Le comunità baha’i ricevono altri messaggi pubblici

Londra, 16 ottobre 2017, (BWNS) — In occasione del bicentenario della nascita di Baha’u’llah, alcune comunità baha’i si sono rivolte ai funzionari locali e regionali e, in alcuni casi, ai leader nazionali per portare alla loro attenzione questa storica occasione. In alcuni casi, le comunità baha’i li hanno invitati a partecipare alle loro celebrazioni. Alcuni di questi personaggi hanno inviato ai baha’i delle loro località, regioni o nazione messaggi di buona volontà.

Il primo ministro britannico Theresa May è tra un gruppo di politici europei e nordamericani che hanno inviato lettere personali di incoraggiamento ai baha’i nei loro Paesi.

Riferendosi a Baha’u’llah, la signora May ha scritto: «La sua vita, i suoi insegnamenti e la sua compassione continuano a ispirare le persone in tutto il mondo e tutti noi possiamo imparare dalla sua generosità e dalla sua saggezza».

Negli Stati Uniti, l’ex presidente Jimmy Carter ha inviato i suoi auguri alla comunità baha’i americana.

«Poiché molti del nostro popolo lottano contro la persistente ingiustizia sistemica contro gli afro-americani e le nazioni indigene, la violenza cronica contro le donne, i conflitti religiosi e le interminabili guerre, la centralità della pace, dell’uguaglianza umana e dell’unità religiosa che si trova negli scritti e nelle attività baha’i può essere una fonte di ispirazione per persone di tutte le fedi e le credenze», ha scritto il presidente Carter nel suo messaggio del 10 ottobre.

Il presidente dell’Austria, Alexander Van der Bellen, ha rivolto un messaggio alla comunità baha’i del suo Paese, porgendo i suoi migliori auguri e mettendo in evidenza alcuni principi fondamentali degli insegnamenti di Baha’u’llah e le loro implicazioni.

Messaggi di apprezzamento sono stati segnalati anche dall’Ufficio del Presidente della Germania, dalla Segreteria di Stato per gli affari religiosi in Romania e da un membro del Parlamento in Canada, che ha rilasciato la sua dichiarazione in un video.

Per vedere e leggere i messaggi pubblici e l’articolo in inglese on line si vada a: http://news.bahai.org/story/1207

Le versioni italiane dei messaggi di Theresa May e Jimmy Carter sono trascritte in calce.

 

 

1O DOWNING STREET

LONDON SW1A2AA

IL PRIMO MINISTRO

Sono lieta di estendere alle comunità bahá’í del Regno Unito i miei più fervidi auguri per il bicentenario della nascita di Bahá’u’lláh.

L’impatto degli insegnamenti di Bahá’u’lláh non può essere sottovalutato. La sua vita, i suoi insegnamenti e la sua compassione continuano a ispirare le persone in tutto il mondo e tutti noi possiamo imparare dalla sua generosità e dalla sua saggezza.

La comunità bahá’í nel Regno Unito è una parte importante della società britannica. Con il suo impegno per l’istruzione universale, la parità e il progresso sociale, essa contribuisce a una società più pacifica e unificata.

Ancora una volta, rinnovo il mio augurio mentre i bahá’í in tutto il Paese si riuniscono per commemorare la nascita di Bahá’u’lláh, assieme a quelli di tutto il mondo.

[Firmato: Theresa May]

 

 

JIMMY CARTER

10 ottobre 201

Alla comunità baha’i americana

Rosalynn ed io porgiamo i nostri migliori auguri alla vostra comunità che commemora il 200° anniversario della nascita del vostro Profeta fondatore, Bahá’u’lláh. Estendiamo un benvenuto speciale a tutti coloro che si riuniranno per l’occasione qui nella città di Atlanta. Ci sentiamo rincuorati dalla consacrazione della vostra comunità globale alla pace, alla giustizia razziale, all’uguaglianza fra donne e uomini e all’unità essenziale di tutte le religioni.

