Il Tempio del Sud America risveglia il senso del Sacro

SANTIAGO, 6 dicembre 2016, (BWNS) — Mentre un numero crescente di persone scopre la Casa di culto baha’i recentemente inaugurata in Santiago, Cile, molti stanno riscoprendo un senso del Sacro, nel sentirsi avvolti dalle ali di vetro e di marmo del Tempio.

Il Tempio è stato visitato da oltre 25.000 persone dalla sua inaugurazione nel mese di ottobre. Da Santiago o da altri luoghi più distanti, questi visitatori vengono alla Casa di culto per svariate ragioni. Alcuni sono ansiosi di vedere l’edificio la cui architettura ha ottenuto elogi internazionali. Altri, curiosi di conoscere un Tempio ispirato da una Fede che conoscono poco, vengono per conoscerla meglio. E altri ancora vengono alla ricerca di un senso di sacralità che nel mondo di oggi è andato perduto.

«Ci aspettavamo un alto numero di visitatori ma siamo stati sorpresi dal gran numero di coloro che sono venuti già nel primo mese», ha spiegato Jenny Perez, rappresentante della comunità baha’i cilena.

Con questa grande ondata di visitatori, si sta formando una relazione tra la città e il Tempio, arroccato sulle pendici della Cordigliera delle Ande, che lo sovrasta. Gli ospiti trovano non solo un bellissimo spazio, aperto a tutti, per la contemplazione e la preghiera, ma anche un luogo da cui trarre ispirazione per riconnettersi a uno scopo più alto.

Siti Web e media popolari hanno tentato di far rivivere l’esperienza di una visita al Tempio attraverso mezzi innovativi, come la fotografia a 360 gradi.

Per arricchire l’esperienza dei visitatori, la comunità bahá’í ha aperto sul terreno del Tempio spazi informali per le conversazioni. Questi spazi permettono alle persone interessate di conoscere meglio la natura e lo scopo della Casa di culto di esplorare concetti e temi spirituali e di contemplare le implicazioni di una vita dedicata al miglioramento della società.

«Ci auguriamo che il Tempio sia un ambiente nel quale le persone possono esplorare, nella misura in cui lo desiderano, una più profonda comprensione di ciò che un’esperienza sacra o spirituale può essere e di come essa sia collegata al modo in cui ognuno di noi contribuisce al benessere degli altri e del mondo», ha spiegato la signora Perez.

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Esplorato il contributo della religione alla pace nel Sud-est asiatico

JAKARTA, 18 novembre 2016, (BWNS) — La religione può offrire un insostituibile contributo al progresso sociale e alla realizzazione della pace.

Questa è una delle idee che l’ufficio regionale della Baha’i International Community (BIC) di Jakarta ha esaminato fin dalla sua costituzione due anni fa.

«Religione e spiritualità sono profondamente radicate nei cuori della popolazione del Sud-est asiatico», spiega il signor Chong Ming Hwee, rappresentante dell’Ufficio regionale della BIC a Jakarta. «Occupando un posto preminente nella nostra vita quotidiana, i valori e i principi religiosi permeano la nostra coscienza, i nostri pensieri, le nostre decisioni e le nostre azioni.

«Abbiamo bisogno di riesaminare il posto della religione nel mondo moderno e di arrivare collettivamente a nuove idee sui contributi che essa può offrire al progresso di tutta la società», prosegue il signor Chong.

A questo proposito, l’Ufficio della BIC a Jakarta ha partecipato a un dialogo su come gli insegnamenti spirituali possano favorire la consapevolezza dell’unità del genere umano costruendo un senso dell’identità umana che trascenda le divisioni religiose, etniche e nazionali.

Alla base di questo sforzo vi è la convinzione che la religione — in quanto sistema di conoscenza che fornisce preziosissime idee della natura umana e della società — ha un potere di stimolare l’azione umana e di ispirare l’impegno ad agire nelle persone e nei popoli.

«Abbiamo più che mai bisogno di comprendere il potere costruttivo della religione che, nonostante il suo abuso nei secoli e ancora oggi, crediamo possa consentire alle persone di superare antichi pregiudizi e di lavorare insieme per una società giusta e armoniosa», spiega il signor Chong.

