Assassinato un baha’i in Iran — vittima dell’odio religioso

NEW YORK, 26 ottobre 2016, (BWNS) — Con un terribile atto di violenza, un baha’i è stato pugnalato a morte da due uomini che hanno ammesso di averlo aggredito a causa delle sue convinzioni religiose.

Farhang Amiri, 63 anni, è stato assassinato davanti alla sua abitazione il 26 settembre 2016 nella città di Yazd, Iran, dove abitava da molto tempo con la sua famiglia.

La notte precedente, due giovani si sono recati presso la residenza del signor Amiri con il pretesto di voler acquistare il suo furgone. Il signor Amiri non era in casa. Suo figlio, che li ha accolti alla porta, è rimasto sorpreso e ha detto di non essere a conoscenza del fatto che suo padre intendesse vendere il veicolo. Ma i due uomini hanno insistito. Quando ha chiesto il loro recapito, si sono scusati e se ne sono andati.

La sera dell’omicidio, gli stessi due individui sono ritornati, hanno incontrato il signor Amiri e lo hanno aggredito violentemente davanti alla sua abitazione. Sentendo le sue urla, un membro della famiglia, che è stato poi raggiunto da molte altre persone, è accorso e lo ha trovato gravemente ferito da coltellate multiple al petto.

Poco dopo l’attacco, alcuni negozianti locali hanno bloccato un uomo che si allontanava correndo dalla scena del misfatto e lo hanno consegnato alla polizia. È stato catturato anche il secondo colpevole.

Interrogati dalla polizia davanti a testimoni, i due sospetti hanno ammesso di aver ucciso il signor Amiri con un coltello che avevano appositamente portato con sé. Quando è stato chiesto il loro movente, uno dei sospetti ha risposto di aver ucciso il signor Malmiri, perché sapeva che egli era baha’i.

«Questo atroce atto è la conseguenza di uno sforzo di lunga data, sistematicamente compiuto dalle autorità iraniane per incoraggiare l’odio e il fanatismo contro i baha’i», ha detto la signora Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

«Nella sola città di Yazd, ci sono stati molteplici atti di persecuzione negli anni passati, decine di arresti e detenzioni illeciti e decine di incursioni su abitazioni e uffici baha’i», ha detto la signora Dugal.

Questo non è il primo episodio persecutorio contro la famiglia del signor Amiri. L’anno scorso gli uffici e le abitazioni dei figli del signor Amiri sono stati perquisiti da agenti governativi che hanno confiscato computer, telefoni e altri oggetti.

Inoltre, agli inizi di agosto di quest’anno un credente della cittadina è stato informato da agenti del governo durante un interrogatorio che si sapeva che in città c’erano persone che avevano espresso l’intenzione di uccidere i baha’i.

«La Baha’i International Community è indignata per l’omicidio del signor Amiri», ha detto la signora Dugal, «ed è profondamente preoccupata per la continua e incessante persecuzione dei baha’i in Iran che fa da sfondo a questi atti di violenza».

La signora Dugal ha fatto notare che la propaganda di odio contro i baha’i nei media ufficiali iraniani si è recentemente intensificata. In un suo nuovo rapporto, la Baha’i International Community dice che nei tre anni ci sono stati più di 20.000 casi.

La signora Dugal ha commentato che il signor Amiri, che faceva l’autista e il contadino, viveva una vita modesta e onorevole.

«I suoi vicini lo conoscevano per la gentilezza, la dolcezza, la saggezza e l’umiltà», ha detto. «Andava d’accordo con tutti. Il suo ambiente familiare era caratterizzato da amore e tenerezza ed egli incoraggiava i suoi quattro figli a essere onesti e affidabili».

La signora Dugal ha anche dichiarato che il governo iraniano deve garantire che la causa della giustizia non sia ostacolata da considerazioni di affiliazione religiosa.

«Gli iraniani dalla mente aperta e la comunità internazionale sono ora ansiosi di vedere come si farà giustizia e si chiedono se l’incitamento e la prevalente atmosfera che rendono possibili atti così odiosi finiranno», ha detto la signora Dugal.

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Festività gemelle

Feste per la nascita del baba e di baha'u'llah

Feste per la nascita del Bab e di Baha’u’llah

«Le commemorazioni dei Giorni santi occupano un posto speciale a questo riguardo. Le Tavole recitate e le preghiere, le storie, i canti e i sentimenti espressi, tutte espressioni di amore per quelle sacre Figure la Cui vita e la Cui missione si ricordano, muovono il cuore e colmano l’anima di reverenza e stupore. […]                                                                                       Queste gloriose festività saranno opportunità per i bahá’í di ogni terra per attrarre il massimo numero possibile di credenti, familiari, amici e collaboratori, nonché altre persone della società allargata, per commemorare momenti in cui un Essere incomparabile, una Manifestazione di Dio, è nato nel mondo.»