Poiché molti del nostro popolo lottano contro la persistente ingiustizia sistemica contro gli afro-americani e le nazioni indigene, la violenza cronica contro le donne, i conflitti religiosi e le interminabili guerre, la centralità della pace, dell’uguaglianza umana e dell’unità religiosa che si trova negli scritti e nelle attività baha’i può essere una fonte di ispirazione per persone di tutte le fedi e le credenze. Siamo stati commossi dalla preghiera per l’America rivelata da Abdu’l-Bahá:

O Dio! Fa’ che questa democrazia americana diventi gloriosa nei gradi spirituali come ha aspirato ai gradi materiali e rendi vittorioso questo Governo giusto. Conferma questa riverita Nazione, affinché issi il vessillo dell’unità del genere umano, promulghi la Più Grande Pace, diventando così oltremodo gloriosa e lodevole fra tutte le nazioni del mondo

La nostra vita comune e il lavoro del Carter Center sono stati dedicati a queste stesse aspirazioni per la nostra grande nazione – che l’America diventi il primo campione dei diritti umani e della pace in pieno collaborazione e reciproco rispetto con tutte le altre nazioni del mondo.

Vi prego di accettare i nostri migliori auguri in questa grande occasione.

Cordiali saluti,

[firmato: Jimmy Carter]

All’Assemblea Spirituale Nazionale

dei Baha’i degli Stati Uniti d’America

Wilmette, Illinois

Un mosaico globale di umanità diversificata e nobile

BAHA’I WORLD CENTRE, 13 ottobre 2017 (BWNS) — Dalle Nazioni insulari che punteggiano il Pacifico alle vaste terre delle Americhe, in decine di migliaia di località i preparativi per il 200° anniversario della nascita di Baha’u’llah la prossima settimana stanno trovando espressione in una fioritura di attività.

Ispirati in questo importantissimo periodo, individui e comunità producono opere d’arte originali, film, pitture, poesie e musica. Le storie di sacrificali e disinteressati atti di servizio si moltiplicano dando origine a innumerevoli altre. E incontri di preghiera e di celebrazione, che riuniscono persone di ogni ceto sociale, sono già in atto in molte parti del mondo.

• Nella Repubblica Democratica del Congo — uno dei primi Paesi al mondo ad aver ricevuto l’incarico di costruire una Casa di culto baha’i nazionale — ci si aspetta che i piani per il bicentenario in città, paesi e villaggi attraggano una vasta partecipazione. Per dare inizio al periodo delle celebrazioni del bicentenario nel Paese all’inizio di questo mese, quasi 900 persone hanno sfilato per tre chilometri attraverso le strade di Lubumbashi issando vessilli e cantando canzoni.

• Il Giappone ha la più alta concentrazione di luoghi di culto del mondo. Come atto di culto per celebrare questo periodo bicentenario, la comunità baha’i di Yamaguchi ha onorato l’eredità spirituale della città visitando siti storici e siti sacri — alcuni dei quali hanno oltre mille mille anni — e pregando in ciascuno di essi con profondo senso di riverenza.

• In Papua Nuova Guinea, il remoto villaggio di Daga aveva bisogno di una fotocopiatrice per stampare gli inviti alla celebrazione del bicentenario per migliaia di persone. Un gruppo di amici ha trasportato la macchina attraverso boschi e montagne e l’ha consegnata al villaggio. Si prevede che il prossimo fine settimana oltre 4000 persone partecipino alle celebrazioni.

• In Olanda le comunità baha’i hanno entusiasticamente pianificato la celebrazione nella propria località. Il servizio postale nazionale ha emesso un francobollo in edizione limitata, disegnato dai baha’i in Olanda, in onore di questa importantissima occasione. La comunità baha’i olandese ha utilizzato questi francobolli per spedire gli inviti per le celebrazioni del bicentenario nel loro Paese.

• Lo stato indiano di Karnataka sta vivendo la peggiore siccità da oltre quattro decenni, che ha significativamente colpito l’agricoltura della regione. In un villaggio le famiglie della comunità baha’i hanno deciso di mettere da parte una libbra di riso ciascuna, per poter ospitare e nutrire l’intero villaggio di 1500 persone durante le celebrazioni del bicentenario.

