombia

AGUA AZUL, Colombia, 14 maggio 2017 (BWNS)
A Norte del Cauca continuano gli sviluppi mentre la comunità si prepara per il completamento della Casa di culto bahá’í locale.
Sebbene questa regione della nazione abbia sperimentato decenni di ricchi sviluppi nell’avanzamento spirituale e materiale della sua popolazione, l’annuncio del 2012 sul progetto per la costruzione di una Casa di culto in quella regione ha ispirato le comunità limitrofe a raggiungere nuove vette del servizio, arricchendo gli aspetti devozionali della vita comunitaria e rafforzando il legami di amicizia e unità.
È stato appena realizzato un nuovo video che evidenzia i recenti progressi nel processo di costruzione del tempio, iniziato a gennaio del 2017. Sono iniziati anche i lavori per gettare le fondamenta delle strutture complementari attorno al tempio. Nel tempo, questi edifici saranno dipinti nei colori luminosi tradizionali degli edifici della regione.
Norte del Cauca è una delle cinque località che la Casa Universale di Giustizia ha individuato nel 2012 per la costruzione di una Casa di culto bahá’í locale. Il completamento del tempio è previsto agli inizi del 2018.

Per leggere l’articolo in inglese on-line e vedere il video si vada a: http://news.bahai.org/story/1168

Lanciata la campagna globale per i leader baha’i imprigionati

NEW YORK, 12 maggio 2017, (BWNS) — La Baha’i International Community sta lanciando una campagna globale per chiedere la liberazione immediata dei sette leader baha’i iraniani, ingiustamente imprigionati da ormai nove anni.

La campagna, intitolata «No a un altro anno», intende dare informazioni sulle sette donne e uomini sommariamente arrestati nel 2008 e condannati a vent’anni di carcere per le loro convinzioni religiose. La sentenza è stata ridotta a dieci anni nel 2015 per la tardiva applicazione del nuovo codice penale iraniano.

«La nostra aspettativa è che queste sette persone coraggiose siano rilasciate il prossimo anno quando avranno scontato la pena», ha detto Bani Dugal, la principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

«Ma la realtà è che in primo luogo non avrebbero mai dovuto essere arrestati o imprigionati e inoltre che, ai sensi del diritto iraniano, avrebbero dovuto avere molto tempo una sospensione condizionale della pena.

«In realtà queste sette persone, le loro famiglie e l’intera comunità baha’i iraniana sono tutti soggetti a ingiustizie e crudeltà, oppressioni e tirannie. Sono tutti vittime di inique politiche di strangolamento economico, di un’inesorabile negazione dell’accesso all’istruzione superiore e di maligni attacchi impuniti contro i baha’i e le loro proprietà, per non parlare dell’’intensa propaganda negativa dei media dello stato», ha detto.

In un messaggio indirizzato ai baha’i dell’Iran in occasione dell’anniversario della prigionia dei sette, la Casa Universale di Giustizia afferma:

«Alcuni degli eventi dell’anno passato non hanno lasciato alcun dubbio nelle menti della gente in Iran e altrove sul fatto che un inflessibile fanatismo e considerazioni mondane di alcuni tra i leader religiosi sono il motivo reale di tutta l’opposizione e l’oppressione contro i bahá’í».

Inoltre dichiara: «Coloro che rappresentano il Paese sulla scena internazionale non sono più in grado di negare che questi atti di discriminazione sono una reazione a questioni di fede e di coscienza. I funzionari, in mancanza di qualsiasi spiegazione convincente del loro comportamento irrazionale e incuranti del danno prodotto dalle loro politiche meschine al nome e alla credibilità del Paese, sono incapaci di dare una risposta plausibile al motivo per cui sono così preoccupati per l’esistenza di una comunità bahá’í dinamica nella loro terra».

La campagna per i sette baha’i imprigionati, che ha inizio oggi, mira a ottenere il loro immediato rilascio. Essi sono Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rezaie, Mahvash Sabet, Behrouz Tavakkoli e Vahid Tizfahm. Il più anziano di loro ha oltre ottant’anni.

Analogamente alle campagne degli anni precedenti, essa commemora l’anniversario dell’arresto di sei dei sette il 14 maggio 2008. Sarà supportata da video, canzoni e attività pensate per richiamare l’attenzione sulla loro situazione.

La campagna di quest’anno si concentra anche su tutti gli eventi che essi si sono persi durante i nove anni di prigionia, le gioie e i dolori della vita quotidiana con le loro famiglie e le persone care.

«Tutti e sette sono sposati e hanno figli e, prima dell’arresto, avevano ricche vite familiari», ha detto la signora Dugal. «Tutti e sette erano estremamente attivi nel lavoro per il miglioramento della loro comunità — per non parlare dell’intera società iraniana.

«La loro lunga prigionia ha significato, tra le altre cose, che si sono persi la nascita di numerosi nipoti, i matrimoni gioiosi di figli e parenti stretti e i funerali di membri della famiglia e di cari amici.

«Sono stati costretti a celebrare le festività nazionali e religiose in prigione, anziché in compagnia dei loro cari. E, mentre erano in prigione, non hanno potuto prendersi cura delle loro aziende e delle loro imprese, che ne hanno sofferto e, in almeno un caso, sono state distrutte dal governo», ha detto.

La Baha’i International Community chiede al governo iraniano di liberarli immediatamente, assieme agli altri 86 baha’i attualmente dietro le sbarre in Iran — tutti detenuti esclusivamente per le loro convinzioni religiose.

Ulteriori informazioni sulla campagna sono reperibili in una sezione speciale del sito web della Baha’i International Community.