Casa Universale di Giustizia, 29 dicembre 2015

Cari amici, 

vi aspettiamo numerosi 

lunedì 31 ottobre e martedì 1 novembre 

presso l’Auditorium del Centro Culturale di San Giorgio di Mantova

in via Frida Kahlo

per celebrare insieme le Festività Gemelle

Lunedì 31 ottobre si celebrerà la nascita del Báb

Martedì 1 novembre si celebrerà la nascita di Bahá’u’lláh

Il programma, di entrambe le festività, inizierà puntualmente alle 20.45

Mappa: https://goo.gl/maps/SSjwEjWzRdN2

L’urbanizzazione di massa richiede una rivisitazione della vita comunitaria

L’urbanizzazione di massa richiede una rivisitazione della vita comunitaria, dice la BIC

QUITO, Ecuador — Abbiamo bisogno di una rivisitazione fondamentale della vita collettiva, dice la Baha’i International Community (BIC) in una dichiarazione rilasciata questa settimana, intitolata «Nuovi modelli di vita comunitaria in un mondo urbanizzato».

La dichiarazione è rivolta al Convegno Habitat III organizzato dalle Nazioni Unite a Quito, che si è concluso ieri. Questo è stato il terzo convegno dell’ONU sullo sviluppo urbano sostenibile, il primo si è svolto a Vancouver nel 1976.

Nell’ultimo decennio, per la prima volta nella storia, il numero di esseri umani che vivono in ambienti urbani ha superato la quota del 50%. Questo passaggio da insediamenti rurali a insediamenti urbani è uno dei problemi più importanti che il mondo debba oggi affrontare, con profonde implicazioni sociali, umanitarie ed ecologiche.

«L’urbanizzazione nella sua attuale forma non è un processo che possa continuare indefinitamente», afferma la BIC nel documento. «In molti casi, la migrazione su larga scala verso i centri urbani ha generato frammentazione sociale, l’esaurimento delle limitate risorse ecologiche e profondi sentimenti di isolamento e disperazione».

La dichiarazione afferma che per affrontare le enormi sfide che derivano dall’accelerazione delle massive migrazioni urbano-rurali in tutto il pianeta «occorre che le concezioni della vita negli ambienti rurali e urbani sia completamente reinventata, avvalendosi della conoscenza accumulata del passato, dei progressi scientifici presenti e di una convincente visione del futuro».

Per seguire un percorso che ci porti avanti, sostiene la BIC, bisognerà «proseguire il lavoro di ricerca per il prossimo futuro». Il documento mette in evidenza alcune questioni fondamentali che meritano attenzione. «Tra queste vi è l’esplicita necessità di rilanciare il concetto di comunità», afferma.

«Se la comunità deve promuovere il progresso della società — integrando i ruoli svolti dagli individui e dalle istituzioni sociali — si dovrà attivamente adottare una concezione molto più ampia della vita comunitaria. Si dovranno costruire nuovi modelli di azione e interazione e nuove forme di relazione e associazione».

Il documento affronta una serie di questioni, tra cui la necessità di integrare i gruppi e le popolazioni che tradizionalmente sono stati emarginati, di aprire nuovi spazi per la partecipazione delle persone a diversi livelli del processo decisionale e di contribuire a promuovere un senso di identità e visione comune. Avvalendosi dell’esperienza della comunità baha’i in tutto il mondo, la BIC sottolinea anche il ruolo fondamentale dell’istruzione nella creazione di insediamenti umani sani e prosperi, in particolare per permettere ai giovani di «tradurre in realtà pratica alti ideali e di dare un contributo significativo alle sorti dell’umanità».

Habitat III, formalmente conosciuto come Convegno delle Nazioni Unite sull’alloggiamento e lo sviluppo urbano sostenibile, fa parte di uno sforzo per rilanciare l’impegno politico globale per lo sviluppo sostenibile delle cittadine, delle città e degli insediamenti rurali, secondo le Nazioni Unite. Il convegno ha coinvolto oltre 45.000 persone — tra cui capi di governo, alcuni funzionari dell’ONU e rappresentanti della società civile.

«Una delle principali idee che la Baha’i International Community ha sperato di portare al discorso di Habitat III è che gli sforzi per creare un maggiore senso di comunità tra gli individui, tanto negli ambienti altamente urbanizzati quanto nei villaggi rurali, sono la chiave per creare un’agenda urbana che promuova la vera prosperità e felicità umana», ha detto Serik Tokbolat, un rappresentante della BIC presso le Nazioni Unite. «E questo richiede una seria considerazione delle dimensioni morali e spirituali della vita umana».