• Un gruppo di giovani a El Chamizo, Colombia, colpiti dagli insegnamenti di Baha’u’llah sull’unità e sull’unicità, hanno chiesto il permesso di commemorare il bicentenario della Sua nascita nella loro scuola. Sessanta persone – insegnanti, genitori e compagni di classe – hanno partecipato alla celebrazione che includeva toccanti racconti della vita di Baha’u’llah.

• Nel Kazakistan, l’imminente bicentenario ha ispirato la realizzazione di un film sulla storia della Fede nel paese, a partire dal suo arrivo nella regione nel XIX secolo. Il film incomincia raccontando la storia della vivace comunità di Ishqabad (oggi Turkmenistan) che ha costruito la prima Casa di culto baha’i.

• La comunità baha’i dell’Irlanda ha creato una serie di 95 video clip sugli insegnamenti e sulla vita di Baha’u’llah, in onore del 200° anniversario della Sua nascita. Ogni giorno è stato pubblicato un video e così proseguirà fino al bicentenario.

Si può vedere sorgere ovunque nel mondo un mosaico di umanità, diversificata e nobile, che compie atti di culto e di servizio.

L’occasione sta spingendo molte persone in tutto il mondo a riflettere sulla vita di una Figura che ha accettato quarant’anni di prigionia e di esilio per proclamare l’unità del genere umano, ispirando intere generazioni a contribuire alla costruzione di un mondo pacifico e giusto.

Per vedere le foto e leggi l’articolo online, visita: http://news.bahai.org/story/1206

Ascoltando “la Divinità nella musica”: un ricordo di Dizzy Gillespie a cent’anni dalla nascita

Ascoltando “la Divinità nella musica”: un ricordo di Dizzy Gillespie a cent’anni dalla nascita

NEW YORK CITY, 6 ottobre 2017, (BWNS) — Dizzy Gillespie è ricordato non solo come il geniale trombettista che ha aperto una nuova strada al jazz, ma anche per la sua dedizione di lunga data agli insegnamenti di Baha’u’llah. Una riflessione sulla vita e sulle realizzazioni di questa emblematica figura cent’anni dopo la sua nascita sarebbe incompleta senza prendere in esame la convinzione baha’i che sembra aver ispirato e guidato la sua opera — che tutti gli esseri umani fanno parte di un’unica famiglia.

«Dizzy è stato una novità fondamentale nella musica», afferma il pianista jazz Mike Longo parlando di Dizzy Gillespie, il suo defunto collaboratore e amico.

«La sua musica viene dal profondo», dice Longo, scrutando le pareti del suo appartamento in Riverside Drive nell’Upper West side di Manhattan. Alcune fotografie in cornice illustrano un decennale sodalizio musicale che comprende sia affollatissimi concerti in importanti sale sia sessioni private di lavoro professionale nella casa di Gillespie a Englewood sul lato opposto del fiume Hudson.

Ma il jazz non era il solo fattore che cementava l’antica amicizia di Gillespie e Longo. Entrambi gli uomini erano attratti dal messaggio di Baha’u’llah, con i suoi principi di unicità e unità — principi che li avrebbero portati ad abbracciare la Fede baha’i.

«La notte in cui sono entrato a far parte della band era la notte in cui Dizzy ha sentito parlare della Fede baha’i», dice Longo.

Quando ha incontrato la Fede baha’i, dopo un concerto a Milwaukee, Gillespie ha scoperto che essa aveva un’immediata risonanza con il suo pensiero — e con la sua musica.

«Il jazz si basa sugli stessi principi della Fede baha’i», dice Longo. «La commistione delle razze era molto arretrata quando il jazz ha avuto inizio. Dizzy diceva che il jazz è un matrimonio tra il ritmo africano e l’armonia europea e quindi, se lo si guarda da una prospettiva più ampia, esso è un connubio tra la razza nera e la razza bianca. E la musica di Dizzy in particolare, quando si dice che il Profeta sprigiona un nuovo potere nell’universo, il concetto del bebop di Dizzy… ne è un riflesso».

Il profondo impegno di Gillespie verso l’unità e la giustizia si è espresso nello spirito inclusivo che ha caratterizzato la sua musica e le sue interazioni con le persone di ogni ceto sociale.