La storia della Fede baha’i nell’Asia sud-orientale risale al tempo di Baha’u’llah. Alla fine del XIX secolo, due baha’i hanno viaggiato molto in tutta la regione, visitando città e villaggi che si trovano nell’attuale Myanmar, in Thailandia, in Malesia, a Singapore e in Indonesia. Grazie ai loro sforzi per far conoscere ad altri gli insegnamenti baha’i, si formarono varie comunità baha’i iniziali.

Negli ultimi decenni, in tutti i Paesi della regione si sono formate comunità baha’i, che lavorano per promuovere l’unità e per costruire comunità nelle quali i principi cardinali della Fede baha’i — come l’unità del genere umano e la parità fra le donne e gli uomini — trovino progressivamente espressione in nuovi modelli di interazione e di relazione.

La creazione dell’ufficio della BIC a Jakarta nel 2014 è stato un momento fondamentale per gli sforzi compiuti dalla comunità baha’i per contribuire al pensiero sull’avanzamento sociale e spirituale del Sud-est asiatico. In questa regione sono presenti tutte le principali religioni del mondo e la questione del ruolo della religione nella promozione della pace e dell’unità è molto rilevante.

La BIC collabora con altri agenzie, come l’Associazione del Sud-est asiatico (ASEAN), la principale organizzazione regionale in loco. Ciò facendo, ha partecipato a vari convegni e forum, all’organizzazione di spazi per il dialogo tra diversi attori e alla pubblicazione di alcuni articoli.

Quest’anno, ad esempio, la BIC ha collaborato con un progetto della Fondazione ASEAN che esamina il ruolo svolto dalle organizzazioni basate sulla fede nel miglioramento della regione. Un rappresentante della BIC è stato invitato a pronunciare un discorso programmatico al Secondo convegno annuale Malang per la pace internazionale nel mese di agosto.

Riflettendo sul dinamismo delle popolazioni del Sud-est asiatico, il signor Chong afferma che i progressi del dialogo sulla pace «riflettono il loro desiderio e le loro aspirazioni per una regione migliore».

Speriamo che cerchie sempre più ampie di persone e di gruppi lavorino assieme per il miglioramento delle nostre società».

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Negligenze dell’Iran nell’ambito dei diritti umani condannate dalla comunità mondiale

NAZIONI UNITE, 16 novembre 2016, (BWNS) — Ieri l’ONU ha espresso gravi preoccupazioni per «le gravi limitazioni» del diritto alla libertà di religione o di credo in Iran e in particolare per la continua persecuzione dei baha’i iraniani.

Il rimprovero — espresso per la 29a volta dal 1985 — è presente in una risoluzione annuale sui diritti umani in Iran, approvata dal Terzo Comitato dell’Assemblea generale con 85 voti contro 35 e 63 astensioni.

Il voto è seguito a un rapporto presentato in settembre dal Segretario generale Ban Ki-moon il quale ha detto che i baha’i «sono la minoranza religiosa più duramente perseguitata» in Iran.

Successivamente, il 25 ottobre la Baha’i International Community ha pubblicato un nuovo rapporto sulla persecuzione dei baha’i in Iran.

La risoluzione di ieri ha anche espresso preoccupazione per l’uso «preoccupante» della pena di morte in Iran, per l’uso «diffuso e sistematico delle detenzioni arbitrarie» e per la persecuzione degli oppositori politici, dei difensori dei diritti umani, dei giornalisti, delle donne e degli attivisti per i diritti delle minoranze.

«L’Iran ha cercato di normalizzare le sue relazioni con il mondo, ma l’approvazione di questa risoluzione dimostra che la comunità internazionale ritiene ancora che la situazione dei diritti umani nel Paese rimanga un problema e richieda grande attenzione», ha detto Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

«Nel caso dei baha’i iraniani, le cose sono sicuramente peggiorate. Tra le altre cose, il governo ha cambiato tattica adottando forme di persecuzione sociali, economiche ed educative, meno quantificabili e più sofisticate, con l’obiettivo di rendere più difficile la documentazione dei casi di persecuzione.

«Sta anche aumentando lo strangolamento economico. Appena due settimane fa, ad esempio, il governo ha chiuso più di 100 negozi baha’i nel paese, dopo che i loro proprietari avevano temporaneamente sospeso le attività per osservare due giorni santi baha’i, un atto di grave discriminazione economica, come è stato documentato in una recente lettera al Presidente iraniano Hassan Rouhani», ha detto la signora Dugal.

La signora Dugal ha anche detto che il governo continua ad arrestare e imprigionare i baha’i e a impedire ai giovani baha’i di frequentare l’Università.