Concepiti in questo modo, ha spiegato il signor Tokbolat, gli sforzi per promuovere il senso di comunità possono aiutare i governi nazionali, le autorità locali e le organizzazioni della società civile nella loro ricerca di modi per migliorare la natura della vita comunitaria sia negli ambienti urbani sia in quelli rurali.

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Seconda giornata: la Casa di culto dal concetto passa alla realtà

SANTIAGO del Cile, 16 ottobre 2016, (BWNS) — Nel secondo giorno del convegno che segna l’apertura dell’ultima Casa di culto continentale baha’i, i partecipanti hanno riflettuto sul significato dell’edificio e sul suo ruolo di punto focale delle istituzioni che emergeranno per servire la popolazione circostante.

Claudio Orrego, ex sindaco di Peñalolen e ora governatore della regione metropolitana di Santiago, ha raccontato come è successo che il Tempio è stato eretto sulle pendici delle Ande. Esprimendo la sua gratitudine a nome della popolazione di Santiago, ha detto che la presenza del Tempio è un «dono d’amore».

La sessione del mattino ha anche reso omaggio alle centinaia di persone che hanno contribuito alla costruzione della Casa di culto.

Juan Carlos Quiroz ha parlato a nome di tutti coloro che hanno lavorato per il progetto. Ha detto alla folla che molti di coloro che hanno collaborato alla costruzione del Tempio non erano presenti, per esempio i giovani volontari provenienti da vari paesi che, a volte, hanno avuto la parte del leone nel lavoro pesante. Ha riconosciuto l’immenso sforzo collettivo evocato dal sacro edificio ora inaugurato.

Tra le presentazioni nel corso della giornata c’è stata una commovente rievocazione storica delle Case di culto baha’i che ha contribuito a contestualizzare l’occasione celebrata.

Ximena Osorio, una baha’i colombiana, ha parlato dell’importanza dei Templi in tutte le dispensazioni religiose e ha evidenziato un prezioso concetto associato alle Case di culto baha’i:

«Nella comunità baha’i la devozione deve esprimersi nell’azione», ha spiegato. «La preghiera, pur essenziale per la vita interiore dell’essere umano, deve essere accompagnata da un’azione che dia un’espressione esteriore alla trasformazione interiore».

Parlando della prima Casa di culto baha’i — costruita in Ishqabad (ora Ashgabat, Turkmenistan) nel 1908 — ha detto che i concetti di servizio e di culto erano strettamente legati alla sua struttura. Quella prima Casa di culto era circondata da vari edifici, un ostello per viaggiatori, una scuola e una struttura medica. L’educazione delle ragazze divenne una priorità della fiorente comunità baha’i del tempo.

Rivolgendosi al pubblico, l’architetto del tempio, Siamak Hariri, ha offerto un’affascinante presentazione del processo di progettazione che ha prodotto la straordinaria struttura della Casa di culto a Santiago. Il suo discorso ha reso onore a molte persone della squadra di costruzione che ha portato a termine con successo questo sforzo di collaborazione e ha espresso il senso di profonda gratitudine della squadra di progettazione per aver avuto il privilegio di partecipare a questo magnifico progetto.

«Per questo, siamo immensamente grati», ha detto.

Le prime visite al Tempio

Nel pomeriggio, gruppi di circa 450 partecipanti si sono recati in corriera per la loro prima visita alla Casa di culto e per uno speciale programma devozionale. Spesso sopraffatti dall’emozione, gioia e gratitudine erano visibili sui loro volti raggianti mentre si avvicinavano al Tempio, alcuni sotto una pioggia che ha aggiunto alla scena un tocco di stupore.

Ernestina Cahuaza Chimpuqai, una baha’i indigena proveniente dal Perù, ha abbracciato la Fede di Bahá’u’llah più di 30 anni fa. Ha volato per la prima volta nella sua vita per partecipare all’inaugurazione della Casa di culto.

«Sono molto felice e molto grata», ha spiegato, parlando nella sua lingua madre, «per la benedizione che Dio mi ha dato di visitare il Tempio.

Una celebrazione del lavoro della comunità baha’i globale

Per coloro che sono rimasti nella sede principale del convegno mentre gli altri visitavano il Tempio, i rappresentanti delle comunità baha’i nazionali hanno spiegato come essi combinano al culto una vita di servizio e hanno esposto alcune idee sulla loro storia e sugli aspetti della loro cultura.

Sono state menzionate alcune attività per l’azione sociale e alcune iniziative educative. Diversi esempi riguardavano vari paesi nelle Americhe.