 

Un pioniere del bebop

Nato a Cheraw, South Carolina, il 21 ottobre 1917, con il nome di John Birks Gillespie, negli anni 1940 Dizzy Gillespie fu all’avanguardia del fenomeno jazz bebop, spesso considerato la musica più radicale e vitale del suo tempo. Il bebop è caratterizzato da tempi pieni di energia e rapidi cambiamenti di tonalità, progressioni di accordi complessi e abbaglianti improvvisazioni su una melodia.

«Facevano cose molto difficili», spiega il critico di jazz e di arte britannico Martin Gayford. «La tecnica di Gillespie allarmò gli altri trombettisti, specialmente perché suonava note così acute».

«Mentre Charlie Parker eccelse nel fraseggio e nell’approccio ritmico, il contributo di Gillespie fu nel lato tecnico dell’armonia e nella bravura delle sue esibizioni».

«Le tipiche fotografie dell’era del bebop ritraggono Dizzy, con basco e pizzetto», dice Gayford.

Quel vivace personaggio e quel puro virtuosismo tecnico — con la peculiarità tipica di Gillespie, le guance rigonfie come quelle di una rana attorno al boccaglio della sua caratteristica tromba ricurva — fanno di lui un numero molto difficile da seguire per i trombettisti di oggi.

«Quando, a otto anni di età, ho sentito una registrazione della sua musica, sono rimasto stupefatto da quello che una tromba può fare», dice James Morrison, il celebre musicista australiano che ha guidato un concerto tributo all’anniversario che ha avuto luogo nella Royal Albert Hall di Londra il 4 agosto 2017, nell’ambito della famosa stagione concertistica BBC Proms.

«Ho sempre tratto ispirazione dal suo modo di suonare la tromba», dice Morrison. «Dizzy mi ha fortemente influenzato».

Morrison, che ha suonato con Gillespie in varie occasioni, ritiene che la sua personalità estroversa abbia contribuito a rendere la sua musica innovativa molto più accessibile.

«Egli esplorava nuovi confini, ma era così accessibile come persona. C’è lo stereotipo che un innovatore deve essere una persona tenebrosa, pensosa, fuori dal mondo. Ma Dizzy era loquace e stabiliva sempre un ottimo rapporto con il suo pubblico».

L’incontro con la Fede baha’i

Fu una spettatrice che presentò a Gillespie la Fede baha’i. Beth McKenty, una canadese che presenziò a uno dei suoi spettacoli a Milwaukee, si sentì ispirata a mettersi in contatto con lui dopo aver letto della tragica morte di Charlie Parker, il co-creatore del bebop. Parker era un sassofonista e a un certo punto aveva detto che Gillespie era «l’altra metà del suo cuore». Morì nel 1955 a 34 anni, dopo un lungo periodo di tossicodipendenza.

«Beth ha chiamato Dizzy e gli ha detto: “Charlie Parker non doveva morire in quel modo” e poi gli ha chiesto di parlare con lui», ricorda Longo. «E così quella notte, Beth e suo marito sono venuti e Dizzy si è seduto con loro a un tavolo e Beth gli ha parlato della Fede baha’i e gli ha dato un bel po’ di letteratura».

Dopo un periodo di intenso studio e lettura, Gillespie ha formalmente accettato la Fede baha’i il 5 aprile 1968, la notte dopo l’assassinio del leader dei diritti civili Martin Luther King Jr. Il musicista è stato attratto dall’importanza attribuita dagli insegnamenti di Baha’u’llah all’unità, specialmente dai principi dell’armonia tra la scienza e la religione, della parità fra le donne e gli uomini e dell’unità del genere umano.

«Lui ed io eravamo entrambi molto turbati dalla situazione razziale qui con tutti i disordini e tutto il resto», dice Longo. «Stavamo parlando e ho detto: “Le cose non saranno sempre così” e ricordo che abbiamo detto: “Ci deve essere qualcuno che rappresenti quello che noi sentiamo”. È stato allora che ha scoperto la Fede».

Gillespie ha scritto nella sua autobiografia, To Be or Not to Bop: «Quando ho incontrato la Fede baha’i, essa andava perfettamente d’accordo con quello che avevo sempre creduto. Credevo nell’unità del genere umano. Credevo che proveniamo tutti dalla stessa fonte, che nessuna razza è intrinsecamente superiore alle altre».