“Nel complesso, il programma del governo contro i baha’i equivale a uno sforzo altamente coordinato per distruggere questa comunità come entità economicamente vitale», ha detto.

La risoluzione invita inoltre l’Iran a cooperare con il Relatore speciale sulla situazione dei diritti umani in Iran, alle cui ripetute richieste di visitare l’Iran il governo ha sempre opposto un rifiuto. In settembre Ahmed Shaheed, che è stato il relatore speciale per i diritti umani in Iran fino al 31 ottobre, ha pubblicato un rapporto nel quale prende atto di un’intensa campagna di propaganda anti-baha’i, intrapresa dal governo, dicendo anche che i baha’i continuano a essere imprigionati e discriminati economicamente.

La risoluzione è stata presentata dal Canada e ha avuto 41 co-sponsor.

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La Casa di culto ispira bambini e giovani a piantare alberi per il futuro

La Casa di culto ispira bambini e giovani a piantare alberi per il futuro

BATTAMBANG, Cambogia, 8 novembre 2016, (BWNS) — Da molti mesi ormai, decine di volontari provenienti da comunità vicine a Battambang si riuniscono regolarmente per lavorare sul paesaggio della locale Casa di culto baha’i che vi si sta costruendo.

Questo spirito di servizio collettivo è diventato contagioso. La sua crescente influenza sta generando un’ondata di entusiasmo e il desiderio tra i bambini di prendere parte a questo sviluppo storico.

Le comunità limitrofe hanno risposto a questo crescente entusiasmo organizzando progetti di giardinaggio presso il sito del Tempio aperti a bambini, giovani e adulti di tutte le età.

Centinaia di volontari hanno partecipato ai progetti. Essi si riuniscono per le preghiere la mattina presto e quindi incominciano un’intera giornata di giardinaggio, piantando alberi di frangipani e arbusti di ixora nel terreno che circonda l’edificio centrale che sta sorgendo. Sono state trapiantate circa 900 piante.

«Ora possiamo vedere le ixora e i frangipani sorridere alla luce del sole», ha detto uno dei partecipanti, riflettendo sulla sua partecipazione al più recente evento di giardinaggio collettivo. Ha aggiunto che era felice di essere in grado di contribuire ad abbellire i giardini del Tempio in modo che altri possano goderne visitandoli in futuro. I suoi sentimenti sono molto diffusi.

Battambang è una delle prime cinque località del mondo che sono state selezionate dalla Casa Universale di Giustizia, per la costruzione di una Casa di culto baha’i locale. Si prevede che il Tempio sarà completato entro la fine del 2017.

Si vada a news.bahai.org per vedere le diapositive.

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Forzata chiusura di negozi in Iran su una scala senza precedenti

7 novembre 2016, (BWNS) — Oltre cento aziende appartenenti a baha’i in varie città dell’Iran, tra cui Sari, Ghaemshahr e Bandar Abbas, sono state chiuse dalle autorità iraniane dopo che avevano temporaneamente sospeso le attività per osservare le Festività baha’i del 1° e del 2 novembre.

Questa deplorevole azione è avvenuta nonostante le recenti dichiarazioni del Relatore speciale dell’ONU della libertà di religione e credenza e del Relatore speciale dell’ONU per l’Iran, di eminenti avvocati iraniani (come Andy-Karim Lahidji e Shirin Ebadi) e la richiesta rivolta dalla Baha’i International Community al Presidente dell’Iran per fare cessare questa oppressione economica.

Una recente lettera inviata dalla Baha’i International Community al Presidente iraniano spiega che la chiusure delle aziende baha’i è una delle molte tattiche impiegate dalle autorità nel loro apartheid economico contro i baha’i in Iran. Altri mezzi comprendono la categorica interdizione di almeno tre generazioni di baha’i dall’accesso ai posti governativi, l’esclusione dal lavoro nelle imprese parzialmente o totalmente sotto la direzione del governo, il rifiuto di concedere licenze di lavoro privato e l’esclusione dalla formazione universitaria formale.

«La chiusura di così tante aziende dimostra la vacuità delle affermazioni del governo iraniano il quale assicura che la comunità baha’i non è discriminata», ha detto Bani Dugal, la principale rappresentante della Baha’i International Community. «Invitiamo la comunità internazionale a denunciare queste azioni ingiuste e a raccomandare al governo iraniano di prendere immediate, visibili e sostanziali misure per modificare questa situazione», ha aggiunto.

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