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La festività di Ridvan celebrata in tutto il mondo

BAHA’I WORLD CENTRE, 7 maggio 2017, (BWNS) — Per 12 giorni a fine aprile e inizio maggio le comunità baha’i in tutto il mondo hanno celebrato la loro festa più sacra: Ridvan.

Questa festività annuale ricorda l’anniversario dei giorni trascorsi da Baha’u’llah sulle rive del fiume Tigri a Baghdad.

Nel 1863, Baha’u’llah sostò in un giardino sulle rive del fiume Tigri per 12 giorni, durante i quali i Suoi molti ammiratori nella città andarono a dirGli addio. Baha’u’llah annunciò agli amici che Gli erano vicini in quei giorni che Egli era il Messaggero di Dio per una nuova era, preannunciato nelle Scritture del mondo. Egli chiamò quel giardino “Ridvan”, che significa “paradiso”.

Nel periodo di Ridvan Baha’u’llah inoltre proclamò i principi spirituali fondamentali sui quali i Suoi insegnamenti si basano — l’arrivo di una nuova fase dell’evoluzione della vita dell’umanità, caratterizzata dalla pace e dalla fine della violenza.

Oggi, la festività di Ridvan è il più gioioso dei giorni santi baha’i. Nei villaggi, nelle cittadine e nelle città del mondo, le comunità baha’i celebrano questi giorni speciali con incontri aperti a tutti.

Inoltre il primo giorno di Ridvan, in migliaia di località in tutto il mondo, i baha’i votano per i loro consigli direttivi locali. E durante i 12 giorni festivi di Ridvan, in circa 180 paesi e territori hanno luogo convenzioni nazionali, durante le quali alcuni delegati si riuniscono per votare l’Assemblea Spirituale Nazionale, un consiglio di nove membri responsabile di guidare, coordinare e stimolare l’attività dei baha’i nella sua giurisdizione. Le elezioni baha’i sono caratterizzate dalla mancanza di candidature e di campagne elettorali. Quest’anno, le elezioni nazionali hanno avuto luogo in due fine settimana: 22-23 aprile e 29-30 aprile.

Ogni anno il primo giorno di Ridvan, la Casa Universale di Giustizia invia un messaggio ai baha’i del mondo. Il messaggio di quest’anno ricorda che «l’ultimo bene dell’umanità dipende dal superamento delle sue differenze e dal solido conseguimento della sua unità».

Esso afferma inoltre: «Ogni contributo che i bahá’í offrono alla vita della società mira a promuovere l’unità. Ogni sforzo di costruzione della comunità è diretto verso questo stesso scopo».

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L’unità e l’uguaglianza ispirano un gran capo africano

NIKKI, Benin, 24 aprile 2017, (BWNS) — Nel Benin, in Africa Occidentale, un capo del popolo fula si sta concentrando sull’unità delle diverse popolazioni della sua terra.

I fula sono ampiamente disseminati in tutta l’Africa del Nord. Essi sono considerati la più grande comunità nomade pastorale nel mondo, anche se in tempi più recenti molti di loro sono divenuti stanziali e ora sono agricoltori, commercianti e artigiani, eccetera. Il popolo fula, una comunità prevalentemente musulmana, è stato il popolo che ha diffuso l’Islam nell’Africa occidentale e, tradizionalmente, i loro capi sono stati musulmani.

Per la prima volta, questa posizione di autorità morale e consuetudinaria per i circa 100.000 fulani che vivono nella zona è detenuta da un baha’i. Il gran capo Djaouga Abdoulaye, un insegnante di scuola in pensione che ha 76 anni, è salito al trono nel mese di luglio dello scorso anno. È divenuto baha’i nel 1980 quando la Fede è stata introdotta nel Benin.

Questo cambiamento nella leadership ha stabilito un nuovo precedente, che è stato inizialmente accolto con riserve da alcuni membri della società. Tuttavia, l’esempio del gran capo Djaouga, e in particolare il suo impegno per l’unità e unicità, hanno contribuito a favorire armoniosi legami tra il clero locale e i capi tribali della regione.

La cerimonia dell’insediamento è stata un incontro vivace e gioioso che ha attratto 5000 persone e rispecchiato il principio dell’unità nella diversità. L’evento è stato trasmesso anche dalla televisione e dalla radio nazionale.

«La dimensione di questa cerimonia è stata senza precedenti», ha detto Saadou Saidou, che ha partecipato all’evento. «Il fatto che Junwuro [il gran capo Djaouga] è un intellettuale e, soprattutto, che ha le qualità che ha, significa che noi, suoi sudditi, sappiamo che durante il suo regno accadranno grandi cose».

Parlando dell’influenza degli insegnamenti baha’i sulla sua vita, il gran capo Djaouga ha detto che i principi dell’unità del genere umano e dell’uguaglianza fra gli uomini e le donne, guidati da un elevato standard morale, hanno ispirato la sua idea di leadership.

«Da quando sono diventato baha’i, ho incominciato a capire lo standard di eccellenza proposto dagli scritti baha’i», ha detto.

Il suo impegno per la giustizia e la sua speranza di rafforzare l’unità emergono nelle sue decisioni. Il tribunale del Gran Capo è divenuto un luogo al quale i sudditi possono rivolgersi per la risoluzione dei conflitti, dove i ricchi non ricevono speciali favori, dove la corruzione non ha posto e dove la posizione sociale non influenza la decisione.

Interrogato sui suoi obiettivi e sulle sue speranze per la sua comunità, il gran capo Djaouga ha dichiarato che vuole aiutare il suo popolo tradizionalmente nomade a rsolvere le difficoltà causate dal fatto che esso è considerato apolide e pertanto non può ottenere documenti di identità. Soprattutto, egli spera di promuovere l’unità tra il popolo fula.

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