«Dizzy percepiva le vibrazioni», dice Longo.

Gillespie era da lungo tempo interessato allo studio dei ritmi e delle armonie delle varie culture e Longo ritiene la sua musica si sia ulteriormente evoluta dopo che egli abbracciò gli insegnamenti baha’i.

«Essa è divenuta più profonda», dice. «Se si segue la cronologia delle sue registrazioni, quando ha abbracciato la cosa afro-cubana, la musica è giunta a un livello molto più profondo… È salita al livello mondiale. E se pensate alla Fede, la musica di Dizzy era il riflesso dell’unione di tutte le persone e ha raggiunto il livello più vicino alla perfezione al quale un essere umano può arrivare».

Diventare baha’i ha influenzato la vita di Gillespie in ogni aspetto. Egli ha scritto che gli ha dato «un nuovo concetto del rapporto tra Dio e l’uomo — tra uomo e uomo – tra l’uomo e la sua famiglia».

«Sono diventato più consapevole spiritualmente e quando si è spiritualmente consapevoli, questo si riflette in ciò che fai», ha scritto Gillespie.

E i musicisti jazz, secondo Gillespie, erano tra «le persone maggiormente “in sintonia con l’universo».

«Che cosa è più appropriato del fatto che un musicista sia in sintonia con la natura e con il nostro Creatore?», ha scritto. «Il miglior esempio è il modo in cui essi suonano; come trovano quelle cose che non sono mai state suonate prima? Dove le hanno trovate? Devono avere una sorta di ispirazione divina».

Longo concorda. «Questa musica non viene dal pensiero. Non puoi pensare e suonare nello stesso tempo. Essa viene da dietro la mente, dove c’è una sorta di luogo di beatitudine che è totalmente spirituale. Questa è la forza animatrice della nostra musica. In realtà di tutte le arti e anche delle scienze. Il potere che Baha’u’llah sprigiona è la forza animatrice delle arti».

«Dizzy ha detto: “Quello che senti è la divinità nella musica”».

L’Orchestra delle Nazione Unite

«Gillespie ha viaggiato per molto tempo», riflette Martin Gayford, «dagli anni 1940 fino al 1990. Così è diventato una sorta di anziano statista del jazz e un grande incoraggiatore di giovani talenti».

La più ambiziosa e ultima fusione della sua musica con le sue convinzioni religiose è la formazione della sua Orchestra delle Nazioni Unite, con cui ha girato il mondo negli anni 1980. Il principio baha’i di costruire un’unità che mantenga e celebri la diversità culturale ha ispirato Gillespie a creare una band composta da giovani musicisti provenienti dagli Stati Uniti e da eccezionali suonatori e cantanti del Brasile, di Cuba e di Panama.

«Questo è ciò in cui credeva», dice Longo, «e perciò questo era il principio fondante dell’Orchestra delle Nazioni Unite».

«Nella religione baha’i non crediamo di dover lasciare andare nulla di ciò che è buono», Gillespie ha scritto. «Rinunciare al vostro retaggio? I baha’i credono che dovete portarlo con voi e lavorarci con gli altri. Portatelo nel gruppo come il dipinto di un maestro. Se io sono viola e c’è un altro gatto che è arancione, ciò non significa che non possiamo entrare in una grande disposizione complementare compatibile. Portate la vostra unicità, ma non entrate nel loro solco. Statene fuori!».

Un lascito duraturo

Dopo la sua morte nel 1993 a 75 anni, Dizzy Gillespie continua a essere venerato da appassionati in tutto il mondo. La sua musica è diventata oggetto di studio accademico e di simposi; le sue registrazioni sono costantemente rimasterizzate, ristampate e riscoperte dalle nuove generazioni. Nei prossimi mesi, concerti tributo per i cent’anni dalla sua nascita avranno luogo in tutto il mondo.

«Quando rendete omaggio a qualcuno, sorge questa domanda, li imitate?», dice James Morrison. «Io credo, mi sembra sensato, di no. In ciò che accade si possono riconoscere vari “Dizzismi”, ma un vero omaggio sta nel creare l’atmosfera. È come quando Dizzy dava una festa e la portava sul palcoscenico. Ho sempre pensato che è quello che volevo fare anch’io».