Si è parlato, per esempio, della produzione in Ecuador di una serie televisiva che esplora gli aspetti della vita familiare in un quartiere. È stato anche presentato il programma SAT (Sistema Aprendizaje Tutorial), accreditato dal governo equadoregno e riconosciuto anche dai governi della Colombia e dell’Honduras, che fornisce istruzione secondaria ai giovani delle campagne.

Sono state infine descritte le iniziative di sviluppo sociale ed economico in Cile, fra cui Radio baha’i – una fra  otto stazioni radio di ispirazione baha’i in Sud America —che lavora a stretto contatto con gli indigeni mapuche.

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Il Tempio baha’i salutato come un “dono” trascendente al Cile e al continente

SANTIAGO del Cile, 13 ottobre 2016, (BWNS) — Alla periferia di Santiago, ai piedi delle Ande, un evento straordinario ha avuto luogo oggi — la tanto attesa dedicazione pubblica della Casa di culto baha’i del Sud America, l’ultimo Tempio baha’i continentale.

500 ospiti provenienti dal Cile, tra cui personaggi di spicco del governo e della società civile, e rappresentanti dell’America del Sud, Centrale e del Nord e dei Caraibi e di altri paesi più lontani, si sono riuniti per la prima di una serie di cerimonie di apertura il prossimo fine settimana che porteranno più di 5.000 baha’i da 110 paesi sotto l’alta cupola della Casa di culto.

Aprendo la cerimonia di inaugurazione, Felipe Duhart — Segretario dell’Assemblea Spirituale Nazionale del baha’i del Cile — ha detto che il desiderio dei baha’i è che «la Casa di culto divenga il centro del cuore e il centro nevralgico di questa Comunità», e «un rifugio dove pregare».

Questo ruolo della Casa di culto come «spazio trascendente che cerca l’unità e il rispetto di tutte le provenienze religiose» è stato sottolineato dal rappresentante del Presidente del Cile, il Ministro Segretario generale Nicolás Eyzaguirre.

«Questo Tempio abbellisce il nostro paesaggio», ha aggiunto. «Diventerà un simbolo e ci ricorderà quanto sia importante trovare l’unità tra la città e la natura».

Il Tempio si trova in Peñalolen, un comune il cui nome nella lingua locale significa “riunione di fratelli”. Per il sito dell’ultima Casa di culto continentale baha’i, non potrebbero esserci un nome migliore e una posizione migliore.

Il governatore del comune di Peñalolen, Claudio Orrego, ha rivolto al pubblico parole commoventi. Facendo eco alle osservazioni del Ministro, ha spiegato che il Tempio è stato accolto come un «grandissimo dono» offerto ai cittadini del Cile e oltre.

«Oggi vediamo la bellezza della sua struttura, insieme con tutte le forze divine e umane che lo hanno reso possibile», ha detto il signor Orrego.

«Santiago sarà diversa da ora in poi a causa di questo bellissimo tempio che ci è stato donato… Non importa a quale religione apparteniamo, il credo che professiamo, le nostre città sono piene di sete di silenzio e trascendenza».

Gli ospiti riuniti — molti di loro vestiti in costume tradizionale — sono saliti lungo il pendio della montagna per il primo programma devozionale tenuto nella Casa di culto. Il rappresentante della Casa Universale di Giustizia, la signora Antonella Demonte, ha dato il benvenuto e poi preghiere e sacre Scritture sono state recitate e cantate da un coro di 60 cantanti provenienti dal Cile e da comunità baha’i di tutto il mondo.

Una preghiera per l’unità è stata cantata nel linguaggio indigeno Mapuche del Cile da Berta Blanco, che è stata tra i primi del suo popolo a unirsi alla comunità baha’i più di 40 anni fa.

«Penso che il Tempio porterà molti cambiamenti per la mia famiglia, per la mia comunità, per il mio popolo, per la tradizione da cui provengo», ha detto.

L’erezione del Tempio nella città è stato accolta con favore anche dai rappresentanti di diverse comunità religiose del Cile.

Padre Georges Abed della Chiesa Siriana Ortodossa vive e lavora a Santiago da circa 26 anni. Ha detto che la Casa di culto è «un grande dono alla nostra società, perché aiuta ad aprire la mente e a vedere la fratellanza degli abitanti della città».

Rabbi Daniel Zang, che rappresentava la comunità ebraica, ha detto: «Pregare insieme fa parte del nostro culto: pregare che tutta l’umanità si unisca e chiedere a Dio la pace e la fratellanza».

Oggi, il potere del Tempio di unire l’umanità in tutte le sue varie culture e colori e la sua posizione incomparabile tra la città e le montagne erano in piena vista.

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