Mike Longo crede che la musica di Gillespie non sia ancora pienamente compresa. Parlando al funerale del trombettista nel 1993, Longo ha detto ai presenti: «Un sacco di gente sa quello che Dizzy suonava, ma non come lo suonava».

«In questo momento la maggior parte degli insegnanti e così via lo stanno imitando», dice. «Non capiscono il concetto, capiscono le note. Così imitano le note e tentano di imitare il sentimento, ma non hanno ancora colto l’essenza. Così egli non è ancora completamente capito».

«Forse dovranno passare altri cent’anni prima che ciò accada», dice Longo ridendo.

Per ascoltare il podcast, vedere le foto e leggere l’articolo in inglese online si vada a: http://news.bahai.org/story/1204

Continuano ad arrivare messaggi di apprezzamento da parte dei leader del mondo

COLOMBO, Sri Lanka, 4 ottobre 2017, (BWNS) — I baha’i del Bangladesh, della Malesia, del Nepal e dello Sri Lanka hanno ricevuto dai capi politici dei loro Paesi messaggi di incoraggiamento e apprezzamento che onorano il 200° anniversario della nascita di Baha’u’llah, che sarà celebrato in tutto il mondo il 21 e 22 ottobre.

Il primo ministro dello Sri Lanka, Ranil Wickremesinghe, ha esteso il suo saluto alla comunità baha’i e ha espresso apprezzamento per i suoi contributi «alla buona volontà e alla prosperità del Paese».

Il ministro degli affari culturali del Bangladesh, Asaduzzaman Noor, ha scritto: «Che l’obiettivo fondamentale della Fede baha’i sia l’unità e la comunione tra le varie razze e popoli della terra è un principio benaccetto in un mondo lacerato da conflitti e discordie ».

Il messaggio prosegue: «Nelle parole di Baha’u’llah: “Siete tutti frutti di un unico albero e foglie di un solo ramo”».

La comunità baha’i della Malesia ha ricevuto un messaggio da Joseph Kurup, un ministro del gabinetto del primo ministro Najib Razak. «La comunità baha’i è sempre stata un’attiva promotrice del dialogo interreligioso e un vero protagonista dell’unità e dell’armonia tra la popolazione multi-etnica e multi-religiosa di questo Paese… Gli insegnamenti di Baha’u’llah sull’unità del mondo dell’umanità e il Suo invito a una visione universale sintetizzata nella frase “la terra è un solo paese e l’umanità i suoi cittadini” sono essenziali sia per rafforzare l’unità della nazione, sia per promuovere la comprensione e la pace in tutto il mondo».

 

In Nepal, la comunità baha’i ha ricevuto messaggi dal vice primo ministro Gopal Man Shrestha e dal ministro degli affari interni Janardan Sharma, che porgono cordiali saluti in occasione del bicentenario.

«Il messaggio di Baha’u’llah che Dio è uno e che tutti gli esseri umani sono membri della stessa famiglia è sempre importante in un Paese come il nostro dove c’è tanta diversità sociale, culturale e religiosa», ha scritto il vice primo ministro Shrestha.

Per vedere le foto e leggere l’articolo in inglese online, si vada a: http://news.bahai.org/story/1203 .

 

Seguono le traduzioni italiane dei messaggi dei capi di stato menzionati in questo articolo

 

Asaduzzaman Noor, mp

Ministro

Ministero degli affari culturali

Governo della Repubblica popolare del Bangladesh

 

Messaggio 

La comunità baha’i del Bangladesh, assieme ad altre comunità baha’i in tutto il mondo, celebra quest’anno l’anniversario del bicentenario della nascita di Baha’u’llah – Fondatore della Fede baha’i.

È mio grande piacere porgere loro i miei migliori auguri in questa fausta circostanza. Che l’obiettivo fondamentale della Fede baha’i sia l’unità e la comunione tra le varie razze e popoli della terra è un principio benaccetto in un mondo lacerato da conflitti e discordie.

Nelle parole di Baha’u’llah: «Siete tutti frutti di un unico albero e foglie di un solo ramo».

Il padre della nazione Bangabandhu Sheikh Mujibur Rahman vedeva il Bangladesh come un Paese di armonia religiosa e di coesistenza pacifica indipendentemente dalla fede e dalle credenze. Oggi sua figlia, l’onorevole primo ministro Sheikh Hasina, sta lavorando infaticabilmente per costruire un Bangladesh proteso verso lo stesso obiettivo.

Auguro alla comunità baha’i del Bangladesh ogni successo nel perseguire la loro meta di creare una società libera da pregiudizi, permeata da uno spirito di cameratismo e amicizia.

 

Gioia a Bangla, gioia a Bangabandhu

Lunga vita al Bangladesh. 

Asaduzzaman Noor, MP 

 

o del primo ministro della Malesia 

In questa occasione del 200° anniversario della nascita di Baha’u’llah, il Profeta-Fondatore della Fede baha’i, desidero cogliere l’occasione per trasmettere il mio apprezzamento e i miei saluti alla comunità baha’i della Malesia.

La comunità baha’i è sempre stata un’attiva promotrice del dialogo interreligioso e un vero protagonista dell’unità e dell’armonia tra la popolazione multi-etnica e multi-religiosa di questo Paese.

In tanti anni di associazione con la comunità baha’i, apprezzo molto il contributo che essa ha dato in questo campo, in particolare i giovani baha’i che hanno dimostrato una vibrante leadership nel promuovere l’emancipazione morale e i valori positivi nelle loro comunità e al di fuori di esse.

Gli insegnamenti di Baha’u’llah sull’unità del mondo dell’umanità e il Suo invito a una visione universale sintetizzata nella frase «la terra è un solo paese e l’umanità i suoi cittadini» sono essenziali sia per rafforzare l’unità della nazione, sia per promuovere la comprensione e la pace in tutto il mondo.

Vi porgo i miei migliori auguri in queste fauste celebrazioni del bicentenario e mi unisco a voi nelle preghiere per la pace e per il benessere di questa nazione 

TAN SRI DATUK SERI PANGLIMA JOSEPH KURUP

Ministro del Consiglio dei ministri 

 

 

Primo ministro dello Sri Lanka 

MESSAGGIO DELL’ONOREVOLE PRIMO MINISTRO 

Sono molto lieto di inviare di un messaggio di felicitazioni alla comunità della Fede bahai nello Sri Lanka e nel mondo, mentre essa celebra il Bicentenario della nascita del Fondatore della sua Fede, Baha’u’llah.

Come una parte vibrante della comunità multietnica, multireligiosa del Paese, essi hanno fatto molto, dando un enorme contributo alla buona volontà e alla prosperità del Paese.

Mentre lo Sri Lanka entra in una nuova fase di crescita e di valorizzazione economica, sono certo che potranno contribuire ancora di più al conseguimento di risultati eccezionali.

Colgo l’occasione per augurare loro ogni successo in tutte le loro attività. 

Rahil Wickremesinghe

Primo ministro 

30 agosto 2017 

La storica battaglia di Haifa commemorata a Nuova Delhi

NEW DELHI, 2 ottobre 2017, (BWNS) — Il 23 settembre 1918, durante l’ultimo anno della prima guerra mondiale, i soldati indiani hanno svolto un ruolo decisivo nella battaglia di Haifa. In quella che si crede essere una delle ultime cariche di cavalleria nella storia militare moderna, i soldati hanno sferrato un attacco che ha permesso alle forze britanniche di sottrarre Haifa all’esercito ottomano. Ciò facendo, hanno anche garantito la salvezza di ‘Abdu’l-Baha.

La parte svolta dall’India in questa storica battaglia è stata commemorata il 20 settembre 2017 durante una manifestazione a New Delhi ospitata dall’istituto di ricerca India Foundation. Alla manifestazione, intitolata Celebrazioni del centenario della battaglia di Haifa, hanno partecipato politici, funzionari, membri delle forze armate, alcuni dei quali erano discendenti dei soldati che hanno combattuto nella battaglia, e rappresentanti della comunità baha’i indiana.

Rivolgendosi al pubblico, il maggiore Chandrakant Singh, segretario dell’Associazione dei veterani di guerra indiani, ha detto: «Nelle mie ricerche sulla battaglia di Haifa, mi sono imbattuto nell’affascinante storia dei baha’i e della loro figura centrale ‘Abdu’l-Baha. Sono giunto alla conclusione che la storia della battaglia di Haifa e quella dei baha’i sono così strettamente legate e così affascinanti che tutti in India la devono conoscere».

Infatti, la protezione di ‘Abdu’l-Baha è uno dei meno noti risultati della battaglia, ha spiegato il brigadiere M.S. Jodha, nipote del capitano che assunse il comando delle forze indiane, dopo che il comandante era stato ucciso. Nella sua presentazione il signor Jodha ha descritto le difficoltà militari della battaglia.

‘Abdu’l-Baha, prigioniero dell’Impero ottomano fin dall’infanzia, fu liberato dalla Sua reclusione nella città prigione di ‘Akka nel 1908 quando la Rivoluzione dei giovani turchi ha comportato la liberazione di tutti i prigionieri politici e religiosi. Dopo il Suo rilascio, ‘Abdu’l-Baha trasferì la Propria residenza a Haifa, dove stava sovraintendendo alla costruzione del Mausoleo del Bab sul monte Carmelo.

Durante i primi anni della prima guerra mondiale, pur non essendo più un prigioniero, ‘Abdu’l-Baha subì ripetute minacce contro la Sua vita da parte delle autorità che erano ostili a Lui e ai baha’i. Il comandante del quarto corpo d’armata ottomano aveva anche minacciato di crocifiggerLo, se mai l’esercito turco fosse stato scacciato da Haifa.

Fu in queste circostanze che si svolse la drammatica battaglia di Haifa, durante la quali due reggimenti di cavallerizzi indiani hanno avuto una parte molto importante nella liberazione della città dai soldati turchi e tedeschi che vi erano asserragliati.

Vari oratori hanno parlato dei drammatici eventi della battaglia e dei reggimenti della cavalleria indiana che hanno sferrato una difficile carica contro le postazioni dell’artiglieria ottomana piazzate sul monte Carmelo. I soldati indiani — i lancieri di Jodhpur e di Mysore — erano armati solo di lance e picche e nella carica hanno dovuto affrontare il fuoco delle mitragliatrici, ma la loro vittoria è stata inaspettatamente rapida e Haifa è stata espugnata con relativamente poche perdite.

Secondo il resoconto storico di Hassan Balyuzi, dopo la battaglia, i soldati dell’esercito indiano sono stati inviati al cancello della casa di ‘Abdu’l-Baha. Egli «era seduto calmo e imperturbabile nel cortile antistante la sua casa».

Nella sua presentazione, una rappresentante della comunità baha’i indiana, Naznene Rowhani, ha raccontato la storia di alcuni dei soldati indiani che hanno incontrato ‘Abdu’l-Baha due giorni dopo la battaglia e sono stati da Lui invitati a prendere un tè. «È stata una scena pittoresca e suggestiva», ha detto. «‘Abdu’l-Baha, seduto con rappresentanti provenienti dall’India, dalla Persia, dal Kurdistan, dall’Egitto e dall’Inghilterra, alcuni vestiti in abiti militari, altri con turbanti e copricapi indiani, che ricevevano dolcetti dalle Sue mani».

La signora Rowhani ha anche riportato le parole rivolte da ‘Abdu’l-Baha a due ufficiali indiani — Mir Mumtaz Ali e Rasidar Rahim Sher Khan — che Lo hanno incontrato: «Egli ha detto loro che al loro ritorno in India voleva che combattessero un altro genere di guerra, una guerra contro l’ego e la passione. Ha detto che “colui che consegue la vittoria sul proprio ego è il vero vincitore, ha dimostrato il proprio potere e diverrà oggetto delle benedizioni di Dio». ‘Abdu’l-Baha ha poi detto che l’India è una terra dotata di brillanti capacità e ha espresso la speranza che essi avrebbero lavorato per unire i popoli».

Per leggere l’articolo in inglese si vada a: http://news.bahai.org/story/1202/